Honduras. È ancora persecuzione contro il popolo Garifuna

Honduras. È ancora persecuzione contro il popolo Garifuna
Mandato di arresto per dozzine di attivisti
Managua, 17 marzo (Rel UITA | LINyM)

Il 3 marzo, Marianela e Jenifer Mejía Solorzano, attiviste in difesa dei territori garifuna e membri dell’Organizzazione fraterna nera honduregna (Ofraneh), sono state arrestate e messe in cella per i presunti delitti di usurpazione, danni e minacce. Quattro giorni dopo, il giudice ne ha disposto il rinvio a processo e ha concesso misure alternative alla detenzione.

L’arresto delle due attiviste è a seguito di una denuncia presentata da Rosario Fajardo Ruiz, rappresentante amministrativa di Bienes y Raíces Juca SRL, contro 32 membri della comunità garífuna di Cristales y Río Negro, situata nella baia di Trujillo.

Su Jenifer Mejía e altri 28 membri della comunità pende anche un mandato di arresto per un altro caso di usurpazione e furto. L’attivista è anche accusata del reato di “sfollamento forzato” nei confronti di membri della Juca SRL.

La società li accusa di aver ‘invaso’ alcuni lotti (dove sorge anche un residence) di un terreno acquistato nel 1994 da Berke Lambert Carrol Campbell, di nazionalità tedesca e già deceduta da qualche anno, e successivamente trasferito alla società da lei stessa creata.

Questa terra fa parte del territorio ancestrale del popolo Garifuna ed è stata illegalmente venduta dal comune di Trujillo alla fine degli anni ’70.

Sfondo del conflitto

Tra il 1887 e il 1901, i presidenti Luis Bográn e Manuel Bonilla concessero ai garifuna della zona due appezzamenti di terreno, uno di 5.000 e l’altro di 2.000 ettari. In questo modo fu garantito loro il pieno diritto sulle terre ancestrali.

Nonostante la legislazione nazionale e le convenzioni internazionali ratificate dall’Honduras[1] proibissero la vendita di terre che facessero parte di una proprietà comunitaria, nel 1978 il sindaco di Trujillo trasferì la proprietà di una parte delle terre ancestrali al fiduciario municipale.

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Honduras Verità e giustizia per Keyla

 

#8M Honduras
Verità e giustizia per Keyla
Organizzazioni sociali e familiari della giovane esigono indagine approfondita
Managua, 8 marzo (Rel UITA | LINyM) -.
Organizzazioni nazionali e internazionali attive nella difesa dei diritti umani e familiari di Keyla Martínez, hanno nuovamente chiesto un’indagine seria e approfondita sull’esecuzione della giovane da parte della polizia.

“Ad oggi, non abbiamo ancora visto risultati concreti che ci inducano a pensare che otterremo giustizia. Le autorità competenti continuano a non pronunciarsi su quanto stanno facendo per individuare i responsabili materiali e intellettuali dell’omicidio, così come i loro complici per azione o omissione. Pretendiamo pertanto un’indagine approfondita che chiarisca i motivi che hanno portato all’esecuzione di Keyla”, hanno chiesto in un comunicato firmato, tra gli altri, da Cofadeh, Rel UITA e Convergenza contro il continuismo.

La notte del 6 febbraio, Keyla Martínez, giovane studentessa di 26 anni del corso di laurea in Infermieristica, è stata arrestata nella città di La Esperanza per aver violato il coprifuoco imposto dal governo di Juan Orlando Hernández, come misura per combattere la pandemia di Covid-19.

La ragazza è stata fermata intorno alle 23.30, portata in commissariato e rinchiusa in una cella. Alcune ore più tardi, il corpo senza vita di Keyla veniva portato al pronto soccorso dell’ospedale dipartimentale.

Femminicidio di Stato

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2 marzo V anniversario Berta Cáceres

Sono passati 5 anni, la notte del  2 marzo 2016  sicari  armati sono entrati in piena notte nella casa di Berta Cáceres a Intibuca, Honduras. e l’hanno assassinata.
L’assassinio di Berta Cáceres ha dimostrato che in Honduras esiste un modello distruttivo dell’ambiente corrotto e criminale.

