n. 56 qui managua,
nicaragua...e dintorni

14 Maggio 2012

agenzia stampa dell'associazione di amicizia e solidarietà italia-nicaragua
 da una idea di cesare ciacci
 collaborazione di :toni moreschi, federica comelli, angela diterlizzi, massimo angelilli, manuela canavesi
corrispondenze e foto dal nicaragua e dintorni di giorgio trucchi

qui managua, nicaragua è supplemento ed integrazione on line del bollettino bimestrale "NICARAHUAC - Nicaragua e dintorni"
edito dall'Associazione di amicizia e solidarietà Italia-Nicaragua. Dir. resp. Bruno Bravetti. Aut. Trib. di Bologna n.5289 del 5/9/1985. Come il bollettino offre aggiornamenti periodici sul Nicaragua, analisi politiche, attività e progetti dell'Associazione, oltre ad editoriali e notizie brevi. Il bollettino stampato si può ricevere per posta attraverso il tesseramento all'AIN, oppure contattandoci direttamente. I vari numeri sono accessibili anche on-line in formato Acrobat PDF sul sito www.itanica.org nella voce "Boll. Nicarahuac".
in questo numero

TOMÁS BORGE, SANDINISTA - di Massimo Angelilli / REPRESSIONE IN GUATEMALA - Reportage di G. Trucchi / BOLIVIA : IL GIOCO SI FA PIÙ DURO - a cura di Aldo Zanchetta / Repsol: la decade prodigiosa - di Hernán Scandizzo y Marc Gavaldà / Honduras : Vittoria Indigena! / Campagna internazionale STOP ENEL

TOMÁS BORGE, SANDINISTA - di Massimo Angelilli
L'unico fondatore dell'FSLN ancora vivente. Questa definizione se la portava dietro come fosse un allungamento naturale delle proprie generalità, quasi un marchio di fabbrica inestinguibile dalla propria persona; una caratterizzazione ormai consuetudinaria e necessaria. Almeno fino alle 20.30 ora di Managua del 30 aprile 2012. Tomás Borge non ha avuto scampo dopo l'acuirsi di una malattia che lo inchiodava a un letto d'ospedale dal 6 aprile. Il guerrigliero che ha conosciuto la dittatura somozista fin dagli albori e che nel 1979 contribuì ad abbattere ha raggiunto l'altro padre della Rivoluzione del quale lui stesso diede un formidabile ed imperituro non-epitaffio: “Carlos Fonseca, es de los muertos que nunca mueren”. Di Carlos Fonseca fu amico dalla prima infanzia, tutti e due nativi di Matagalpa ed entrambi da subito legati dalla lotta contro il comune nemico, quella dinastia criminale dei Somoza insediatasi in Nicaragua grazie agli Stati Uniti e all'assassinio di Augusto César Sandino. Nonostante le rivolte soffocate nel sangue, carcere ed esilio, Tomás Borge e Carlos Fonseca, insieme a Silvio Mayorga Julio Buitrago Germán Pomares, tra gli altri, riuscirono nel 1961 ad unificare ed organizzare la resistenza dando vita al Frente Sandinista de Liberación Nacional. Quell'anelito alla epopea sandinista degli anni Venti e Trenta e la prospettiva rivoluzionaria su cui si fondava l'FSLN avrebbe forgiato intere generazioni di combattenti che sarebbero entrati poi trionfalmente a Managua il 19 luglio del 1979. Tomás Borge è stato quindi un protagonista di tutti quegli eventi imprescindibili della seconda metà del secolo scorso che hanno caratterizzato la storia dell'America Latina. E non solo.

 

REPRESSIONE IN GUATEMALA - Reportage di G. Trucchi
Valle del Polochic: “Né la canna da zucchero, né la palma africana ci danno da mangiare”. Reportage di Giorgio Trucchi realizzato all’interno della collaborazione tra ALBA SUD e Rel-Uita, sulla repressione scatenata nell’impresa Chabil Utzaj, Guatemala, a causa del conflitto agrario provocato dall’espansione delle mono coltivazioni. Un anno fa, il colosso nicaraguense Gruppo Pellas ha assunto il controllo dell’impresa Chabil Utzaj nella valle del Polochic, Alta Verapaz, Guatemala. Soci di minoranza, venditori e affittuari di terreni, hanno “preparato il campo” sloggiando e lasciando in stato di abbandono centinaia di famiglie q’eqchi’s che da varie generazioni, vivevano lavorando queste terre fertili. Le loro vite sono ora in pericolo e la loro lotta viene criminalizzata.

