
"A 20 anni della sentenza di
condanna
della Corte Internazionale
di Giustizia
al Governo degli Stati Uniti"
Conferenza di Miguel D'Escoto
Brockmann
Salone "Roberto González" - Unan
Managua
Mentre le politiche interventiste
del governo degli Stati Uniti nel mondo continuano incessantemente, cercando di
imporre un nuovo Ordine Mondiale e violando il diritto internazionale e la
sovranità dei popoli, in Nicaragua e nel mondo c'è ancora gente che non
dimentica una sentenza emessa dalla Corte Internazionale di Giustizia (CIG)
della Aia contro il governo statunitense.
Gli Stati Uniti vennero
condannati per l'aperta e svergognata politica di supporto alle forze
controrivoluzionarie che cercavano di abbattere il governo nicaraguense,
mettendo a nudo la loro illegale intromissione nell'indipendenza politica e la
sovranità territoriale del Nicaragua, violando così la Carta Magna delle Nazioni
Unite e dell'Organizzazione degli Stati Americani (OSA) e il diritto
internazionale in generale. Sono trascorsi vent'anni da quel 27
giugno 1986 e l'ex Ministro degli esteri del Nicaragua negli anni 80,
Padre Miguel D'Escoto Brockmann, ha ripercorso quegli eventi
per celebrarne l'anniversario e per ricordare l'estrema attualità di una
sentenza che ha fatto storia ed ha creato un precedente fondamentale per il
Diritto Internazionale. "Celebrare i venti anni della
sentenza della Corte Internazionale di Giustizia (CIG), che ha
condannato la brutale aggressione contro il Nicaragua negli anni 80, riafferma
il diritto inalienabile di tutti gli stati del mondo, indipendentemente dalla
loro ampiezza territoriale o potere militare ed economico, a decidere il loro
sistema politico, economico, sociale e culturale senza l'intervento di nessun
altro stato. La sentenza di condanna del terrorismo yankee nel
caso del "Nicaragua contro gli Stati Uniti", era destinata a trasformarsi nella
sentenza più importante emessa dalla CIG della Aia ed in realtà ha tracciato un
solco, una frontiera ed ha creato un precedente importantissimo per il futuro,
sempre che la follia imperialista statunitense non riesca per allora a
distruggere tutta la vita umana sul pianeta. Per dimostrare
l'importanza di questa sentenza, voglio sottolineare quello che l'analista Noam
Chomsky scrive nelle sue opere. Nel suo libro più recente, commenta
come gli Stati Uniti, nel caso interposto dal Nicaragua contro di loro alla Aia,
si siano trasformati in un paese che ha violato apertamente i più importanti
trattati internazionali, come la Carta Magna delle Nazioni Unite e quella della
OSA e come, per aver calpestato i principi fondamentali per la pace mondiale che
loro stessi hanno aiutato a creare e promulgare attraverso la via del diritto
internazionale generale e tradizionale, la Corte Internazionale di Giustizia li
ha considerati colpevoli di fare un uso illegale della forza.
In parole povere, questo vuol dire
"terrorismo internazionale". Nonostante questo, Washington non smette di
pensare che possa continuare a commettere aggressioni e genocidi nella
più assoluta impunità.
Di questa sentenza purtroppo si
parla molto poco in Nicaragua e questo perché i governi che si sono succeduti
dopo il 1990, i padroni dei principali mezzi di comunicazione ed i principali
capitalisti del paese, per associazione o complicità, sono stati tutti
condannati in questa sentenza e per questo motivo non ne vogliono parlare e la
vogliono dimenticare. Allo stesso tempo, tutte le persone che con me hanno
partecipato al processo che ha portato alla sentenza della Aia, non siamo stati
capaci di mantenere un livello sufficiente per poter garantire l'accesso
all'informazione a tutti i nicaraguensi.
Gli antecedenti della denuncia
contro gli Stati Uniti sono conosciuti da tutti. Il rovesciamento
della dittatura di Anastasio Somoza in Nicaragua avvenne durante il governo di
Jimmy Carter negli Stati Uniti. Carter, per le sue caratteristiche
personali e per le sequele psicologiche lasciata a livello nazionale da quella
che è conosciuta come "la sindrome del Vietnam", non era disposto ad agire
usando la stessa politica svergognata dai suoi predecessori, affinché il nostro
paese potesse svilupparsi in pace. Ma il fatto che Carter non fosse un
vero Falco come i suoi predecessori, non significa che scartasse una
soluzione militare contro la Rivoluzione Popolare Sandinista. Accompagnato
da altri governi della regione, Carter cercò di impedire la vittoria del
processo rivoluzionario e nel 1979, a pochi mesi dal Trionfo, durante la XVII
Riunione dei Ministri degli esteri della OSA, gli Stati Uniti cercarono di
imporre la formazione ed installazione in Nicaragua di una Forza Militare
Interamericana di Pace, per una ipotetica transizione democratica, evitando in
questo modo la presa del potere da parte della Frente
Sandinista.
