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3. «Così vicini agli Stati Uniti e così lontani da Dio»
Iniziano le intromissioni statunitensi
nel «cortile di casa»


Come si è detto, il Nicaragua è, per vari decenni, un terreno di lotta fra l'imperialismo statunitense e quello britannico, a causa dell'eccellente posizione geografica che consente la costruzione di un canale interoceanico: proprio la necessità economica e politica di collegare l'Atlantico al Pacifico caratterizza la politica nordamericana nel XIX secolo. Mentre liberali e conservatori continuano a combattersi senza sosta, sia la Gran Bretagna che gli Stati Uniti agiscono in modo da sfruttarne a proprio vantaggio le occasioni e le debolezze che inevitabilmente ne derivano. Per potersi ulteriormente sviluppare, gli Stati Uniti necessitano infatti di una via di comunicazione fra i due oceani e proprio in Nicaragua individuano una concreta possibilità di realizzare un agevole e non molto costoso passaggio.
Nel 1841, la Gran Bretagna, approfittando della debolezza della giovane Repubblica nicaraguense, invia le proprie truppe nella zona di San Juan del Norte (da loro ribattezzata Greytown) e si prepara ad occupare militarmente tutto il paese. Ma proprio in questo stesso periodo nello scenario politico centroamericano irrompono gli Stati Uniti.
Pochi anni dopo, accade un avvenimento di notevole importanza: nel 1848 viene scoperto l'oro in California, ma per raggiungere questa regione non è possibile attraversare tutti gli Stati Uniti da una costa all'altra, poiché non solo non esiste una via terrestre di comunicazione per andare da New York a San Francisco, ma il centro del paese è nelle mani delle legittime popolazioni autoctone (i pellerossa). Non resta altra via che quella marittima, con trasbordo dall'istmo centroamericano.
I cercatori d'oro che viaggiano verso la California, iniziano pertanto a transitare già in questo stesso 1848: i passeggeri sbarcano a San Juan del Norte, risalgono il río San Juan su piccole imbarcazioni che impiegano ben dieci giorni per arrivare a San Carlos; quindi, su imbarcazioni a vela, attraversano il lago Cocibolca sino a Granada ed a cavallo raggiungono El Realejo (od a San Juan del Sur), dove un'altra nave li conduce sino a San Francisco.
Così, verso la metà del secolo, il Nicaragua diviene un passaggio obbligato per i sempre più numerosi cercatori d'oro statunitensi che dalle zone orientali del loro paese si recano in California. Gli Stati Uniti, a questo punto, inviano Ephraim George Squier come rappresentante diplomatico, con l'incarico di ottenere il permesso per i cittadini nordamericani di poter sfruttare la rotta di transito, ed al contempo frustrare le pretese della Gran Bretagna sulla «Mosquitia» ed ottenere i diritti esclusivi per la costruzione del canale interoceanico.
Nel mese di agosto, infatti, Squier ottiene dal governo nicaraguense la sottoscrizione di un trattato commerciale, in base al quale gli Stati Uniti riconoscono la sovranità nicaraguense sulla rotta interoceanica e garantiscono (almeno ufficialmente) la loro neutralità. In tal modo, in Nicaragua sorgono grandi aspettative per i possibili benefici economici che ne possono derivare.
Con il Trattato Clayton-Bulwer del 1850, gli Stati Uniti e la Gran Bretagna si impegnano formalmente a non ricercare il controllo su una eventuale via interoceanica e si riservano il diritto di opporsi con la forza, nel caso in cui sia necessario, ad ogni iniziativa assunta in tal senso da una qualsiasi altra potenza.
Ulysses Grant
Questo accordo viene immediatamente disatteso dal presidente nordamericano Ulysses Grant il quale, in virtù della nuova teoria del «destino manifesto» (secondo la quale gli Stati Uniti sono destinati, quasi per diritto divino, ad impossessarsi di tutto il continente), decide che il canale interoceanico deve essere «americano, costruito con denaro americano, su suolo americano».