BOLIVIA : IL GIOCO SI FA PIÙ DURO - a cura di Aldo Zanchetta
Il 25 aprile cioè domani la IX marcia indigena si muoverà da Chaparina, nello stato del Beni, nuovamente in difesa del Tipnis (vedi Mininotiziario n.37 del 2011), dopo che il governo Morales ha concesso due licenze di esplorazione e sfruttamento petrolifero all’interno di questo Parco Nazionale concludendo così una lunga serie di ambigue dichiarazioni in proposito. Non è un momento facile per il paese, scosso da una serie di scioperi (vedi Bolivia: Una ola de huelgas desafía al gobierno de Evo Morales - www.canaltrabajo.com/aggregator/sources/) e da un crescente malessere di fronte alla ambigua politica del governo. Ne abbiamo parlato telefonicamente con un Oscar Olivera angustiato come non mai, che ci ha pregato di tradurre e diffondere questa intervista, non certo tenera, da lui concessa nel corso del Forum Alternativo Mondiale dell’Acqua a Marsiglia (F.A.M.A.), ciò che facciamo ben volentieri grazie alla collaborazione di Gaia Capogna, come sempre solerte traduttrice.

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Repsol: la decade prodigiosa - di Hernán Scandizzo y Marc Gavaldà

I giornali traboccano riportando le enormi cifre relative agli investimenti che Repsol ha effettuato in Argentina ma spesso scarseggiano di analisi sull’impatto sociale ed ambientale generato da questa compagnia che ha vampirizzato l’economia argentina, fino a pochi mesi fa, con la complicità delle autorità. Cerchiamo di fare il punto.
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Honduras : Vittoria Indigena!
Comunità indigena Lenca di Yance ottiene il titolo comunitario di almeno 300 ettari delle sue terre ancestrali - Consiglio Civico di Organizzazioni Popolari ed Indigene dell’Honduras - COPINH Vittoria Indigena! Condividiamo anche le nostre gioie e lotte!
Dopo innumerevoli azioni di lotta condotte in modo sistematico e continuo, la comunità Lenca di Yance è riuscita ad ottenere il primo titolo comunitario della sua terra ancestrale. Siamo una comunità Lenca aderente al Consiglio Civico di Organizzazioni Popolari ed Indigene dell’Honduras COPINH, la stessa che sabato 21 aprile celebra la consegna del titolo comunitario di una parte delle nostre terre ancestrali, da parte dell'Istituto Nazionale Agrario, occasione di cui si approfitterà per la consegna della personalità giuridica alle comunità di San Bartolomé e Rio Blanco del municipio di Intibucá.

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  Appello internazionale emendato e approvato dall'Assemblea della Campagna il 30 Aprile 2012
Da http://stopenel.noblogs.org/

L'ENEL è la più grande società elettrica italiana e la seconda in Europa per potenza installata. Nel 1999 è stata privatizzata ed oggi è quotata in borsa contando 1,2 milioni di azionisti. In parte resta una società pubblica in quanto il 31% è proprietà del Ministero dell'Economia e delle finanze, quindi dei cittadini italiani.
 
Oggi sono 40 i paesi dove ENEL opera nel settore dell'energia elettrica e del gas. Nel 2009 con la definitiva acquisizione della società elettrica spagnola ENDESA, Enel ha ereditato impianti e progetti in numerosi paesi dell'America Latina. Ad accomunarli è purtroppo un evidente retaggio coloniale, che include legislazioni nazionali anti-democratiche e sistemi di valutazioni ambientale chiaramente inadeguati e orientate al settore corporativo come dimostra la gravità degli impatti socio-ambientali. L'arroganza di Enel si è gravemente manifestata anche in Italia verso i territori interessati dai suoi progetti e gli abitanti coinvolti.
 
Nonostante l'immagine verde e di impegno verso la sostenibilità, che la multinazionale italiana si affanna a comunicare attraverso i suoi messaggi promozionali, la realtà è ben diversa. L'ENEL continua a costruire centrali a carbone nonostante gli impegni di riduzione dell'emissione di gas serra, e usando in maniera ingannevole terminologie come "carbone pulito". Ciò è possibile grazie ai meccanismi cosiddetti flessibili del protocollo di Kyoto che consentono alle imprese di continuare ad inquinare, assegnando veri e propri permessi di emissione in cambio della costruzione di impianti di energie rinnovabili. Ma l'energia può essere considerata verde solo ad alcune condizioni. Non quando rischia di distruggere ecosistemi incontaminati, come nel caso del progetto Hydroaisèn nella Patagonia cilena e dei progetti previsti sulle nostre Alpi, o quando calpesta i diritti, le economie locali e l'accesso all'acqua delle comunità contadine e dei popoli indigeni, come avviene nella regione Ixil in Guatemala, in Colombia e in Cile spesso in violazione della Convenzione 169 dell'ILO. L'energia non può essere considerata verde o rinnovabile quando prosciuga le falde acquifere, emette sostanze dannose per la salute dei cittadini o li espone a rischi incalcolabili come nel caso della geotermia sull'Amiata e del nucleare in Slovacchia o in Russia.
 