Questo avrebbe voluto dire
mantenere un somozismo senza Somoza. Partecipammo a quella
riunione e riuscimmo a sconfiggere questa iniziativa e fu la prima gran
sconfitta degli Stati Uniti. Le crisi in Nicaragua ed in Iran
stavano deteriorando l'immagine degli Stati Uniti nel mondo e
contemporaneamente, "la sindrome del Vietnam" stava perdendo la sua forza per
frenare i Falchi nordamericani. In una dichiarazione a pochi mesi
dalla fine del suo mandato presidenziale, Carter fece capire quello che stava
per arrivare.
"La sconfitta nel Sud-Est asiatico
ci ha imposto una politica estera cauta. Questo atteggiamento è però terminato.
D'ora in avanti risponderemo aggressivamente a qualunque provocazione o
atteggiamento poco amichevole contro gli Stati Uniti." Con l'arrivo di
Ronald Reagan alla presidenza degli Stati Uniti, i propositi del governo
statunitense si concentrarono sull'abbattimento del Governo
sandinista. L'Honduras si trasformò in una grande base militare
nordamericana per addestrare la Contra, per entrare nel nostro territorio ed
assassinare quotidianamente i nostri contadini, maestri, medici e tutti quelli
che erano vincolati alla Rivoluzione. La situazione era eccessivamente
esplosiva e anche il Costa Rica ed El Salvador si schierarono con l'aggressione
yankee in Nicaragua.
In settembre del 1982 le
aggressioni erano già state più di 400 e vennero dettagliate in un libro che
abbiamo pubblicato.
Esistevano ormai le condizioni per
introdurre una denuncia contro gli Stati Uniti, ma in quel momento era una cosa
a cui non pensavamo assolutamente. Avevamo già sfidato gli Stati Uniti
postulando l'entrata del Nicaragua nel Consiglio di Sicurezza della ONU e questo
pur sapendo che nessun paese c'era riuscito senza il consenso degli Stati
Uniti. In quell'occasione siamo riusciti ad essere eletti il primo giorno
di votazione, perché la Rivoluzione godeva di un gran prestigio a livello
mondiale. Il vero elemento che ci convinse a sfidare gli Stati
Uniti nella Corte della Aia fu l'assassinio di Maurice Bishop e
l'invasione di Grenada nel 1983. Organizzammo un rigoroso monitoraggio dei
45 più importanti giornali degli Stati Uniti, cercando e leggendo tutto quello
che veniva scritto sull'invasione.
Molti editorialisti avevano scritto che il principio del "non intervento"
era stato concepito in un mondo differente, meno interdipendente e che ora il
mondo si era rimpicciolito e le relazioni si erano inquinate con valori e
dottrine esotiche.
Sapevamo che fino a che i leader
del mondo non si fossero messi d'accordo su che significato dare alla
"invasione", saremmo rimasti nella situazione del "si salvi chi può" e del
"debole contro il più forte".
Questo era il nuovo Ordine Mondiale
che volevano imporre gli Stati Uniti, perché si sentivano i più forti
economicamente e militarmente.
Bisognava fare qualcosa per la pace
e non solo dal Nicaragua, bensì a livello mondiale.
Bisognava fare qualcosa di
drammatico per riempire l'assenza del Diritto nelle relazioni internazionali.
Bisognava agire con intelligenza, ma anche con molta audacia, coraggio e senza
tentennamenti di fronte all'atteggiamento terroristico degli Stati Uniti e
resistere all'assoluta impunità di cui godevano per le loro aggressioni,
massacri di popoli e per appropriarsi delle loro risorse ed imporre la loro
volontà. Il diritto alla pace, come qualunque altro
diritto, si deve difendere con coraggio e pensai che fosse
giunto il momento di portare gli Stati Uniti di fronte alla Corte Internazionale
di Giustizia e dimostrare che non potevamo accettare che le norme che regolano
la convivenza pacifica tra paesi venissero dimenticate e gettate nella
spazzatura. Se il Diritto disturbava Washington, per noi era un mezzo
indispensabile per la comprensione e la pace. Feci la proposta e nel
gennaio del 1984 mi diedero l'incarico di lavorare sulla denuncia, in modo molto
discreto, ma veloce. Contattammo importanti professori universitari in
Messico e negli Stati Uniti. Il 9 aprile del 1984, dopo solo tre
mesi dalla proposta, il Nicaragua introdusse la denuncia alla Corte della Aia.
