Honduras L’esodo della disperazione

Honduras: L’esodo della disperazione
Anno nuovo, nuove carovane migranti, vecchi mali

Managua, 19 gennaio (Rel UITA | LINyM) -.
Sono diverse migliaia gli honduregni e honduregne – tante famiglie con bambini – che nella notte tra giovedì e venerdì scorso si sono riuniti nel terminal degli autobus della città di San Pedro Sula e hanno intrapreso un lungo e pericoloso viaggio verso gli Stati Uniti, fuggendo dalla miseria, dalla violenza e dalla mancanza di un futuro.

Dopo aver superato lo sbarramento della polizia honduregna alla frontiera di El Florido, la ‘carovana migrante’ è riuscita a entrare in territorio guatemalteco, avanzando verso la località di Vado Hondo, a pochi chilmetri da Chiquimula, dove è stata brutalmente aggredita con manganelli, bastoni e gas lacrimogeni da poliziotti antisommossa e militari.

Alcune persone sono riuscite a passare, ma il grosso del gruppo è stato bloccato e si è accampato all’altezza del chilometro 177 dell’autostrada Atlantica. Ci sono diversi feriti e circa 2400 persone sono già state rimpatriate, mentre altre 1000 sono ancora in mano alle autorità migratorie.

La violenta repressione è una conseguenza diretta del decreto emesso la scorsa settimana dal governo guatemalteco, con il quale ha decretato lo stato di prevenzione in sette province che confinano con l’Honduras e ha ordinato la dissoluzione violenta di qualsiasi assemblea pubblica, gruppo o manifestazione. Una strategia in linea con le politiche migratorie imposte da Trump ai paesi del cosiddetto ‘triangolo nord’ (El Salvador, Guatemala, Honduras).

Contrariamente a quanto molti pensano, le persone che abbandonano l’Honduras non inseguono il “sogno americano”, bensí stanno fuggendo dall’incubo honduregno.

“Si tratta di disperazione. Fuggono dalla miseria, dalla violenza, dalla mancanza di lavoro. Non hanno più tempo per aspettare che le cose migliorino. Preferiscono affrontare un viaggio pieno di incognite e di pericoli piuttosto che rimanere in Honduras, dove la vita non vale nulla”, spiega Bartolo Fuentes, giornalista ed esperto in temi migratori.

Il disastro honduregno

L’Honduras è uno dei paesi con il più alto indice di disuguaglianza e povertà in America Latina, con quasi il 70% della popolazione che vive in povertà e oltre il 40% in miseria.

È anche uno dei paesi più pericolosi per le persone che difendono la terra e i beni comuni. Più di 140 difensori dei diritti umani sono stati assassinati nell’ultimo decennio.

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Buon Anno Nuovo

Il Nicaragua ha dimostrato nel 2020 – e lo ha dimostrato storicamente – con il suo popolo coraggioso e il suo governo umanista e solidale, il governo sandinista, di conoscere le lotte e le vittorie di fronte alle sfide più alte che possono essere affrontate, come una pandemia globale e quella di due uragani intensi e devastanti consecutivi, che hanno causato ingenti danni materiali ma dove il Governo ha agito tempestivamente per salvare  la vita umana come priorità fondamentale. (ndr di F.Franco-VS)

Guarimberos a Cuba

Guarimberos a Cuba

Cosa si nasconde dietro la nuova ‘rivolta colorata’

Managua, 17 dicembre (LINyM) -.

Proprio mentre nel quartiere San Isidro dell’Avana Vecchia una dozzina di persone mettevano in scena un presunto sciopero della fame, alcune di loro con comprovati vincoli con Washington, il Dipartimento di stato nordamericano annunciava lo stanziamento di circa un milione di dollari per ogni programma che si occupi di “diritti civili, politici, religiosi e del lavoro a Cuba”.

Si tratta ancora una volta di denaro messo a disposizione di gruppi sovversivi, come il cosiddetto “Movimento San Isidro”, con il fine di destabilizzare Cuba dall’interno, giustificando in questo modo politiche statunitensi come l’embargo commerciale, economico e finanziario o incentivando false campagne sulla situazione dei diritti umani nell’isola. Si tratta anche della stessa agenda interventista promossa in altri paesi invisi a Washington, come Nicaragua e Venezuela.

Vediamo quindi come avanza il tentativo di golpe blando (colpo di stato morbido) e che cos’è la farsa di San Isidro.

