BRASILE: CRISI E CONSEGUENZE

downloadCarugate, Maggio 2016

Per capire ciò che sta accadendo è necessario fare mente comune al passato del Brasile, le sue dittature, i governi di destra, la subordinazione all’impero Usa. Si usa dire che bisogna guardare al futuro, perché il passato… è passato. NO, è necessario conoscere e capire cosa è stato il passato per l’America Latina e quindi, rendersi conto delle difficoltà di cambiare politica, sopratutto in grandi e importanti paesi come il Brasile, Argentina, Venezuela, ma il problema riguarda anche la Bolivia, Ecuador, Nicaragua, Uruguay, Paraguay, Cile e in misura minore altri paesi come El Salvador, Guatemala, Panama, Honduras.

UN PO’ DI STORIA L’America Latina è stato l’unico continente dove i concetti neoliberali sono stati adottati da vari paesi, questo dopo anni di una lunga serie di dittature militari, appoggiate sempre dagli Stati Uniti. Al neoliberalismo però ci sono state reazioni: un anno fondamentale è stato il 2005, quando si voleva imporre il Trattato di Libero Commercio con Stati Uniti e Canada. Ci fu un’azione congiunta di movimenti sociali, partiti di sinistra, organizzazioni, associazioni e una buona parte della chiesa cattolica latinoamericana. SI ARRIVÒ COSÌ AI GOVERNI PROGRESSISTI.   mapabrasil

I nuovi Governi di Brasile, Argentina, Uruguay, Venezuela, Nicaragua, Ecuador, Paraguay e Bolivia programmarono con notevoli difficoltà un sistema di Stato con funzioni di redistribuzione delle ricchezze, la riorganizzazione dei servizi pubblici, l’accesso alla salute e all’educazione, facendo grossi investimenti in infrastrutture e opere pubbliche. Questi paesi sono riusciti a RINEGOZIARE il costo delle materie prime con le multinazionali (accordi tra Stato e Imprese su petrolio, gas, minerali, prodotti agricoli per l’esportazione) sfruttando anche una congiuntura economica abbastanza favorevole durata circa 10 anni. Tutto questo ha permesso a questi paesi di avere entrate importanti in termini monetari da usare per i programmi sociali.

LA DOMANDA ATTUALE È: dobbiamo chiedersi se è finito un ciclo? Oppure accettare l’idea borghese che la gestione moderna degli Stati è in uno scambio di potere tra Destra e Sinistra? Bisogna capire che i governi che hanno sostituito le dittature erano neoliberali e quindi l’avvento dei governi progressisti non ha avuto il tempo e la capacità di cambiare un neoliberalismo di fondo della struttura. Alcuni poteri forti erano rimasti come l’Alta Finanza, l’Oligarchia e altri poteri più occulti come le massonerie.

dilmaylulaI PROGETTI IN BRASILE E AMERICA LATINA I progetti governativi progressisti in Brasile e America Latina hanno avuto lo scopo basilare, di ricostruire un sistema economico e politico, capace di “riparare” i disastri sociali del neoliberismo, una cosa difficilissima! Questa specie di restaurazione delle funzioni sociali dello Stato ha avuto bisogno di una rimodellazione dello Stato stesso e questo è un punto dolente. Gli apparati di questi Stati sono rimasti in gran parte gli stessi dei precedenti governi liberisti e nel caso del Brasile, Lula prima e Dilma dopo, hanno fatto l’errore di inserire nei loro governi ministri e vice presidenti dei precedenti governi e esponenti di finanza, commercio e imprese. Persone di partiti che si sono alleate con Lula e col PT (Partido dos Trabalhadores) per interesse. Ricordiamo che già nel primo governo Lula, il suo vice presidente e un ministro avevano avuto problemi di corruzione. Le amministrazioni statali del Brasile e di altri paesi sono rimaste, di fatto, conservatrici, poco adatte a un cambiamento.  In Venezuela, Chavez ha creato in pratica uno Stato parallelo, usando i proventi del petrolio per far funzionare la macchina sociale. In Venezuela, come in Brasile, Ecuador e altri Stati, i governi hanno creato e inventato nuovi Ministeri per poter gestire i programmi sociali e in questi posti mettere nuovi funzionari. Il Brasile, come il Venezuela e tutti gli Stati progressisti hanno dovuto, giocoforza, centralizzare e gerarchizzare, con un leader carismatico (vedi Chavez, Lula, Correa, Morales, Mujica, Ortega, etc.). Tutti questi leader hanno avuto bisogno di galvanizzare i loro popoli con il sistema del “caudillismo” per poter andare avanti e superare gli sbarramenti creati dalla burocrazia conservatrice dei loro ministeri e dei tre livelli di potere. Questo non ha potuto, comunque, evitare casi di corruzione che col tempo sono diventati evidenti.