Un mese dopo, la Corte respinse all'unanimità il tentativo degli Stati Uniti di
far cadere la denuncia e gli ordinò di sospendere immediatamente le azioni per
minare i porti del Nicaragua e l'aggressione diretta al paese. Gli Stati
Uniti fecero un altro tentativo per evitare che la denuncia seguisse il suo
corso, adducendo che il Nicaragua non era firmatario dello Statuto della Corte,
ma venne respinto. L'ultima tappa del processo fu la più difficile, perché
la Corte doveva condannare la più grande potenza del mondo, ma il 27
giugno del 1986, emise la risoluzione con il voto favorevole di 14 dei
15 giudici e gli Stati Uniti vennero condannati con la sentenza
più forte mai dettata contro le politiche di un paese (*Vedi in fondo alla pagina
alcuni punti della sentenza). Nel 1988,
la Corte Internazionale di Giustizia, vedendo l'intransigenza
degli Stati Uniti nel non cercare strumenti per un accordo bilaterale con il
Nicaragua e al contrario, vedendo l'aumento delle sue azioni attraverso la
Contra, stabilì che il Nicaragua venisse indennizzato da parte
degli Stati Uniti per i danni causati tra il 1980 e marzo del 1988
(** Vedi in fondo alla pagina l'ammontare degli indennizzi divisi
per voce).
Al momento di lasciare il
potere nel 1990, il Governo calcolava un importo di 17 mila milioni di
dollari come indennizzi. Gli Stati Uniti considerarono la Corte
non competente in questo caso specifico e non riconobbero la sua giurisdizione.
Alla fine non rispettarono nessuna risoluzione, diventando così il primo e per
ora, unico caso al mondo in cui uno Stato disobbedisce a una sentenza della
CIG. Il Nicaragua fu il primo paese in grado di strappare agli Stati Uniti
la sua maschera, dimostrando che agiva contro il Diritto e che non rispettava i
suoi impegni internazionali. E fu un impatto demolitore. A partire da
questa sentenza, si cominciò a vedere gli Stati Uniti come uno Stato
terrorista che violava i più importanti trattati internazionali. Uno Stato che,
nonostante la condanna, continua con cinismo a mantenere il suo posto nel
Consiglio di Sicurezza della ONU e passeggiare con arroganza per il mondo
dicendo ai paesi che devono rispettare i loro impegni
internazionali. Nel 1991, il nuovo governo di
Violeta Barrios de Chamorro derogò la Legge 92 che stabiliva il proseguimento
della denuncia fino ad ottenere una sentenza definitiva sugli indennizzi e
scrisse una lettera alla CIG, indicando che il Nicaragua non avrebbe continuato
la denuncia, in cambio di una promessa di prestiti e aiuti economici da parte
degli Stati Uniti, calcolati in 200 milioni di dollari .
Nonostante ciò, è importante
ricordare che gli obblighi derivanti da una sentenza non hanno scadenza e non
possono essere annullati. Sommando gli interessi di questi 20 anni,
calcoliamo che l'indennità sarebbe oggi di 50 mila milioni di
dollari.
La lezione che dobbiamo
trarre da tutto questo processo è che la lotta non violenta per la pace
e per la difesa del Diritto è una lotta che si può vincere, a patto che esistano
governanti impegnati su questi temi. Questi governanti lo potranno fare
solo se saranno capaci di vivere senza la complicità con il terrorismo e
l'autoritarismo di Washington, perché questo potrebbe portare solo ulteriori
disastri e sofferenze per i nicaraguensi.
* ("Decide che gli Stati Uniti
d'America, addestrando, armando, equipaggiando, finanziando e rifornendo le
forze Contras ed istigando, appoggiando ed assistendo in qualunque altra forma
le attività militari e paramilitari in Nicaragua e contro esso, hanno violato,
con relazione alla Repubblica del Nicaragua, l'obbligo che gli impone il Diritto
Internazionale tradizionale di non intervenire nei temi di un altro
Stato... ... Decide che collocando mine nelle acque interne o acque
territoriali della Repubblica del Nicaragua durante i primi mesi del 1984, gli
Stati Uniti d'America hanno violato, rispetto alla Repubblica del Nicaragua, gli
obblighi che gli impone il Diritto Internazionale tradizionale di non ricorrere
alla forza contro un altro Stato, di non intervenire nei suoi temi, di non
attentare alla sua sovranità e di non interrompere il commercio marittimo
pacifico.... ... Decide che gli Stati Uniti d'America hanno l'obbligo di
fronte alla Repubblica del Nicaragua, di riparare qualunque danno causato ad
essa per la violazione del Trattato di Amicizia, Commercio e Navigazione tra le
Parti, firmato a Managua il 21 gennaio del 1956").
** ( Importo degli
indennizzi in dollari: 900 milioni per le persone assassinate e
ferite; 275.400 milioni per danni materiali diretti; 1.280.700.000 per
le perdite di produzione; 22.900.000 per danni causati dagli attacchi
diretti effettuati dagli Stati Uniti; 1.353.300.000 per spese di difesa e
sicurezza; 325.000.000 per danni derivati dall'embargo
commerciale; 2.546.400.000 per i danni provocati al potenziale di sviluppo
del Nicaragua; 2 mila milioni per danni causati allo sviluppo
sociale; 1.068.700.000 per riparazione per i gravi attentati contro la
sovranità del Nicaragua; 2.443.200.000 per riparazione per danni
morali.)
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