  Realizzando la visione di Sandino di Karla Jacobs Intervista con Pedro Haslam, Presidente dell'IDR e della FENIAGRO, In questa intervista Pedro Haslam parla degli alti e bassi del processo storico della formazione di cooperative in Nicaragua, da quando Augusto Sandino fondò la Centrale del Rio Coco fino al giorno d’oggi. Parla anche a fondo dei piani contingenti del Settore Pubblico Agropecuario Rurale, SPAR, per mitigare gli effetti della siccità provocata da Il Niño che si sono sentiti in vari municipi del nord, dell’ovest e centro del paese negli ultimi mesi.
D. Oggi sono in compagnia di Pedro Haslam, Presidente dell'Istituto di Sviluppo Rurale, IDR, e membro della giunta direttiva della recentemente fondata entità statale l'Istituto Nicaraguense per la Promozione del Settore Cooperativo (INFOCOOP). Haslam è anche il Presidente della Federazione Nicaraguense di Cooperative Agro-industriali (FENIAGRO) che è una delle organizzazioni di cooperative più grande in Nicaragua che rappresenta più di 27.000 famiglie contadine. La mia prima domanda è sul settore cooperativo. Tutti sappiamo che negli anni 80 si formarono centinaia e forse migliaia di cooperative nella campagna del Nicaragua con l'appoggio governativo del Fronte. Fu un esperimento sociale e produttivo di alto successo che è stato visto come un modello in America Latina. Tuttavia quando Violeta Barrios ha vinto la presidenza, l'appoggio governativo ha cominciato a diminuire in maniera sostanziale. Puoi raccontare cosa è stata l'esperienza del settore cooperativo in quei 16 anni di governi neo liberale? Pedro Haslam: Bisogna ripercorrere la storia, per capire che non fu una semplice casualità il fatto che la rivoluzione del Fronte Sandinista negli anni 80 portò all’organizzazione di più di 3.000 cooperative di contadini. E neanche fu casualità che su quell'impalcatura si basò il progetto più rappresentativo dal punto di vista della distribuzione della terra, io direi, in tutto il mondo, che fu la riforma agraria Sandinista attraverso cui si consegnarono più di due milioni e mezzo di manzane (0.863 ettari) ai contadini organizzati in cooperative. Negli anni 80 il settore cooperativo entrò nell'economia, e nonostante il problema della guerra di aggressione, le cooperative rappresentavano una percentuale importante non solo nella produzione alimentaria ma anche nel settore dell’agro esportazione. Anche il sistema di credito, soprattutto di credito rurale, si basò sulla base organizzativa delle cooperative. Il neoliberalismo porta a reimpostare il modello cooperativo Negli anni del neoliberalismo l'esperienza fu dura. Ci fu un'offensiva del sistema neoliberale che cominciò a svilupparsi nel 1990 con la Signora Violeta e che significò praticamente una revisione dell'organizzazione del modello cooperativo. Le Cooperative di Credito e Servizio che erano quelle che sostenevano lo sviluppo del sistema di credito insieme alle Cooperative Agricole Sandiniste, le CAS, passano ad un modello più agro-industriale. Le cooperative che riuscirono a sopravvivere e che riuscirono a opporre resistenza al neoliberalismo, dovettero riadattarsi inserendosi in un modello agro-esportatore. Stiamo parlando della produzione di caffé, la produzione lattea, il sesamo, etc. Oltre a ciò ci fu una contrazione del mercato interno perché la produzione di alimenti di base fu abbandonata dallo Stato e dai servizi pubblici e quindi produrre il mais ed i fagioli per il mercato interno era impossibile. Quello che facevano le cooperative sopravvissute era produrre il cibo per gli stessi contadini e forse venderne un po'. Si stava tornando ad un'economia di sussistenza e, per sopravvivere fu necessario inserirsi in un mercato internazionale con prodotti esportabili. In seguito al decadimento delle cooperative, più del 50% della terra che era stata consegnata dal Fronte Sandinista negli anni 80 fu praticamente restituita, o venduta, o usurpata. Furono differenti i meccanismi che