DOSSIER VENEZUELA: UNA REALTÀ CAPOVOLTA

VIOLENZE IN VENEZUELA: CHI, CHE COSA, COME, PERCHÈ
(Ambasciata del Venezuela Roma)
https://goo.gl/OX57Fx

La narrazione che le grandi multinazionali della comunicazione stanno raccontando all’opinione pubblica di tutto il mondo è che “immense” mobilitazioni di “manifestanti pacifici” vengono quotidianamente represse, con feriti e detenuti dalle forze militari che mantengono al potere un “dittatore” (Nicolás Maduro) respinto dalla maggioranza dei cittadini.
La realtà è che dall’inizio del mese di aprile il Venezuela sta subendo un’offensiva violenta da parte di una piccola, ma molto attiva, frangia della popolazione. Le azioni comprendono un insieme di metodi di lotta, tra le quali i saccheggi contro gli esercizi e gli enti pubblici e attacchi armati a agenti di polizia.
Questi eventi si sono verificati con maggior concentrazione in cinque centri urbani dell’area nord-costiera e in due zone della regione andina e hanno provocato 40 morti. E’ accertato che la maggior parte di quest’ultime siano avvenute durante i saccheggi e gli attacchi dei presunti manifestanti contro altri civili, militari e agenti di polizia.
Nonostante le prove video presentate, la narrazione che le grandi multinazionali della comunicazione hanno raccontato al mondo è che, durante le mobilitazioni, manifestanti pacifici sono stati repressi, feriti e incarcerati dalle forze militari.

Alcuni elementi chiave per capire ciò che sta accadendo realmente in Venezuela:

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Il Venezuela nell’ora dei forni

Pacifici oppositori attaccano poliziotti disarmati (Foto Carlos Garcia Rawlins|Reuters)La crisi e la sua inevitabile conclusione

Managua, 12 maggio (atilioboron.com.ar | Cubadebate) -. La dialettica rivoluzionaria e il confronto tra classi che la stimola avvicina la crisi a una conclusione inevitabile. Le alternative sono soltanto due: il consolidamento e l’avanzata della rivoluzione o la sconfitta della rivoluzione. La brutale offensiva dell’opposizione –criminale nella metodologia e nei propositi antidemocratici– trova, tra i governi conservatori della regione e tra impresentabili ex presidenti,  figure che gonfiano il petto in difesa della ”opposizione democratica” in Venezuela e che esigono dal governo di Maduro l’immediata liberazione dei “prigionieri politici”.

Le canaglie mediatiche e “l’ambasciata” (Usa) fanno il resto e moltiplicano per mille queste menzogne. I criminali che incendiano un ospedale pediatrico fanno parte di questa presunta legione di democratici che lottano per destituire la “tirannia” di Maduro.

Lo sono anche i terroristi –li possiamo definire in altro modo?– che incendiano, distruggono, saccheggiano, aggrediscono e uccidono nella totale impunità (protetti dalla polizia dei 19 comuni in mano all’opposizione, sui 335 complessivi che esistono nel paese). Se la polizia bolivariana –che non ha in dotazione armi da fuoco dai tempi di Chávez– li cattura si produce una stupefacente mutazione: la destra e i suoi mezzi di comunicazione trasformano questi delinquenti comuni in “prigionieri politici” e in “combattenti per la libertà”, come quelli che in El Salvador assassinarono Monsignor Oscar Arnulfo Romero e i gesuiti della UCA; o quelli della “contras” che devastarono il Nicaragua sandinista, finanziati dall’operazione “Iran-Contras” architettata ed eseguita dalla Casa Bianca.

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Venezuela: Giornata Mondiale di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana

Il 19 aprile 2017 Giornata Mondiale di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana
Presso la sede dell’Ambasciata del Venezuela in Italia
Dalle 9 alle 13 Via Nicolò Tartaglia 11 Roma
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** Milano ore 10.00 Monumento Bolivar, Piazza Bolivar

“L’accordo per aprire un processo político contro il Presidente Maduro é inattuabile”

Deputato Earle Herrera (Foto ALBA TV)Intervista con il diputato Earle Herrera

Caracas, 28 ottobre (ALBA TV) -. Domenica scorsa, 23 ottobre, é stata convocata una sessione straordinaria della Asamblea Nacional [il parlamento venezuelano] nel Palazzo Federale Legislativo della Repubblica Bolivariana del Venezuela. La agenda della sessione includeva diversi punti, tutti legati all’obiettivo centrale e fisso che l’opposizione alla rivoluzione bolivariana si é posta sin dall’anno 1998: non riconoscere il governo nazionale come legittimo. A partire dallo scorso gennaio, quando  inauguró la legislatura come maggioranza parlamentaria, l’opposizione sta utilizzando ora nuove strategie il cui fine é la destituzione del presidente costituzionale della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolás Maduro Moros.

