
Attilio Folliero, www.lapatriagrande.net
Caracas, 27/05/2007
Il caso della
televisione venezuelana “RCTV” ha assunto dimensioni mondiali. Ovunque si sta
parlando della “chiusura” della Televisione venezuelana “RCTV”. Il motivo per
cui se ne parla é dovuto unicamente al fatto che c'é di mezzo il governo di
Hugo Chavez. Ogni anno chiudono in tutto il mondo centinaia di televisioni
perché le competenti autoritá locali decidono di revocare o non rinnovare la
concessione dello spettro radioelettrico per poter trasmettere, evidentemente
nell’interesse superiore della collettivitá o per motivi stabiliti dalle leggi
locali.
Da oltre un anno esiste
Telesur, la televisione del Sud America, una delle poche televisioni
transnazionali esistenti al mondo, assimilabile a CNN, Aljazira ed Euro News.
Ebbene in Venezuela, che é la sede di questa TV, fino a pochi mesi fa poteva
trasmettere solamente via cavo, un servizio a pagamento e costosissmo; costa
non meno di 50 dollari mensili ricevere
un pacchetto con un certo numero di canali.
La mancanza di frequenze
libere obbligava lo stato venezuelano, maggiore azionista di questa televisione
transnazionale, a trasmettere solo via cavo. Il problema é stato parzialemnte
risolto per determinate zone del Venezuela, acquistando l’utilizzo delle
frequenze assegnate ad altre TV, e in particolare acquistando l’utilizzo delle
frequenze di CMT, una delle principali TV implicate nel Golpe del 2002. Si è
trattato di un negoziato giuridico, mediante il quale si è “chiusa” una
televisione ed aperta un’altra. Nessuno ha avuto niente da ridire.
Lo spettro delle
frequenze é un bene pubblico inalienabile in qualsiasi parte del mondo. Lo
Stato assegna le frequenze mediante un contratto di concessione, in base al
quale per un determinato numero di anni le frequenze sono concesse in uso ad un
privato, che puó ovviamente utilizzarle per trasmettere secondo le norme
previste. Ossia, anche in presenza di una concessione, la Tv assegnataria deve
comunque sottostare a delle norme, pena la revoca immediata, oltre a possibili
sanzioni amministrative e/o penali. In Italia abbiamo assistito negli anni
ottanta alla chiusura, sia pure per poche ore, delle televisioni di Berlusconi,
da parte di un giudice in quanto in quel determinato momento Berlusconi stava
violando le leggi vigenti in materia. Sono situazioni assolutamente normali in
qualsiasi paese.
Al termine del contratto
di concessione, lo Stato puó decidere di rinnovare il contratto di concessione
dell’utilizzo delle frequenze allo stesso attore oppure non rinnovare il
contratto ed assegnare l’utilizzo di quelle stesse frequenze ad altri o
utilizzarle in prima persona.
È esattamente quanto
succede in tutto il mondo con i beni inalienabili, ossia beni di interesse
pubblico superiore che non possono essere trasferiti a titolo definitivo ai
privati. Lo Stato per opportune ragioni puó decidere che in un determinato
momento questi beni possano essere assegnati e sfruttati da privati,
riservandosi il diritto di rientrarne in possesso al termine del contratto od
in qualsiasi momento, secondo i casi, secondo le leggi.
Nessuno si permette di
intromettersi nelle decisioni degli Stati sovrani e sarebbe successo lo stesso
anche in questo caso. Invece per RCTV si monta un caso di proporzioni mondiali.
Quasi ovunque si sta parlando del governo Chavez come di un governo
dittatoriale che reprime la liberta di stampa, la libertá di informazione; di
un governo che chiude un canale dell’opposizione! Niente di piú falso.
Il legittimo governo
venezuelano che presiede Hugo Chavez non ha chiuso nessun canale
dell’opposizione; non sta chiudendo RCTV. Scaduto il contratto di concessione
dell’utilizzo delle frequenze, esattamente alla mezzanotte del 27 maggio 2007,
ha deciso in modo legittimo e sovrano di non rinnovarlo con la societá
proprietaria del Canale TV “RCTV”. Dietro questa decisione ci sono motivi
importanti, di interessi superiori della collettivitá che ha diritto ad un
servizio televisivo pubblico, come succede in Italia ed in tutti i paesi
civili. In Venezuela é evidente lo squilibrio del servizio televisivo,
praticamente a favore del settore privato. Anzi quando Hugo Chavez viene elettopraticamente
non esiste un servizio pubblico. L’unica Tv pubblica “Venezolana de Television”
(VTV), praticamente invisibile alla maggioranza del popolo venezuelano, era in
fase di smantellamento e privatizzazione.