si usarono ma il risultato fu che non rimase nelle mani di quei contadini ai quali originalmente fu consegnata . Questa è stata una parte della problematica. Sopportare la carica delle multinazionali L'altro elemento è che sparirono i programmi di assistenza tecnica, di trasferimento di tecnologia. Anche i programmi di produzione di sementi nel paese spariscono. In quello che è il tema del credito, la banca nazionale, gli strumenti finanziari destinati ad appoggiare il settore rurale spariscono e si stabilisce allora nel paese la banca commerciale. Simultaneamente si dà apertura politica, amministrativa e giuridica all'installazione delle multinazionali. Allora un gruppo di organizzazioni di cooperative che riuscirono ad inserirsi e riuscirono a riadeguare il loro modello ad un modello più dirigenziale, di sviluppo di capacità tecniche ed amministrative di mercato, praticamente si diedero il compito di sostenere l'assalto delle multinazionali. Nel caso del caffé per esempio, oggi nei territori troviamo alcune cooperative che producono e le multinazionali che producono attraverso differenti meccanismi. A volte queste ultime si mascherano dietro nicaraguensi apparentemente proprietari di un'impresa commerciale ma che non sono altro che rappresentanti delle multinazionali. Questa situazione l'abbiamo in differenti settori dell'economia……. Questo gruppo di cooperative riuscì a sviluppare un modello e servire da punta di lancia per la sopravvivenza del settore cooperativo. C'era un altro settore che si smobilitò col processo di contro-riforma agraria. E c'è un altro settore che è rimasto nelle sue comunità senza molta attività cooperativa ma, potremmo dire, in un periodo di latenza. Questo settore ora si sta dinamizzando insieme al settore che riuscì ad inserirsi in qualche modo riadeguando il proprio modello. Questa è l'esperienza del settore cooperativo per 16 anni in totale abbandono, senza nessun riconoscimento, al contrario sottoposto a molte avversità prodotte della stessa politica del governo. È chiaro che il modello neoliberale ed il modello cooperativo sono modelli contrapposti. Il modello cooperativo è un modello sociale, solidale che mira anche ad un'economia più comunitaria, più socialista se così lo vogliamo chiamare, dal punto di vista della produzione ed i servizi. Il modello neo liberale è un modello concentratore, individualista, esclusivista che, a causa della sua installazione nel paese non ha smesso di colpire il settore dell'economia solidale. Statistiche sul settore cooperativo nei 80 ed il giorno d'oggi KJ: Mi disse al principio della sua risposta che negli anni 80 si formarono più di tremila cooperative. Ha qualche dato sul numero che sopravvisse durante quei 16 anni? PH: Negli anni '80 si organizzano cooperative soprattutto nel settore rurale. Quindi negli anni 90 sorgono molto più marcatamente le cooperative di trasporto che oggigiorno rappresentano un'altra quantità di cooperative importante. Questo secondo governo del Fronte ha fatto una revisione sulla quantità di cooperativa esistenti e si calcola che siano sopravvissute un po' più di mille cooperative di base con alcuni espressioni di integrazione come le unioni, le centrali e le federazioni. KJ: Qui si sta parlando di ogni tipo di cooperative non solo di cooperative agricole. PH: E’ così, però il registro che abbiamo ci dice che il 70% delle cooperative esistenti sono del settore agricolo, il settore produttivo rurale. Attualmente dopo quasi tre anni di governo Sandinista ci sono già più di tremila cooperative attive perché c'è un processo interessante di organizzazione di nuove cooperative e di ripresa di cooperative che erano immobilizzate. Meno male che gli archivi di quelle cooperative benché non conservati adeguatamente,ci sono ancora. Sandino e la certezza che il modello cooperativo fornisce soluzioni KJ: Raccontami un po' di questo processo che hai menzionato, il processo che si è venuto sviluppando con il