 "Pianeta
Terra abbiamo un problema:
senza un
percorso e affondando..."
Accordo
assolutamente insufficiente sul cambiamento climatico
Dopo avere sentito Wen Jiabao e
Barack Obama e contemplare gli agonici tentativi fuori tempo
massimo per salvare la faccia di fronte al mondo, Copenhagen
passerà alla storia come il punto di non ritorno della credibilità del sistema
mondiale che abbiamo conosciuto dopo la Seconda Guerra Mondiale ed la fine della
Guerra Fredda. Il carattere campanilistico ed irresponsabile che i
massimi dirigenti dei paesi che generano più del 40 per cento dei gas letali per
il clima ha provocato un fallimento colossale e conferma che ci troviamo di
fronte al peggiore scenario possibile.
Nel discorso probabilmente più grigio pronunciato da
Obama durante il suo periodo di governo, il presidente
statunitense si è limitato a chiedere collaborazione agli altri paesi e si è
impegnato, se avrà fortuna nel Senato, a ridurre del 3 per cento le emissioni
degli Stati Uniti entro il 2020 rispetto a quelle del 1990.
Jiabao ha mantenuto invece un ferreo no a qualunque tipo
riduzione vincolante, benché la Cina sia ormai il primo paese
inquinante del Pianeta. E questo nonostante il presidente brasiliano
Lula avesse esortato entrambi a concludere il Vertice
di Copenhagen con un accordo concreto, all'altezza dei bisogni dell'umanità più
vulnerabile e povera in Africa, America Latina
ed Asia.
Un organo stampa molto vicino al cuore di quel sistema mondiale neoliberale che
ha creato il problema, il Financial Times, segnalava ieri che
Copenhagen avrebbe annunciato l'inizio del "nuovo caos". Senza obiettivi
vincolanti di riduzione dei gas inquinanti, con investimenti futuri verso il Sud
equivalenti al 3 per cento degli attuali aiuti per lo sviluppo previsti per il
periodo 2010-2012 e che appena raggiungerebbe il doppio di tali aiuti nel 2020,
e senza avere adottato nessun meccanismo reale per ridurre l'impatto dei due
grandi elementi dimenticati del Trattato di Kioto - la deforestazione e i
trasporti internazionali - che sono alla base di un terzo delle emissioni, il
messaggio dell'"Accordo Copenhagen" è chiaro: la festa è finita e si salvi chi
può. È inoltre saltato l'appuntamento in Messico previsto per il 2010
ed è stato spostato addirittura al 2016. Realmente desolante per i 6.800 milioni
di esseri umani che vivono oggi un'angosciosa eredità e per i 2 mila milioni che
nasceranno nei prossimi 40 anni. Questa mancanza di coraggio politico avviene
mentre una netta maggioranza dei paesi appartenenti alle Nazioni Unite
- 112 su 192 - chiedono un trattato vincolante che permetta un aumento
massimo delle temperature di 1,5° centigradi una diminuzione delle emissioni
fino a 350 parti di CO2 per milione, considerata questa la soglia di sicurezza
climatica per l'umanità. Chiaramente tra i 112 Stati non figurano gli
Stati Uniti, né la Cina e nemmeno i paesi
dell'Unione Europea, il Giappone
e l'Australia. La foto degli assenti spiega molto bene il
perché del fallimento di Copenhagen. Verso dove possiamo guardare
ora? Possiamo imparare qualcosa di positivo dal Vertice? Il poeta Hölderlin
scrisse che "dove c'è un pericolo cresce anche la speranza". Di
fronte al disordine e alle frivolezze dei VIP è ormai giunto il momento di
prendere davvero in considerazione le proposte sorte nel KlimaForum, e cioè il
Vertice popolare sul clima. Per i 100 mila manifestanti che sabato hanno sfilato
esigendo giustizia climatica, la dichiarazione finale sottoscritta già da circa
400 organizzazioni in tutto il pianeta orienta su come possiamo prendere
l'iniziativa e reclamare potere democratico mondiale di fronte ad alcuni
dirigenti inetti, per curare l'aria che respiriamo. Le loro soluzioni
alla catastrofe climatica prevedono una transizione verso una società post
petrolio, basata su fonti verdi di energia e l'equità tra il Nord ed il Sud del
mondo. Dovremmo iniziare a prevedere davvero l'abbandono totale delle energie
fossili entro 30 anni, ritagliando un 40 per cento delle emissioni letali prima
del 2020. Il Nord dovrebbe compensare immediatamente il Sud per il debito
climatico accumulato, per aiutarlo a superare la sua estrema vulnerabilità
all'instabilità climatica. Bisogna seppellire il traffico di
inquinamento attraverso i "mercati del carbonio" e cedere il passo ad un accordo
vincolante, reale e giusto, in cui i paesi e le multinazionali che sono i
maggiori responsabili dell'inquinamento siano obbligati a rispettarlo. Infine,
dobbiamo coltivare una relazione sostenibile con il resto della natura,
specialmente per ciò che riguarda la produzione e il trasporto di alimenti,
energia, l'uso del suolo e la disponibilità di acqua. I partecipanti
a KlimaForum hanno un vantaggio cruciale su
CinAmerica, l'Unione Europea e il
resto dei grandi dinosauri: sono realistici e sanno che non abbiamo un Pianeta
B. Incomincia oggi una corsa contro il tempo e la migliore alternativa è quella
di diventare cittadini attivi, cercare e condividere ciò che ci unisce come
esseri umani al di sopra delle barriere nazionali e, soprattutto, disubbidienti
nei confronti di un potere cieco e che non vuole vedere le catastrofi che
s'avvicinano. Sarà il gran compito di questa generazione, la nostra:
cambiare il sistema per preservare la vita umana sulla Terra.
© (Traduzione Giorgio Trucchi -
Lista Informativa "Nicaragua y más" di Associazione Italia-Nicaragua
- www.itanica.org
)
|