Esistevano ed esistono,
per contro grandi canali privati a carattere nazionale nelle mani di poche
famiglie, tra l’altro imparentate tra di loro ed allo stesso tempo proprietarie
degli altri mezzi di diffusione dell’informazione (stampa, radio, Tv via cavo e
telefonia). Una concentrazione che in Italia per esempio non sarebbe permessa.
Una concentrazione dei mezzi di informazione che é emersa chiaramente durante
gli anni di opposizione durissima al governo Chavez, tra il 2001 ed il 2004.
Chi scrive, in Venezuela
da oltre cinque anni, é stato testimone, anzi spettatore incredulo di quanto
stava passando.
Arrivato in Venezuela
nel marzo 2002 e guardando la realtá con gli occhi di un italiano e soprattutto
sulla base delle leggi italiane rimaneva incredulo di fronte allo spettacolo
cui assisteva ogni giorno.
Hugo Chavez arriva al
Governo vincendo le elezioni nel dicembre 1998. I primi due anni di governo
sono dedicati alle grandi riforme istituzionali, appoggiate da tutti, anche dai
mezzi di informazione ed in parte anche
dall’opposizione. La nuova
costituzione, ad esempio, é approvata con oltre il 90% dei voti.
I problemi arrivano
quando il governo di Hugo Chavez, in nome del popolo, decide di vederci chiaro
con gli introiti derivanti dall’utilizzo delle grandi risorse di cui é ricco il
Venezuela, non solo il petrolio, ma gas, ferro, oro,
bauxite e altro.
Ricordiamo che il
Venezuela ha la riserva di petrolio accertata piú grande del mondo: oltre
300.000 milioni di barili di petrolio. L’industria petrolifera era stata
nazionalizzata negli anni settanta ed il Venezuela essendo uno dei principali
produttori mondiali di petrolio (attualmente produce 3 milioni di barili al
giorno, ma la produzione, sulla base dei contratti stipulati é praticamente
destinata a raddoppiare entro il 2012) ricava ingenti quantitá di denaro. Trattandosi
di impresa statale si presupponeva che queste ingenti risorse affluissero allo
stato.
Quando Hugo Chavez
arriva al governo trova una situazione disastrosa: il Venezuela produce si
tanto petrolio, ma gli introiti sono pochissimi. Colpa sia della congiuntura
internazionale, con prezzi del petrolio ai minimi storici sia della situazione interna, dove PDVSA
addirittura é quasi in perdita e si parla della sua privatizzazione.
Hugo Chavez é l’artefice
della risalita dei prezzi e della rinascita della OPEC: i suoi giri
internazionali nei primi anni di governo, le sue viste ai principali governanti
dei paesi OPEC e la congiuntura internazionale (l’enorme sviluppo capitalistico
dei paesi industrializzati e della Cina, che necessitano sempre piú energia e
le invasioni nordamericane) determinano un innalzamento dei prezzi.
A livello interno inizia
quella ristrutturazione che toglierá definitivamente di mezzo le famiglie
oligarchiche venezuelane dalla gestione del petrolio. In sostanza fino al 2003,
PDVSA pur essendo una societá statale era gestita da una “aristocrazia” in modo
clientelare e nell’interesse non solo proprio, ma anche di potenze straniere
(USA).
PDVSA, l’industria
petrolifera Venezuelana, fino al 2003 era uno stato dentro lo Stato e funzionava
come una impresa privata. Il livello di autonomia di gestione era talmente alto da poter definire in tutta autonomia la
politica petrolifera dello stato, anzi gli interessi dello stato era secondari
rispetto ai propri.
Quando il Governo
Chavez, di fronte alle necessitá di un 75% della popolazione che viveva nella
piú assoluta miseria inizia a scardinare questo stato di fatto, appaiono i
contrasti con l’oligarchia, che controllando i mezzi di comunicazione riesce a
manipolare ed influenzare una parte consistente della popolazione.