Nello stesso periodo, l'American atlantic si impegna a versare al governo del Nicaragua la somma di duecentomila dollari in azioni dell'impresa, oltre al 10% dei guadagni, in cambio della costruzione di un vero e proprio canale od, in alternativa, della realizzazione di una ferrovia. Nel 1850 questa impresa statunitense ed il governo nicaraguense modificano il contratto originario, passando i diritti allo Stato del Nicaragua, estremamente debole sia in campo economico che in quello politico. Così, in brevissimo tempo, per pagare un enorme debito nei confronti di alcuni commercianti britannici presenti da tempo sia a León che a Granada, il governo nicaraguense spende la maggior parte dei proventi ottenuti con il passaggio interoceanico.
Nello stesso anno, il finanziere Vanderbilt, soprannominato «il commodoro», inizia la raccolta dei fondi ma, contemporaneamente, la Gran Bretagna insedia a Bluefields un meticcio come re della Costa della Mosquitia, il quale rimette in discussione l'accordo firmato.
Nel frattempo, continua fortissima la contrapposizione fra le due principali città del paese: ambedue le fazioni in lotta hanno un loro esercito di volontari, non esistendo un servizio di leva nazionale sino al periodo della guerra controrivoluzionaria antisandinista, negli Anni Ottanta del XX secolo.
Nel 1851 appare l'armatore Cornelius Vanderbilt, con la sua Compañía accesoria de tránsito, la cui attività consiste nel vendere il servizio di trasporto per passeggeri e merci lungo la linea nicaraguense San Juan del Norte-La Virgen-San Juan del Sur. Due anni dopo sale al potere il conservatore Frutos Chamorro, il quale convoca un'Assemblea costituente che redige la Costituzione del 1854 e lo rielegge per altri quattro anni: ma i liberali non sono disposti a riconoscerlo nuovamente quale presidente della Repubblica. Questo scatena un conflitto civile, nel quale i liberali Máximo Jérez e Francisco Castellón decidono di reclutare alcuni mercenari per volgere a loro favore l'equilibrio delle forze in campo. Per rovesciare Chamorro, i liberali leonesi contattano quindi un certo Byron Cole, personaggio senza scrupoli, il quale assolda un gruppo di mercenari di New Orleans. È così che entra in scena un filibustiere schiavista del Tennessee, William Walker, il quale non tarda molto ad imporsi militarmente e politicamente, sino ad autoproclamarsi presidente del Nicaragua, a ripristinare la schiavitù e ad imporre persino l'inglese come lingua ufficiale.
Ad ingarbugliare ancor più la matassa della lotta interoligarchica e della questione del canale, interviene proprio l'invasione del Nicaragua del 1855, da parte di questo avventuriero sudista il quale, finanziato dagli interessi schiavisti di New Orleans, tenta di incorporare il piccolo paese centroamericano nell'Unione degli Stati del sud, al fine di migliorare i rapporti di forza in vista dell'oramai prossima Guerra di Secessione.
Pochi giorni dopo il loro arrivo, nel mese di giugno, gli uomini di Walker attaccano la città di Rivas. I soldati che difendono la cittadina cadono come mosche, sconfitti dalla superiorità dell'armamento degli invasori. Ad un certo punto della battaglia, si rende necessario far uscire gli invasori dalla casa in cui sono trincerati e dalla quale causano numerosi morti. Questo compito è estremamente pericoloso, ma un giovane maestro di ventun anni si offre volontario: Enmanuel Mongalo si toglie la camicia, la lega ad una lancia e, dopo avergli dato fuoco, si mette a correre verso la casa, schivando le pallottole nemiche e riuscendo ad incendiarla.
Dopo questa sconfitta del 29 luglio a Rivas, il 3 settembre Walker riesce a vincere a La Virgen il generale Santos Guardiola ed il 13 ottobre si impadronisce della città di Granada. A capo dei seicento mercenari che formano la cosiddetta Falange americana, si installa a Granada, espropria i beni di Vanderbilt ed invade il Costa Rica. Dopo alterne vicende, il 12 dicembre del 1856 si fa eleggere presidente e, proprio in questa occasione, non fa mistero dell'intenzione di conquistare tutto il Centro-America per annetterlo agli Stati Uniti: «five or none» è, infatti, la sua parola d'ordine.
