n. 54 qui managua,
nicaragua...e dintorni

9 Marzo 2012

agenzia stampa dell'associazione di amicizia e solidarietà italia-nicaragua
 da una idea di cesare ciacci
 collaborazione di :toni moreschi, federica comelli, angela diterlizzi, manuela canavesi
corrispondenze e foto dal nicaragua e dintorni di giorgio trucchi

qui managua, nicaragua è supplemento ed integrazione on line del bollettino bimestrale "NICARAHUAC - Nicaragua e dintorni"
edito dall'Associazione di amicizia e solidarietà Italia-Nicaragua. Dir. resp. Bruno Bravetti. Aut. Trib. di Bologna n.5289 del 5/9/1985. Come il bollettino offre aggiornamenti periodici sul Nicaragua, analisi politiche, attività e progetti dell'Associazione, oltre ad editoriali e notizie brevi. Il bollettino stampato si può ricevere per posta attraverso il tesseramento all'AIN, oppure contattandoci direttamente. I vari numeri sono accessibili anche on-line in formato Acrobat PDF sul sito www.itanica.org nella voce "Boll. Nicarahuac".
in questo numero

Nicaragua: mano pesante sulla violenza alle donne - di Andrea Dalla Palma / 2011 – ANNO DI CRESCITA PER IL NICARAGUA / IN RICORDO DI GIULIO GIRARDI - di Aldo Zanchetta / DALLE MONTAGNE DEL PERÚ ALLA VAL DI SUSA / FARC: COMUNICATO PUBBLICO SULLA LIBERAZIONE DEI PRIGIONIERI DI GUERRA / Taglia le ali alle armi!- FIRMA LA PETIZIONE

Nicaragua: mano pesante sulla violenza alle donne - di Andrea Dalla Palma
Si chiama "Ley Integral en contra de la Violencia hacia las Mujeres" e ha appena una settimana di vita. É la nuova legge approvata in Nicaragua lo scorso 26 gennaio, che prevede la penalizzazione di tutte le forme di violenza nei confronti del genere femminile. Violenza e abusi non solamente fisici, ma anche psicologici, economici e lavorativi. Il Parlamento nicaraguense ha detto sì alla riforma penale con 84 voti favorevoli e nessuno contrario.
In sintesi, la legge stabilisce pene fino a 15 anni di reclusione in caso di aggressione fisica, sessuale, verbale e psicologica e 30 anni se il reato è quello di "femminicidio". Questo è definito come l'atto di violenza esercitato da un uomo contro una donna, nel desiderio di ottenere potere, dominio o controllo nei confronti di quest'ultima.

 

2011 – ANNO DI CRESCITA PER IL NICARAGUA
Il 2011 è stato un anno eccellente per questo paese del Centro America, registrando una crescita dinamica delle esportazioni, del turismo e degli investimenti esteri diretti. Con una crescita media del 25% nell'attrarre investimenti esteri, il Nicaragua sta diventando uno dei paesi più attraenti della regione America Latina e Caraibi. Negli ultimi 3 anni il paese ha ricevuto l'equivalente dell' 8% (del prodotto interno lordo PIL) degli investimenti stranieri, mentre la media centro americana è al 4%. Questi dati dimostrano che in relazione alla sua economia, il Nicaragua sta attirando due volte gli investimenti rispetto ai paesi della regione. La crescita degli investimenti è dovuta in gran parte al buon andamento della politica macroeconomica del governo. Gli investimenti esteri influiscono direttamente sulla creazione di occupazione formale e ciò è evidenziato nei dati sulla crescita del lavoro regolare nel paese. Il Nicaragua sta crescendo ad un tasso medio annuo di oltre il 6% dell'occupazione formale e le previsioni per il 2012, nonostante le difficoltà dell'economia globale, sono di una crescita simile a quella dello scorso anno.

IN RICORDO DI GIULIO GIRARDI - di Aldo Zanchetta
Il 25 febbraio Giulio Girardi ci ha lasciato, dopo una lunga malattia sopportata con fede e con incrollabile speranza nell’avvento di un mondo più giusto. Le lotte di liberazione in America Latina sono state il fuoco che ha alimentato questa speranza ed i suoi libri e innumerevoli articoli costituiscono una documentazione storica preziosissima. Ho mantenuto in questi anni i contatti con lui con visite periodiche che ora vorrei fossero state più frequenti e devo finire di adempiere l’impegno preso: il salvataggio della sua biblioteca, dei suoi quaderni di appunti, delle sue documentazioni, perché il suo enorme lavoro intellettuale non vada disperso. Mi manca in questo momento la lucidità per un ricordo adeguato. Lo faccio con una intervista del 2005 in cui riassume magistralmente i temi delle sue ricerche teologiche e politiche tuttora in corso.
Giulio, ci mancherai.
Addio
Aldo Zanchetta

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DALLE MONTAGNE DEL PERÚ ALLA VAL DI SUSA

