Honduras e diritti umani, un cinismo strutturale

Honduras e diritti umani, un cinismo strutturale
Stigmatizzazione, criminalizzazione, persecuzioni giudiziarie e assassinio di attivisti fanno dell’Honduras uno dei paesi più letali per chi difende terra e beni comuni  
Managua, 20 ottobre. (Giorgio Trucchi | LINyM) -.

Lo scorso 5 luglio, la prima sezione penale del tribunale di Tegucigalpa, con competenza territoriale nazionale, ha emesso una sentenza di condanna a carico di Roberto David Castillo[1], ex presidente di Desarrollos Energéticos SA (DESA)[2], ritenuto coautore dell’assassinio della dirigente indigena e attivista sociale, Berta Cáceres. 

All’epoca i giudici fissarono la data del 3 agosto per determinare la pena. Tre mesi dopo, il tribunale non ha ancora emesso la sentenza, generando un’incertezza giuridica che preoccupa profondamente tanto le vittime quanto il pool di avvocati che le rappresenta. 

Durante un atto dimostrativo di fronte alla Corte suprema di giustizia nella capitale honduregna, il Consiglio civico di organizzazioni popolari e indigene dell’Honduras (Copinh) ha allertato circa il mancato adempimento della prima sezione penale, che ha lasciato scadere i tempi processuali stabiliti per emettere il verdetto. 

Ha lamentato inoltre il fatto che la Corte d’appello non si sia ancora pronunciata sui ricorsi pendenti, per rendere definitiva la sentenza emessa nel 2019 contro sette autori materiali dell’assassinio di Berta Cáceres – tra cui ex dirigenti e membri della sicurezza di DESA, ex militari e militari in servizio – e che la procura non abbia ancora portato sul banco degli imputati gli autori intellettuali del crimine. 

In un comunicato, il Copinh ha assicurato che andrà avanti e che disputerà “ogni millimetro di giustizia alle istituzioni honduregne fantoccio”, esigendo nel contempo una “sentenza veloce e contundente”.

L’appello del Copinh e dei famigliari della dirigente indigena assassinata ha trovato il sostegno della Missione di osservazione qualificata della Causa Berta Cáceres, i cui membri deplorano la mancata iniziativa delle istituzioni che devono garantire giustizia, perseguendo e processando gli attori chiave della struttura criminale che perpetrò il crimine. 

A tal proposito, la sentenza contro Castillo servirà proprio ad aprire a nuovi scenari d’indagine per ottenere giustizia integrale per Berta Cáceres. 

“La sentenza deve dare il via a un’indagine scrupolosa su tutte le persone implicate nel crimine. L’incertezza giuridica che si sta creando compromette sia l’essenza stessa del processo che la garanzia di verità, riparazione e non ripetizione per le vittime, lasciandole in una situazione di vulnerabilità e senza accesso a una giustizia piena”, segnalano gli osservatori. 

Libertà per Guapinol 

Ancor più complessa è  la situazione degli otto difensori dell’acqua e della vita di Guapinol, che da oltre due anni permangono in custodia cautelare in carcere per i reati di incendio doloso aggravato e sequestro di persona.  Continua a leggere

Honduras-Nuovo attacco alla comunità LGBTI

Nuovo attacco alla comunità LGBTI
Donna trans e attivista per i diritti umani assassinata in Honduras, la quarta dall’inizio dell’anno
Managua, 5 ottobre (Giorgio Trucchi Rel UITA | LINyM) -.
La comunità Lgbti in Honduras è ancora una volta in lutto dopo l’omicidio di Tatiana Martínez García, donna trans di 32 anni e attivista nella promozione e protezione dei diritti umani, impegnata nell’accompagnamento a persone Lgbti che devono denunciare crimini di cui sono state vittime.

Secondo le prime informazioni raccolte dalla stampa locale, il corpo della giovane donna è stato ritrovato con ferite di arma bianca nella città di Santa Rosa de Copán, nella parte occidentale dell’Honduras.

L’Ufficio in Honduras dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani (Ohchr) ha condannato l’omicidio e ha fatto sapere, attraverso un comunicato, che Tatiana Martínez García era già stata vittima nel passato di minacce e attacchi vari.

Secondo l’Osservatorio delle morti violente della Rete Lesbica Cattrachas si tratta della quarta donna trans assassinata quest’anno in Honduras, di un totale di 17 persone Lgbti morte in modo violento nel 2021. In poco più di 12 anni, in questo paese centroamericano sono state uccise 390 persone che appartengono alla comunità Lgbti. Il tasso di impunità è del 91% e solo il 9% dei casi si è concluso con una condanna.

