Le risorse
idriche a rischio di privatizzazione
Nei prossimi giorni, i deputati nicaraguensi
approveranno la Legge Generale delle Acque Nazionali, in una
corsa contro il tempo che lascia molti dubbi e sospetti.
Alcune organizzazioni della società civile,
riunite nella Coalición de Organizaciones por el Derecho al
Agua, stanno dialogando da alcuni anni con le varie forze politiche
presenti in Parlamento, per far approvare una legge che regoli il delicato tema
delle acque nazionali e soprattutto, che impedisca qualsiasi tipo di
privatizzazione di questa risorsa.
Non è un segreto per nessuno che le
risorse idriche fanno gola alle grandi imprese nazionali ed internazionali, le
quali le stanno già sfruttando in modo sconsiderato, con il pretesto di generare
energia idroelettrica, per l'irrigazione estensiva in monocolture per
l'esportazione (è il caso, per esempio, dell'Ingenio San Antonio, famoso per la
produzione di zucchero e rum, ma anche per l'inquinamento delle acque, che ha
portato alla morte di migliaia di lavoratori che soffrono di Insufficienza
Renale Cronica) o semplicemente per vendere acqua imbottigliata.
A questo si aggiunge la complicata situazione dell'Impresa Nicaraguense di
Acquedotti e Fognatura (ENACAL), il cui direttore ha dichiarato lo stato di
fallimento dell'impresa e l'impossibilità di garantire un servizio efficiente,
proponendo, come soluzione, l'aumento di quasi il 50 per cento della tariffa.
Purtroppo, la mancanza cronica di somministrazione di acqua in tutto il
paese è diventata qualcosa di normale e nessuno fa più caso ai continui appelli
della popolazione, di fronte a questa drammatica situazione.
Dopo
quasi due anni di silenzio ed a due settimane dalla fine della legislatura, i
deputati hanno accelerato la discussione ed approvazione della Legge Generale
delle Acque Nazionali, trascurando tutte le proposte ed i consigli tecnici e
scientifici della società civile.
Nonostante le dichiarazioni
dell'attuale deputato e futuro Vicepresidente della Repubblica, Jaime
Morales Carazo, che ha assicurato che questa legge sarà un esempio per
tutta l'America Centrale ed eviterà qualsiasi tipo di privatizzazione, la
Coalición de Organizaciones por el Derecho al Agua,
ha indetto una conferenza stampa per rendere pubblica la sua posizione
nei confronti di ciò che considerano una presa in giro ed un vero pericolo per
il futuro delle risorse idriche del paese.
Nel suo pronunciamento, la
Coalición de Organizaciones por el Derecho al Agua ha esposto che "l'acqua è una
risorsa naturale, limitata, essenziale per la vita delle persone e
dell'ambiente. L'acqua è un diritto universale irrinunciabile, a cui tutte le
persone hanno diritto di accedere.
In Nicaragua, a partire dall'approvazione della
Legge Generale delle Acque Nazionali, si correrà il rischio che migliaia di
persone non abbiano più accesso a questo liquido vitale. È per questo che
allertiamo la comunità nazionale ed internazionale su quello che sta accadendo
nella Asamblea Nacional.
A febbraio del 2005, la Asamblea Nacional ha
approvato in termini generali la Legge Generale delle Acque Nazionali.
Attraverso questa norma giuridica, si stabiliscono le basi affinché la
privatizzazione delle risorse di acqua potabile sia una realtà in Nicaragua, in
detrimento della qualità della vita dei e delle nicaraguensi.
Dall'elaborazione della prima proposta della Legge Generale delle Acque
Nazionali (elaborata dal Ministero di Finanza, Industria e Commercio - MIFIC),
le organizzazioni della società civile, attraverso uno studio di diritto
comparato, hanno dimostrato che questa legge è esclusoria, nega il diritto di
accesso all'acqua a migliaia di persone e stabilisce il quadro giuridico per la
privatizzazione".
Nel suo articolo più rilevante (Art. 4), la
nuova legge stabilisce che "il servizio di acqua potabile non sarà oggetto
di privatizzazione alcuna, diretta o indiretta, e sarà considerato sempre di
carattere pubblico. La sua amministrazione,
vigilanza e controllo sarà sotto la responsabilità e tutela dello Stato
attraverso le istituzioni create per tali fini o quelle che verranno create nel
futuro".
Le organizzazioni della società civile avevano proposto
una modificazione molto importante, affinché non si garantisse solo la non
privatizzazione del servizio di acqua potabile, ma anche delle risorse idriche e
del servizio distribuzione, proponendo una variazione all'articolo 4:
"l'acqua ed il suo ciclo idrologico, come patrimonio nazionale, non saranno
oggetto di privatizzazione alcuna, diretta o indiretta. L'acqua potabile per uso
domestico, medicinale e per gli acquedotti, ed i servizi o attività riferite a
questi usi, come il risanamento, non saranno consegnati, attraverso nessun tipo
di figura, all'impresa privata. Questi servizi sono di carattere pubblico e
vengono gestiti in modo esclusivo dallo Stato o dai Comuni. La loro
amministrazione, vigilanza e controllo avverrà sotto la responsabilità e tutela
dello Stato attraverso le istituzioni create per tali fini".