Governo di Riconciliazione ed Unità Nazionale per sollevare nuovamente il settore cooperativo. PH: Quando io dicevo che bisogna risalire alla storia ricordiamoci che nella piattaforma di lotta di Sandino praticamente si prospetta l'organizzazione cooperativa come "la risposta sociale all'economia del paese per il benessere delle famiglie." Così si esprime Sandino in un proclama. Negli anni 30 quando Sandino si smobilita, o quando si firma la pace perché mai lui si smobilitò, organizza la prima gran cooperativa che si chiamava la Centrale del Rio Coco. Non è casualità che in febbraio venga ucciso Sandino e che nel mese di marzo dello stesso anno la Guardia di Somoza, che era già l'esercito di occupazione, attacchi la cooperativa del Rio Coco. E lì dove i generali che stavano in quella cooperativa si disperdono ed il Generale Pedro Altamirano riprende la rotta della lotta armata contro la guardia di occupazione. Il Fronte Sandinista negli anni '60, in un proclama anche di lotta, riprende l'organizzazione cooperativa come il modello sociale del contadini e degli operai anche di questo paese. Quindi non è casuale che il governo attuale del Fronte riconosca l'importanza che ha il settore cooperativo all’interno dell'economia sociale solidale perché una cooperativa, oltre ad essere un'organizzazione sociale in sé stessa, mira anche ad obiettivi economici che hanno a che vedere col miglioramento del livello di vita della famiglia nelle campagne e nella città. Il governo privilegia la promozione del settore cooperativo Se esaminiamo il Piano Nazionale di Sviluppo Umano, se esaminiamo i Piani Produttivi del paese e le politiche del governo dal punto di vista dell'impulso dei progetti sociali ed economici, si parla di priorità delle cooperative. Quando il Comandante Daniel è tornato dalla Conferenza dei Presidenti dell'Alba a Cochabamba, nella sua relazione presentata alla nazione ha sollecitato la popolazione ad organizzarsi in cooperative perché queste sono quello che più si avvicina alla costruzione del modello socialista. Questo governo ha dato un importante impulso al settore cooperativo. Per esempio la Legge Generale di Cooperative, la Legge 499, ottenuta grazie alla lotta delle organizzazioni che stavamo lottando contro il neo liberalismo nel 2005. Questa legge ordinava al potere esecutivo che entro sei mesi doveva formare l'Istituto Nazionale della Promozione Cooperativa come un'entità giuridica propria. C'era l'Istituto delle Cooperative nel Ministero del Lavoro per legalizzare e nient'altro le cooperative. Non aveva niente a che vedere con la promozione. Il 17 Agosto del 2007, per iniziativa del movimento cooperativo e delle organizzazioni corporative come l'UNAG, abbiamo organizzato un'assemblea nazionale del settore cooperativo in Sébaco. E durante quell'assemblea abbiamo presentato alla nazione, al Presidente della Repubblica, alla compagna Rosario ed ai ministri, l'agenda dei movimenti cooperativi del paese. In uno dei punti l'agenda stabilisce che bisogna procedere ad istituzionalizzare il settore. Il 2 dicembre di quello stesso anno il Ministro del Lavoro, la compagna Janet Chávez, fece giurare ed installò la giunta direttiva dell'INFOCOOP. La giunta direttiva è formata da quattro ministri dello Stato e cinque cooperativisti. Il Comandante Daniel orientò che la cosa logica fosse che siano cinque i cooperativisti, e che per l'importanza che ha il settore cooperativo per il paese, debba essere un cooperativista quello che presiede l'istituto. da lì abbiamo cominciato a lavorare per dargli legalità e istituzionalità. Oggi abbiamo programmi di sementi, programmi di produzione, programmi che il governo rivoluzionario riprende e che vengono stimolati fondamentalmente attraverso le organizzazioni cooperative. L'Alba ha aperto un gran spazio per le cooperative Nel Fondo di Credito Rurale viene data priorità alle organizzazioni cooperative. Quindi queste organizzazioni non sono le intermediarie