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:: (28/06/06) XX anniversario sentenza Aia ::
Postato il Thursday, 29 June @ 09:56:47 CEST
Argomento: Nicaragua : Cultura e Società
Nicaragua : Cultura e SocietàL'ex Ministro degli esteri del Nicaragua, Padre Miguel D'Escoto Brockmann
"A 20 anni della sentenza di condanna
della Corte Internazionale di Giustizia
al Governo degli Stati Uniti"
Conferenza di Miguel D'Escoto Brockmann
Salone "Roberto González" - Unan Managua
Mentre le politiche interventiste del governo degli Stati Uniti nel mondo continuano incessantemente, cercando di imporre un nuovo Ordine Mondiale e violando il diritto internazionale e la sovranità dei popoli, in Nicaragua e nel mondo c'è ancora gente che non dimentica una sentenza emessa dalla Corte Internazionale di Giustizia (CIG) della Aia contro il governo statunitense.


Gli Stati Uniti vennero condannati per l'aperta e svergognata politica di supporto alle forze controrivoluzionarie che cercavano di abbattere il governo nicaraguense, mettendo a nudo la loro illegale intromissione nell'indipendenza politica e la sovranità territoriale del Nicaragua, violando così la Carta Magna delle Nazioni Unite e dell'Organizzazione degli Stati Americani (OSA) e il diritto internazionale in generale.

Sono trascorsi vent'anni da quel 27 giugno 1986 e l'ex Ministro degli esteri del Nicaragua negli anni 80, Padre Miguel D'Escoto Brockmann, ha ripercorso quegli eventi per celebrarne l'anniversario e per ricordare l'estrema attualità di una sentenza che ha fatto storia ed ha creato un precedente fondamentale per il Diritto Internazionale.

"Celebrare i venti anni della sentenza della Corte Internazionale di Giustizia (CIG), che ha condannato la brutale aggressione contro il Nicaragua negli anni 80, riafferma il diritto inalienabile di tutti gli stati del mondo, indipendentemente dalla loro ampiezza territoriale o potere militare ed economico, a decidere il loro sistema politico, economico, sociale e culturale senza l'intervento di nessun altro stato.
La sentenza di condanna del terrorismo yankee nel caso del "Nicaragua contro gli Stati Uniti", era destinata a trasformarsi nella sentenza più importante emessa dalla CIG della Aia ed in realtà ha tracciato un solco, una frontiera ed ha creato un precedente importantissimo per il futuro, sempre che la follia imperialista statunitense non riesca per allora a distruggere tutta la vita umana sul pianeta.

Per dimostrare l'importanza di questa sentenza, voglio sottolineare quello che l'analista Noam Chomsky scrive nelle sue opere.

Nel suo libro più recente, commenta come gli Stati Uniti, nel caso interposto dal Nicaragua contro di loro alla Aia, si siano trasformati in un paese che ha violato apertamente i più importanti trattati internazionali, come la Carta Magna delle Nazioni Unite e quella della OSA e come, per aver calpestato i principi fondamentali per la pace mondiale che loro stessi hanno aiutato a creare e promulgare attraverso la via del diritto internazionale generale e tradizionale, la Corte Internazionale di Giustizia li ha considerati colpevoli di fare un uso illegale della forza.
In parole povere, questo vuol dire "terrorismo internazionale".
Nonostante questo, Washington non smette di pensare che possa continuare a commettere aggressioni e genocidi nella più assoluta impunità.
Di questa sentenza purtroppo si parla molto poco in Nicaragua e questo perché i governi che si sono succeduti dopo il 1990, i padroni dei principali mezzi di comunicazione ed i principali capitalisti del paese, per associazione o complicità, sono stati tutti condannati in questa sentenza e per questo motivo non ne vogliono parlare e la vogliono dimenticare.
Allo stesso tempo, tutte le persone che con me hanno partecipato al processo che ha portato alla sentenza della Aia, non siamo stati capaci di mantenere un livello sufficiente per poter garantire l'accesso all'informazione a tutti i nicaraguensi.
Gli antecedenti della denuncia contro gli Stati Uniti sono conosciuti da tutti.

Il rovesciamento della dittatura di Anastasio Somoza in Nicaragua avvenne durante il governo di Jimmy Carter negli Stati Uniti.
Carter, per le sue caratteristiche personali e per le sequele psicologiche lasciata a livello nazionale da quella che è conosciuta come "la sindrome del Vietnam", non era disposto ad agire usando la stessa politica svergognata dai suoi predecessori, affinché il nostro paese potesse svilupparsi in pace.
Ma il fatto che Carter non fosse un vero Falco come i suoi predecessori, non significa che scartasse una soluzione militare contro la Rivoluzione Popolare Sandinista.
Accompagnato da altri governi della regione, Carter cercò di impedire la vittoria del processo rivoluzionario e nel 1979, a pochi mesi dal Trionfo, durante la XVII Riunione dei Ministri degli esteri della OSA, gli Stati Uniti cercarono di imporre la formazione ed installazione in Nicaragua di una Forza Militare Interamericana di Pace, per una ipotetica transizione democratica, evitando in questo modo la presa del potere da parte della Frente Sandinista.
Questo avrebbe voluto dire mantenere un somozismo senza Somoza.
Partecipammo a quella riunione e riuscimmo a sconfiggere questa iniziativa e fu la prima gran sconfitta degli Stati Uniti.