L’impressionante aumento del numero e dell’intensità delle lotte ambientali in America latina è proporzionale alla crescente furia depredatrice delle risorse naturali da parte delle società minerarie, energetiche e biotecnologiche, occidentali ma anche autoctone. Questo mentre governi eletti a sinistra si spostano a destra (Perù) o si attestano su posizioni di pretesa neutralità o di finto “progressismo”, elaborando Costituzioni subito negate dall’impianto legislativo successivo. Su questo punto della politica dei governi latinoamericani, di qualunque tendenza, di fronte al problema ambientale e alle relative lotte indigene o non indigene (vedi in Argentina il crescere dei comitati cittadini) siamo un po’ meno ottimisti su quanto afferma nel sottostante articolo Raúl Zibechi, che su questo argomento ha espresso altre volte giudizi ben più critici. Se delle vittorie qua e là sono innegabili su questo fronte, ciò è dovuto all’ampiezza di certe resistenze. Ma anche in questi casi spesso il potere economico non demorde e prepara le sue contromosse, come è il caso in questi giorni della carretera di attraversamento del TIPNIS in Bolivia o la idroelettrica di Belo Monte in Brasile.
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FARC: COMUNICATO PUBBLICO SULLA LIBERAZIONE DEI PRIGIONIERI DI GUERRA
Ogni volta che le FARC-EP parlano di pace, di soluzioni politiche al conflitto, della necessità del dialogo per trovare una soluzione civilizzata ai gravi problemi sociali e politici che causano il conflitto armato in Colombia, si alza infervorato il coro degli amanti della guerra al fine di screditare i nostri propositi di riconciliazione. Ci vengono immediatamente attribuite le più perverse intenzioni, al solo scopo d’insistere sul fatto che l’unica cosa da fare con noi è annientarci. In generale, i suddetti incendiari non vanno mai in guerra, e nemmeno mandano a combattere i propri figli. Da 48 anni piove sul bagnato. Ogni tentativo in tal senso si conclude con un nostro rafforzamento, di fronte al quale s’incrementa nuovamente l’aggressione e il circolo si ripete. L’attuale rafforzamento militare delle FARC si dà sotto il naso di quelli che avevano proclamato la fine definitiva del conflitto, e li spinge a dichiarare la necessità d’incrementare il terrore e la violenza. Da parte nostra, consideriamo che la possibilità d’intavolare delle conversazioni non è più procrastinabile.

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Leggete e firmate la petizione su www.disarmo.org/nof35

E’ molto importante essere in tanti. Le firme verranno consegnate prossimamente.
Perchè dire NO al cacciabombardiere F-35 Joint Strike Fighter?
Anche se il Governo tiene bloccata da tempo (almeno dalla fine 2009) la decisione definitiva, l’Italia a breve potrebbe perfezionare l’acquisto di oltre 130 cacciabombardieri d’attacco Joint Strike Fighter F-35: un programma che ad oggi ci è costato già 1,5 miliardi di euro ne costerà almeno altri 15, solo per l’acquisto dei velivoli, arrivando ad un impatto di 20 miliardi nei prossimi anni. Senza contare il mantenimento successivo di tali velivoli.
Siamo quindi in gioco, come partner privilegiato, nel più grande progetto aeronautico militare della storia, costellato di problemi, sprechi e budget sempre in crescita, mentre diversi altri paesi partecipanti - tra cui Gran Bretagna, Norvegia, Olanda, Danimarca e gli stessi Stati Uniti capofila! - hanno sollevato dubbi e rivisto la propria partecipazione. In questo periodo di crisi e di mancanza di risorse per tutti i settori della nostra società, diviene perciò importante effettuare pressione sul Governo italiano affinché decida di rivedere la propria intenzione verso l’acquisto degli F-35, scegliendo altre strade più necessarie ed efficaci sia nell’utilizzo dei fondi (verso investimenti sociali) sia nella costruzione di un nuovo modello di difesa. L'esempio del programma Joint Strike Fighter deve quindi servire come emblema degli alti sprechi legati alle spese militari e della necessità di un forte taglio delle stesse verso nuovi investimenti più giusti, sensati, produttivi.
Per questo noi diciamo:

  • NO allo spreco di risorse per aerei da guerra sovradimensionati e contrari allo spirito della nostra Costituzione
  • SI all’utilizzo di questi ingenti risorse per le necessità vere del paese: rilancio dell’economia, ricostruzione dei luoghi colpiti da disastri naturali, sostegno all’occupazione
  • NO alla partecipazione ad un programma fallimentare anche nell’efficienza: il costo per velivolo è già passato (prima della produzione definitiva) da 80 milioni di dollari a 130 milioni di dollari (dati medi sulle tre tipologie)
  • SI all’investimento delle stesse risorse per nuove scuole, nuovi asili, un sostegno vero all’occupazione, l’investimento per la ricerca e l’Università, il miglioramento delle condizioni di cura sanitaria nel nostro Paese
  • NO al programmi militari pluriennali e mastodontici, pensati per contesti diversi (in questo caso la guerra fredda) ed incapaci garantire Pace e sicurezza
  • SI all’utilizzo delle risorse umane del nostro Governo e delle nostre Forze Armate non per il vantaggio commerciale dell’industria bellica, ma per la costruzione di vera sicurezza per l’Italia
  • NO al soggiacere delle scelte politiche agli interessi economici particolari dell’industria a produzione militare e dei vantaggi che essa crea per pochi strati di privilegiati
  • SI al ripensamento della nostra difesa nazionale come strumento a servizio di tutta la società e non come sacca di privilegi e potere


Firma anche tu l'appello proposto dalla nostra mobilitazione o scarica il modulo da far firmare
Aderisci: Come persona - Come organizzazione 
La seconda fase di questa mobilitazione è rilanciata da:


Rete Italiana per il Disarmo
Campagna Sbilanciamoci!
Tavola della Pace
Grillo news
Unimondo


Fonte: Rete Italiana per il Disarmo - 21 settembre 2011

 

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