finanziarie convenzionali e nonconvenzionali come sono chiamate quelle che mediano i fondi del governo, ma sono cooperative. Per esempio attraverso il programma Alba-CARUNA più di 400 cooperative rurali sono seguite. Nell'ultimo registro che abbiamo siamo vicini alle 1.500 cooperative beneficiate dai programmi di governo. E lì non sono comprese le cooperative di trasporto cui si applica il sussidio governativo per il trasporto pubblico. Diceva un compagno della giunta direttiva dell'Alba in Nicaragua che la tariffa del trasporto pubblico a Managua dovrebbe essere di C$5. Ed è attraverso le cooperative che il governo sta sovvenzionando C$2,5, cioè la metà del prezzo reale della tariffa per più di milione di nicaraguensi che utilizzano il servizio. In Nicaragua c'è un processo che passa attraverso le organizzazioni locali, in altre parole le organizzazioni cooperative possono canalizzare tutti questi programmi. Per esempio nel caso delle esportazioni ai paesi dell'Alba il governo ha aperto un gran spazio per le organizzazioni cooperative. Ora abbiamo un nuovo meccanismo per avvicinare di più questi programmi ai territori e cioè i Consigli Dipartimentali di Produzione formati dalle istituzioni vincolate alla produzione e dalle organizzazioni rappresentative in ogni dipartimento. In questi Consigli di Produzione si canalizzano i programmi di credito, il tema delle scorte di ENABAS [l'Impresa Nicaragua di Alimenti Basilari], la scorte per i programmi dell'Alba, le vitelle, i torelli. Il Comandante Daniel sempre 'ha sempre detto che le cooperative devono avanzare e devono stabilire le loro relazioni in maniera diretta per avvantaggiarsi attraverso il concetto e la pratica del commercio equo che è un altro elemento di questo processo. L'istituzionalizzazione del commercio equo Molte cooperative del paese si inseriscono in un processo internazionale che si chiama "commercio equo" che si basa sulla solidarietà tra gruppi di consumatori nei paesi consumatori dei prodotti alimentari e le cooperative nei nostri paesi. Questo tipo di commercio non è un più fatto isolato da quando il Nicaragua è membro dell'Alternativa Bolivariana per i Paesi della Nostra America, l'ALBA, e è stato istituzionalizzato questo concetto e questa pratica. Questo significa che ci sono migliori opportunità per il produttore, migliori prezzi, ed anche prezzi non speculativi per il consumatore. Visto dalla prospettiva strategica, questo è molto importante. Una valutazione di questi processi non deve essere solamente basata su quanto abbiamo ottenuto concrétamente fino a questo momento, quanto abbiamo venduto, quanto abbiamo comprato, ma deve essere basata sulle prospettive che abbiamo rispetto il futuro in termini di espansione e implementazione di queste pratiche a livello nazionale. KJ: Sono interessata a conoscere l'esperienza di questo processo di stimolo del settore cooperativo e specificamente la formazione di nuove cooperative perché in Nicaragua durante le ultime due decadi è stato imposta una cultura individualista che corrisponde alla logica del capitalismo globale. Voi avete trovato che ci sono settori riluttanti ad integrarsi in un'organizzazione cooperativa, o che resistono ad una filosofia basata su concetti come la solidarietà ed il collettivismo? PH: Posso dirti che in generale in questo momento non troviamo una resistenza. Si ebbero momenti duri in questo senso, soprattutto dopo gli anni 90, prodotto della stessa guerra mediatica attualmente contro il governo della Frente Sandinista e adesso contro il Comandante Daniel, ma che è stata costante dagli anni '80. La nostra cultura ancestrale ci aiuta a mantenere i valori collettivi Però c'è un aspetto su cui è molto importante riflettere e cioè che la nostra cultura ancestrale è stata comunitaria. Io direi che quella cultura, quei valori tradizionali del paese nicaraguense sono il capitale più grande che ha avuto la rivoluzione sandinista e che il neo liberalismo non è