| n. 56 | qui managua, nicaragua...e dintorni |
| 14 Maggio 2012 | agenzia stampa dell'associazione di amicizia e solidarietà italia-nicaragua |
| qui managua, nicaragua è supplemento ed integrazione on line del bollettino bimestrale "NICARAHUAC - Nicaragua e dintorni" edito dall'Associazione di amicizia e solidarietà Italia-Nicaragua. Dir. resp. Bruno Bravetti. Aut. Trib. di Bologna n.5289 del 5/9/1985. Come il bollettino offre aggiornamenti periodici sul Nicaragua, analisi politiche, attività e progetti dell'Associazione, oltre ad editoriali e notizie brevi. Il bollettino stampato si può ricevere per posta attraverso il tesseramento all'AIN, oppure contattandoci direttamente. I vari numeri sono accessibili anche on-line in formato Acrobat PDF sul sito www.itanica.org nella voce "Boll. Nicarahuac". |
| in questo numero | TOMÁS BORGE, SANDINISTA - di Massimo Angelilli / REPRESSIONE IN GUATEMALA - Reportage di G. Trucchi / BOLIVIA : IL GIOCO SI FA PIÙ DURO - a cura di Aldo Zanchetta / Repsol: la decade prodigiosa - di Hernán Scandizzo y Marc Gavaldà / Honduras : Vittoria Indigena! / Campagna internazionale STOP ENEL |
![]() | TOMÁS BORGE, SANDINISTA - di Massimo Angelilli |
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REPRESSIONE IN GUATEMALA - Reportage di G. Trucchi Valle del Polochic: “Né la canna da zucchero, né la palma africana ci danno da mangiare”. Reportage di Giorgio Trucchi realizzato all’interno della collaborazione tra ALBA SUD e Rel-Uita, sulla repressione scatenata nell’impresa Chabil Utzaj, Guatemala, a causa del conflitto agrario provocato dall’espansione delle mono coltivazioni. Un anno fa, il colosso nicaraguense Gruppo Pellas ha assunto il controllo dell’impresa Chabil Utzaj nella valle del Polochic, Alta Verapaz, Guatemala. Soci di minoranza, venditori e affittuari di terreni, hanno “preparato il campo” sloggiando e lasciando in stato di abbandono centinaia di famiglie q’eqchi’s che da varie generazioni, vivevano lavorando queste terre fertili. Le loro vite sono ora in pericolo e la loro lotta viene criminalizzata. |
![]() | BOLIVIA : IL GIOCO SI FA PIÙ DURO - a cura di Aldo Zanchetta |
![]() | Repsol: la decade prodigiosa - di Hernán Scandizzo y Marc Gavaldà I giornali traboccano riportando le enormi cifre relative agli investimenti che Repsol ha effettuato in Argentina ma spesso scarseggiano di analisi sull’impatto sociale ed ambientale generato da questa compagnia che ha vampirizzato l’economia argentina, fino a pochi mesi fa, con la complicità delle autorità. Cerchiamo di fare il punto. |
![]() | Honduras : Vittoria Indigena! |
![]() | Appello internazionale emendato e approvato dall'Assemblea della Campagna il 30 Aprile 2012 L'ENEL è la più grande società elettrica italiana e la seconda in Europa per potenza installata. Nel 1999 è stata privatizzata ed oggi è quotata in borsa contando 1,2 milioni di azionisti. In parte resta una società pubblica in quanto il 31% è proprietà del Ministero dell'Economia e delle finanze, quindi dei cittadini italiani. Oggi sono 40 i paesi dove ENEL opera nel settore dell'energia elettrica e del gas. Nel 2009 con la definitiva acquisizione della società elettrica spagnola ENDESA, Enel ha ereditato impianti e progetti in numerosi paesi dell'America Latina. Ad accomunarli è purtroppo un evidente retaggio coloniale, che include legislazioni nazionali anti-democratiche e sistemi di valutazioni ambientale chiaramente inadeguati e orientate al settore corporativo come dimostra la gravità degli impatti socio-ambientali. L'arroganza di Enel si è gravemente manifestata anche in Italia verso i territori interessati dai suoi progetti e gli abitanti coinvolti. Nonostante l'immagine verde e di impegno verso la sostenibilità, che la multinazionale italiana si affanna a comunicare attraverso i suoi messaggi promozionali, la realtà è ben diversa. L'ENEL continua a costruire centrali a carbone nonostante gli impegni di riduzione dell'emissione di gas serra, e usando in maniera ingannevole terminologie come "carbone pulito". Ciò è possibile grazie ai meccanismi cosiddetti flessibili del protocollo di Kyoto che consentono alle imprese di continuare ad inquinare, assegnando