  INIZIA UNA NUOVA ERA IN SALVADOR
di Luis Alegria*
L’11 novembre del 1989 il movimento guerrigliero FMLN cominciò una battaglia denominata “hasta el tope y punto” (“fino al limite e punto”) contro l’oligarchia salvadoregna e il suo esercito armato genocida e appoggiato dai gringos. Questo fu un atto eroico per il popolo salvadoregno che si organizzò e si armò per difendere la rivoluzione e un progetto di trasformazione sociale e politica del paese stesso. Su questa linea si chiuse un ciclo di rivolte che si era aperto in Centro America 12 anni prima: furono anni di lotta politica per le strade, ricevendo in cambio proiettili, sequestri, scomparse e morti. Furono necessari altri 12 anni di conflitto bellico per arrivare alla firma di pace tra la guerriglia più audace del continente e i gruppi legati al potere economico. Nella misura in cui l’esercito governativo non sconfisse la guerriglia, nonostante possedesse i migliori mezzi e armi di ogni tipo, nella stessa misura l’FMLN, che vinse con le armi, perse però sul piano della negoziazione, in accordo colla legge sociale che correla le forze in battaglia.
Il 16 Gennaio del 1992, si diede il cessate il fuoco e iniziò il processo post-guerra. Il famoso movimento guerrigliero FMLN si trasformò in un partito politico e rientrò nel campo di gioco del sistema elettorale, con tutte le sue regole, l’unica via per arrivare al potere politico. Lì iniziò una nuova era di battaglie: la soluzione ai profondi problemi legati alla lotta di classe non si risolvevano più attraverso le armi; le carte in gioco erano cambiate, tenendo conto che l’FMLN era nuovo di questo scenario dominato dalla destra.
Le prime elezioni alle quali il nuovo FMLN partecipò come partito politico furono nel marzo del 1994: ottenne 12 deputati e 7 comuni, però, data la conformazione interna del nuovo sistema elettorale, la corrente social-democratica votò per l’aumento dell’IVA e ciò produsse una divisione interna nella seguente maniera: la cupola dell’ERP, uno dei gruppi più grandi dell’FMLN, decide di avventurarsi in un suo proprio progetto. Da qui il fallimento fu evidente. Successivamente, il nuovo FMLN non riuscì a conquistare il potere né nelle elezioni del 1999 né in quelle del 2004. Furono molte le cause e tra le varie la concentrazione del partito nella sola lotta parlamentare. Comunque in questo periodo successero cose importanti nel movimento sociale: si fece uno sciopero nel settore della sanità, dove, per la prima volta nella storia del Salvador, i dottori, uniti al personale di tutti gli ospedali pubblici ed alcuni di quelli privati, entrarono a far parte di uno sciopero di enorme grandezza e, successivamente, si unirono al resto dei sindacati e dei settori in lotta con il governo per le rivendicazioni dei lavoratori: gli aumenti, i contratti e la difesa del settore sanitario per impedirne la privatizzazione. Furono 4 mesi di lotta sociale, trincerati negli ospedali e nelle unità sanitarie: si generò una sensibilità nazionale per la difesa della sanità pubblica e di qualità. Tutto questo portò appoggio politico al movimento sociale che crebbe fortemente, e voti all’FMLN che, sommandosi agli altri, permisero di ottenere, nel marzo di quest’anno, la vittoria, ossia la vittoria di tutti i gruppi della sinistra salvadoregna La prima impressione che si è avuta con l’entrata al governo dell’FMLN è relativa al fatto che il suo presidente Mauricio Funes abbia deciso di prendere le distanze dall’FMLN stesso portando avanti le proprie idee e la sua propria agenda politica. In questo modo l’FMLN non è più il partito nel governo, è un partito parte del governo: ciò ha generato una serie di ostacoli nel raggiungimento di una politica di governo nel sociale e nell’economia. In prima battuta, i nuovi funzionari si sono scontrati con problemi relativi alla dilapidazione del denaro dello stato – in un settore dei ministeri sono stati trovati cento materassi donati dalla comunità internazionale all’epoca del terremoto (2000) e in alcuni magazzini, nelle botteghe dell’istituto di sicurezza sociale, dove ogni lavoratore investe una quota per garantirsi la salute, sono state trovate tonnellate di medicinali scaduti. I governi della destra accumularono le medicine negandole, in questo modo, alla popolazione. La bancarotta è molto elevata, il Salvador non possiede una politica monetaria. Tanto è che nel 2000, anno dei terribili terremoti, il governo di ARENA (partito della destra che governo per 20 anni) dollarizzò l’economia e si crearono gli stessi effetti negativi che gli europei stavano subendo con l’entrata dell’euro. Tra i vari effetti possiamo distinguere quelli relativi al colpo che hanno subito i risparmi delle famiglie, all’aumento di tutti i prodotti, tra cui la benzina e il carrello base alimentare. La radiografia sociale e politica del Salvador la possiamo descrivere secondo tre aspetti: la delinquenza, la mancanza di fonti di lavoro e la inclusione sociale globale. Il primo tema riguarda il controllo che la delinquenza possiede nel sopraffare la