riuscito a distruggere. Noi nicaraguensi siamo molto solidali di natura perché così ci hanno insegnato i nostri antenati, i nostri nonni. Nella casa di un contadino, nella casa di un nicaraguense del paese - non sto parlando di un altro tipo di persone che ti chiude la porta - nella casa di un nicaraguense del paese, ad una visita il meno che da è un bicchiere di acqua, una tazza di caffé . La nostra cultura si basa sul condividere il poco che abbiamo con gli altri e non condividere quello che ci avanza perché difficilmente ci sono avanzi in una casa ordinaria del Nicaragua. Allora questo, la nostra cultura, è stata una base molto importante per l'associazionismo. C’è stato un momento in cui l'attacco del neo liberalismo, dell'oligarchia e dei mezzi di comunicazione era forte; si sosteneva che la gente che lavorava in cooperativa non voleva lavorare ma solo chiedere. A noi toccò fare molti sforzi per renderci visibili e oggi il settore cooperativo è un settore che ha un riconoscimento nella società per il livello di apporto che da. Solo il fatto di non esserci lasciati strappare il 100 % delle terre dice molto perché l'aggressione è stata brutale, avemmo anche dei morti prodotto dell'offensiva del processo di contro-riforma agraria. Possiamo ricordare per esempio l'epopea degli operai del caffé che dovettero uscire nelle strade e che furono sostenuti dai cooperativisti. Questo tipo di situazione è un'espressione importante, è un indicatore che in Nicaragua c'è una cultura organizzativa. Noi ci organizziamo per tutto. Nella maggioranza delle comunità esiste un comitato di acqua, un comitato di donne, un gruppo giovanile, il comitato della chiesa, quindi abbiamo una cultura organizzativa che origina dai nostri antenati ma che si consolida negli anni '80. E quello, ripeto, è un capitale che ha la rivoluzione.
Il Niño e i danni in Nicaragua KJ: Cambiando tema Pedro, voglio parlare della siccità che ha colpito differenti parti del paese durante questo inverno causata dal fenomeno del Niño. Quali sono i danni specifici che di cui si occuperà il Settore Pubblico Agropecuario Rurale, conosciuto come SPAR, durante i prossimi mesi? PH: Parlare della siccità o del fenomeno del Niño è parlare di un'altra delle crisi che esistono nel mondo che è la crisi del Cambiamento Climatico. E la prima cosa che bisogna chiarire è che queste crisi non vengono dai nostri paesi, non nascono in paesi come il Nicaragua, però adesso ci stiamo confrontando con questo problema. Ugualmente passa con la crisi finanziaria, la crisi energetica, la crisi alimentare, la crisi ambientale. Tutte questi crisi nascono nei paesi "sviluppati." Rispetto la crisi ambientale, noi siamo molto colpiti dagli uragani e dalla siccità. Adesso c'è una divisione geografica interna al paese che è diviso in zone umide e zone secche e questo fenomeno è degli ultimi anni. Oggi stiamo affrontando un altro periodo di questa crisi che è ciclica, ma la particolarità è che questi cicli si vanno accorciando e ora vediamo gli uragani, le inondazioni e le siccità con più frequenza. Dicevano i miei nonni che hanno sempre vissuto lungo il fiume Matagalpa, che ogni venti anni il fiume straripava. Ma ora la mia famiglia che vive lì sul bordo del fiume, tutti gli anni si aspetta che il fiume straripi. Intensificare la semina in umidità per garantire le sementi Attualmente col Gabinetto della Produzione, SPAR, stiamo lavorando su questo tema e cioè sul problema della riduzione dell'intensità delle piogge durante l'epoca della seconda semina. Abbiamo un piano per intensificare la semina in umidità in quelle zone dove ci sono le condizioni, stiamo parlando del Costa dei Caraibi, Nuova Guinea, Rio San Juan, le zone che sono molto più umide e dove sfruttiamo questo fenomeno per effettuare la semina (apante). Inoltre si sta pianificando una semina per produrre sementi per assicurare la disponibilità dei semi per la prima semina del prossimo anno. KJ: Questo si fa perché si