LE VOLONTÀ POLITICHE POSITIVE Il Brasile, l’Argentina, il Venezuela e tutti gli altri Stati hanno sempre avuto la volontà politica di “uscire dal neoliberismo”, lo dimostra il fatto che i loro programmi e le lotte per sconfiggere e/o diminuire la povertà hanno avuto un buon esito. Milioni di persone hanno avuto diritto alla salute e all’educazione, hanno avuto lavoro e casa. Hanno visto migliorare le strutture del paese in energia, trasporti, servizi alla persona, cultura. Quindi una redistribuzione parziale, ma molto ampia, delle ricchezze del paese che sono andate alla classe povera. In alcuni casi ha ricreato un ceto medio che nelle successive elezioni si è schierato con le opposizioni dei governi progressisti, vedi Argentina, Venezuela e Bolivia. Va notato che i benefici ai poveri hanno avuto esito senza intaccare seriamente le ricchezze dei molto ricchi. Questi paesi, con la spinta di Ugo Chavez, hanno creato nuove strutture latinoamericane e rinforzato quelle esistenti come Mercosur e Unasur. Hanno creato il CELAC, di cui fanno parte tutti i paesi latinoamericani (33), poi ALBA e Petrocaribe per il petrolio. Le novità come ALBA e Petrocaribe non sono strumenti in competizione col sistema capitalista ma di complementarietà e solidarietà per poter gestire i capitali senza seguire i canoni del sistema liberista. In pratica i sistemi economici progressisti funzionano, ma dentro al contesto del sistema imperante capitalista con una forte influenza dei capitali privati, questo più in Brasile, Argentine, Cile, Ecuador, Bolivia, Uruguay e Paraguay che in Venezuela e Nicaragua. I settori minerari, energetici, finanziari, telecomunicazioni e commercio sono sempre restati nelle mani dei liberisti. Un’eccezione è ALBA, con la partecipazione di una decina di paesi, che ha solo in parte un’influenza da parte dei vecchi sistemi economici, si vedrà fino a quando potrà durare, ma si vedono già smottamenti dopo la scomparsa del suo ideatore Chavez.

IL RUOLO DELLA INFORMAZIONE E COMUNICAZIONE I mezzi di comunicazione, da quelli grandi a quelli medi e piccoli sono rimasti nelle mani del grande capitale nazionale di questi paesi. Giornali, radio e televisioni, hanno svolto e svolgono un ruolo strategico di cambiamento della cultura delle masse popolari, con lo scopo di disunirle, renderle servili al sistema imperante, disunite e incapaci di difendere gli interessi della classe povera. Anche in questo caso, l’unica diversità è stata creata da Chavez con Telesur (www.telesurtv.net), una televisione senza pubblicità che opera in tutta l’America Latina ma è nazionalizzata venezuelana. In Venezuela, Brasile, Argentina, Bolivia, Ecuador, etc. sono state fatte leggi per democratizzare l’informazione ma con scarsi risultati. Come dice Fidel Castro, l’informazione manipolata è diventata l’arma più sofisticata e potente dell’imperialismo e agisce sempre contro i popoli e i loro diritti.

sviluppoQUALE SVILUPPO Il modello che è rimasto in gran parte imperante si può chiamare “SVILUPPISMO”. Iniziato negli anni sessanta con la Commissione Economica per L’America Latina dell’ONU (CEPAL) che propose di sostituire le importazioni in favore dell’aumento delle produzioni nazionali; cosa giusta, ma difficile da praticare per le imposizioni e le leggi di salvaguardia dei prodotti nordamericani ed europei e quindi dei loro mercati da primo mondo. Per il Brasile, grande paese con grandi risorse, non è mai stato possibile sviluppare una forte produzione nazionale, da sempre vive sopratutto di vendita di materie prime. Per anni, il prezzo delle materie prima ha favorito un certo sviluppo interno dei paesi latinoamericani ma poi i prezzi, da sempre manovrati da chi compra, cioè i paesi ricchi, hanno imposto quote al ribasso, non ultimo il petrolio, mettendo così in crisi le economie di paesi come Brasile, Venezuela, Argentina, per citare solo i grandi. Uno degli errori fondamentali in Brasile è la mai attivata riforma agraria per non infastidire i latifondisti e invece innervosire una delle forze popolari più importanti e organizzate del cambiamento, i Sem Tierra. Non riformare l’uso della terra ha voluto dire dipendere ancora molto dal capitalismo monopolista e questo ha prodotto anche deindustrializzazione non solo del Brasile ma di tutto il continente.
In Brasile e negli altri paesi si è gradualmente abbandonata la produzione agricola di medi e piccoli produttori per tornare ai mega progetti delle multinazionali della terra, per produrre prodotti da esportare nei paesi ricchi. Questo ha provocato la distruzione di una parte dell’ecosistema verde del Brasile e di altri Stati, distruggendo la biodiversità di diversi luoghi, arrivando perfino a mettere a rischio la sovranità alimentare. In Brasile un vero cambiamento doveva partire da una riforma agraria funzionale allo sviluppo interno.