popolazione: stiamo parlando del crimine organizzato, dei narco politici, della corruzione del governo, delle imprese private come della delinquenza per le strade che ha vincoli con la mafia organizzata nelle alte sfere dello stato. Si stima che nel Salvador esistano 40 mila giovani delinquenti organizzati nelle “maras”, che sono il prodotto della povertà strutturale e dell’immigrazione iniziata a partire dagli anni ’70 in particolare verso gli USA. Un altro aspetto da risolvere è la mancanza di fonti di impiego: questo è prodotto della filosofia di sviluppo socio-economico del paese. Le cupole imprenditoriali, che volevano vendere l’idea di convertire il Salvador nella tigre del Centro America, hanno fatto passare due decadi e tuttora non è possibile vedere nessun piano serio di sviluppo. È stato firmato il TLC che ha prodotto recessioni nella produzione degli alimenti tradizionali, non cresce l’esportazione dei prodotti artigianali, eppure non esistono blocchi per i consorzi transnazionali che vendono i nostri prodotti. La burocrazia favorisce solo i grandi produttori facendo sì che l’unico flusso commerciale sia quello dell’importazione. È come dire che i gringos hanno le porte aperte per introdurre nel paese i loro prodotti agricoli geneticamente modificati, o i prodotti industriali per far cadere il più della popolazione nel modello consumistico. Il modello neoliberale sta dimostrando la sua incapacità di generare benefici alle popolazioni, i giovani non hanno un futuro, i nuovi laureati delle università non vedono una opportunità per realizzarsi nel paese, in migliaia migrano e svolgono lavori molto diversi da quelli per i quali hanno studiato e oggi, seguendo la logica della negoziazione con l’Unione Europea, la differenza tra i ricchi e i poveri sarà sempre maggiore, perché non si può mai negoziare se si è in condizioni sfavorevoli. Il terzo aspetto è l’inclusione sociale. I bambini e le bambine appena nati hanno già un debito fiscale e l’indebitamento del paese cresce a passi da gigante. I cittadini non vedono più nessuna maniera per risolvere non solo nell’ambito economico, ma anche in quello culturale, artistico e scientifico, il problema. Il popolo è chiamato in gioco solo al momento del voto, dopo il quale viene di nuovo emarginato senza la minimia possibilità di offrire alle future generazioni una situazione migliore. Esiste una repressione economica, sebbene oggi ci siano sindacati in molte imprese private, dove i signori capitalisti, infondendo terrore per fare sì che i lavoratori e le lavoratrici non reclamino i propri diritti, firmano contratti super precari. L’idea del contratto fisso sta ormai scomparendo, tutto è a tempo determinato. Oltre a questo bisognerebbe discutere anche della struttura del nuovo governo, del tema delle Zone franche dove si sfruttano le persone che non godono di alcuna garanzia sul lavoro. L’industria “golodrinas” è un altro fallimento del modello neoliberale. Il popolo non è preso in considerazione nelle decisioni dello Stato, del governo e dell’Assemblea Legislativa. L’esclusione sociale è ormai tanto grande che la gente sta smettendo di credere nelle istituzioni statali, nella polizia nazionale civile, nella giustizia, nel sistema sanitario e dei trasporti. L’economia è un disastro totale, la gente si dispera ogni giorno di più e l’unica via di fuga è l’emigrazione, mettendo in pericolo la propria vita. Giunti negli Usa o nei paesi dell’Unione Europea, scoprono che le cose non sono migliori, i governi di destra nei paesi europei ignorano i cittadini provenienti da altri paesi, gli negano i diritti universali e creano leggi razziste. La società Salvadoregna è ormai al limite. Il nuovo governo deve creare una sua politica di Stato se davvero vuole tirare fuori dalla miseria il suo popolo tanto lavoratore ed eroico. Aspettiamo di vedere se questo governo si lascerà travolgere dall’inerzia o se possiede la voglia di cambiare la storia e convertirsi davvero in una alternativa politica.
Da ciò dipende il successo o il fallimento di un sogno per il quale morirono più di 80 mila persone, 30 mila invalidi di guerra, più di 30 mila scomparsi, più di 2 milioni di emigrati salvadoregni per il mondo, migliaia di madri che soffrono per la perdita della propria progenie. Il presidente Mauricio Funes ha detto che Monseñor Romero è una guida in questo compito. Non sappiamo se la camicia è a sua misura. Il nostro Cristo dell’America, San Romero, si oppose chiaramente alle oligarchie, ai ricchi, ai poteri occulti e morì per difendere i poveri, gli emarginati e gli sfruttati. Se questo governo smette di essere un’alternanza e si converte in alternativa, El Salvador inizierà una nuova storia. In caso contrario, si acutizzeranno non solo le contraddizioni fondamentali, ma anche le resistenze popolari per la difesa dei diritti e la conquista degli ideali attraverso il movimento sociale.
*Analista salvadoregno e Coordinatore generale del Movimento Internazionalista LibertAmerica a Milano.
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