A partire dal dicembre
2001, le televisioni private venezuelane smettono di fare televisione per
vestire i panni dell’opposizione al governo. Si trasformano in un vero partito
politico. Di fatto smettono la normale programmazione fatta di informazione e
di intrattenimento con film, spettacoli e programmi vari per dedicarsi 24 ore
al giorno in una continua attivitá propagandistica antigoverno.
In Venezuela l’entrata
sulla scena politica di Chavez aveva spazzato via tutti i partiti politici fino
ad allora esistenti. Letteralmente l’opposizione politica si scioglie. Non ha
nessun credito nell’opinione pubblica venezuelana. Questo ruolo viene assunto
appunto dalle televisioni private, che concentrate nella mani di poche famiglie
oligarchiche praticamente si trasformano in una sola grande catena televisiva.
Ovviamente la forza della televisione é tale da riuscire a manipolare una parte
consistente della popolazione, fino al punto massimo di riuscire a convogliare
centinaia di migliaia di persone nella famosa marcia del 11 aprile del 2002.
Gli spettatori vengono trasformati in carne da macello.
Come dimostrato
ampiamente, le grandi televisioni private venezuelane sono i veri protagonisti
del colpo di stato del 2002, pianificato a Washington. Invitiamo a leggere sul
tema “Il Codice Chavez” di Eva Golinger.
Il copione del colpo di
Stato era stato scritto in funzione dell’azione delle televisioni. Per mesi il
loro ruolo é stato di “avvelenare” la gente, entrare nella testa della gente,
con trasmisisoni appositamente confezionate, con la finalitá di portare la
gente ad un odio altissimo verso Chavez. Quando l’odio raggiunge livelli
altissimi, la persona praticamente perde il controllo di se stessa ed é capace
di qualsiasi atto verso la persona odiata.
Quando l’odio ha
raggiunto il punto piú alto, l’undici aprile del 2002, queste persone che
letteralmente odiavano Chavez sono state concentrate in una marcia, autorizzata
per un determinato percorso e dirottata illegalmente verso il palazzo del governo.
Il copione scritto a
Washington prevedeva la presenza di cecchini in prossimitá di Puente Llaguno. I
cecchini non solo avrebbero dovuto sparare sui manifestanti che appoggiavano
Chavez, li concentrati, ma anche e soprattutto sulla marcia dell’opposizione
per far ricadere la colpa su Chavez. Il copione é stato rispettato in pieno. Le
televisioni private presenti sul luogo dell’eccidio hanno documentato i fatti,
mostrando solo quello che gli conveniva: hanno mostrato alcuni chavisti che sparavano
e dicevano di sparare contro la marcia dell’opposizione. Le televisioni,
artefici del golpe, avevano preso in affitto da mesi le terrazze degli edifici
che offrivano la migliore visuale per riprendere gli avvenimenti. Perché
affittare un terrazzo in prossimitá del Puente Llaguno, quando non era
minimamente prevedibile che li potesse succedere qualcosa?
La complicitá delle
televisioni nel golpe non é comprovato solo da documenti e testimonianze, ma ci
sono le confessioni in diretta degli stessi protagonisti. La mattina del 12
aprile 2002, nella certezza di aver conquistato il potere, i vari protagonisti
confessano in diretta come erano stati pianificati gli eventi.
I golpisti e le
televisioni avevano pianificato tutto nei minimi dettagli, sottovalutando peró
un elemento: il popolo. Il popolo venezuelano non era disposto a sorbirsi una
nuova dittatura. Il popolo venezuelano veniva da 40 anni di profonda
repressione dei governi cosiddetti democratici, che avevano preso il posto
delle dittature secolari. In sostanza, il popolo venezuelano fin dall’arrivo di
Cristoforo Colombo e degli europei non aveva fatto altro che vivere nella
dittatura, nella repressione e nella miseria. Nei soli tre anni di governo
Chavez aveva conquistato una dignitá e una speranza tale che era disposto a
tutto pur di non tornare al passato. Fu basicamente la reazione spontanea del
popolo a riscattare al presidente Chavez ed a sconfiggere il colpo di stato.
