Corsi di Spagnolo Circ. di Bologna 2018

CORSI DI LINGUA SPAGNOLA ASSOCIAZIONE ITALIA – NICARAGUA
Circolo di BOLOGNA

Inizio Corsi trimestre Aprile – Giugno 2018/ Lunedì 9 Aprile 2018
c/o Circolo 20Pietre – Via Marzabotto, 2 Bologna – Zona Osp.Maggiore

I livello : Lunedì e mercoledi’ : 18.30-20.00
II livello : Lunedì e mercoledi’ : 20.00-21.30

III livello : Martedì e giovedì : 18.30-20.00
IV livello : Martedì e giovedì : 20.00- 21.30

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APPELLO SALVIAMO I MURALES FIRMA LA PETIZIONE

CARI AMICI, STANNO DISTRUGGENDO IL COMPLESSO ARTISTICO MONUMENTALE CHE SI TROVA NELLA CHIESA DI SANTA MARIA DE LOS ANGELES, NEL BARRIO RIGUERO IN MANAGUA QUESTO LAVORO E’ STATO REALIZZATO DA  ARTISTI E MURALISTI ITALIANI E DA STUDENTI NICARAGUENSI. E’ UNA DELLE PIU FAMOSE OPERE, RICONOSCIUTA A LIVELLO MONDIALE, DELL’ARTE SACRA ISPIRATA AL CONCILIO VATICANO II ED E’ STATA DICHIARATA PATRIMONIO CULTURALE NAZIONALE DEL NICARAGUA.
BLOCCA QUESTA BARBARIE, PER FAVORE, SE VUOI PUOI FIRMARE E … DIFFONDERE, GRAZIE

https://www.change.org/p/pueblo-de-nicaragua-salvar-los-murales-de-la-santa-maria-de-los-angeles-barrio-riguero-managua?recruiter=27522876&utm_source=share_petition&utm_medium=copylink&utm_campaign=share_petition&utm_term=share_petition

ESTIMADOS AMIGAS Y AMIGOS, ESTÁN DESTRUYENDO EL CONJUNTO ARTISTICO MONUMENTAL NUESTRA SEÑORA DE LOS ANGELES EN EL BARRIO RIGUERO EN MANAGUA, REALIZADO POR ARTISTAS Y MURALISTAS ITALIANOS Y ESTUDIANTES NICARAGUENSES ES UNA DE LAS OBRAS MAS FAMOSA, RECONOCIDADAS EN TODO EL MUNDO, DEL ARTE SACRO INSPIRADO AL CONCILIO VATICANO II Y ES PATRIMONIO CULTURAL NACIONAL DE NICARAGUA.  HAY QUE PARAR ESTA BARBARIDAD, POR FAVOR, SI QUIEREN PUEDEN FIRMAR Y….DIFUNDIR, MULTIPLICAR, HACER VIRAL ESTA PETICIÓN

 

 

 

 

 

Nicaragua

Errori e manipolazioni nei rapporti sulla repressione e le morti

Uno studio attento e approfondito delle relazioni redatte mostra che le cose non sono sempre come sembrano

Managua, 11 luglio (LINyM) -.

Quasi tutti in Nicaragua sono d’accordo sul fatto che l’evento che ha sconvolto la popolazione e scatenato la protesta il 18 aprile fu la morte di diverse persone, durante gli scontri tra unità speciali di polizia e manifestanti.
Alle organizzazioni nazionali e internazionali per i diritti umani è stato affidato il compito di redigere i rapporti su “repressione e violenza del governo” e il numero delle vittime di tali violenze.
Uno studio attento e approfondito delle relazioni presentate dal Centro nicaraguese per i diritti umani (Cenidh), dalla Commissione interamericana per i diritti umani (Cidh) e dall’Associazione nicaraguense pro diritti umani (Anpdh) dimostrano che le cose non sono sempre ciò che sembrano.
Tra il 18 aprile e il 25 giugno 2018, 293 persone sarebbero morte a causa della repressione governativa. Tuttavia, lo studio rivela che il 21% (60) sono state vittime dell’opposizione, il 20% (59) sono manifestanti, il 17% (51) morti non direttamente correlati alle proteste, il 16% (46) passanti non coinvolti nelle proteste, il 26% (77) morti dove i dati risultano incompleti, inaccurati o inesistenti, il cui contesto non può essere determinato.
Infine, i rapporti hanno un’inflazione media stimata del 53% rispetto al numero effettivo di vittime delle proteste (3% di nomi ripetuti, 20% di morti non direttamente collegate alle proteste, 30% di morti con dati incompleti e imprecisi o inesistente).
Per l’autore, la necessità di aumentare i morti e includerli nel contesto delle proteste è legata all’obiettivo specifico di stimolare le emozioni della popolazione, al fine di creare discordia e cercare la delegittimazione del governo.