Berta era un’attivista che ha da sempre dedicato la propria vita alla difesa dell’ambiente e dei diritti dei popoli originari dell’Honduras.
Berta lottava contro la costruzione della diga di Agua Zarca sul Rio Blanco nel territorio del popolo Lenca.
Berta è diventata un simbolo, e coloro che pensavano di mettere a tacere la sua voce si ritrovano oggi con migliaia e migliaia di persone che in tutto il mondo rilanciano la sua lotta e chiedono giustizia per Berta.

Solidarietà alla famiglia di Berta, al Consejo Cívico de Organizaciones Populares e Indígenas de Honduras (Copinh), l ‘organizzazione delle comunità Lenca fondata anche da Berta-
Berta Vive La lucha sigue

#JusticiaParaBerta
#5a
ñosJuntoABerta

Honduras. Uno scenario complicato


Honduras. Uno scenario complicato

Due consultazioni elettorali in nove mesi

Managua, 16 febbraio (LINyM) -.
Tra meno di un mese, il 14 marzo, Partito nazionale (filogovernativo), Partito liberale e Partito libertà e rifondazione, Libre (opposizione) realizzeranno elezioni interne per scegliere candidati e candidate alle elezioni generali del 28 novembre. In quell’occasione circa 6,6 milioni di honduregni saranno chiamati a eleggere il nuovo presidente, 128 deputati al Congresso nazionale, 20 al Parlamento centroamericano e 298 sindaci e vicesindaci.

L’Honduras arriva a questi appuntamenti dopo un anno complicato, per usare un eufemismo.

 “Pandemia e due uragani hanno amplificato una crisi già profondamente radicata nella società honduregna. È sufficiente guardare i principali indicatori economici e sociali per rendersi conto di quanto sta avvenendo nel Paese”, afferma il sociologo Eugenio Sosa.

 Attualmente l’Honduras si colloca tra i peggiori paesi latinoamericani per disuguaglianza economica, con il 62% della popolazione che vive in condizioni di povertà e quasi il 40% in miseria (EPHPM 2020). L’impatto della pandemia e degli uragani acuirà ulteriormente le disuguaglianze, con circa 700 mila nuovi poveri e 600 mila nuovi disoccupati, mentre gli indici di povertà potrebbero schizzare a quasi il 70% e quelli di povertà estrema al 50%.

Secondo i dati dell’Unità tecnica di sicurezza alimentare e nutrizionale (Utsan), 1,3 milioni di honduregni devono far fronte all’insicurezza alimentare e quasi 350 mila si trovano in “situazione critica”.

Un Paese in rovina

Per il Foro sociale del debito estero e sviluppo dell’Honduras (Fosdeh), gli “errori della politica economica ufficiale, aggravatisi nell’ultimo decennio” sono corresponsabili non solo delle conseguenze in campo economico, ma anche delle loro ripercussioni in ambito sociale e sanitario.

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Honduras: Femminicidio di Stato

Honduras: Femminicidio di Stato
Sette donne assassinate negli ultimi giorni
Managua, 12 febbraio (Rel UITA | LINyM) –

L’abbiamo già detto e non ci stancheremo mai di ripeterlo: in Honduras le vere pandemie sono quelle dei femminicidi e dell’impunità.
La notte del 6 febbraio, Keyla Martínez, 26 anni, giovane studentessa del corso di laurea in Infermieristica, è stata arrestata nella città di La Esperanza per aver violato il coprifuoco imposto dal governo Hernández, come misura per combattere la pandemia di Covid-19.

La ragazza è stata fermata intorno alle 23.30, portata in commissariato e rinchiusa in una cella. Alcune ore più tardi, il corpo senza vita di Keyla veniva portato al pronto soccorso dell’ospedale dipartimentale.

Secondo la polizia, la giovane si sarebbe suicidata impiccandosi alle sbarre della cella. Una tesi già scartata dall’autopsia, da cui risulta che la vittima è morta per asfissia meccanica, il che dimostra trattarsi di omicidio.

Acquisito il referto di medicina legale, la procura ha impartito direttive alle autorità di polizia, affinché tutti gli agenti assegnati al commissariato in questione fossero posti a disposizione del Pm.