Il recente rapporto di Sin Violencia indica che tra il 2014 e il 2020 almeno 1.949 persone Lgbti sono state uccise in America Latina. L’Honduras è tra i paesi più letali della regione per questa comunità.

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El Salvador-Di criptovalute e fagocitazione della democrazia

Di criptovalute e fagocitazione della democrazia

Bukele manda in pensione centinaia di giudici e si assicura una nuova candidatura presidenziale. Forti proteste in capitale
Managua, 29 settembre (di Giorgio Trucchi | LINyM)

Il bicentenario dell’indipendenza centroamericana (15/9) è stata l’occasione per diversi settori della società salvadoregna di scendere in piazza e protestare contro varie misure adottate dal governo di Nayib Bukele.

“Nel giorno in cui si commemora il bicentenario dell’indipendenza, lavoratori e lavoratrici protestano contro un regime autoritario, guidato dal clan Bukele, che smantella le istituzioni democratiche sorte con gli Accordi di pace e governa attraverso la corruzione, l’abuso di potere e l’impunità”, scrive il Blocco di resistenza e ribellione popolare nel suo manifesto alla nazione.

Questo spazio di lotta, che riunisce una vasta gamma di organizzazioni sociali, popolari e sindacali, si dichiara in resistenza contro “lo sporco business del bitcoin, l’alto costo della vita, i licenziamenti di massa, la rielezione presidenziale, le riforme costituzionali regressive, la persecuzione politica dell’opposizione, il licenziamento arbitrario e forzato di giudici e magistrati e l’imposizione illegale di funzionari usurpatori”.

Respinge anche le vessazioni nei confronti dei giornalisti, la mancanza di trasparenza, l’occultamento di informazioni pubbliche, l’abuso di potere, i tentativi di colpo di Stato e la strumentalizzazione delle Forze armate e della Polizia nazionale civile.

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Honduras -Edwin Espinal e Raúl Álvarez sono già liberi


Edwin e Raúl sono già liberi
Assolti da tutte le imputazioni
Managua, 22 settembre (Rel UITA | LINyM) .

La Seconda Sezione Penale del Tribunale di Tegucigalpa ha assolto i detenuti politici Edwin Espinal e Raúl Álvarez e ne ha ordinato la liberazione.
I due attivisti erano stati accusati senza la benché minima prova dei reati di incendio doloso aggravato, detenzione e utilizzo di materiale esplosivo artigianale.

Dopo il loro arresto durante le proteste scoppiate in Honduras in risposta ai gravi brogli elettorali del 2017, Edwin Espinal e Raúl Álvarez furono ingiustamente e illegalmente rinchiusi nel carcere militare di massima sicurezza ‘La Tolva’, dove sono rimasti per 19 mesi.

In più di una occasione, il pool di avvocati incaricato della loro difesa ne ha chiesto il trasferimento in un altro penitenziario, poiché non sussistevano elementi che giustificassero la loro reclusione in un carcere che ospita esclusivamente detenuti di altissima pericolosità.

Gli avvocati difensori hanno anche chiesto che  gli venissero concesse misure alternative al carcere. Nonostante ciò, tutte le richieste sono state sistematicamente respinte.

In quello stesso periodo, in un ambiente di costante repressione dei diritti fondamentali, fu arrestato e rinchiuso nella stessa cella di Edwin e Raúl, il giovane maestro ed ex prigioniero politico Rommel Herrera Portillo, vittima nel maggio 2019 di un ‘falso positivo’ per l’incendio di alcuni pneumatici all’ingresso dell’ambasciata degli Stati Uniti a Tegucigalpa.

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Honduras:Oliva”Abbiamo iniziato a perdere la paura”

Convergenza contro il Continuismo mobilitata a livello nazionale

Managua, 6 settembre (di Giorgio Trucchi | Rel UITA)
Migliaia di persone hanno risposto alle manifestazioni convocate nei giorni scorsi dalla Convergenza contro il Continuismo in vari punti dell’Honduras. Tre le principali rivendicazioni: frenare l’avanzata delle Zone di impiego e sviluppo economico (Zede), difendere la sovranità nazionale ed esigere il rispetto dei diritti umani. Di questa giornata di resistenza abbiamo parlato con Bertha Oliva, coordinatrice del Comitato dei familiari dei detenuti scomparsi in Honduras (Cofadeh).