Il colpo di stato ha
rappresentato anche la presa di coscienza di molti oppositori: parte dell’opposizione
a Chavez si é resa conto di come era stata ingannata, manipolata ed ha appoggiato
Chavez. Nascono, in questo momento, movimenti in appoggio a Chavez nell’ambito
della classe media e media-alta: “Clase media en positivo” ed “Empresarios por
Chavez” per fare qualche esempio.
Il colpo di stato non ha
significato solo 19 morti il giorno della marcia (11 aprile 2002); ci sono
centinaia di morti, vittime della repressione violenta delle forze dell’ordine
al servizio del breve governo dittatoriale di Carmona. Il numero é rimasto
imprecisato.
Il ruolo oppositore
della televisione privata é comunque continuato ed é sfociato nel nuovo
tentativo di colpo di stato del dicembre 2002.
Una delle principali
accuse rivolte a Chavez, da parte dei media mondiali, ovviamente manipolati
dall’informazione statunitense, é quella di essere un dittatore, di aver
accentrato tutti i poteri. Falso. Niente di piú falso! In Venezuela esiste una
netta divisione fra i classici poteri di uno stato: legislativo, esecutivo e
giudiziario. Ma risulta anche che uno di questi tre poteri, quello giudiziario
é praticamente al servizio dell’oligarchia. Si spiega solo in questo modo come
mai di fonte alla presenza di reati gravissimi, accertati e confessati, quali
la preparazione e consumazione di colpi di stato, assalti ad ambasciate,
attentati terroristici, omicidi ed assassini di giudici praticamente nessun
colpevole finisce in carcere.
La dinamica del colpo di
stato del 2002 é accertata pienamente; i responsabili della serrata del
dicembre 2002 sono ben noti; l’allora governatore delo Stato Miranda, Enrique
Mendoza, oltre che essere uno dei protagonisti principali é soprattutto famoso per aver diretto
l’occupazione e chiusura della Televisione di Stato, VTV. Immaginate il presidente
della Regione Lazio alla testa di un gruppo che va ad occupare e chiudere la
RAI? Ovviamente chiedo scusa al presidente della Regione Lazio per tale
irriverente accostamento, ma praticamente di fatto in Venezuela, sotto gli
occhi delle telecamere é successo proprio questo: l’equivalente venezuelano del
presidente della Regione Lazio, ossia Enrique Mendoza, presidente della Regione
Merida, in cui ha sede VTV, equivalente alla nostra RAI, ha letteralmente diretto l’occupazione di
VTV. Nessun giudice, almeno fino ad oggi, lo ha trovato colpevole di qualche
reato.
Sempre sotto gli occhi
delle telecamere si é svolto l’assedio dell’Ambasciata di Cuba a Caracas;
questa volta l’assedio, sfociato nell’isolamento materiale dell’edificio con il
taglio dell’eletricitá e dell’acqua era diretto, sempre sotto gli occhi delle
telecamere da un tale Oscar Perez e dal sindaco di Baruta, municipio in cui ha
sede l’ambasciata, tale Capriles Radoski, che materialmente attraverso una
scala riesce a penetrare all’interno dell’ambasciata e pretendere che gli vengano
consegnati alcuni ministri del deposto governo Chavez suppostamente rifugiati
all’interno della stessa amabsciata.
Nessun tribunale li ha
ritenuti colpevoli. Nessun tribunale ha mai incriminato i militari artefici del
golpe, nessun tribunale ha mai incriminato proprietari dei vari media e giornalisti
rei confessi di aver partecipato all’organizzazione dei fatti che portarono
alla deposizione momentanea del presidente della Repubblica Hugo Chavez. Il
proprietario di una delle grandi televisioni private, ossia di Globovision,
oltre che proprietario di banche ed altre grandi imprese venezuelane é uno dei
pochi agli arresti domicialiari, incriminato come autore intellettuale
dell’omicidio del Giudice Andreson, il giudice che stava indagando su tutti i
fatti piú neri della storia venezuelana recente e che fu fatto saltare in aria
all’interno della sua auto.
L’altro presunto autore
intellettuale dell’omicidio é la direttrice del Giornale Nuevo Pais, Patrizia
Poleo, scappata poi negli Usa. Per il resto nessun colpevole.