Nello stesso anno, il governo nordamericano riconosce ufficialmente Walker, confermando in tal modo che le intenzioni di questo filibustiere rappresentano la volontà di annessione del territorio nicaraguense, al fine di poter controllare in modo diretto il possibile passaggio interoceanico. Tale evidenza di intenti genera l'unità fra conservatori e liberali, ma anche, prima ed unica volta nella storia, l'unità dei cinque paesi centroamericani. Nel 1857 gli eserciti uniti dei cinque paesi centroamericani riescono infatti a cacciare Walker che, però, prima di fuggire dal Nicaragua, incendia completamente la città di Granada, in questo momento capitale del paese. Alla sua sconfitta contribuiscono non poco l'aiuto finanziario di Vanderbilt ed il discreto appoggio militare della Gran Bretagna, in questo periodo estremamente interessata all'eventuale apertura del canale. Il 1° maggio del 1857 questo avventuriero capitola e fugge su una nave da guerra nordamericana che lo porta sino a Panamá, da dove poi prosegue per gli Stati Uniti, dove viene accolto trionfalmente. Qui raccoglie denaro, recluta altri filibustieri e nel mese di novembre tenta un nuovo sbarco, ma senza successo. Rientra quindi negli Stati Uniti e per un periodo di tre anni si dedica esclusivamente a propagandare le proprie imprese, a raccogliere altri fondi e ad ingaggiare volontari. Nel mese di agosto del 1860 sbarca sull'isola honduregna di Roatán, in attesa di rinforzi da New Orleans. Il 6 agosto attacca ed occupa il porto di Trujillo, abbandonandosi ad atti di vera e propria pirateria. Ma viene catturato ed il 12 dicembre è condannato a morte mediante fucilazione: la sentenza viene eseguita il giorno successivo.
Terinta la guerra contro Walker (personaggio-simbolo dei rapporti di sudditanza che, sin dall'Ottocento, legano i paesi centroamericani agli Stati Uniti), le economie delle due città rivali diventano, poco per volta, complementari, con un movimento di scambio dei prodotti alimentari da León verso Granada e di beni manufatti di importazione in senso inverso.
Come conseguenza di questa guerra, però, il Nicaragua si vede costretto a firmare con il Costa Rica il Trattato Cañas-Jérez, grazie al quale la penisola di Nicoya e la regione di Guanacaste diventano territorio costaricano. Un'altra conseguenza inevitabile è il risveglio dell'interesse mondiale nei confronti del passaggio di comunicazione interoceanico, tanto che persino Napoleone III, dal suo esilio, vagheggia che proprio il Nicaragua ha la possibilità di «diventare, più di Costantinopoli, la rotta imprescindibile del grande traffico mondiale» e crea una compagnia, a Londra: «La canale Napoleone del Nicaragua».
Dal punto di vista politico, la nuova Costituzione del 1858 lascia un ampio margine di autogoverno ai gruppi egemomi nelle due città e questo sistema di sostanziale equilibrio prosegue per circa un trentennio, durante il quale governano i conservatori. Granada, città mercantile per eccellenza, con una forte presenza della classe affaritica e del latifondismo tradizionale, diviene il centro del Partito conservatore, storicamente favorito sia dalla monarchia spagnola che dalle autorità ecclesiastiche. Durante questo periodo vengono varate numerose leggi di riforma dell'assetto fondiario, le quali rappresentano le basi del successivo sviluppo della coltivazione del caffè alla fine del XIX secolo.
Intanto, nel periodo compreso fra il 1848 ed il 1868, circa sessantottomila viaggiatori attraversano il paese per raggiungere la California, mentre cinquantasettemila compiono il viaggio in senso inverso: non v'è alcun dubbio che questo traffico, oltre a rendere sempre più ricco Vanderbilt, in buona parte contribuisce anche a riattivare l'economia del paese.