veri e propri permessi di emissione in cambio della costruzione di impianti di energie rinnovabili. Ma l'energia può essere considerata verde solo ad alcune condizioni. Non quando rischia di distruggere ecosistemi incontaminati, come nel caso del progetto Hydroaisèn nella Patagonia cilena e dei progetti previsti sulle nostre Alpi, o quando calpesta i diritti, le economie locali e l'accesso all'acqua delle comunità contadine e dei popoli indigeni, come avviene nella regione Ixil in Guatemala, in Colombia e in Cile spesso in violazione della Convenzione 169 dell'ILO. L'energia non può essere considerata verde o rinnovabile quando prosciuga le falde acquifere, emette sostanze dannose per la salute dei cittadini o li espone a rischi incalcolabili come nel caso della geotermia sull'Amiata e del nucleare in Slovacchia o in Russia. ENEL è pertanto responsabile di promuovere in Italia ed esportare all'estero un modello energetico insostenibile e obsoleto, aggravato da un atteggiamento autoritario e irrispettoso dei territori locali. Un modello basato su una produzione centralizzata per mezzo di grandi impianti, imposti alle comunità locali e velati da compensazioni economiche elargite ai comuni o ai governi compiacenti, spesso mascherate da politiche di responsabilità sociale d'impresa che dividono intere comunità. E' nei grandi cantieri infatti che si annidano la corruzione, la speculazione, il conflitto di interesse e si realizzano i profitti maggiori, a scapito dell'ambiente e dei diritti delle comunità. Un modello di produzione finalizzato non a migliorare la qualità della vita dei cittadini e garantirne l'approvigionamento energetico, ma ad alimentare l'industria estrattiva ed un'economia basata sul saccheggio e sullo sfruttamento illimitato delle risorse. Un modello che sta inevitabilmente generando conflitti ambientali e sociali con le comunità locali. I principali a livello internazionale sono oggi in corso in Cile, e particolarmente nella regione dell'Aysèn in Patagonia, nel territorio ancestrale e nei siti sacri di Panguipulli (Cile), nel Municipio indigeno di San Juan Cotzal (Guatemala), nella zona di El Quimbo, Dipartimento di Huila (Colombia), a Porto Romano (Albania), a Mochovce (Slovacchia), nel Distretto di Galati (Romania), a Kaliningrad (Russia). In Italia, a Civitavecchia, sul Monte Amiata, sulle Dolomiti, a Porto Tolle, a Brindisi, a Bastardo, a Fusina, a Genova, a La Spezia. La risposta che l'alleanza tra impresa e governi ha troppo spesso riservato alle comunità locali che si battono per difendere il territorio è repressione, violenza e criminalizzazione attraverso leggi speciali. Noi vogliamo un altro modello di produzione, distribuzione e gestione dell'energia e di definizione delle priorità. Un modello reticolare, decentralizzato ed efficiente basato su impianti di energia rinnovabile di piccola scala, che avvicini la produzione di energia al consumo, eliminando la necessità di grandi linee di trasmissione, che preveda l'effettiva partecipazione delle comunità locali nei processi decisionali di pianificazione e gestione e che non danneggi la salute delle persone e l'ambiente. Per questo ci attiviamo con una campagna internazionale che:
Questa campagna mira a sostenere una rete che si coordini a livello locale, regionale, nazionale, internazionale e che adotti strategie di tipo comunicativo, legale e di mobilitazione, basata sulla partecipazione di soggetti sociali. Come primo appuntamento ci siamo incontrati a Roma il 29 aprile in un'assemblea internazionale alla quale hanno partecipato, oltre ai comitati italiani, anche rappresentanti delle comunità e movimenti locali dal Cile, Guatemala, Colombia, Albania, Romania, Russia. Oggi 30 aprile, giorno dell'assemblea degli azionisti, siamo di fronte all'ENEL per la conferenza stampa di presentazione della campagna internazionale: STOP ENEL. Per un nuovo modello energetico Per i prossimi appuntamenti la rete si prefigge di appoggiare le mobilitazioni locali a partire da quelle previste in Colombia il prossimo 19 Giugno e 20 luglio. Per aderire alla campagna scrivere a: noenel-adesioni@autistici.org |
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