L’assassinio di Keyla ha commosso la società honduregna e La Esperanza è stata attraversata da forti proteste di piazza, puntualmente represse con l’uso di gas lacrimogeni e pallottole di gomma. Nella capitale, cinque studenti universitari sono stati arrestati durante le proteste e verranno processati per direttissima.

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Honduras-Grave regressione dei diritti delle donne

Honduras-Grave regressione dei diritti delle donne
Proibizione dell’aborto e del matrimonio egualitario scolpita nella pietra
Managua, 22 gennaio (Rel UITA | LINyM) 
La giornata di ieri (giovedì) sarà ricordata per molto tempo. Il Parlamento dell’Honduras ha infatti approvato una riforma costituzionale che di fatto mette una pietra tombale sulla possibilità di depenalizzare l’aborto e il matrimonio egualitario, entrambi già proibiti nella nazione centroamericana da quasi quarant’anni (1982).

Il progetto di riforma era stato presentato nei giorni scorsi dal vicepresidente del Congresso, il conservatore Mario Pérez, con l’obiettivo di modificare l’articolo 67 della Costituzione e “tutelare” così il divieto assoluto di abortire da qualsiasi tentativo futuro di depenalizzazione.

All’ultimo minuto, la maggioranza conservatrice e ultraconservatrice presente alla sessione parlamentaria virtuale ha poi inserito nel nuovo testo l’articolo 112, scolpendo così nella pietra la proibizione del matrimonio e dell’unione di fatto tra persone dello stesso sesso, che non verranno nemmeno riconosciuti se celebrati secondo le leggi di altri paesi.

Secondo le prime indiscrezioni, la riforma è stata approvata in un unico dibattito (la legge ne prevede almeno due), con un numero di voti (84) inferiore a quello stabilito dalla legge (86) e che non coincide con il numero dei deputati che hanno votato.

Il testo approvato dell’articolo 67 recita che “è vietata e illegale qualsiasi forma di interruzione della vita del nascituro, da parte della madre o di una terza persona, la cui vita deve essere rispettata fin dal concepimento”.

Stabilisce inoltre che “le disposizioni di questo articolo e dell’articolo 112 di questa Costituzione possono essere emendate solo dalla maggioranza dei tre quarti dei membri della plenaria del Congresso” e che “saranno nulle le disposizioni legali create dopo l’entrata in vigore di questo articolo che stabiliscano criteri contrari” al testo approvato. In questo modo sarà praticamente impossibile per qualsiasi forza politica raggiungere i 96 voti (di 128 disponibili) necessari per riformare questo articolo della Costituzione.
In mezzo a tante irregolarità, vale la pena ricordare che la Costituzione dell’Honduras non prevede, né autorizza questo tipo di maggioranza qualificata (tre quarti della plenaria).

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Honduras L’esodo della disperazione

Honduras: L’esodo della disperazione
Anno nuovo, nuove carovane migranti, vecchi mali

Managua, 19 gennaio (Rel UITA | LINyM) -.
Sono diverse migliaia gli honduregni e honduregne – tante famiglie con bambini – che nella notte tra giovedì e venerdì scorso si sono riuniti nel terminal degli autobus della città di San Pedro Sula e hanno intrapreso un lungo e pericoloso viaggio verso gli Stati Uniti, fuggendo dalla miseria, dalla violenza e dalla mancanza di un futuro.

Dopo aver superato lo sbarramento della polizia honduregna alla frontiera di El Florido, la ‘carovana migrante’ è riuscita a entrare in territorio guatemalteco, avanzando verso la località di Vado Hondo, a pochi chilmetri da Chiquimula, dove è stata brutalmente aggredita con manganelli, bastoni e gas lacrimogeni da poliziotti antisommossa e militari.

Alcune persone sono riuscite a passare, ma il grosso del gruppo è stato bloccato e si è accampato all’altezza del chilometro 177 dell’autostrada Atlantica. Ci sono diversi feriti e circa 2400 persone sono già state rimpatriate, mentre altre 1000 sono ancora in mano alle autorità migratorie.

La violenta repressione è una conseguenza diretta del decreto emesso la scorsa settimana dal governo guatemalteco, con il quale ha decretato lo stato di prevenzione in sette province che confinano con l’Honduras e ha ordinato la dissoluzione violenta di qualsiasi assemblea pubblica, gruppo o manifestazione. Una strategia in linea con le politiche migratorie imposte da Trump ai paesi del cosiddetto ‘triangolo nord’ (El Salvador, Guatemala, Honduras).