Il Tribunale Supremo di
Giustizia ha dichiarato che non si é trattato di un colpo di stato ed i
militari coinvolti non hanno compiuto alcuna azione delittuosa! Risulta che il
vice ammiraglio Ramirez, uno dei principali militari coinvolti nel golpe é
l’artefice della lettura in televisione, il giorno del colpo di stato, l’11
aprile 2002, di un comunicato in cui si annuncia che a Caracas c’erano gia’ sei
morti e Chavez ne era il responsabile; pertanto i militari disconoscevano
l’autoritá del presidente.
Da una confessione del
giornalista della CNN, Otto Neutchtel, che faceva parte di una trupe televisiva
incaricata di registrare questo famoso comunicato, sappiamo che la
registrazione avvenne la mattina del golpe, molte ore prima che a Caracas ci
fosse il primo morto e che la registrazione avvenne nella casa di un famoso
giornalista, Napoleon Bravo, coinvolto direttamente lui e la sua televisione,
Venevision, la principale Tv del Venezuela in questo golpe. E’ uno dei famosi
giornalisti reo confessi la mattina del 12 aprile.
Nessuno dunque é mai
finito in galera, a parte il proprietario di Globovision agli arresti
domicialiari. Ad oggi in pratica sono incriminati solamente due persone, ma
nessuno dei due è in carcere. Il dittatore Carmona quando era agli arresti
domiciliari fu fatto scappare e raggiungendo il Consolato della Colombia, dal governo colombiano ottenne lo
status di rifugiato politico e pertanto oggi é libero di cospirare in Colombia.
L’altro che finí agli arresti fu Carlos Ortega, segretario della CTV, che era
il principale sindacato del Venezuela. È riuscito a sfuggire alla giustizia per
ben due volte. La prima volta, quando era agli arresti domicialiari, si rifugió
nell’Ambasciata del Costa Rica ed ottenne lo status di rifugiato politico.
Ritornato clandestinamente in Venezuela, fu arrestato mentre giocava a poker in
un famoso Casino di Caracas. Rinchiuso in un carcere di massima sicurezza, fu
fatto evadere poco tempo dopo. Oggi vive in Perú. A proposito di Carlos Ortega,
oltre ad essere il segretrio della CTV, l’equivalente della CGIL é un
imprenditore del settore trasporti e la sua elezione a segretario non è mai
stata riconosciuta dal Consiglio
Nazionale Elettorale chiamato a presiedere la regolaritá delle elezioni interne
di partiti e sindacati. Immaginate un Montezemolo dirigere la CGIL? Tra i
grandi misteri del Venezuela c’e quello dell’alleanza Sindacato CTV –
Fedecamara, l’equivalente della nostra Confindustria. Sono rimaste nella storia
delle televisione venezuelana i quotidiani resoconti giornalieri del duo Carlos
Ortega, segretario della CTV e di Carlos Fernandez presidente di Fedecamara. Il
potere della televisione in questo paese é tale che tutto avviene o é avvenuto
sotto gli occhi delle telecamere, perfino i colpi di stato!
Praticamente accertato
il ruolo delle televisioni nei vari colpi di stato, risulta difficile da capire
come mai queste continuano a trsmettere. Come mai non sono state chiuse?
RCTV non solo é complice
nell’organizzazione dei colpi di stato, ma si é macchiata anche di altri reati:
ha violato sistematicamente la legge che regola le trasmissioni televisive,
come trasmettere programmi riservati ad un pubblico adulto in orari adatti a
tutto il pubblico. I suoi programmi, a giudizio dello scrivente, che ovviamente
non fa testo, sono di una tale bassezza per cui non vale la pena neppure
prenderla in considerazione. L’altro giorno in uno dei programmi principali
“Video loco”, un programma comico la scenetta da cui secondo gli autori doveva
scaturire la risata, era costruita attorno ad un nano. Allo scrivente sembra
assurdo che si possa utilizzare una categoria di persone cosí sfortunate,
quella dei nani, per costruirci la risata.
Certo non per questo si
chiude una televisione! E infatti RCTV non é stata chiusa come si dice in giro.