Indetta questa sessione straordinaria, si é venuta a creare una convocazione spontanea di diversi settori della popolazione venezuelana in difesa della Costituzione Nazionale e in rifiuto alle azioni intraprese dal Potere Legislativo per generare condizioni di rottura dell’ordine costituzionale nel Paese. Il parlamento nonostante ció ha approvato un accordo in cui non riconosce le procedure e competenze stabilite dalla Costituzione riguardanti il normale esercizio della vita istituzionale del Paese e le competenze di ognuno dei poteri pubblici che la garantizzano.

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Venezuela: tentativi di colpi di stato, guerra economia, PIL, debito pubblico e riserve

venezuela-3-620x330Attilio Folliero, Caracas 08/05/2016
Link: http://umbvrei.blogspot.com/2016/05/venezuela-tentativi-di-colpi-di-stato.html

Il PIL del Venezuela

Con l’avvento al governo di Hugo Chávez, nel 1999, e l’aumento dei prezzi del petrolio, il PIL del Venezuela comincia a crescere. In realtà è l’azione politica di Hugo Chávez che incrementa la crescita dei prezzi del petrolio; infatti è Chávez che convince tutti i capi di stato dei paesi produttori di petrolio, i Paesi OPEC, a riunirsi a Caracas e tagliare la produzione, l’offerta di petrolio, facendo in questo modo risalire i prezzi.
Quando i capi di stato di tutti i paesi OPEC si riunirono a Caracas il 27 e 28 settembre del 2000, era appena la seconda volta nella storia che ciò accadeva e ben 25 anni dopo la prima e ultima storica riunione di Algeri (4 marzo 1975).
Nei primi tre anni del Governo di Hugo Chávez (1999-2001) il PIL del Venezuela cresce, passando dai 91,90 miliardi di dollari del 1998 ai 123,16 del 2001.
Dopo questi anni di crescita, il PIL conosce due anni di calo a causa del colpo di stato di Pedro Carmona Estanca (11 aprile 2002), che allontana Hugo Chávez dal Governo per 48 ore e della serrata patronale, fra il 2 dicembre 2002 ed il 2 febbraio 2003. Durante il periodo della serrata la produzione petrolifera del Venezuela scende a 0 barili al giorno!

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L’arte di vincere si impara dalle sconfitte

Venezuela.7dic.2015di Marco Consolo –

È una dura sconfitta quella subita dal processo bolivariano in Venezuela nelle elezioni parlamentari di domenica 6 dicembre. Con circa il 18% di differenza, l’opposizione conquista la maggioranza del parlamento che ha rinnovato i suoi 167 deputati. Un parlamento che, grazie alla recente legge elettorale, sarà composto al 40% da donne. Con circa il 25% di astensione, al momento in cui scriviamo i risultati (ancora parziali) assegnano ben 99 seggi all’opposizione e solo 46 alle forze socialiste, nella quarta legislatura dall’avvento dello scomparso Hugo Chávez. Mancano ancora 22 seggi da assegnare e sono quelli che faranno la differenza, dato che con la maggioranza dei 2/3 l’opposizione avrebbe poteri molto più incisivi. L’opposizione celebra nelle strade di Caracas – Foto Carlos Becerra (Bloomberg) È l’elezione numero 20 nei 17 anni del processo bolivariano, iniziato proprio un 6 dicembre del 1998, con la prima vittoria di Hugo Chávez, che mise in moto il processo della Rivoluzione bolivariana. Fino a ieri, l’unica sconfitta delle forze socialiste era stata quella sulla riforma costituzionale del 2007, quando l’opposizione alla riforma ottenne una “vittoria pirrica” con il 50,7%. Ancora una volta, la “dittatura chavista” ha dato esempio di trasparenza ed onestà. Un esempio per molti Paesi del mondo, a partire dagli stessi Stati Uniti. Nonostante gli strepiti della destra, le elezioni si sono svolte in maniera esemplare, come tutte le precedenti.

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Si prepara un intervento militare statunitense in Venezuela?

Plan-desestabilizar-a-Venezuela-600x337Il giornalista Rafael Poleo parla di una imminente invasione del Venezuela

Attilio Folliero, Caracas 28/11/2015

Il giornalista venezuelano Rafael Poleo, della destra più estrema e reazionaria il 26 novembre ha pubblicato una serie di Twitter; in uno di questi segnala l’imminenza di una invasione militare internazionale in Venezuela, come quella della Repubblica Dominicana nel 1965. La Repubblica Dominicana nel 1965 fu invasa dalle forze statunitensi ed ovviamente quando il Poleo parla di una invasione internazionale in Venezuela si riferisce alle forze statunitensi.

Ricordiamo anche che Barack Obama nello scorso mese di marzo ha emesso un decreto con il quale ha dichiarato il Venezuela un pericolo speciale per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Tutte le volte che gli USA hanno emesso un simile decreto hanno poi proceduto ad invadere il paese oggetto del decreto stesso.

In altri due twitter immediatamente precedenti a quello appena analizzato, il Poleo fa riferimento alle imminenti elezioni parlamentari venezuelane. Secondo il Poleo  “il regime di Maduro starebbe per sospenderle di fronte alla irrimediabile sconfitta”. Inoltre – aggiunge – che gli atti criminali accelerano la fine del regime e diminuiscono le possibilità che il Partito Socialista PSUV sopravviva come partito.

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