immagina che i contadini che non mieteranno nella seconda non avranno i semi per seminare il prossimo anno? PH: Sì. Normalmente quello che si fa è che si miete di prima e si conserva il seme per la prossima tappa che è l'ultima in questo caso. Lo Stato ha creato un’organizzazione per garantire la produzione dei semi della prima per l'ultima, dell'ultima per l'apante, dell'apante per la prima. Si sta lavorando per cicli. Questo piano lo sta seguendo l'INTA (L'Istituto Nicaraguense di Tecnologia Agropecuaria). Appoggiare la gente affinché produca per restituirle la dignità Perché io metto in primo piano la produzione? Perché l'approccio della politica del governo è restituire la dignità alla gente. Restituire questo valore, la dignità, che forma parte dei nostri valori ancestrali e rivoluzionari. Abbiamo detto che dobbiamo appoggiare i contadini affinché producano, possano avere il loro cibo e possano avere eccedenze per la commercializzazione e per potere affrontare altre spese. Allora nelle zone di apante, bisogna mettercela tutta e anche nelle zone dove possiamo implementare progetti per la mitigazione della povertà attraverso la produzione. Abbiamo partecipato a riunioni con la FAO [l'Organizzazione di Alimenti ed Agricoltura dell'ONU], col PMA [il Programma Mondiale di Alimenti], con la Banca Mondiale, con tutte le organizzazioni che hanno a che vedere col tema della sicurezza alimentare per coordinare tutti questi sforzi monitorati dal governo. Bisogna dire però che non siamo in un'emergenza come si è voluto far credere. Non c'è fame estrema nel paese anche se la siccità e il fenomeno del Niño ci stanno procurando scarsità di alimenti. Piani contingenti, non di emergenza Stiamo lavorando in piani contingenti per prevenire una situazione di emergenza, stiamo lavorando per prevenire la necessità di distribuire alimenti anche se questo potrebbe succedere rispetto ad alcune comunità. Ma bisogna essere molto chiari in questo. Non siamo in una situazione di fame nera, di emergenza nel paese come una campagna mediatica vorrebbe sostenere. Questa campagna mediatica è rivolta verso l'interno, ma più di tutto è verso l'estero per fare credere che questo è un governo inoperante, che è un governo insensibile ai problemi sociali. La fame nera c’è stata negli anni del governo di Enrique Bolaños, quando si verificò la crisi internazionale del prezzo del caffé. Molte persone arrivarono alla denutrizione e ci furono bambini che morirono di fame nelle strade per mancanza di cibo. In questo momento non c'è assolutamente nessuno segno di fame nera ed è chiarissimo che siamo organizzati, siamo preparati nelle differenti istituzioni per affrontare la situazione che ha causato il Niño. IDR ha dei progetti di mitigazione per le zone colpite L'IDR ha progetti per 33 municipi che sono stati identificati per la severità maggiore dei danni dovuti alla siccità. E lì siamo presenti con il progetto familiare. Alcune persone possono dire che l'IDR ha focalizzato il settore agro-industriale, quindi ha dimenticato che ci sono famiglie rurali nella zona secca ma invece stiamo appoggiando le famiglie in quelle zone con il progetto di micro-irrigazione. Stiamo introducendo per esempio progetti di micro-irrigazione nelle zone di Boaco e Chontales, stiamo lavorando con un progetto di generazione di impiego rurale con progetti di coltivazione di patio e nella costruzione di pozzi comunitari. Anche il Mag-for ha i suoi programmi in questo senso. Siamo organizzati e stiamo conducendo il processo di mitigazione, stiamo riflettendo su alcuni programmi. Per esempio se consegniamo animali e gli animali competono col cibo delle persone nell'epoca secca, allora questo è da rivedere. In Nicaragua ci sono riserve di cibo, non solo quelle che di ENABAS dove ne abbiamo per tre mesi che è quello che esigono gli organismi internazionali in tema di riserve alimentari, ma anche quelle degli stessi produttori, nelle nostre case e nelle nostre