In
base a questi principi, le organizzazioni della Coalición de
Organizaciones por el Derecho al Agua, stanno ora chiedendo "la
sospensione immediata del processo di discussione ed approvazione della Legge
Generale delle Acque Nazionali e l'apertura di un vero processo di consultazione
con i differenti attori della Nazione, per concretizzare il diritto di accesso
all'acqua potabile e risanamento, come stabilisce l'Art. 102 della Costituzione
Politica del Nicaragua".
Chiedono, inoltre, la partecipazione diretta dei
cittadini negli organi di gestione delle Risorse Idriche, a partire dai
villaggi, dai quartieri, dai Comuni e dagli organi nazionali, per contribuire
all'esecuzione della Legge ed alla formulazione di politiche sulle risorse
idriche. Si chiedono, anche, modifiche legislative e di considerare i progetti
che sono stati proposti dalle organizzazioni contadine, sull'accesso universale
all'acqua, poiché questa è una legge creata dal punto di vista del settore
urbano e non del settore rurale.
Secondo il giurista e membro della
Coalizione, Luis Gómez "quello che si pretende con questa legge
è che l'acqua entri a far parte del patrimonio economico di qualunque persona
naturale o giuridica e potrebbe perfino essere trasferita in eredità
e attraverso la via contrattuale.
Entrando a far parte del patrimonio
economico, questa risorsa potrebbe essere anche usata come garanzia per ottenere
un prestito e questo equivale a una privatizzazione.
Questa misura colpisce
il patrimonio dei nicaraguensi nella misura di almeno 400 milioni di cordobas
all'anno (circa 22 milioni di dollari). È indubbiamente un grande affare.
Le grandi imprese estraggono più di mille milioni di metri cubici di acqua
per uso agricolo, mentre la popolazione non consuma nemmeno 100 milioni di m³
all'anno.
Lo Stato non fa pagare nulla a questi imprenditori e c'è un
grande perdita del patrimonio nazionale.
Nessuno sta dicendo che non si
permetta l'investimento privato nazionale o internazionale ma, con questa legge,
il ciclo industriale dell'acqua si privatizza ugualmente, perché l'estrazione,
la purificazione e la potabilizzazione passerebbe in mani private. Cioè che
varie imprese potranno impossessarsi di diverse fasi del ciclo produttivo
dell'acqua, attraverso concessioni, permessi di sfruttamento, uso o utilizzo.
Allo stesso tempo, si esclude un maggior numero di persone dall'accesso
all'acqua.
Non si sta garantendo l'acqua per la popolazione rurale, mentre
i grandi produttori o le compagnie utilizzano l'acqua delle risorse naturali
senza pagare niente. Nella zona rurale stanno lasciando la popolazione senza
acqua, perché dicono che queste risorse sono all'interno delle loro proprietà e
le sfruttano come vogliono. Hanno il dominio sull'acqua e questa legge lo
permetterà ancora di più".
Denis Meléndez,
responsabile dell'Area di Incidenza del Centro de Información y
Servicios de Asesoría en Salud (Cisas), considerò che la dichiarazione
dell'attuale Presidente della Commissione Parlamentare dell'Ambiente e delle
Risorse Naturali e futuro Vicepresidente della Repubblica, Jaime Morales Carazo
"è una vera pugnalata alla popolazione. In quasi due anni ha mantenuto nascoste
la legge e la nostra iniziativa ed oggi, in modo quasi segreto, perché non
vogliono che si parli di questo tema, hanno riproposto la discussione di questa
legge e la popolazione non è stata adeguatamente informata.
Abbiamo
presentato uno studio di diritto comparato per dimostrare ai deputati che
effettivamente siamo di fronte ad un processo di privatizzazione dell'acqua.
È vero che nell'articolo 4 si dice che non si privatizzerà il servizio
dell'acqua, ma non si difende la risorsa in quanto tale.
Noi chiediamo che
non si privatizzino né la risorsa, né il servizio.
In Nicaragua, un litro di acqua costa oggi più
di un litro di benzina Super. L'estrazione di acqua non richiede un'alta
tecnologia, come ad esempio quella del petrolio e c'è un interesse nel voler
mantenere questa norma che permette la privatizzazione della risorsa Acqua.
Vogliamo che ci sia giustizia in relazione al diritto all'accesso
all'acqua.
Chi ci garantisce che i padroni di un'industria tessile, che
chiedono l'estrazione di milioni di metri cubici di acqua, pagheranno per
quest'acqua che utilizzano per il loro processo industriale?
Con la
privatizzazione, l'impatto indiretto sulla popolazione e sulla sua salute, sarà
drammatico. Soffriamo un deterioramento della qualità della vita della
popolazione, perché l'acqua potabile è necessaria per la vita della gente. È un
bene pubblico che significa la vita delle persone".
"Una
volta approvata la legge - ha concluso Meléndez - noi chiederemo al Presidente
della Repubblica di vetarla.
Se non la veta, nel termine stabilito che è
di 15 giorni, il nuovo Governo s'insedierebbe in condizioni avverse, perché se
non esiste il diritto di accesso all'acqua, stiamo valutando che la
governabilità sarà in pericolo in Nicaragua.
Stiamo allertando le
organizzazioni amiche a livello internazionale affinché siano adeguatamente
informate di quanto succede, affinché questa lotta trascenda le frontiere del
nostro paese".