Purtroppo -
ha continuato l'attivista della RMCV - ci sono servitori pubblici che continuano
a considerare la violenza intrafamiliare come un problema privato ed esiste una
grande complicità delle istituzioni con questa logica familiare violenta, la
quale, alla fine, crea un fenomeno di totale impunità. Si trovano sempre delle
attenuanti per gli aggressori che hanno maltrattato, violentato od ucciso
la loro compagna od i loro figli e figlie", ha concluso Millón.
Per
denunciare questa situazione e creare coscienza nella popolazione, la RMCV ed
altre organizzazioni hanno promosso manifestazioni tutti i giovedì in varie
città del paese.
Ragioni
profonde
Una delle cause del veloce incremento della
violenza di genere e del femminicidio è la crisi che sta vivendo il
modello patriarcale e maschilista nella regione centroamericana.
Secondo Mónica Zalaquett, direttrice del Centro de
Prevención de la Violencia (CEPREV), organizzazione che da più di dieci
anni lavora sulla prevenzione di varie forme di violenza, tra di esse quella di
genere, e l'abuso sessuale contro l'infanzia, "tutte queste forme di violenza
le analizziamo da un punto di vista integrale che le accomuna, in quanto sono
originate da uno stesso problema di fondo che è la cultura patriarcale e le
modalità proprie di ogni società e paese. Viviamo in un contesto di apparente
modernità per l'esistenza di leggi che trattano il tema, ma queste leggi hanno
una modernità che non ubbidisce allo sviluppo culturale, sociale, politico ed
economico delle nostre società, bensì ad una pressione esterna per
modernizzarle".
Per la
direttrice del CEPREV i cambiamenti di genere negli ultimi anni
hanno creato un forte scontro con la mentalità medievale esistente, la quale è
portatrice di credenze, culture, stereotipi molto radicati. "Si tratta di un
paradigma molto forte, arretrato e patriarcale, che è relazionato all'identità
di genere e che sta vivendo una crisi molto profonda per la grave situazione
economica e la disoccupazione dell'uomo. Quando ad un uomo si toglie il potere -
ha continuato Zalaquett -, gli si sta togliendolo una parte della propria
identità maschile, che è associata indissolubilmente al lavoro ed al ruolo di
mantenere la famiglia. Questo ruolo si sta gradualmente trasferendo alla donna
in modo pubblico e riconosciuto e contemporaneamente, aumenta anche il suoi
protagonismo, con un carico maggiore rispetto al passato. Per le donne, questa nuova
condizione diventa molto spesso un problema, in quanto vengono forzate a
ricoprire ruoli tradizionalmente maschili, continuando però a svolgere i
classici compiti femminili e ciò viene costantemente messo in discussione dagli
uomini".
L'esperta
in temi di genere ha inoltre spiegato che ci si trova di fronte al problema di
un cambiamento di ruoli in ambito pubblico, ma non all'interno della famiglia,
e che si è generato un cambiamento nella relazione di potere, ma non nella
mentalità delle persone, "abbiamo quindi forzato un cambiamento nella relazione
di potere tradizionale, ma all'interno dell'ambito familiare la donna continua a
rimanere senza protezione, rinchiusa in una sorte di "terra di nessuno", dove
impera l'impunità e la dittatura familiare. È difficile che la donna possa
difendersi in questa situazione ed abbiamo mascolinizzato la donna senza
femminizzare l'uomo".
La crisi del
machismo
In questo contesto, la crisi economica, la
crescente disoccupazione e la conseguente perdita di potere d'acquisto maschile,
sono le cause della violenza, perché essa serve a restituire il potere che
l'uomo sente minacciato quando perde il potere economico. "Esiste un fenomeno di
rivincita dell'uomo nei confronti della donna ed il livello crescente di
violenza è una specie di vendetta maschile attraverso la violenza domestica.
La nostra
cultura e questa logica autoritaria della famiglia, di tipo verticale,
gerarchica, dittatoriale, è una logica molto presente in tutta la regione e
richiede della violenza per mantenersi, perché sotto questa logica autoritaria
la violenza è una risorsa per poter imporre la propria
autorità.
Nelle famiglie - ha ricordato Zalaquett - si continuano a
perpetrare la credenza che esistono valori diversi tra le persone. L'uomo vale
più della donna e gli adulti valgono più dei giovani e dei bambini. Chi ha la
pelle chiara vale di più di chi l'ha scura e chi ha maggiori entrate economiche
vale di più degli altri membri. In questa gerarchia, chi ha il potere ha anche
la ragione e la sua parola non si discute. Nell'ambito familiare non esistono le
libertà democratiche che sono plasmate nello Stato di Diritto. Le libertà di
pensiero, d'espressione ed anche di movimento sono severamente represse e
l'impunità e la violenza sono diventate cose normali, generando una bassa
autostima tra i componenti della famiglia, soprattutto tra i bambini e le
bambine, perché per dominare una persona la si deve spogliare della propria
fiducia, sicurezza in sé stessi, dell'autostima, fin dall'infanzia. Tutto ciò
genera in essi due
reazioni: la sottomissione o la ribellione.
Per i
bambini si tratta di un vero e proprio furto della loro parte femminile, con la
proibizione di esprimere sentimenti, affettività, emozioni. Una vera castrazione
emozionale affinché cresca "bien macho" e questo ostacola l'empatia con
la donna, tanto che la sociopatia in questi paesi è diventata una malattia
sociale".
Per Zalaquett, esiste una vera
crisi del modello maschilista tradizionale ed apparentemente
nessuno gli sta dando importanza, mentre il CEPREV esorta a
lavorare con gli uomini per evidenziare che, in questa situazione di violenza,
anche loro hanno molto da perdere.
"Esiste un dramma del
machista che bisogna prendere in considerazione, perché crediamo
che sia l'unico modo per tentare di cambiare questa situazione. Le donne vengono
picchiate, abusate, violentate ed assassinate, ma anche l'uomo muore per
dimostrare di essere "più uomo" e questo accade ogni giorno nelle strade.
Bisogna cambiare questo modello che associa la mascolinità alla violenza e alla
morte e bisogna cominciare dalle scuole, insistendo affinché diventi una
politica di Stato, perché dietro questa situazione esiste un'infinità di
fenomeni relazionati, come per esempio i suicidi, la droga, la violenza delle
bande giovanili, la tratta di bambini e bambine. È per questo che, da una parte
dobbiamo incidere e coinvolgere la classe politica e dall'altro, lavorare a
livello educativo, culturale e con i mezzi di comunicazione", ha concluso
Zalaquett.
© (Testo e Foto Giorgio Trucchi - Lista
Informativa "Nicaragua y más" di Associazione Italia-Nicaragua
- www.itanica.org
)