  1. Esperti e analisti avvertono che Cuba è l’obiettivo in questo momento di una guerra mediatica, sviluppata principalmente sui social network, come parte del denominato “colpo di stato morbido”. Con questo nome s’intende il meccanismo di intervento straniero indiretto, creato dalla CIA per sovvertire le istituzioni in quei paesi che sono obiettivi strategici per gli Stati Uniti. Sebbene il manuale dei ‘colpi di stato morbidi’ parli di una guerra basata sulla protesta pacifica, gli eventi evolgono sempre in scenari violenti.
  2.  La farsa di San Isidro non è altro che un nuovo tentativo degli Stati Uniti per innescare un ‘colpo di stato morbido’ a Cuba.

Ma cosa è successo fino ad ora?

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Honduras “Li rivogliamo vivi! Verità e giustizia adesso!”

Honduras “Li rivogliamo vivi! Verità e giustizia adesso!”
Cinque mesi dalla sparizione forzata dei giovani attivisti garifuna

Managua, 14 dicembre (LINyM) -.
In occasione della Giornata mondiale dei diritti umani, l’Organizzazione fraterna nera honduregna (Ofraneh) ha organizzato il seminario virtuale “Sparizione forzata in Honduras: il caso Triunfo de la Cruz”.

Tra pochi giorni si compiranno cinque mesi dalla sparizione forzata di quattro attivisti della comunità garifuna di Triunfo de la Cruz, tra cui il presidente del patronato Alberth Sneider Centeno, e di una quinta persona.

Il 18 luglio, uomini armati che indossavano uniformi della Polizia militare e della Direzione investigativa (Dpi) hanno fatto irruzione nella comunità. Oltre a Centeno sono stati sequestrati Milton Martínez, Suami Mejía e Gerardo Róchez, tutti membri dell’Ofraneh e del Comitato per la difesa delle terre della comunità (triunfeñas). Junior Juárez, l’altra persona rapita e scomparsa, è un vicino di Triunfo de la Cruz.

La Corte interamericana dei diritti umani (Corte IDH) ha chiesto allo Stato dell’Honduras di adottare “tutte le misure necessarie e appropriate per determinare il luogo in cui si trovano i giovani attivisti” e di presentare “un rapporto completo e dettagliato sull’esecuzione delle disposizioni. Ha anche esortato a proteggere il diritto alla vita e all’integrità personale degli abitanti delle comunità di Triunfo de la Cruz e Punta Piedra.

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Guatemala: la pazienza è finita

Crisi
Guatemala: la pazienza è finita
Proteste contro i tagli al welfare e l’istituzionalizzazione della corruzione

Managua, 25 novembre (LINyM) -.
Sabato scorso il Guatemala è sceso in piazza per chiedere le dimissioni del presidente Alejandro Giammattei e della giunta direttiva del Congresso. L’approvazione furtiva di una legge di bilancio di quasi 13 miliardi di dollari che fa schizzare il debito pubblico, taglia sanità, istruzione, fondi per la difesa dei diritti umani e per la lotta contro la povertà – cinque bambini su dieci sotto i 5 anni soffrono di malnutrizione cronica e oltre il 60% della popolazione è povera – e beneficia élite economiche e funzionari corrotti, è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Nonostante la repressione della polizia e l’arresto di decine di manifestanti, la popolazione indignata ha continuato a protestare un po’ in tutto il paese. Il presidente Giammattei ha quindi pensato bene di scrivere al segretario generale dell’Organizzazione degli stati americani (Osa), il discusso Luis Almagro, e ha chiesto l’applicazione della Carta democratica “per difendere l’istituzionalità”. Ha inoltre convocato un tavolo di dialogo per risolvere il conflitto, a cui però partecipano solamente imprenditori, membri della chiesa evangelica e organizzazioni affini al governo.

Come era prevedibile, non ha perso l’occasione per criminalizzare la protesta sociale, gettando fango su tutti quei settori della società che hanno animato la protesta, tacciandoli di essere “gruppi minoritari che promuovono azioni di natura antidemocratica per imporre un autentico colpo di stato”.

Intanto la giunta direttiva del Congresso e alcuni capigruppo parlamentari hanno convenuto di ritirare la legge di bilancio.  Una manovra del tutto illegale che è stata sanata solo nella serata di mercoledí 25, quando con 121 voti a favore e 24 contrari l’aula parlamentare ha archiviato definitivamente la legge e i prestiti approvati per finanziarla. Ora l’organo legislativo avrà tempo fino al 30 novembre per approvare una nuova legge o per apportare modifiche a quella approvata per il 2020.

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Campagna di aiuti per i danni causati dagli uragani Eta e Iota in Nicaragua

Centinaia di milioni di dollari, i danni causati dagli uragani in Nicaragua.
Un uragano come Iota cosi potente e distruttivo  non si era mai visto.
Per il  governo  la vita delle persone è stata la priorità, attivando giorni prima del loro passaggio il sistema di prevenzione ed evacuazione.