“È stato un successo. La risposta della popolazione è stata molto buona. Abbiamo iniziato a perdere la paura. Quella stessa paura che ci hanno messo addosso con la pandemia, con la repressione della protesta, con la criminalizzazione di chi difende i diritti e che ci ha paralizzato per più di un anno.

La gente è scesa in strada e ha partecipato. C’erano tanti settori, tanti colori, tanta voglia di riprendersi le piazze, di dimostrare che in Honduras siamo ancora vivi e continuiamo a lottare”, ha detto Oliva.

Le attività si sono svolte nell’ambito della Giornata internazionale delle vittime di sparizioni forzate e della Giornata nazionale dei detenuti scomparsi e sono state promosse dalla Convergenza contro il continuismo, in collaborazione con Cofadeh, Comitato nazionale per la liberazione dei detenuti politici in Honduras, Coalizione contro l’impunità e Rel UITA.

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Lettera aperta al Nicaragua Libero e al Mondo intero

Il Nicaragua vuole pace e vuol essere lasciato in pace
Lettera aperta al Nicaragua Libero e al Mondo intero

Sono Herman Van de Velde, di origine belga, lavoro da 38 anni in e dal Nicaragua nell’area socio-educativa. Questa testimonianza scaturisce dal mio profondo sentire e pensare, analizzando criticamente la situazione che stiamo vivendo e i sogni che stiamo concretizzando in Nicaragua: lasciateci costruire insieme un futuro di sempre migliore qualità di Vita per tutte e tutti le/i nicaraguensi di buona volontà.

Dal 2007, in questo Paese si stanno sviluppando progetti socio economici mai visti prima nella nostra storia: energia, acqua potabile, case popolari, strade asfaltate/in terra battuta e vie cittadine, educazione gratuita con incremento della qualità dell’apprendimento (formazione iniziale e aggiornamento permanente dei docenti; programmi nutrizionali per gli studenti di tutte le scuole pubbliche [n.d.r.: lo Stato fornisce alimenti alle scuole per offrire un pranzo gratuito agli allievi]; zaino scolastico con libri di testo e materiale didattico gratuito per tutti i bambini che frequentano queste scuole; aumento salariale del 450% a partire dal 2007 fino ad ora; programmi come, ad esempio, quello di Consulenza di comunità educative, che coinvolge e supporta il nucleo famigliare nel percorso educativo) e possibilità di frequenza sia in città che nelle campagne (scuola materna, scuola elementare e media, superiore, università nelle zone rurali); servizio sanitario gratuito attraverso un sistema comunitario di salute (ambulatori, centri sanitari, cliniche mobili, ospedali in tutto il Paese); possibilità ricreative e di esercitare sport in tutti i municipi; lotta alla povertà mediante il sostegno alla produzione con programmi quali “usura zero” e “fame zero”, appoggio alla micro/piccola/media impresa, incentivando l’economia popolare (promozione di mercati locali/fiere e microcredito) …. e altro, molto altro, stabilendo anche priorità nei confronti delle donne, supportandole nei loro vari programmi di sovvertimento di problematiche strutturali, quali la violenza sessuale e la prevenzione come risposta ad emergenze di qualsiasi tipo.

Al momento solo l’FSLN ha presentato e diffuso un programma integrale di lotta alla povertà per i prossimi 5 anni. Non vedo in questo Paese altra proposta politica, in vista delle elezioni del prossimo novembre, che possa garantire la continuità nella realizzazione di una sempre migliore qualità di Vita per tutto il nostro popolo.

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Costa Rica-La persistente insensibilità di Dole

La persistente insensibilità di Dole
Il calvario di Candido e di molti altri
Managua, 30 luglio (di Giorgio Trucchi | Rel UITA / LINyM)

Candido Amador Espinoza lavora da anni nel diserbo manuale delle immense piantagioni di ananas di Agroindustrial Piñas del Bosque S.A. – Finca Muelle, una consociata della compagnia statunitense Dole Food Company (Standard Fruit), la più grande produttrice di frutta nel mondo. Lo scorso fine settimana è stato nuovamente ricoverato in ospedale, dopo che l’azienda si era rifiutata di adottare le misure mediche indicate dai dottori della previdenza sociale per preservare la sua salute.

“Candido soffre di problemi cardiaci e abbiamo chiesto alla direzione di trasferirlo in un’altra area di lavoro. Purtroppo la procedura è molto lunga e macchinosa e non fanno nulla per snellirla, soprattutto se uno è iscritto al sindacato”, spiega Obeth Morales, segretario generale del Sindacato dei lavoratori dell’agroindustria e affini (Sinatraa).