Il progetto Brasiliano si è trasformato, gradualmente, in una tipica modernizzazione acritica della società. Il Venezuela, diversamente dal Brasile, ha attivato una partecipazione comunitaria popolare, dando loro una serie di migliorie economiche e di servizi e, così come in Argentina e in Brasile, una fetta di elettorato progressista ha cambiato ideale politico, perché era diventato classe media. In tutti questi paesi è aumentato troppo il consumo di prodotti importati dall’estero, alcuni dei quali non necessari ma superflui. La riduzione della povertà c’è stata in Brasile come negli altri paesi, ma è stata di tipo ASSISTENZIALE, riducendo la distanza sociale tra ricchi e poveri che in Brasile era la più alta del mondo, senza però attivare uno sviluppo progressivo e continuativo che cambiasse il volto del paese e della popolazione.

VIENE DA CHIEDERSI SE ERA POSSIBILE AGIRE DIVERSAMENTE Ad esempio, la rivoluzione radicale degli anni settanta in Nicaragua aveva fatto reagire i nordamericani che con Reagan hanno fatto la guerra dei Contras. Il Venezuela che con Chavez è andato politicamente oltre il Brasile, ha subito due golpe dagli Stati Uniti che hanno cercato di ribaltare i governi di Chavez. In Ecuador hanno tentato di far saltare Correa, in Honduras il golpe bianco è andato in porto. Inoltre gli Stati Uniti, dopo aver perso il controllo qualedell’America Latina, hanno riportato di nuovo la V Flotta Navale nel continente, hanno predisposto una serie di satelliti di ultima generazione, droni per le mappature dei territori e aerei spia, dimostrando che erano pronti a interventi militari.  Dal punto di vista economico/finanziario, la forza del capitale è tale che sono riusciti a fare gli accordi su petrolio, miniere e agricoltura in modo da rendere dipendenti questi governi progressisti, che non hanno scelto un taglio netto col sistema globalizzato. Va detto con chiarezza che è difficilissimo inventare e far progredire un Sistema monetario/economico/finanziario alternativo. A questo dobbiamo aggiungere che nei paesi governati dai progressisti è in atto una fuga di capitali verso i paradisi fiscali, ultimo lo scandalo di Panama, ben più ampio e grave di quanto si parli qui da noi.

I LEADER DEI GOVERNI PROGRESSISTI Un altro dato che va conosciuto per la sua realtà è la “formazione dei Leader Progressisti” che hanno dato vita a questi governi e dei loro consiglieri. La loro idea di fondo è stata ed è una modernizzazione delle società di questi paesi, senza tenere conto dell’importanza, ad esempio, dell’impatto sulla natura di certi programmi. Non hanno pensato a un piano di rigenerazione delle aree deforestate e delle zone degradate da grossi interventi industriali in funzione o abbandonati, ma pericolosi per la natura e la salute pubblica. In sostanza i loro programmi, pur essendo in parte rivolti alle classi medio-basse, sono di formazione e concezione di mercato consumistico. A questo va aggiunto un altro fattore determinante: la mancanza quasi totale di programmi di formazione politica e culturale a sostegno di un progetto sociale completo, rivolto al cambiamento. Insomma si dice e ridice che “un altro mondo è possibile” però non si è disposti a lavorare per questo obiettivo. Faccio osservare che questi governi progressisti, e quindi anche il Brasile, hanno votato leggi e riformulato Costituzioni con all’interno concetti sul “diritto per acqua pubblica, il buon vivere, i diritti allo studio e alla salute, la difesa dell’ambiente e i beni comuni”.  I nuovi governi progressisti sono stati ricevuti dalle popolazioni come fattori di cambiamento, alcuni rieletti più volte con maggioranze considerevoli. I programmi sociali hanno diminuito lo stato di popolazione povera (per il Brasile circa 37 milioni e buone percentuali anche negli altri paesi) ed è aumentata di molto la classe media. Però tutta questa positività non era inserita in un contesto di SOCIALISMO VERO cioè di cambio strutturale della società; hanno funzionato con programmi con bonus economici spronando la gente a consumare. Va detto, per essere corretti, che dopo la caduta del muro di Berlino, pochi leader hanno avuto il coraggio di parlare e formulare uno Stato socialista con lo scopo di socializzare i Beni Comuni e i Diritti per l’Autodeterminazione dei Popoli. Obiettivamente, era ed è difficile costituire un sistema orientato al socialismo, non quello conosciuto dei paesi del est, ma uno che somigliasse di più a quello Jugoslavo con migliorie necessarie, tenuto conto dei tempi e della tecnologia.