Contrariamente a quanto molti pensano, le persone che abbandonano l’Honduras non inseguono il “sogno americano”, bensí stanno fuggendo dall’incubo honduregno.

“Si tratta di disperazione. Fuggono dalla miseria, dalla violenza, dalla mancanza di lavoro. Non hanno più tempo per aspettare che le cose migliorino. Preferiscono affrontare un viaggio pieno di incognite e di pericoli piuttosto che rimanere in Honduras, dove la vita non vale nulla”, spiega Bartolo Fuentes, giornalista ed esperto in temi migratori.

Il disastro honduregno

L’Honduras è uno dei paesi con il più alto indice di disuguaglianza e povertà in America Latina, con quasi il 70% della popolazione che vive in povertà e oltre il 40% in miseria.

È anche uno dei paesi più pericolosi per le persone che difendono la terra e i beni comuni. Più di 140 difensori dei diritti umani sono stati assassinati nell’ultimo decennio.

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Uragano Eta Honduras sommerso

Uragano Eta – Honduras sommerso
Lassismo governativo il principale alleato dell’uragano Eta
Managua, 10 novembre (LINyM)
Tra il 29 e il 30 ottobre, il National Hurricane Center di Miami ha avvisato il Nicaragua e i paesi del cosiddetto Triangolo Nord (El Salvador, Guatemala e Honduras) che la tempesta tropicale Eta si stava dirigendo verso la regione e che, molto probabilmente, si sarebbe trasformata in uragano prima di entrare in Nicaragua dalla Costa Caribe Nord, per poi deviare verso l’Honduras e il Guatemala.

Domenica 1 novembre, le autorità nicaraguensi hanno decretato allerta gialla per la Regione autonoma della costa caraibica settentrionale (Racn) e per l’intera area del triangulo minero (Siuna, Bonanza, Rosita), e hanno attivato immediatamente i piani d’emergenza e di prevenzione per la salvaguardia e protezione della popolazione e per l’invio di beni alimentari di prima necessità.

La notte del 2 novembre, Eta si è trasformato in uragano e si è rafforzato fino a raggiungere categoria 4. Più di 30 mila persone sono state evacuate prima che toccasse suolo a sud di Bilwi/Puerto Cabezas (Mosquitia) la mattina del 3 novembre, con venti fino a 240 km/h.

Il giorno successivo, mentre attraversava il territorio nicaraguense lasciando dietro di sé una scia di distruzione, Eta ha cominciato a indebolirsi ed è stato declassato a tempesta tropicale. L’immediata attivazione di un efficiente ed efficace sistema di prevenzione dei disastri ha permesso che in Nicaragua non ci fossero vittime come conseguenza diretta dell’uragano.

Secondo gli ultimi dati forniti dalla Protezione civile (Sistema di prevenzione dei disastri – Sinapred) sono state evacuate più di 71 mila persone, delle quali 47 mila sono state sistemate in 325 rifugi temporanei. Sono 1.890 le case distrutte e più di 8 mila quelle danneggiate. Danni anche a strutture pubbliche come l’ospedale e il molo di Bilwi, 45 scuole, 66 ponti e 900 km di vie di comunicazione. 50 mila case sono rimaste momentaneamente senza energia elettrica. I danni ammonterebbero per il momento a 172 milioni di dollari.

Honduras

Una volta in Honduras, Eta si è declassato a depressione tropicale. Seppur indebolito, il fenomeno atmosferico ha però trovato nell’inazione governativa un valido alleato che gli ha facilitato il compito di devastare il nord del paese, in particolare la Valle di Sula dove sono esondati i fiumi Ulúa e Chamelecón.

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Honduras La vulnerabilità delle difensore dei diritti umani

Honduras-La vulnerabilità delle difensore dei diritti umani
Più di 500 aggressioni e 4 omicidi nella prima metà dell’anno
Managua, 9 novembre (Rel UITA | LINyM) -.
La Rete nazionale delle difensore dei diritti umani in Honduras (Rnddh) ha presentato recentemente il report “La normalità è sempre stato il problema” [1] sulla preoccupante escalation di attacchi contro le difensore dei diritti umani durante la prima metà dell’anno.