Agroindustrial Piñas del Bosque (Dole) di solito chiede che uno specialista visiti il lavoratore, indichi quali sono le restrizioni mediche sul lavoro, per quanto tempo dovranno essere applicate, che tipo di mansioni potrà svolgere e in che area potrà lavorare.

“Ovviamente lo specialista può solo indicare i disturbi di cui soffre il lavoratore e delega al medico dell’azienda l’individuazione dell’area in cui dovrà essere impiegato e delle mansioni da svolgere. Quello che succede in realtà è che il medico non si occupa di queste cose e che passano mesi prima che la compagnia si degni di trasferire il lavoratore. Nel frattempo continua a fare le stesse cose che hanno causato il danno fisico o la malattie”, dice Morales.

Nel caso di Candido Amador, le sue condizioni cardiache sono legate a un’intossicazione da pesticidi avvenuta nelle piantagioni di Dole[1]. Ha dovuto essere ricoverato in diverse occasioni e la compagnia non l’ha mai trasferito. Candido quindi continua a essere esposto agli effetti delle fumigazioni e ha continue ricadute.

Il lavoro di diserbo è inoltre molto duro. Andare tutti i giorni nei campi, con un machete in mano per eliminare le erbacce, sotto il sole cocente, non fa altro che peggiorare la sua situazione.

Il dirigente sindacale spiega anche che la situazione di Candido non è un’eccezione e che ci sono molti suoi colleghi che vivono lo stesso dramma.

“Javier Zúniga, pr esempio, soffre di gravi problemi alla colonna vertebrale. Sono due mesi che aspetta il trasferimento. Poi ci sono Oscar, Hilda e molti altri a cui sono state diagnosticate patologie articolari legate all’usura delle articolazionidi , ma la compagnia non fa niente. Nel frattempo continuano a fare lo stesso lavoro anche se gli specialisti hanno indicato chiaramente quali sono le restrizioni mediche. È davvero vergognoso”, aggiunge Morales.

Una situazione che, da un lato mostra la persistente insensibilità della multinazionale statunitense e la crudeltà del suo sistema di rapporti di lavoro, dall’altro, l’assoluta inefficienza e complicità delle autorità costaricane.

“L’anno scorso siamo riusciti a organizzare una riunione tripartita  a cui hanno partecipato anche la Federazione nazionale dell’agroindustria e la UITA. Abbiamo presentato un elenco delle malattie di cui soffrono i lavoratori, ma alla fine la compagnia non ha voluto adottare una nuova procedura per snellire e accelerare gli interventi in caso di problemi di salute del lavoratore.

Le autorità hanno fatto finta di niente e le poche cose su cui abbiamo raggiunto un accordo si sono rivelate totalmente inutitli. I problemi sono rimasti gli stessi e in molti casi sono anche peggiorati”, assicura il sindacalista.

Secondo Morales, il caso di Candido Amador e quello di molti altri suoi colleghi ha profonde radici antisindacali.

“Sono tutti lavoratori e lavoratrici iscritti al sindacato, che subiscono costanti e sistematiche pressioni per le lotte che hanno portato avanti in questi anni in difesa dei diritti sindacali e del lavoro.

Recentemente hanno chiesto alla compagnia che li dotasse di mezzi di trasporto per raggiungere i posti di lavoro all’interno della piantagione, che molto spesso sono lontanissimi. La risposta è stata in parte positiva, ma parallelamente ci sono state forti ritorsioni contro i lavoratori sindacalizzati.

Purtroppo ci troviamo ogni giorno a combattere contro persecuzione e ritorsioni, che sono solo alcune delle forme sistematizzate di persecuzione antisindacale di Dole”.

[1] Leggi l’articolo (spagnolo)

Fonte: Rel UITA

 

 

America Latina-L’Avana e Managua

L’Avana e Managua

due tentati ‘golpe’ gemelli

#SOSCuba, come #SOSNicaragua, #SOSVenezuela e #SOSBolivia

Managua, 22 luglio (di Jorge Capelan | Tortilla con Sal / LINyM) -.

Domenica 11 luglio, in una dozzina di punti sparsi per l’isola, si sono registrate proteste, in alcuni casi violente, a cui hanno participato tra le 100 e le 500 persone, presumibilmente a causa dell’allarme per la ripresa dei casi di coronavirus, la mancanza di cibo e problemi con il servizio elettrico.