Le crisi in Nicaragua ed in Iran stavano deteriorando l'immagine degli Stati Uniti nel mondo e contemporaneamente, "la sindrome del Vietnam" stava perdendo la sua forza per frenare i Falchi nordamericani.
In una dichiarazione a pochi mesi dalla fine del suo mandato presidenziale, Carter fece capire quello che stava per arrivare.
"La sconfitta nel Sud-Est asiatico ci ha imposto una politica estera cauta. Questo atteggiamento è però terminato. D'ora in avanti risponderemo aggressivamente a qualunque provocazione o atteggiamento poco amichevole contro gli Stati Uniti."
Con l'arrivo di Ronald Reagan alla presidenza degli Stati Uniti, i propositi del governo statunitense si concentrarono sull'abbattimento del Governo sandinista.
L'Honduras si trasformò in una grande base militare nordamericana per addestrare la Contra, per entrare nel nostro territorio ed assassinare quotidianamente i nostri contadini, maestri, medici e tutti quelli che erano vincolati alla Rivoluzione.
La situazione era eccessivamente esplosiva e anche il Costa Rica ed El Salvador si schierarono con l'aggressione yankee in Nicaragua.
In settembre del 1982 le aggressioni erano già state più di 400 e vennero dettagliate in un libro che abbiamo pubblicato.
Esistevano ormai le condizioni per introdurre una denuncia contro gli Stati Uniti, ma in quel momento era una cosa a cui non pensavamo assolutamente.
Avevamo già sfidato gli Stati Uniti postulando l'entrata del Nicaragua nel Consiglio di Sicurezza della ONU e questo pur sapendo che nessun paese c'era riuscito senza il consenso degli Stati Uniti.
In quell'occasione siamo riusciti ad essere eletti il primo giorno di votazione, perché la Rivoluzione godeva di un gran prestigio a livello mondiale.
Il vero elemento che ci convinse a sfidare gli Stati Uniti nella Corte della Aia fu l'assassinio di Maurice Bishop e l'invasione di Grenada nel 1983.
Organizzammo un rigoroso monitoraggio dei 45 più importanti giornali degli Stati Uniti, cercando e leggendo tutto quello che veniva scritto sull'invasione.


Molti editorialisti avevano scritto che il principio del "non intervento" era stato concepito in un mondo differente, meno interdipendente e che ora il mondo si era rimpicciolito e le relazioni si erano inquinate con valori e dottrine esotiche.
Sapevamo che fino a che i leader del mondo non si fossero messi d'accordo su che significato dare alla "invasione", saremmo rimasti nella situazione del "si salvi chi può" e del "debole contro il più forte".
Questo era il nuovo Ordine Mondiale che volevano imporre gli Stati Uniti, perché si sentivano i più forti economicamente e militarmente.
Bisognava fare qualcosa per la pace e non solo dal Nicaragua, bensì a livello mondiale.
Bisognava fare qualcosa di drammatico per riempire l'assenza del Diritto nelle relazioni internazionali. Bisognava agire con intelligenza, ma anche con molta audacia, coraggio e senza tentennamenti di fronte all'atteggiamento terroristico degli Stati Uniti e resistere all'assoluta impunità di cui godevano per le loro aggressioni, massacri di popoli e per appropriarsi delle loro risorse ed imporre la loro volontà.
Il diritto alla pace, come qualunque altro diritto, si deve difendere con coraggio e pensai che fosse giunto il momento di portare gli Stati Uniti di fronte alla Corte Internazionale di Giustizia e dimostrare che non potevamo accettare che le norme che regolano la convivenza pacifica tra paesi venissero dimenticate e gettate nella spazzatura.
Se il Diritto disturbava Washington, per noi era un mezzo indispensabile per la comprensione e la pace.

Feci la proposta e nel gennaio del 1984 mi diedero l'incarico di lavorare sulla denuncia, in modo molto discreto, ma veloce.
Contattammo importanti professori universitari in Messico e negli Stati Uniti.
Il 9 aprile del 1984, dopo solo tre mesi dalla proposta, il Nicaragua introdusse la denuncia alla Corte della Aia. Un mese dopo, la Corte respinse all'unanimità il tentativo degli Stati Uniti di far cadere la denuncia e gli ordinò di sospendere immediatamente le azioni per minare i porti del Nicaragua e l'aggressione diretta al paese.
Gli Stati Uniti fecero un altro tentativo per evitare che la denuncia seguisse il suo corso, adducendo che il Nicaragua non era firmatario dello Statuto della Corte, ma venne respinto.
L'ultima tappa del processo fu la più difficile, perché la Corte doveva condannare la più grande potenza del mondo, ma il 27 giugno del 1986, emise la risoluzione con il voto favorevole di 14 dei 15 giudici e gli Stati Uniti vennero condannati con la sentenza più forte mai dettata contro le politiche di un paese (*Vedi in fondo alla pagina alcuni punti della sentenza).