Tra gennaio e luglio 2020, la Rete ha registrato almeno 530 attacchi, di cui 425 collettivi, 100 personali e 5 contro organizzazioni a cui appartengono le attiviste. Sono state lanciate anche 20 ‘allerta difensore’ [2].

Le attiviste per i diritti umani che hanno subito il maggior numero di attacchi sono state quelle impegnate nella difesa della terra, dei territori e dei beni comuni, seguite da chi difende i diritti legati al corpo e all’autonomia delle donne. Ciò include i diritti sessuali e riproduttivi e il diritto a una vita libera dalla violenza.

Intimidazioni, violenze psicologiche, minacce e ultimatum costituiscono più dei due terzi degli attacchi registrati. Sono stati inoltre segnalati diversi casi di violazione della libertà d’espressione, di movimento e di riunione, campagne diffamatorie, incitamento all’odio, omofobia e razzismo.

Sono anche stati registrati quattro casi di violenza sessuale e tre detenzioni illegali.

Il personale sanitario è stato un altro bersaglio di discriminazioni, violenze e minacce durante i mesi della pandemia.

I principali autori delle aggressioni sono poliziotti, militari, persone legate ai vertici delle aziende, guardie di sicurezza privata, persone legate a latifondisti e funzionari pubblici. Molti dei responsabili sono ancora sconosciuti, mentre sono stati riportati vari casi in cui i responsabili sono membri di movimenti sociali o partiti politici a cui appartengono le vittime.

Attacchi mortali

Nei primi sette mesi dell’anno, quattro attiviste sono state assassinate.

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EPU, l’Honduras con le spalle al muro

America Centrale-EPU, l’Honduras con le spalle al muro
L’Onu verificherà le azioni fatte per migliorare la situazione dei diritti umani
Managua, 23 ottobre (Rel UITA | LINyM) -.
La scorsa settimana, 117 organizzazioni per i diritti umani hanno partecipato alla 36a pre-sessione del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite (UNHRC), durante la quale hanno divulgato un documento che anticipa i contenuti del rapporto alternativo a quello dello stato honduregno, che verrà presentato il 6 novembre nell’ambito dell’Esame Periodico Universale (EPU-UPR).

Nel documento[1] le organizzazioni hanno segnalato la grave situazione del paese centroamericano, martoriato dalle disuguaglianze sociali, dalla corruzione, dall’aumento dei casi di tortura e dalla militarizzazione della società.

Hanno inoltre sottolineato l’aumento dei casi di violazione dei diritti umani nei confronti di “gruppi vulnerabili”, come l’infanzia, le donne, le popolazioni indigene e contadine, le persone migranti, i membri della comunità LGBTI e chi difende la terra e i beni comuni.

L’Honduras è attualmente il paese più diseguale dell’America Latina, con quasi il 70% della popolazione in condizioni di povertà e oltre il 40% in povertà estrema. È inoltre uno dei paesi più pericolosi per chi difende i diritti umani. Una situazione che molto probabilmente peggiorerà dopo la recente approvazione del nuovo codice penale, che criminalizza la protesta sociale.

Le organizzazioni avvertono anche che più di 140 difensori dei beni comuni sono stati assassinati tra il 2010 e il 2019 e che sono stati documentati almeno 2.137 attacchi tra il 2016 e il 2017.

La sparizione forzata di quattro giovani leader della comunità garifuna di Triunfo de la Cruz, l’ingiusta carcerazione preventiva per gli otto difensori dell’acqua della comunità di Guapinol[2] e per il giovane maestro Rommel Herrera Portillo, nonché i continui attacchi, spesso mortali, contro i popoli Garífuna, Lenca e Tolupán e lo sgombero delle famiglie contadine che vedono negato l’accesso alla terra, sono l’esempio vivo della crisi di diritti umani che colpisce l’Honduras.

Ancora più drammatica è la situazione di violenza contro le donne, i giornalisti e la comunità LGBTI. Sono 6.265 le donne assassinate tra il 2001 e il 2018, più di 360 le persone LGBTI morte in modo violento nell’ultimo decennio e 86 i giornalisti e comunicatori sociali assassinati in meno de vent’anni

L’impunità per tutte queste morti violente supera il 90%.

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