Molte comunità nella Costa Atlantica del Nord sono state rase al suolo, scomparse completamente.
Coordinamento Associazione Italia Nicaragua
-Comitato di solidarietà Internazionalista di Zaragoza.

25 novembre 2020

Nicaragua, resistenza e organizzazione.

Nicaragua, resistenza e organizzazione.
Comunicato di Associazione Italia Nicaragua
Non uno, ma due uragani nell’arco di una settimana hanno colpito l’America Centrale.

ETA e IOTA hanno significato devastazione ambientale, distruzione urbanistica e un saldo di  vittime umane ancora in tragico aggiornamento.
Una drammatica realtà che non è certo inedita per quel continente.
Ciò che ancora sorprende sono le modalità con cui si affrontano simili eventi.

Il popolo nicaraguense e il governo sandinista si sono mobilitati per prevenire, quindi ridurre i danni, e intervenire in forze per limitare le perdite.

Grazie alla loro abnegazione e al loro profondo senso di umanità, il passaggio dei due uragani non ha potuto sviluppare tutta la sua mortifera potenza.
Tuttavia, anche ci fosse stata una sola vittima, sentiremmo lo stesso dolore che proviamo ora nel verificare un numero ben più consistente.

Le catastrofi naturali spesso non hanno nulla di naturale; sono la diretta conseguenza dello sfruttamento delle risorse ambientali per ingrandire profitto e lucro.
Sulla pelle di Madre Terra si accaniscono gli artigli dell’estrattivismo più sfrenato e del neoliberismo più famelico.

La nostra solidarietà va dunque al popolo e al governo nicaraguense, in questa ennesima prova di resistenza e di civiltà alla quale sono stati sottoposti.
Non mancherà il nostro sostegno in termini politici e sociali come in quelli più strettamente materiali, indispensabili sia gli uni che gli altri per avversare le difficoltà in un momento così complicato.

Andará Nicaragua!
Coordinamento Associazione Italia Nicaragua  

Milano 21 Novembre 2020

 

America Centrale, piove sul bagnato

America Centrale, piove sul bagnato
Due uragani potentissimi in due settimane

Managua, 18 novembre (LINyM) -.
Tra la fine di ottobre e i primi giorni di novembre, l’uragano Eta, di 4^ categoria della scala Saffir-Simpson, ha prima impattato sulla Regione autonoma della costa caraibica nord (Raccn) del Nicaragua con venti ad oltre 240 km/h, e ha poi proseguito la sua traiettoria verso l’Honduras e il Guatemala già declassato a tormenta tropicale. Dietro di sé ha lasciato morte e distruzione.

La protezione civile honduregna (Copeco) ha riportato la morte di 74 persone, più di mezzo milione di famiglie colpite (quasi 3 milioni di persone), di cui 60 mila quelle evacuate. In Guatemala la furia di Eta ha fatto 46 morti, 96 dispersi e ha colpito quasi un milione di persone. Distrutte anche le coltivazioni di circa 700 mila persone. Incontabili i danni alle strutture e infrastrutture pubbliche e private e alle attività produttive.

Forte anche l’impatto su altri paesi della regione come la Costa Rica e Panama, con piogge battenti, violente inondazioni e gravi danni alle infrastrutture.

Non sono nemmeno mancate le polemiche che hanno accompagnato l’impatto di Eta sull’America centrale, sia per la mancanza di piani di emergenza adeguati che per la lentezza nella risposta al grave pericolo di cui si era a conoscenza da diversi giorni.

In modo particolare, l’amministrazione Hernández in Honduras è stata accusata di avere atteso fino all’ultimo momento prima di disporre lo stato di massima allerta su tutto il territorio nazionale1, privilegiando gli interessi dei magnati del turismo che speravano di rimpinguare le proprie casse durante la cosiddetta ‘settimana morazanica’, a scapito della sicurezza della popolazione.       

Diversa invece la situazione in Nicaragua dove l’immediata attivazione di un efficiente ed efficace sistema di prevenzione dei disastri ha permesso che non ci fossero vittime, nonostante l’impatto devastante di Eta su strutture e infrastrutture pubbliche e private.

Arriva Iota

Nemmeno il tempo di rialzare la testa e contare i danni che l’uragano Iota, il trentesimo di questa stagione, di 5^ categoria, si è abbattuto nuovamente sull’America Centrale, seguendo quasi lo stesso percorso di Eta e impattando con raffiche di quasi 280 km/h sulla costa nicaraguense all’altezza della comunità di Haulover, a 45 chilometri a sud di Bilwi/Puerto Cabezas.