In tutti i dodici punti, le stesse grida, gli stessi slogan, le stesse parole: “Cuba Decide” , la marca della fondazione della controrivoluzionaria Rosa María Payá, a Miami, con stretti contatti con l’establishment statunitense e la destra golpista latinoamericana ed europea.

La campagna è iniziata prima sui social media con un’ondata di tweet da account di artisti e altri di nuova creazione che chiedevano “aiuti umanitari” per Cuba.

Secondo un’indagine dell’analista spagnolo Julián Macías Tovar, il primo account a utilizzare l’hashtag #SOSCuba è stato localizzato in Spagna. Tra sabato 10 e domenica 11 ha pubblicato più di 1.000 tweet e una frequenza di retweet di 5 messaggi al secondo.

Domenica mattina sul presto, i media occidentali hanno iniziato a parlare di “crisi umanitaria” a Cuba, nonostante il fatto che l’isola, con livelli di mortalità dello 0,65%, due vaccini nazionali approvati e più di un terzo della popolazione vaccinata, sia una dei paesi meno colpiti dell’emisfero. Sulle reti circolavano video, spesso frammentari, di saccheggi, attentati a proprietà pubbliche e forze dell’ordine.

Poche ore dopo il trend #SOSCuba diventava virale e lo spazio mediatico mondiale dominato dall’occidente cominciava a riempirsi di titoli, non solo sulla “crisi umanitaria” a Cuba, ma anche su una “rivolta popolare” contro il “regime”. Non importava che i manifestanti che difendevano il governo e la rivoluzione e che sono scesi in strada un po’ in tutto il paese fossero la stragrande maggioranza: il racconto di una presunta insurrezione nell’isola era già penetrato e si era assestato nel subconscio collettivo globale.

Non importava nemmeno che, solo un paio di settimane prima, l’Onu avesse votato, per l’ennesima volta e quasi all’unanimità, contro l’embargo statunitense a Cuba. Sono bastati pochi click per creare un clima favorevole all’idea che sarebbe stato positivo “aiutare umanitariamente” Cuba. Purtroppo sappiamo cosa ciò significhi: invio di armi e sistemi militari affinché gruppi violenti all’interno dell’isola possano creare il caos. E se ciò non bastasse, preparare le condizioni per un’eventuale invasione.

Ora è il turno di Cuba, presumibilmente “ammorbidita” da 62 anni di embargo, brutalmente intensificato con Trump e proseguito con Biden, nonostante prima di assumere la presidenza avesse promesso il contrario. Guerra di ‘quarta generazione’, ‘ibrida’, ‘golpe suave’, ‘rivoluzione colorata’, insomma … indipendentemente da come la si vuole chiamare, sempre di guerra si tratta.

“Siamo in presenza di un copione preconcetto e per i nicaraguensi non sarà difficile capirlo, perché lo hanno già sperimentato sulla propria pelle”, dice l’ambasciatore cubano in Nicaragua, Juan Carlos Hernández Padrón. Il diplomatico era a Managua nei mesi, tra aprile e luglio 2018, del tentato “golpe suave”.

È vero che molte delle strategie messe in atto dall’impero per destabilizzare Cuba e Nicaragua sono state impiegate anche in Venezuela e Bolivia, ma quanto è successo questa settimana a Cuba presenta sorprendenti parallelismi con quanto è successo in Nicaragua tre anni fa. In entrambi i casi, l’obiettivo era lo stesso: stravolgere l’ordine istituzionale e la sovranità del Paese, per forzare un “cambio di regime” con il supporto di potenze straniere.

Vediamo di seguito quali sono i punti in comune.

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Nicaragua-La nuova contra

La nuova contra
Miguel Necoechea     
9-7-2021
Gli ex-sandinisti hanno tradito i loro principi rivoluzionari da un quarto di secolo. 

Negli ultimi dieci giorni gli ex-sandinisti sono stati incarcerati per aver violato la legge, non per essere degli oppositori. Le agenzie di stampa internazionali si sono avvalse del loro passato rivoluzionario per confondere l’opinione pubblica mondiale. 

Facciamo storia. 