A questo punto, il paese vive un trentennio di governo conservatore, frutto di un accordo siglato fra le oligarchie di León e di Granada. Nel decennio del 1880 si costruisce una ferrovia che collega il porto di Corinto al Momotombo ed alcuni anni più tardi la strada ferrata raggiunge Managua e poi Masaya e Granada. Nel frattempo, la coltivazione del caffè inizia ad espandersi nella zona occidentale del paese, fra la costa del Pacifico e la depressione lacustre.
Nel 1860 la regione atlantica viene incorporata, almeno nominalmente, al resto del paese. Nello stesso periodo inizia a subire l'influenza culturale e religiosa della Chiesa morava (di origine tedesca) che, grazie alla sua espressione non violenta, nel rispetto della lingua e della cultura miskita, riesce in breve tempo ad assumere una posizione di vero e proprio potere sulle popolazioni caraibiche, anche tramite il controllo dell'educazione, dell'assistenza sanitara e così via. In seguito, con una forte penetrazione di elementi nordamericani all'interno della gerarchia ecclesiastica morava, si giunge ad un ulteriore rafforzamento della dominazione statunitense sull'area orientale del paese.
Sino alla fine del XIX secolo, i miskitos subiscono quindi il notevole influsso sia degli inglesi che dei moravi. Inoltre, al termine della Guerra di secessione (1865), la Gran Bretagna riconosce lo Stato del Nicaragua, mentre i marines statunitensi si installano a Bluefields, sulla Costa Atlantica.
Nel 1863 salgono al potere i conservatori di Tomás Martínez e lo mantengono per un lungo periodo di rent'anni, durante il quale molte compagnie nordamericane si stabiliscono nel paese, mentre la Casa Bianca studia se è più conveniente realizzare il canale attraverso il Nicaragua oppure Panamá (all'epoca territorio colombiano).
Dal 1863 al 1892 il paese riesce finalmente a vivere un lungo periodo di relativa tranquillità sotto il governo dei conservatori, i quali comunque riescono per lungo tempo a soffocare qualsiasi tentativo di ribellione e di opposizione. Martínez conclude il suo secondo mandato presidenziale nel 1867 e gli succede Fernando Guzmán. Dal 1871 al 1875 governa il conservatore Vicente Cuadra, in un periodo in cui il paese subisce una forte pressione a causa del pesante debito estero e del forte sottosviluppo interno. Solo fra il 1875 ed il 1879, con il governo di Pedro Joaquín Chamorro, una delle figure più importanti dell'oligarchia conservatrice, si avvia una certa modernizzazione del paese, la quale viene proseguita durante il mandato di Joaquín Zavala, dal 1879 al 1883. In questo periodo, però, un forte settore dei proprietari terrieri amplia i propri latifondi, spogliando in tal modo delle terre gli indios, i quali si trasformano così in semplici salariati e, nel 1881, danno vita ad una vera e propria rivolta.Dal 1883 al 1887 diviene presidente Adán Cárdenas e dal 1887 al 1889 è la volta di Evaristo Carazo, il quale muore per un infarto ed il suo mandato viene portato a termine da Roberto Sacasa. Dal 1891 al 1895 il potere passa quindi ad Ignacio Chávez, il quale però riesce a governare solamente sino al 1893: con lui, infatti, si conclude il trentennio di amministrazione conservatrice.
Nel 1893 sale al potere José Santos Zelaya, il quale a sua volta, per conservare la propria posizione, esercita una sanguinosa repressione. Comunque, il governo di questo liberale fa progredire sia l'economia che la cultura del paese. È un nazionalista, fiero antagonista della politica statunitense in Nicaragua: occorre infatti ricordare che la cosiddetta «Mosquitia» diviene territorio nicaraguense a tutti gli effetti solamente nel 1894, proprio durante il suo governo, il quale espelle le truppe britanniche e costituisce un unico governo che amministra tutto il territorio nazionale. L'intento di ristabilire la sovranità sulla Costa Atlantica si lega strettamente al progetto di canalizzazione dell'istmo.
Alla fine del secolo, la Costa Atlantica, anche se formalmente integrata allo Stato nicaraguense, diviene però un vero e proprio feudo statunitense e questo segna anche la fine della predominanza miskita, la quale inizia a decadere assieme alla presenza britannica nell'area.