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Uragano Eta Honduras sommerso

Uragano Eta – Honduras sommerso
Lassismo governativo il principale alleato dell’uragano Eta
Managua, 10 novembre (LINyM)
Tra il 29 e il 30 ottobre, il National Hurricane Center di Miami ha avvisato il Nicaragua e i paesi del cosiddetto Triangolo Nord (El Salvador, Guatemala e Honduras) che la tempesta tropicale Eta si stava dirigendo verso la regione e che, molto probabilmente, si sarebbe trasformata in uragano prima di entrare in Nicaragua dalla Costa Caribe Nord, per poi deviare verso l’Honduras e il Guatemala.

Domenica 1 novembre, le autorità nicaraguensi hanno decretato allerta gialla per la Regione autonoma della costa caraibica settentrionale (Racn) e per l’intera area del triangulo minero (Siuna, Bonanza, Rosita), e hanno attivato immediatamente i piani d’emergenza e di prevenzione per la salvaguardia e protezione della popolazione e per l’invio di beni alimentari di prima necessità.

La notte del 2 novembre, Eta si è trasformato in uragano e si è rafforzato fino a raggiungere categoria 4. Più di 30 mila persone sono state evacuate prima che toccasse suolo a sud di Bilwi/Puerto Cabezas (Mosquitia) la mattina del 3 novembre, con venti fino a 240 km/h.

Il giorno successivo, mentre attraversava il territorio nicaraguense lasciando dietro di sé una scia di distruzione, Eta ha cominciato a indebolirsi ed è stato declassato a tempesta tropicale. L’immediata attivazione di un efficiente ed efficace sistema di prevenzione dei disastri ha permesso che in Nicaragua non ci fossero vittime come conseguenza diretta dell’uragano.

Secondo gli ultimi dati forniti dalla Protezione civile (Sistema di prevenzione dei disastri – Sinapred) sono state evacuate più di 71 mila persone, delle quali 47 mila sono state sistemate in 325 rifugi temporanei. Sono 1.890 le case distrutte e più di 8 mila quelle danneggiate. Danni anche a strutture pubbliche come l’ospedale e il molo di Bilwi, 45 scuole, 66 ponti e 900 km di vie di comunicazione. 50 mila case sono rimaste momentaneamente senza energia elettrica. I danni ammonterebbero per il momento a 172 milioni di dollari.

Honduras

Una volta in Honduras, Eta si è declassato a depressione tropicale. Seppur indebolito, il fenomeno atmosferico ha però trovato nell’inazione governativa un valido alleato che gli ha facilitato il compito di devastare il nord del paese, in particolare la Valle di Sula dove sono esondati i fiumi Ulúa e Chamelecón.

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Honduras La vulnerabilità delle difensore dei diritti umani

Honduras-La vulnerabilità delle difensore dei diritti umani
Più di 500 aggressioni e 4 omicidi nella prima metà dell’anno
Managua, 9 novembre (Rel UITA | LINyM) -.
La Rete nazionale delle difensore dei diritti umani in Honduras (Rnddh) ha presentato recentemente il report “La normalità è sempre stato il problema” [1] sulla preoccupante escalation di attacchi contro le difensore dei diritti umani durante la prima metà dell’anno.

Tra gennaio e luglio 2020, la Rete ha registrato almeno 530 attacchi, di cui 425 collettivi, 100 personali e 5 contro organizzazioni a cui appartengono le attiviste. Sono state lanciate anche 20 ‘allerta difensore’ [2].

Le attiviste per i diritti umani che hanno subito il maggior numero di attacchi sono state quelle impegnate nella difesa della terra, dei territori e dei beni comuni, seguite da chi difende i diritti legati al corpo e all’autonomia delle donne. Ciò include i diritti sessuali e riproduttivi e il diritto a una vita libera dalla violenza.

Intimidazioni, violenze psicologiche, minacce e ultimatum costituiscono più dei due terzi degli attacchi registrati. Sono stati inoltre segnalati diversi casi di violazione della libertà d’espressione, di movimento e di riunione, campagne diffamatorie, incitamento all’odio, omofobia e razzismo.

Sono anche stati registrati quattro casi di violenza sessuale e tre detenzioni illegali.

Il personale sanitario è stato un altro bersaglio di discriminazioni, violenze e minacce durante i mesi della pandemia.

I principali autori delle aggressioni sono poliziotti, militari, persone legate ai vertici delle aziende, guardie di sicurezza privata, persone legate a latifondisti e funzionari pubblici. Molti dei responsabili sono ancora sconosciuti, mentre sono stati riportati vari casi in cui i responsabili sono membri di movimenti sociali o partiti politici a cui appartengono le vittime.

Attacchi mortali

Nei primi sette mesi dell’anno, quattro attiviste sono state assassinate.

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