ENEL è pertanto responsabile di promuovere in Italia ed esportare all'estero un modello energetico insostenibile e obsoleto, aggravato da un atteggiamento autoritario e irrispettoso dei territori locali. Un modello basato su una produzione centralizzata per mezzo di grandi impianti, imposti alle comunità locali e velati da compensazioni economiche elargite ai comuni o ai governi compiacenti, spesso mascherate da politiche di responsabilità sociale d'impresa che dividono intere comunità. E' nei grandi cantieri infatti che si annidano la corruzione, la speculazione, il conflitto di interesse e si realizzano i profitti maggiori, a scapito dell'ambiente e dei diritti delle comunità. Un modello di produzione finalizzato non a migliorare la qualità della vita dei cittadini e garantirne l'approvigionamento energetico, ma ad alimentare l'industria estrattiva ed un'economia basata sul saccheggio e sullo sfruttamento illimitato delle risorse. Un modello che sta inevitabilmente generando conflitti ambientali e sociali con le comunità locali. I principali a livello internazionale sono oggi in corso in Cile, e particolarmente nella regione dell'Aysèn in Patagonia, nel territorio ancestrale e nei siti sacri di Panguipulli (Cile), nel Municipio indigeno di San Juan Cotzal (Guatemala), nella zona di El Quimbo, Dipartimento di Huila (Colombia), a Porto Romano (Albania), a Mochovce (Slovacchia), nel Distretto di Galati (Romania), a Kaliningrad (Russia). In Italia, a Civitavecchia, sul Monte Amiata, sulle Dolomiti, a Porto Tolle, a Brindisi, a Bastardo, a Fusina, a Genova, a La Spezia.
 
La risposta che l'alleanza tra impresa e governi ha troppo spesso riservato alle comunità locali che si battono per difendere il territorio è repressione, violenza e criminalizzazione attraverso leggi speciali.
 
Noi vogliamo un altro modello di produzione, distribuzione e gestione dell'energia e di definizione delle priorità. Un modello reticolare, decentralizzato ed efficiente basato su impianti di energia rinnovabile di piccola scala, che avvicini la produzione di energia al consumo, eliminando la necessità di grandi linee di trasmissione, che preveda l'effettiva partecipazione delle comunità locali nei processi decisionali di pianificazione e gestione e che non danneggi la salute delle persone e l'ambiente.
 
Per questo ci attiviamo con una campagna internazionale che: 
  • Denunci e arresti un modello di sviluppo estrattivista e un modello energetico insostenibile e distruttivo per l'ambiente, che viola i diritti umani ed il diritto alla partecipazione delle comunità coinvolte. 
  • Promuova un modello energetico alternativo che metta al centro i diritti umani, la difesa della salute dei cittadini e la difesa del territorio come bene comune.
  • Sostenga unitariamente le rivendicazioni delle comunità locali in Italia e a livello internazionale.
  • Dia vita ad una campagna globale che metta in rete le comunità locali, i movimenti sociali e le associazioni coinvolte nei diversi conflitti.

Questa campagna mira a sostenere una rete che si coordini a livello locale, regionale, nazionale, internazionale e che adotti strategie di tipo comunicativo, legale e di mobilitazione, basata sulla partecipazione di soggetti sociali.

Come primo appuntamento ci siamo incontrati a Roma il 29 aprile in un'assemblea internazionale alla quale hanno partecipato, oltre ai comitati italiani, anche rappresentanti delle comunità e movimenti locali dal Cile, Guatemala, Colombia, Albania, Romania, Russia.

Oggi 30 aprile, giorno dell'assemblea degli azionisti, siamo di fronte all'ENEL per la conferenza stampa di presentazione della campagna internazionale: STOP ENEL. Per un nuovo modello energetico

Per i prossimi appuntamenti la rete si prefigge di appoggiare le mobilitazioni locali a partire da quelle previste in Colombia il prossimo 19 Giugno e 20 luglio.

Per aderire alla campagna scrivere a: noenel-adesioni@autistici.org

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