proprietà e questo è parte delle riserve nazionali. Bisogna ricordare che la gran maggioranza dei produttori agricoli conserva fagioli e mais per un certo tempo. KJ: È interessante ascoltare che lei si sente sicuro, che se ci sono comunità dove la gente non ha niente da mangiare, il governo potrebbe essere disposto a consegnare alimenti. Perché questo è un problema molto delicato nel senso che ci sono settori della popolazione delle campagne, i settori più impoveriti che se non mietono, non possono nemmeno comprare il cibo. Forse può dire qualcosa di più sul fatto che il governo sarebbe disposto a consegnare cibo se fosse necessario in alcuni zone. Può dire quali sono i municipi più colpiti dalla mancanza di pioggia?
I municipi più colpiti PH: C'è una lista delle zone più danneggiate che include i municipi di Madriz, i municipi della zona occidentale, Leone, Chinandega, alcuni municipi di Matagalpa, soprattutto quelli che sono vicino a Managua, e un paio di municipi di Boaco. La cosa importante è che il governo, il Fronte Sandinista, ha l'organizzazione territoriale più grande e con maggiore copertura di quasi qualunque altro partito in qualunque altro paese. Inoltre abbiamo una gran diversità nel tipo di organizzazioni che non solo sono i Consiglio di Potere Cittadino ma anche le cooperative, le associazioni popolari, le organizzazioni di donne. Il governo ha una gran diversità di organizzazioni e di canali di informazione e questo ci permette di avere informazioni fresche e certe. Ovviamente le istituzioni di governo, con la FAO e le altre organizzazioni del Programma Mondiale di Alimenti stanno stabilendo il coordinamento necessario per avere un accordo rispetto le azioni da intraprendere. Non vogliamo creare dipendenza tra la popolazione Il tema della consegna di alimenti è molto delicato per il governo perché noi non vogliamo più dipendenza della gente verso i programmi o verso le istituzioni. Quando io dico che stiamo lavorando per restituire la dignità delle persone è che noi sappiamo che la gente si sente tranquilla se sta producendo il proprio cibo. C'è una cosa che si chiama metodo di vita sostenibile che si riferisce alla possibilità che la gente abbia la propria base produttiva, benché piccola, ma che gli garantisca che se domani non viene il PMA la gente possa produrre il proprio cibo. Per esempio se c'è un pozzo nella comunità e tutti si occupano della manutenzione e viene installata una micro irrigazione questo garantirà la produzione di cibo anche in assenza di aiuti esterni. La crisi ambientale non colpisce una sola volta, come dicevo prima, ogni volta i cicli sono più brevi e quindi dobbiamo fare produrre le comunità. Non abbiamo tutte le risorse per risolvere tutti i problemi della gente pero al meno stiamo facendo sforzi mirati. Io dico sempre alla gente: "grazie a Dio abbiamo il Fronte Sandinista al governo e abbiamo il Comandante Daniel Ortega a capo di questo governo" perché in questa epoca di crisi coi governi che avevamo prima nemmeno Dio sa come stavamo. Secondo me è significativo il caso della Vulcano Casita [dove nel novembre 1998 l'Uragano Mitch provocò una frana che seppellì migliaia di persone] quando l’allora Presidente, Arnoldo Alemàn affermò che il sindaco del paese [che annunciava la tragedia del Casita] era pazzo mentre il paese era già sepolto. Allora io ringrazio Dio perchè abbiamo un governo sensibile ai problemi sociali. Inoltre il Frente ha consegnato il governo al popolo, non è facile. Non è facile smontare il neoliberalismo istituzionalizzato ma stiamo lavorando in questa direzione. Con l'esempio dei Gabinetti della Produzione abbiamo pianificato che si vada verso la presa di decisioni e l'esecuzione di quelle decisioni dalla popolazione organizzata. Ed un punto di alta importanza che ha orientato il Presidente Ortega è la pratica della fiscalizzazione sociale. La lotta governativa per stabilizzare i prezzi degli alimenti TcS: Cambiando tema, ho sentito