Per gran parte del XIX secolo, nella struttura economica del paese è prevalente l'agricoltura di sussistenza; v'è poi, in posizione del tutto subordinata, un settore agricolo decisamente più dinamico, la cui prospettiva di sviluppo si trova essenzialmente nella produzione per l'esportazione di prodotti tropicali, in particolare il caffè. Nella regione del Pacifico, proprio lo sviluppo della coltivazione di questa produzione contribuisce ad introdurre un nuovo sistema di produzione agricolo, promosso dalla borghesia liberale, che provoca l'espulsione dei contadini dalle terre adatte alle piantagioni ed il formarsi di un proletariato rurale senza terra. È proprio questa stessa borghesia ad impadronirsi del potere con Zelaya, che perciò difende strenuamente gli interessi capitalistici locali contro quelli degli Stati Uniti, attraverso una politica di stampo nazionalista.
Oramai alla fine del secolo arriva al potere la borghesia latifondista e viene sconfitta l'oligarchia tradizionale, del tutto incapace di dare una risposta alla richiesta di riforme strutturali delle quali abbisogna il gruppo agroesportatore. Per tutto l'ultimo decennio del XIX secolo, viene avviata un'intensa opera di ammodernamento delle strutture statali, con la creazione di uno Stato oligarchico liberale, svincolato completamente dalle famiglie che reggono le sorti delle due città storicamente rivali. Nella sostanza, si tratta di un periodo in cui prevale nettamente l'esecutivo. Zelaya abolisce le decime religiose ed i latifondi conventuali. Viene anche varata un'altra Costituzione, la quale garantisce i diritti della persona e quelli di associazione.
Il nuovo presidente è abbastanza «progressista», ma forse più per ambizione che per convinzione. Del resto, la più che vivace contrapposizione ideologica dei primi decenni del secolo fra liberali e clerico-conservatori, è oramai quasi del tutto scomparsa: sia i partiti che gli uomini politici, in realtà, sono tutti conservatori, soprattutto nella loro visione della società e dell'economia. In pratica, si distinguono solo per divergenze di interessi, di personalismi, di rivalità locali e di motivi tradizionali.
Zelaya porta avanti un programma di serie riforme sociopolitiche, le quali prevedono fra l'altro: l'educazione gratuita, la libertà religiosa, l'abolizione della pena di morte, il rafforzamento e l'estensione della coltivazione del caffè. Espropria gli interessi stranieri, avvia la creazione di un esercito di tipo moderno ed ha il torto di rifiutare una proposta statunitense che gli offre ogni aiuto in armamenti e dollari in cambio di una garanzia per lo scavo del canale e per la costruzione di una base navale nel Golfo de Fonseca. La rottura diviene definitiva quando Zelaya, rivolgendosi ad alcuni centri di ricerca tedeschi e giapponesi, studia la possibilità di dare il via allo scavo del canale senza la collaborazione del governo di Washington e rifiuta di accettare lo statuto semicoloniale che gli viene proposto dalla Casa Bianca in cambio del pagamento di cinquanta milioni di dollari.
Perciò, nel 1909 viene costretto ad abbandonare il potere: gli Stati Uniti organizzano un vero e proprio golpe che lo depone ed insedia il conservatore Adolfo Díaz, un uomo di loro completa fiducia e pertanto manovrabile a piacimento; infatti, questo presidente-fantoccio accetta senza fiatare tutte le condizioni «proposte». Non a caso, il Segretario di Stato Philander Knox è il principale azionista della Fletcher e Díaz non è altro che il capo contabile di questa stessa compagnia.
Si inaugura, quindi, un periodo di intensa restaurazione conservatrice, ma anche di progressiva e rinnovata conflittualità con la fazione liberale. A questo, fa seguito una sempre maggior pressione, da parte degli Stati Uniti, sul Centro-America nel suo complesso.
Rubn Daro
Ecco il coro che intonano i vagabondi ed i mendichi:
«Guerra a morte ai banchieri che si riempono le tasche!».
Regola fondamentale: I poveri sono quelli che odiano i ricchi.