Nel 1988, la Corte Internazionale di Giustizia, vedendo l'intransigenza degli Stati Uniti nel non cercare strumenti per un accordo bilaterale con il Nicaragua e al contrario, vedendo l'aumento delle sue azioni attraverso la Contra, stabilì che il Nicaragua venisse indennizzato da parte degli Stati Uniti per i danni causati tra il 1980 e marzo del 1988 (** Vedi in fondo alla pagina l'ammontare degli indennizzi divisi per voce).

Al momento di lasciare il potere nel 1990, il Governo calcolava un importo di 17 mila milioni di dollari come indennizzi.
Gli Stati Uniti considerarono la Corte non competente in questo caso specifico e non riconobbero la sua giurisdizione. Alla fine non rispettarono nessuna risoluzione, diventando così il primo e per ora, unico caso al mondo in cui uno Stato disobbedisce a una sentenza della CIG.
Il Nicaragua fu il primo paese in grado di strappare agli Stati Uniti la sua maschera, dimostrando che agiva contro il Diritto e che non rispettava i suoi impegni internazionali. E fu un impatto demolitore.

A partire da questa sentenza, si cominciò a vedere gli Stati Uniti come uno Stato terrorista che violava i più importanti trattati internazionali. Uno Stato che, nonostante la condanna, continua con cinismo a mantenere il suo posto nel Consiglio di Sicurezza della ONU e passeggiare con arroganza per il mondo dicendo ai paesi che devono rispettare i loro impegni internazionali.
Nel 1991, il nuovo governo di Violeta Barrios de Chamorro derogò la Legge 92 che stabiliva il proseguimento della denuncia fino ad ottenere una sentenza definitiva sugli indennizzi e scrisse una lettera alla CIG, indicando che il Nicaragua non avrebbe continuato la denuncia, in cambio di una promessa di prestiti e aiuti economici da parte degli Stati Uniti, calcolati in 200 milioni di dollari .
Nonostante ciò, è importante ricordare che gli obblighi derivanti da una sentenza non hanno scadenza e non possono essere annullati.
Sommando gli interessi di questi 20 anni, calcoliamo che l'indennità sarebbe oggi di 50 mila milioni di dollari.
La lezione che dobbiamo trarre da tutto questo processo è che la lotta non violenta per la pace e per la difesa del Diritto è una lotta che si può vincere, a patto che esistano governanti impegnati su questi temi.
Questi governanti lo potranno fare solo se saranno capaci di vivere senza la complicità con il terrorismo e l'autoritarismo di Washington, perché questo potrebbe portare solo ulteriori disastri e sofferenze per i nicaraguensi.
(Introduzione, traduzione e foto Giorgio Trucchi - Ass. Italia-Nicaragua gtrucchi@itanica.org )
* ("Decide che gli Stati Uniti d'America, addestrando, armando, equipaggiando, finanziando e rifornendo le forze Contras ed istigando, appoggiando ed assistendo in qualunque altra forma le attività militari e paramilitari in Nicaragua e contro esso, hanno violato, con relazione alla Repubblica del Nicaragua, l'obbligo che gli impone il Diritto Internazionale tradizionale di non intervenire nei temi di un altro Stato...
... Decide che collocando mine nelle acque interne o acque territoriali della Repubblica del Nicaragua durante i primi mesi del 1984, gli Stati Uniti d'America hanno violato, rispetto alla Repubblica del Nicaragua, gli obblighi che gli impone il Diritto Internazionale tradizionale di non ricorrere alla forza contro un altro Stato, di non intervenire nei suoi temi, di non attentare alla sua sovranità e di non interrompere il commercio marittimo pacifico....
... Decide che gli Stati Uniti d'America hanno l'obbligo di fronte alla Repubblica del Nicaragua, di riparare qualunque danno causato ad essa per la violazione del Trattato di Amicizia, Commercio e Navigazione tra le Parti, firmato a Managua il 21 gennaio del 1956"
).
** ( Importo degli indennizzi in dollari:

900 milioni per le persone assassinate e ferite;
275.400 milioni per danni materiali diretti;
1.280.700.000 per le perdite di produzione;
22.900.000 per danni causati dagli attacchi diretti effettuati dagli Stati Uniti;
1.353.300.000 per spese di difesa e sicurezza;
325.000.000 per danni derivati dall'embargo commerciale;
2.546.400.000 per i danni provocati al potenziale di sviluppo del Nicaragua;
2 mila milioni per danni causati allo sviluppo sociale;
1.068.700.000 per riparazione per i gravi attentati contro la sovranità del Nicaragua;
2.443.200.000 per riparazione per danni morali.)


 
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