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:: (20/12/09) "Pianeta Terra abbiamo un problema: senza un percorso e affondando
Postato il Monday, 21 December @ 09:02:42 CET
Argomento: Articoli Tematici
Articoli Tematici
"Pianeta Terra abbiamo un problema:
senza un percorso e affondando..."
Accordo assolutamente insufficiente sul cambiamento climatico

Di Joan Buades - Alba Sud - www.albasud.org
 
Dopo avere sentito Wen Jiabao e Barack Obama e contemplare gli agonici tentativi fuori tempo massimo per salvare la faccia di fronte al mondo, Copenhagen passerà alla storia come il punto di non ritorno della credibilità del sistema mondiale che abbiamo conosciuto dopo la Seconda Guerra Mondiale ed la fine della Guerra Fredda. 
 
Il carattere campanilistico ed irresponsabile che i massimi dirigenti dei paesi che generano più del 40 per cento dei gas letali per il clima ha provocato un fallimento colossale e conferma che ci troviamo di fronte al peggiore scenario possibile.
Nel discorso probabilmente più grigio pronunciato da Obama durante il suo periodo di governo, il presidente statunitense si è limitato a chiedere collaborazione agli altri paesi e si è impegnato, se avrà fortuna nel Senato, a ridurre del 3 per cento le emissioni degli Stati Uniti entro il 2020 rispetto a quelle del 1990. Jiabao ha mantenuto invece un ferreo no a qualunque tipo riduzione vincolante, benché la Cina sia ormai il primo paese inquinante del Pianeta. E questo nonostante il presidente brasiliano Lula avesse esortato entrambi a concludere il Vertice di Copenhagen con un accordo concreto, all'altezza dei bisogni dell'umanità più vulnerabile e povera in Africa, America Latina ed Asia



Un organo stampa molto vicino al cuore di quel sistema mondiale neoliberale che ha creato il problema, il Financial Times, segnalava ieri che Copenhagen avrebbe annunciato l'inizio del "nuovo caos". Senza obiettivi vincolanti di riduzione dei gas inquinanti, con investimenti futuri verso il Sud equivalenti al 3 per cento degli attuali aiuti per lo sviluppo previsti per il periodo 2010-2012 e che appena raggiungerebbe il doppio di tali aiuti nel 2020, e senza avere adottato nessun meccanismo reale per ridurre l'impatto dei due grandi elementi dimenticati del Trattato di Kioto - la deforestazione e i trasporti internazionali - che sono alla base di un terzo delle emissioni, il messaggio dell'"Accordo Copenhagen" è chiaro: la festa è finita e si salvi chi può. 
 
È inoltre saltato l'appuntamento in Messico previsto per il 2010 ed è stato spostato addirittura al 2016. Realmente desolante per i 6.800 milioni di esseri umani che vivono oggi un'angosciosa eredità e per i 2 mila milioni che nasceranno nei prossimi 40 anni. Questa mancanza di coraggio politico avviene mentre una netta maggioranza dei paesi appartenenti alle Nazioni Unite - 112 su 192 - chiedono un trattato vincolante che permetta un aumento massimo delle temperature di 1,5° centigradi una diminuzione delle emissioni fino a 350 parti di CO2 per milione, considerata questa la soglia di sicurezza climatica per l'umanità. 
 
Chiaramente tra i 112 Stati non figurano gli Stati Uniti, né la Cina e nemmeno i paesi dell'Unione Europea, il Giapponel'Australia. La foto degli assenti spiega molto bene il perché del fallimento di Copenhagen. 
 
Verso dove possiamo guardare ora? Possiamo imparare qualcosa di positivo dal Vertice? Il poeta Hölderlin scrisse che "dove c'è un pericolo cresce anche la speranza".  
 
Di fronte al disordine e alle frivolezze dei VIP è ormai giunto il momento di prendere davvero in considerazione le proposte sorte nel KlimaForum, e cioè il Vertice popolare sul clima. Per i 100 mila manifestanti che sabato hanno sfilato esigendo giustizia climatica, la dichiarazione finale sottoscritta già da circa 400 organizzazioni in tutto il pianeta orienta su come possiamo prendere l'iniziativa e reclamare potere democratico mondiale di fronte ad alcuni dirigenti inetti, per curare l'aria che respiriamo. 
 
Le loro soluzioni alla catastrofe climatica prevedono una transizione verso una società post petrolio, basata su fonti verdi di energia e l'equità tra il Nord ed il Sud del mondo. Dovremmo iniziare a prevedere davvero l'abbandono totale delle energie fossili entro 30 anni, ritagliando un 40 per cento delle emissioni letali prima del 2020. Il Nord dovrebbe compensare immediatamente il Sud per il debito climatico accumulato, per aiutarlo a superare la sua estrema vulnerabilità all'instabilità climatica. 
 
Bisogna seppellire il traffico di inquinamento attraverso i "mercati del carbonio" e cedere il passo ad un accordo vincolante, reale e giusto, in cui i paesi e le multinazionali che sono i maggiori responsabili dell'inquinamento siano obbligati a rispettarlo. Infine, dobbiamo coltivare una relazione sostenibile con il resto della natura, specialmente per ciò che riguarda la produzione e il trasporto di alimenti, energia, l'uso del suolo e la disponibilità di acqua. 
 
I partecipanti a KlimaForum hanno un vantaggio cruciale su CinAmerica, l'Unione Europea e il resto dei grandi dinosauri: sono realistici e sanno che non abbiamo un Pianeta B. Incomincia oggi una corsa contro il tempo e la migliore alternativa è quella di diventare cittadini attivi, cercare e condividere ciò che ci unisce come esseri umani al di sopra delle barriere nazionali e, soprattutto, disubbidienti nei confronti di un potere cieco e che non vuole vedere le catastrofi che s'avvicinano. 
 
Sarà il gran compito di questa generazione, la nostra: cambiare il sistema per preservare la vita umana sulla Terra.
 
© (Traduzione  Giorgio Trucchi  - Lista Informativa "Nicaragua y más" di Associazione  Italia-Nicaragua -  www.itanica.org )

 
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