QUI puoi consultare e scaricare lo studio completo

https://goo.gl/QSsPFa

Fonte originale: LINyM

Traduzione: L’Antidiplomatico

NICARAGUA: LEZIONI DAL 19 APRILE

Il Nicaragua sta sprofondando nel caos. Alle proteste iniziate il 19 aprile, la polizia ha risposto in maniera violenta e totalmente inadeguata. Un caos cavalcato e fomentato anche da settori i cui interessi non coincidono con il benessere del popolo. Tutto ciò ha portato alla drammatica logica del muro contro muro, alla diffusione di informazioni e notizie fuori controllo. La vera protesta è strumentalizzata con lo scopo evidente di approfittare della situazione per far saltare teste e governo e imporre nuovi rapporti di forza. La storia la fa il popolo, ma se il popolo diventa ostaggio di interessi altri la storia rischia di prendere una china pericolosa. Sebbene una parte delle proteste siano autentiche, la loro strumentalizzazione porta alla distruzione del paese. È quindi doveroso innanzitutto capire in modo approfondito cosa realmente stia succedendo, affinché il popolo non sia due volte vittima: della violenza e del neocolonialismo.
È necessario condannare la violenza da qualsiasi parte provenga e unirci al dolore di tutte quelle madri che hanno perso i loro figli durante gli scontri, facendo nostra la loro richiesta di giustizia.
Rischia di essere dannoso in modo definitivo quanto successo in Nicaragua, dal 19 aprile e per altri pochi lunghissimi giorni.

Per quanto sembrasse ristabilito un clima di “pace e riconciliazione”, continua questa inaspettata ondata di violenza che coinvolge l’intero paese.
Punto primo: davvero inaspettata?
Nella velocità, con la quale si è propagata, dall’annuncio della (famigerata, a questo punto) riforma dell’INSS, sicuramente. Una miccia cortissima seguita da una detonazione distruttiva. Il ruolo delle redes sociales e l’irresponsabile abbandono del tavolo di trattativa da parte del COSEP, hanno contribuito con altrettanta “efficacia” al propagarsi della protesta. Alimentata sostenuta e resa visibile dal protagonismo degli studenti. O almeno di una precisa parte di questi; quella principalmente legata a università private di stampo religioso.
Se è vero come è vero però, che pretesti perfetti siano stati un annuncio di riforma pensionistica e l’incendio nella riserva dell’Indio Maiz, lo sono altrettanto le condizioni non sufficientemente necessarie per determinare disordini di tale portata. In altre parole, il caos nelle strade è stato creato non (solo) per opporsi a una riforma, ma per ribaltare un governo. Può essere una distinzione di poco conto, in realtà non lo è affatto un un passaggio storico come quello attuale; in Nicaragua e in tutta l’America Latina. Quindi si era già in attesa della occasione “giusta” per provare a minare le fondamenta di una giunta democraticamente eletta pochi mesi addietro.

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Il vescovo nicaraguense leader dell’opposizione

Il vescovo nicaraguense leader dell’opposizione

Malcontento in Vaticano

Managua, 01 giugno (OBR GT | Rebeldía Centroamericana LINyM) -.  

Il vescovo ausiliare di Managua, Mons. Silvio Báez, si è convertito nelle ultime settimane in un elemento problematico sulla via della ricerca di una soluzione pacifica alla crisi che sta sconvolgendo il Nicaragua. Nelle sue sempre più frequenti allocuzioni, riprese prontamente dai media, ha di fatto mostrato, suo malgrado, come un settore della gerarchia cattolica nicaraguense non sia poi così disposta a percorrere il cammino della pace. Al contrario, sembra proprio che voglia affiancare quei settori della società che si sono posti l’obiettivo di rovesciare il governo costituzionale e legittimo del Nicaragua.
Papa Francesco si è pronunciato a favore del dialogo e di una soluzione pacifica in Nicaragua. Tuttavia, in contrasto con il ruolo conciliativo e costruttivo della maggior parte dei membri della Conferenza episcopale nicaraguense, Cen, il vescovo Báez continua a emettere dichiarazioni o inviare messaggi attraverso i social media, che contrastano con il ruolo di mediatore e testimone assunto -insieme ad altri 4 vescovi- nel dialogo nazionale tra governo e opposizione.
Il comportamento di Mons. Báez ha molto a che vedere con la mancanza di una vera leadership all’interno dei settori più recalcitranti dell’opposizione. Quegli stessi settori che istigano la gioventù contro il governo e che godono del sostegno di organizzazioni della cosiddetta società civile e di partiti politici como il Movimento rinnovatore sandinista, Mrs.
Se no basta vedere i commenti inviati dal vescovo ausiliare attraverso il suo profilo twitter e rivolti ai giovani: “grazie per avere risvegliato la nazione”, “state attenti e non fatevi intimidire”, “la vostra protesta è giusta e avete il sostegno della chiesa”, “vi chiediamo di non abbandonare la protesta”, “non fatevi sviare da ideologie politiche”. E ancora, “spero che la polizia non provochi altro dolore in Nicaragua. Basta violenza, basta morti”, “inaccettabile la politica di terrore e violenza scatenata contro gli studenti”, “l’intensità della protesta dipenderà dai passi in avanti che si faranno sulla via della democrazia”.
Anche il 30 maggio, durante gli scontri che sono costati la vita a 15 persone, Báez ha immediatamente accusato il governo “la gioventù sandinista ha attaccato la gente che marciava pacificamente. Ci sono feriti gravi” “Turbe attaccano manifestazione pacifica”. Riprende poi le parole del rettore dell’Università Centroamericana “Turbe del governo sparano per uccidere” “È un massacro. Sparano raffiche contro manifestanti pacifici”. Le fonti? Non è dato a sapere. Effetti? Migliaia di retweet che inondano l’etere e creano panico e un effetto realtà virtuale.