Semplicemente é terminato il contratto che aveva stipulato con lo Stato per
ottenere la concessione delle frequenze. Infatti RCTV non chiude; semplicemente
smette di trasmettere in chiaro e dovrá limitarsi a trasmettere via cavo. RCTV
continuerá a trasmettere!
Rimane un interrogativo
da chiarire. Come detto all’inizio decine, centinaia di televisioni perdono le
frequenze, ossia lo Stato non rinnova la concessione dell’uso delle frequenze,
ma nessuno dice niente. In questo caso invece tutto il mondo ne parla.
Non c’è solo il progetto
politico di Chavez, che consiste in una distribuzione delle ingenti ricchezze
di cui é ricco il Venezuela in modo equo, fra tutte le classi sociali,
ricchezze fino all’avvento di Chavez appannaggio delle classi oligarchie e di
una piccola parte della popolazione, non piú del 20%. Il progetto di Chavez non
é avversato dalla maggior parte dei capitalisti locali, basti pensare al
presidente del Banco Banesco. Chavez sta portando per la prima volta in
Venezuela la democrazia, che da Lenin fu definita il miglior involucro del
capitale ed infatti molti capitalisti stanno facendo affari come da nessuna
parte ed in nessun altro paese del mondo. Provate a parlare male di Chavez ai
capitalisti del settore dei trasporti! Le vendite delle auto nel 2006 sono
aumentate del 500% rispetto all’anno precedente; nei primi 4 mesi del 2007 le
vendite hanno uguagliato le vendite di tutto il 2006! La costruzione di strade,
autostrade, ponti, ferrovie, metropolitane, ecc... stanno facendo fare affari
d’oro ai capitalisti di tutto il mondo, comprese le grandi imprese italiane.
Per avere una idea, qua in meno di 3 anni, dalla fine del 2003, quando lo Stato
riesce ad appropriarsi pienamente di PDVSA, é stato costruito un ponte che é
l’equivalente del Ponte di Messina ed é gia’ iniziata la costruzione di un
altro ponte della stessa grandezza! In tre anni sono stati realizzati gli
stessi chilometri di linea metropolitana di cui é dotata l’intera Italia (156
km); é iniziata la costruzione della ferrovia nazionale, che in 10 anni
raggiungerá oltre 10.000 Km. Come giá detto, la produzione giornaliera di
petrolio raddoppierá nei prossimi 5 anni. Si provvederá non solo ad estrarre
petrolio, ma anche a raffinarlo, con la costruizione di un’altra grande
raffineria. In Venezuela é attiva la raffineria di petrolio piú grande del
mondo: El Palito, capace di raffinare da sola un milione di barili al giorno.
Se ne affiancherà’ un’altra di pari proporzioni.
Chavez, per essere socialista
avversa il capitalismo, peró il capitalismo non é contro Chavez. Chi é dietro
gli attacchi a Chavez é precisamente l’oligarchia che controlla i media di
informazione.
È notorio, che a livello
mondiale, 5 (cinque) agenzie
controllano il 96% delle notizie. Praticamente USA, Unione Europea e
Giappone controllano il 90% dell’informazione mondiale. Delle 300 imprese di
informazione piú importanti del mondo, ben 144 sono statunitensi, 80
dell’Unione Europea e 49 del Giappone.
L’oligarchia venezuelana
controlla precisamente i mezzi d’informazione venezuelani e questa stessa
oligarchia é socia con Bush padre in Direct TV, una delle principali societá di
diffusione della TV via cavo del continente americano; questa stessa oligarchia
venezuelana, che si chiama Zuloaga, Mezerani e soprattutto Cisneros, che
assieme al messicano Carlos Slim é uno degli uomini piú ricchi dell’America
Latina e del mondo intero.
Si comprende facilmente
perché il mancato rinnovo di un contratto di concessione dell’utilizzo delle
frequenze, affare interno di uno stato sovrano, nel caso di RCTV ha raggiunto
l’opinione pubblica mondiale.
Pur essendo il primo caso del genere, sappiamo che non
sará l’unico, perché la storia si ripeterá presto in Ecuador, dove addirittura
la situazione é anche peggiore rispetto a quella del Venezuela. In Ecuador vi é
una concentrazione del 100% delle televisioni nelle mani di poche famiglie
oligarchiche. Non esiste nessuna televisione pubbica.
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