dire a persone per strada, nei taxi, nei negozi, "sì, forse stiamo producendo di più, ma non abbassano mai i prezzi." Non so cosa lei possa dire su questa percezione di una parte della popolazione. So che è un tema molto complesso. PH: Col tema dei prezzi stiamo parlando del tema dell'inflazione. In questo paese non c'è stata inflazione nel 2009 secondo dati ufficiali ma uno degli indicatori dell'inflazione che sente la popolazione è il prezzo al consumatore. Che cosa succede? Ci sono stati tentativi del mercato speculativo di alzare i prezzi ma il governo ora ha gli strumenti, come è il caso di ENABAS, non per regolarli bensì per stabilizzarli. ENABAS è un strumento di stabilizzazione, questo bisogna averlo ben chiaro, perché lo Stato non è un regolatore di prezzi. Penso che la maggioranza della gente povera di questo paese volesse che lo Stato disponesse dei prezzi degli alimenti. Questo si fa nei posti vendita di ENABAS (comunitari di cibo basilare) dove lo Stato può stabilire i prezzi. L’altro mercato è quello del mercato libero dove ognuno compra e vende a chicchessia ed al prezzo che vuole. Nel caso di ENABAS è venuto crescendo in maniera importante la quantità e la copertura dei posti di vendita, non solo nei quartieri ma anche in alcuni istituzioni per aiutare rispetto al tema del salario. I prezzi dei prodotti di consumo sono fuori del nostro controllo Il tema dei prezzi è importante. Bisogna dire che c'è un processo che è parte di questa crisi finanziaria internazionale che ha a che vedere con l'inflazione e la stessa svalutazione del dollaro. Prodotto della svalutazione del dollaro i costi per il produttore sono più alti perché noi usiamo molta materia prima importata. Se noi producessimo qui tutto, forse sarebbe differente il tema. E bisogna ricordare che la materia prima che noi importiamo dagli altri paesi è sovvenzionata al produttore ed indirettamente, questo sussidio lo paghiamo noi paesi impoveriti. Dobbiamo affrontare i costi elevati del combustibile che è arrivato vicino agli 80 dollari il barile. Anche i costi del fertilizzante sono elevati e, malgrado il programma di Concime per il Paese dell'Alba, ci sono sempre altri prodotti di consumo che sono cari. Ma riprendiamo la situazione del 2007. Io ricordo che i produttori vendevano i fagioli a 400 cordoba il quintale che significa 4 cordoba la libbra ma il consumatore nicaraguense li stava pagando tra i 18 e i 27 cordoba la libbra. È una differenza di prezzo sostanziale e tutto il guadagno va all'intermediario che non ha spese di produzione ma solo il costo di maneggio e di transazione e forse il costo di capitale che investe ma che comunque non ha costi né rischi di produzione. Perché se c'è una siccità ed il produttore non produce, l'intermediario non compra mentre se il produttore ha seminato e smette di piovere, allora ha già perso. Quindi nel 2007, si crearono i primi posti di vendita di ENABAS che sorsero a causa della situazione dei prezzi che fu per il paese insostenibile. E il governo in 15 giorni riuscì a far diminuire 23 a 12 cordoba il prezzo della libbra di fagioli. Adesso sì abbiamo questo strumento per continuare a normalizzare la relazione tra il prezzo e il potere d'acquisto della popolazione. Nella misura in cui possiamo continuare a fortificare questo commercio equo tra produttori e consumatori con l'appoggio di un governo che ci faciliti i canali di provvigionamento, di commercializzazione e di fornitura, con più punti di vendita di ENABAS e l'inserimento di più produttori organizzati, i prezzi continueranno ad essere stabilizzati . Questo perché le istituzioni dello Stato potranno continuare ad avere una relazione diretta coi produttori attraverso le sue organizzazioni in ogni territorio. Quindi posso affermare che siamo in cammino versouna soluzione pianificata sul tema dei prezzi degli alimenti basici. Tratto e tradotto da WWW.rebelion.org del 3.11.09
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