La Chiesa ha il compito di promuovere il dialogo rispettoso, tuttavia qui si nota una marcata tendenza a favorire il rovesciamento del presidente Daniel Ortega.
“La Commissione di conciliazione si suppone che sia obiettiva, neutrale, equa e senza pregiudizi o preferenze per l’una o l’altra parte. La Conferenza episcopale non è stata in grado di dimostrarsi disciplinata in questo senso. I vescovi Silvio Báez e Juan Abelardo Matta hanno adottato atteggiamenti chiaramente di parte e apertamente ostili nei confronti del governo”, scrive l’analista politico Carlos Escorcia.
Organizzazioni come il Mrs hanno fatto di tutto affinché Mons. Báez facesse parte della Commissione, a discapito del Cardinale Leopoldo Brenes, considerato dai settori “duri” come troppo vicino al governo. In una logica di accumulazione di sostenitori e simpatizzanti in attesa del momento più adatto per la rivolta, Mons. Báez ha contribuito a captare persone disposte a tutto. Le omissioni sul discorso del Pontefice che invitava la Chiesa a essere mediatrice nel conflitto per favorire la pace, mettono allo scoperto le ambizioni del vescovo ausiliare e la sua sete di protagonismo all’interno della vita politica del paese. Divide l’episcopato e spinge il settore più radicale della Chiesa a schierarsi a favore di un’azione destabilizzatrice del governo.
Per il momento, la Chiesa non è riuscita ancora a svolgere il suo ruolo di mediatore. Ha permesso comportamenti deprecabili e irrispettosi da parte degli studenti nei confronti dei membri del governo, ha preso per buone tutte le denunce dei settori dell’opposizione e, attraverso di Mons. Báez, ha contribuito ha creare maggiore divisione, astio e difficoltà nella ricerca di una soluzione pacifica della crisi.
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Nicaragua Il paese che non c’è

Come ti smonto il dialogo in 14 punti

Managua, 29 maggio (LINyM) -. Durante la serata del 27 maggio si è saputo attraverso il web e i social media che la commissione mista, formata da tre membri del governo e da tre dell’opposizione (studenti, imprenditori e società civile) con l’obiettivo di riossigenare il dialogo nazionale, si sarebbe finalmente riunita l’indomani. Si trattava di una nuova e tangibile opportunità che si stava dando alla pace.
Non erano nemmeno trascorse due ore che:
1)
estranei incappucciati attaccavano con armi da fuoco e morteros caseros1 il commissariato di polizia di Masaya. Poco dopo attaccavano e incendiavano i locali della Procura.

2) estranei incappucciati sparavano con morteros caseros contro il personale di sicurezza dell’Università Centroamericana (UCA) e si davano alla fuga. Il rettore accusava immediatamente le “turbe del governo” di avere compiuto l’assalto.
3) la mattina del 28 maggio (giorno della riunione della commissione mista) a Jinotepe, incappucciati cercavano di impedire lo svolgimento delle lezioni in una scuola. L’opposizione dei genitori degli alunni provocava la reazione armata degli assaltanti, con un saldo di due persone ferite.
4) quasi in contemporanea, alcune decine di studenti decidevano di occupare nuovamente l’Università d’Ingegneria (UNI) a Managua. Non era nemmeno trascorsa un’ora che già stavano annunciando, attraverso il web e i social media, che “turbe agli ordini del governo” li stavano attaccando con armi da fuoco.
5) una missione di Amnesty International (AI) -presente da alcuni giorni nel paese- si trovava al momento giusto e nel posto giusto per filmare gli attacchi e riprendere tutto dal vivo. La direttrice di Amnesty Americhe Erika Guevara-Rosas e l’attivista di origine nicaraguense Bianca Jagger trasmettevano gli avvenimenti su Facebook Live (che ingenuo questo governo e che fortuna le due signore!).