 

 

Rubén Darío (1867-1916)

Nel 1910 il Nicaragua è praticamente sotto il diretto e ferreo controllo dei banchieri nordamericani, ma, a questa evidente svendita degli interessi nazionali, si oppongono naturalmente i liberali, provocando l'inizio di un'altra guerra civile. Nel 1912 (cinque anni prima della Rivoluzione bolscevica in Russia e dello «scontro» fra Est ed Ovest), organizzano un rivolta contro Díaz e gli Stati Uniti intervengono con tremila marines, che restano in Nicaragua per ben diciannove anni, durante i quali gli investimenti nordamericani aumentano costantemente ed il controllo sia economico che politico dell'intero paese diviene sempre più pesante.
Dal 1910 al 1928, gli investimenti nordamericani nella Costa Atlantica crescono a dismisura e vedono la sempre più forte presenza della Standard fruit company che costruisce a Puerto Cabezas un terminale portuale per il commercio internazionale delle banane. Contemporaneamente, si sviluppano anche la Bluff Lambert company ed il complesso minerario di Siuna-Bonanza-Rosita.
Con la firma dei Patti Dawson, i quali segnano l'inizio del loro intervento diretto ed ininterrotto in Nicaragua, gli Stati Uniti riescono ad ottenere anche il controllo di tutti gli incassi doganali, si impadroniscono delle ferrovie e della Banca nazionale.
Con la firma del Trattato Knox-Castillo, nel 1911, viene poi varato un piano per il risanamento delle disastrate finanze statali. L'amministrazione statunitense sollecita alcuni istituti bancari di New York a concedere un prestito, al quale ne seguono vari altri sino agli Anni Venti, ai quali il governo nicaraguense fa fronte grazie alle entrate doganali. Il Segretario di Stato statunitense Elihu Root, nel 1912 dichiara: «È questione di tempo, perché il Messico, l'America Centrale e le isole dei Caraibi che ancora non possediamo, si pongano sotto la nostra bandiera». Poco tempo dopo riceve il Premio Nobel per la pace. Nel 1912, dunque, sbarcano nuovamente i marines, e la data non è di certo casuale: avviene immediatamente dopo la concessione dei prestiti delle banche di New York e la firma del trattato sul canale. Questo intervento, però, suscita la resistenza armata di un gruppo di uomini, guidati dal generale Benjamín Zeledón (ex funzionario e poi ministro di Zelaya). Zeledón è il precursore di Sandino: assieme, formano il più alto esempio di dignità e di patriottismo del Nicaragua.
In questo stesso periodo, si giunge alla monocoltura del caffè, controllata ovviamente da capitali esteri, il che caratterizza storicamente lo svilupppo economico del paese.
Quattro anni dopo, dando in cambio solo tre milioni di dollari, con l'entrata in vigore del Trattato Bryan-Chamorro (siglato un paio di anni prima), gli Stati Uniti ottengono finalmente il diritto perpetuo per la costruzione del canale interoceanico, la concessione per novantanove anni delle Corn islands, il diritto di disporre di una base navale nel Golfo de Fonseca ed il controllo diretto di dogane, ferrovie e Banco nacional. La firma di questo trattato provoca una vera e propria alzata di scudi in America Centrale.
Nel Trattato Bryan-Chamorro si legge fra l'altro:
«Il Nicaragua cede per sempre agli Stati Uniti, esenti da qualsiasi imposta, i diritti di esclusiva proprietà necessari ed opportuni per la costruzione, il funzionamento e la conservazione di un canale interoceanico lungo il tratto río San Juan-Gran lago del Nicaragua, o lungo qualsiasi altra rotta attraverso il territorio nicaraguense. Per facilitare al governo statunitense la protezione del canale di Panamá e l'esercizio dei diritti di proprietà accordati, e per facilitare altresì l'adozione di qualsiasi misura necessaria ai fini previsti, il Nicaragua concede in affitto agli Stati Uniti per novantanove anni le isole denominate Great corn island e Little corn island, e concede anche, sempre per novantanove anni, il diritto di creare e di mantenere una base navale in quel punto del territorio del Nicaragua sul Golfo de Fonseca che il governo degli Stati Uniti sceglierà».
Un anno prima dell'entrata in vigore di questo trattato, nel 1915, viene aperto il canale di Panamá e gli Stati Uniti ottengono dal governo-fantoccio del Nicaragua di poter restare nel paese sino al 1925, anno in cui vengono completamente recuperati tutti i crediti dei banchieri nordamericani. Nel momento in cui si inaugura il canale di Panamá, i Caraibi sono oramai il vero e proprio «mare nostrum» della marina statunitense.
Il 25 ottobre 1916, Emiliano Chamorro ed i suoi uomini occupano il forte «La loma», che domina la capitale dall'alto della laguna vulcanica di Tiscapa, costringendo il presidente legittimamente eletto a nominarlo capo dell'esercito. Con l'appoggio dell'ambasciata statunitense e l'immediato riconoscimento del governo di Washington, nel 1917 il generale Emiliano Chamorro (lo stesso del Trattato Bryan-Chamorro) succede a Díaz: questo ex ambasciatore nicaraguense a Washington, diviene così il presidente della Repubblica. Anche di lui, gli Stati Uniti si fidano ciecamente.
Nel 1921 diviene presidente Diego Manuel Chamorro, che però muore due anni dopo e viene sostituito da Bartolomé Martínez. In questo periodo, oramai sicura di non aver più problemi, la Casa Bianca ritira i marines, ma in Nicaragua iniziano nuovamente le storiche lotte intestine fra liberali e conservatori e, con la classica scusa di por fine ad una guerra fratricida, le truppe statunitensi vi fanno ritorno; in realtà, si ripresentano soprattutto per difendere i loro numerosi interessi sia politici che economici. Nelle elezioni del 1924 viene eletto Carlos Solórzano, il quale però riesce a governare solo sino al nuovo intervento militare. Nel gennaio del 1926, Emiliano Chamorro si impadronisce nuovamente del potere, ma nel maggio successivo, contro di lui esplode una vera e propria rivolta, per cui gli Stati Uniti riescono a convincerlo a cedere il potere ad un loro fidato amico. Così Adolfo Díaz, oramai pensionato, ritorna al governo, dopo la destituzione forzata del presidente regolarmente eletto l'anno precedente, Juan Bautista Sacasa, un liberale colpevole di essere meno corrotto del necessario.
Emiliano Zapata
«Il mio maggior onore è quello di uscire dal seno degli oppressi, che sono l'anima ed i nervi della razza. «Solo gli operai ed i contadini arriveranno alla fine, solo le loro forze organizzate raggiungeranno il trionfo».