Gli ex-sandinisti hanno tradito i loro principi rivoluzionari da un quarto di secolo.  Quando ancora militavano nel FSLN, chiedevano la rinuncia al socialismo, al sandinismo ed alla politica antimperialista del partito. 
Essendo stata sconfitta la loro posizione nel Congresso Straordinario del 1994, uscirono dalle file del FSLN per fondare ciò che chiamarono Movimento Rinnovatore Sandinista (MRS). 
Quanti defezionarono erano una minoranza nel Congresso del FSLN, non contando sul favore delle basi sandiniste autentiche. 
All’epoca, però, in gran parte erano dirigenti del FSLN. I dissidenti avevano ricoperto alte cariche nel Governo e nel partito nel decennio degli anni ‘80, motivo per cui furono candidati a deputati nelle elezioni del 1990. 
Il risultato fu che la maggioranza dei deputati eletti del FSLN provenisse in definitiva dal piccolo gruppo dissidente. 
Come deputati ormai del MRS, nel 1995 stabilirono un patto con la destra neoliberista per riformare la Costituzione, eliminando da questa il diritto alla salute e all’educazione gratuite, legalizzando la privatizzazione dei servizi pubblici, istituendo il ballottaggio elettorale, limitando la rielezione presidenziale, e perfino stabilendo il voto qualificato per scegliere i magistrati. 
I rinnovatori, sempre più a destra e più collusi con gli interessi statunitensi, nelle elezioni del 2008, 2011, 2012 e 2016, appoggiarono apertamente i candidati della destra neoliberista nicaraguense. 
Nella loro smania di distruggere il FSLN arrivarono all’estremo di partecipare a riunioni antisandiniste, presiedute dai controrivoluzionari cubani a Miami, dai quali ricevettero appoggio, e parteciparono attivamente all’elaborazione del Nica Act, promosso da Ted Cruz ed Ileana Ross-Lehtiner, ambedue di origine cubana e membri del Congresso statunitense per la Florida, legge che in sostanza imponeva sanzioni economiche draconiane al popolo del Nicaragua. 
In seguito, con l’appoggio di questi e degli Stati Uniti, si dedicarono al compito di preparare una rivolta ispirata alle primavere create da Hillary Clinton, che sarebbe culminata col rovesciamento del Governo legittimo del presidente Daniel Ortega. 

Così, durante il fallito tentativo di colpo di stato, serrarono i ranghi coi gruppi e leader di destra che chiedevano l’intervento degli yankee e si misero alla testa delle azioni armate controrivoluzionarie portate avanti tra aprile e luglio di quell’anno, utilizzando come facciata agli occhi del mondo i giovani autoconvocati, carne da cannone dei rinnovatori, azioni che grazie al finanziamento di USAID e NED tramite la Fondazione Violeta Barrios de Chamorro, Funides, CINCO ed altre in Nicaragua, ressero per diversi mesi. Fra i propositi dei rinnovatori, quello di farsi incarcerare dal Governo legittimo, in modo da sollecitare l’intervento degli Stati Uniti, compreso quello militare, adducendo una presunta frode elettorale nel 2016, violazioni dei diritti umani e della libertà d’espressione.  Continua a leggere

Honduras.Un altro passo verso la giustizia per Berta

Un’altro passo verso la giustizia per Berta
Dichiarato colpevole David Castillo coautore dell’omicidio
Managua, 5 luglio (di Giorgio Trucchi | Rel UITA / LINyM) -.

Dopo quasi tre mesi di processo, la prima sezione penale del tribunale di Tegucigalpa ha emesso una sentenza di condanna a carico di Roberto David Castillo, ex presidente di Desarrollos Energéticos SA (DESA)[1], che è stato ritenuto coautore dell’omicidio della dirigente indigena Berta Cáceres. La pena verrà comunicata durante l’udienza del prossimo 3 agosto.

La notizia ha scatenato l’entusiasmo tra le persone riunite fuori dalla Corte suprema di giustizia, dove dall’inizio del processo si è installato l’accampamento femminista “Berta Vive”.

La sentenza contro Castillo rappresenta un nuovo importante passo sulla via della giustizia integrale per Berta. Giunge dopo la condanna nel 2019 degli autori materiali del crimine a pene comprese tra i 30 e i 50 anni di carcere, tra i quali spiccavano ex dirigenti e membri della sicurezza di DESA, ex militari e militari in servizio .

“Questa sentenza ha un significato molto importante. Questa volta le strutture di potere non sono riuscite a corrompere il sistema giudiziario e la struttura criminale, capeggiata dalla famiglia Atala Zablah e di cui il condannato David Castillo Mejía è strumento, non ha raggiunto i suoi obiettivi”, si legge in un comunicato letto da Bertha Zúniga, figlia della dirigente uccisa e attuale coordinatrice del Copinh[2].

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