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Nicaragua: Tira e molla nel dialogo nazionale

Osa rifiuta soluzione antidemocratica alla crisi

Managua, 24 maggio (LINyM | Informe Pastrán) -. Il dialogo nazionale come strumento per cercare una via d’uscita pacifica alla violenta crisi sociale che da oltre un mese sconvolge il Nicaragua è a un passo dal fallimento. Dopo la quarta sessione di mercoledì scorso (23/5), i vescovi della Conferenza episcopale del Nicaragua, che fungono da testimoni e mediatori del dialogo, hanno deciso di sospendere a tempo indefinito i lavori. `

Tanto il governo come i settori dell’opposizione -studenti, impresa privata e società civile- dovranno ora nominare tre rappresentanti ciascuno e creare una comissione mista che dovrà mettersi d’accordo su come procedere. Solo in questo caso i vescovi convocheranno a una nuova sessione plenaria.

Nel dialogo nazionale ci sono posizioni moderate e radicali. Queste ultime stanno però prendendo il sopravvento, polarizzando un clima già di per sé molto teso. All’interno dei settori che avversano il governo c’è chi chiede la rinuncia immediata del presidente Ortega, del suo governo e di tutti i funzionari pubblici, sostituendoli inizialmente con una non ben precisata giunta di governo provvisorio. Questo comporterebbe la rottura dell’ordine costituzionale e provocherebbe un pericoloso vuoto di potere.

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Comunicato dal circolo ItaNica Livorno

Carissimi amici sostenitori del commercio equo e soci/simpatizzanti dell’Associazione Italia Nicaragua

La vicenda della nostra bottega del mondo “Laboratorio della Solidarietà” di Livorno (bottega dell’Associazione Italia Nicaragua) potrebbe essere alla fine della propria utopia…
Il Comune pretende tutto l’affitto arretrato imposto e sempre rifiutato perché troppo alto e comunque al di fuori delle nostre possibilità.
Abbiamo sempre pagato una quota politica chiedendo alle varie amministrazioni che riconoscessero la natura senza fine di lucro del Commercio Equo e Solidale, visto che oltre tutto facevamo aggregazione in un quartiere dormitorio creando molte iniziative coinvolgendo anche le scuole del quartiere! Circa 200 associazioni livornesi hanno il riconoscimento di uno sconto sull’affitto del 90% per il  ruolo sociale che svolgono.

“La nostra attività, è sempre stata considerata dall’ufficio patrimonio del comune di Livorno come commercio puro e semplice e quindi non avente diritto!”

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Honduras/A 25 mesi dall’omicidio di Berta Cáceres i mandanti sono ancora liberi

In giugno l’inizio del processo per le persone coinvolte nel crimine della dirigente indigena

La Esperanza, Intibucá, 5 aprile (LINyM) -.
Víctor Fernández, responsabile politico del Movimento ampio per la dignità e la giustizia, Madj, e rappresentante legale della famiglia di Berta Cáceres, ha fatto il punto sulla lotta intrapresa per rimuovere il velo di segretezza e di impunità che circonda il caso della leader indigena assassinata 25 mesi fa.

– Nel giorno del secondo anniversario dell’assassinio di Berta Cáceres è stato arrestato Roberto David Castillo, ex presidente esecutivo del gruppo Desarrollos Energéticos SA (Desa). E’ accusato di essere il mandante del crimine.
Qual è la sua valutazione?
 –
È incredibile vedere la freddezza con cui le istituzioni honduregne hanno calcolato il momento esatto per eseguire l’arresto. Le informazioni sul coinvolgimento di Castillo nell’assassinio di Berta (Cáceres) sono note da oltre un anno e abbiamo presentato un’accusa diretta contro quest’uomo dall’ottobre dell’anno scorso. Non abbiamo mai avuto risposta.

Il mandante è colui che prende la decisione di commettere e finanziare un crimine. Secondo la testimonianza dello stesso David Castillo, egli era un impiegato di Desa. Gli azionisti del consiglio di amministrazione della società sono altri. Fanno parte della famiglia Atala e in tutte le comunicazioni (intercettazioni telefoniche nelle mani del Pubblico Ministero, ndr) progettano azioni criminali contro il Copinh (1)  

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