 
Cuba: porre fine all’embargo
Editoriale de la Jornada
I rappresentanti dei paesi che hanno partecipato alla Cumbre Iberoamericana che si è conclusa il 2 dicembre a Estoril, Portogallo, hanno condannato energicamente il blocco commerciale, economico e finanziario che gli Stati Uniti applicano a Cuba ormai da quarant’anni e hanno chiesto la sua fine. Questo pronunciamento è avvenuto circa un mese dopo che l’Assemblea delle Nazioni Unite aveva già condannato la politica statunitense per il diciottesimo anno consecutivo col solo voto contrario di Usa, Israele e Isole Palau. In quella sede, il ministro delle relazioni estere cubano, Bruno Rodriguez Parilla, aveva segnalato che dall’elezione del Presidente Obama, non c’è stato nessun cambiamento rispetto l’applicazione del blocco.
Effettivamente Obama, appena entrato in carica lo scorso gennaio, aveva espresso una volontà di avvicinamento col regime de La Habana ed erano state adottate misure come la sospensione della restrizione sui viaggi, l’autorizzazione sulle rimesse familiari e l’avvallo per modificare l’espulsione di Cuba dall’Organizzazione degli Stati americani, Oea. Nei mesi successivi queste posizioni sono andate sfumandosi forse per non entrare in collisione con i settori conservatori della società e la classe politica. Lo scorso settembre, la Casa bianca ha annunciato che continuerà con l’embargo verso Cuba almeno ancora un anno perché si tratta di una questione nazionale, e, alcune settimane fa, Obama ha ammesso che non chiuderà il campo di concentramento di Guantanamo nei tempi fissati, una baia occupata dagli Usa da più di un secolo e che è fonte di tensioni supplementari tra i due paesi. In più, il governo nordamericano ha insistito sul fatto che l’embargo terminerà qualora Cuba faccia dei cambiamenti rispetto la restrizione delle libertà sociali, il ristabilire una democrazia formale. Si tratta di una violazione del principio di non ingerenza e del rispetto della sovranità e autodeterminazione dei popoli. Col proseguire di una politica che ha prodotto un rifiuto da parte di tutta la comunità internazionale, la cui persistenza oltre che un castigo inumano e inutile per i cubani, è obsoleta dal momento che l’embargo è stato istituito in un contesto mondiale di bipolarismo, Obama rende evidente una retrocessione rispetto i suoi obiettivi (esistenti ma assolutamente insufficienti) di ridimensionare la proiezione del suo paese sul resto del mondo. Obama continua a rafforzare l’idea che comincia a circolare di un mandatario incapace di portare a termine le proprie promesse che sono state quelle che lo hanno reso così attraente perdendo così immagine e credibilità internazionale. In sintesi, risulta evidente che, a causa dei cambiamenti rispetto le dichiarazioni iniziali, la politica e le azioni di Obama sono assolutamente insufficienti per dare inizio a nuove relazioni bilaterali. Il blocco contro Cuba costituisce un punto fondamentale per rimediare al disastro diplomatico, politico e morale lasciato dall’era Bush.
http://www.jornada.unam.mx/2009/12/02/index.php?section=opinion&article=002a1edi
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