 

 

Augusto César Sandino 

Questa volta, però, contro l'irregolare procedura si scatena la guerra civile: il capo delle forze costituzionaliste, generale José María Moncada, riesce a battere su tutto il territorio le forze del governo fantoccio. Il Dipartimento di Stato naturalmente accusa i «bolscevichi messicani» di destabilizzare il governo amico del Nicaragua: mai nella sua storia, la Casa Bianca accetta l'evidenza che un popolo può ribellarsi motu proprio nei confronti di una situazione ingiusta ed intollerabile. In ogni caso, le forze armate nordamericane sbarcano sulla Costa Atlantica nel dicembre del 1926, iniziando in tal modo il loro nuovo intervento militare in Nicaragua. A questo primo corpo di spedizione comandato dall'ammiraglio Latimer, il 6 gennaio del 1927 la Casa Bianca aggiunge altri quattromila soldati, quasi mille marines ed oltre duecento ufficiali.
Ma, nonostante questo massiccio dispiegamento di forze a favore dei conservatori, i costituzionalisti di Moncada riescono a conquistare le povince di Matagalpa e di Chontales, giungendo sino a Tipitapa, a pochi chilometri dalla capitale.
Dopo un anno di combattimenti, quando oramai le sorti del conflitto sono segnate, arriva, assieme ad importanti rinforzi in uomini e materiali, un mediatore inviato personalmente dal presidente Calvin Coolidge: Henry Stimson. Questo personaggio è talmente convincente che il generale Moncada dopo breve tempo passa dalla parte degli Stati Uniti in cambio della presidenza e di aluni vantaggi economici. L'accordo viene firmato a Tipitapa nel marzo del 1927 ed il generale abbandona la ribellione: viene eletto presidente della Repubblica dal 1928 al 1933, con i marines che presidiano e controllano i seggi elettorali.
Però, uno dei suoi luogotenenti, destinato a diventare il simbolo della resistenza anticolonialista, non solo in America Centrale, rifiuta di deporre le armi e di abbandonare la lotta, passando armi e bagagli dalla parte dei nordamericani.
Augusto César Sandino, con soli ventinove uomini, è uno dei precursori della guerriglia come tattica di lotta contro gli eserciti professionali.
Ad Hartfield, capitano dei marines che gli intima la resa, il 15 giugno del 1927 Sandino risponde: «Ieri ho ricevuto la sua nota. Non mi arrenderò e qui la aspetto. Voglio liberare la mia patria o morire. Non ho alcuna paura e conto sull'inestinguibile patriottismo di quanti stanno con me».

 

 

Per approfondire questi argomenti, si consiglia la lettura di:

Tulio Halperin Donghi, Storia dell'America Latina, Einaudi 1968
Marcello Carmagnani (a cura di), Storia dell'America Latina, La nuova Italia 1979
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