CONTRADDIZIONI Le contraddizioni interne a questi governi sono fattori a volte drammatici. Il fattore più grave è dato dalla “crisi del capitalismo” mondiale, e in particolare la caduta a picco dei prezzi delle materie prime. Tutti questi paesi progressisti, Brasile in testa, sono paesi esportatori di materie prime,impatto quindi i loro bilanci traballano quando i prezzi di ciò che vendono scendono. Vedi il petrolio sceso ufficialmente da 110 dollari al barile a 29, ma con le guerre in corso nelle aree del petrolio, molto petrolio viene venduto a prezzi che si aggirano sui 15 dollari a barile. Brasile, Argentina, Ecuador, Bolivia e Venezuela sono stati colpiti al cuore della loro economia. Anche questa dei prezzi è una guerra imposta dal capitalismo per far fallire nuove idee e progetti di società condivisa. I paesi qui citati hanno resistito a questo feroce attacco grazie ad una buona riserva di divisa forte. Comunque col tempo le classi che erano uscite dalla povertà ed entrate nella nuova classe media hanno cominciato a soffrire e perdere capacità di acquisto. Questa massa di persone, ha cominciato a guardare verso altre opzioni politiche, quelle delle opposizioni di destra; un altro dato è il fattore cambio tra le monete locali e il dollaro, sempre a favore della moneta nordamericana. Ben presto si sono viste le prime reazioni popolari contro i governi, e col tempo sono aumentate fino a diventare masse enormi. E qui la destra ha cominciato a dare vita alla seconda parte del suo piano per recuperare consenso e voti in una possibile elezione.  I risultati sono evidenti, perdita del governo in Argentina, perdita alle amministrative in Venezuela, perdita del referendum in Bolivia. Faccio notare come un ruolo particolare e per certi versi nuovo è quello delle ONG e dei SOCIAL.

Gli  Stati Uniti e l’Europa, che hanno forti interessi finanziari ed economici, hanno foraggiato con soldi e materiali tecnologici molte Ong, creato attivisti che si inseriscono nei sistemi di comunicazione dei Social provocando una disinformazione generalizzata usata spesso anche dalla sinistra mondiale, il tutto con lo scopo di defenestrare i governi progressisti latinoamericani. Si può dire che se di errori nei governi progressisti ce ne sono tanti, è altresì vero che l’attacco portato dal capitale-finanza-forze sociali come Ong e Social, sta perpetuando il vecchio sistema dei GOLPE, fatti però in modo meno cruenti. Quest’approfondita analisi non vuole creare sconcerto e disamore per il cambiamento perché, comunque, restano esempi positivi ancora in atto e la guerra contro il capitalismo non è perduta per sempre. Direi che ci sono altri fattori, a mio avviso determinanti da considerare per una ripresa di progresso vero in America Latina e nel Mondo. 1) Va ripresa la militanza di massa. 2) Bisogna fare un’analisi seria sui popoli: sono ancora in grado di reagire a chi li vuole sottomessi e schiavi moderni? 3) E’ necessaria una rete mondiale forte e consapevole di sistemi di informazione (vedi telesur e altri). Serve una rete che faccia un’informazione reale e continua. 4) Il ruolo dei partiti e i loro leader, così come i movimenti, deve avere verifiche per l’attuazione di programmi politici e sociali. 5) Vanno comunque salvate e migliorate le esperienze dei governi progressisti Latinoamericani perché restano un grande esempio di tentativo di cambiamento. Esempio: in Brasile i Sem Tierra non sono per niente contenti dei governi di Lula e Dilma, ma li appoggiano comunque, perché sanno che il ritorno della destra al governo farà uno sfacelo di quel che resta di sociale, naturale e politico in Brasile.

L’INVITO QUINDI È DI DEDICARSI UN PO’ DI PIÙ ALLA VITA PUBBLICA E MENO AL NOSTRO PRIVATO.
DINO VERDERIO

FONTI: Joào Pedro Stedile (Sem Tierra). Frei Betto (teologo). Padre Miguel d’Escoto (ex Presidente Assemblea ONU). Francois Houtart (sacerdote, teologo e sociologo belga). Noam Chomsky (linguista, analista e scrittore). Leonardo Boff (teologo e scrittore).