Honduras/A 25 mesi dall’omicidio di Berta Cáceres i mandanti sono ancora liberi

In giugno l’inizio del processo per le persone coinvolte nel crimine della dirigente indigena

La Esperanza, Intibucá, 5 aprile (LINyM) -.
Víctor Fernández, responsabile politico del Movimento ampio per la dignità e la giustizia, Madj, e rappresentante legale della famiglia di Berta Cáceres, ha fatto il punto sulla lotta intrapresa per rimuovere il velo di segretezza e di impunità che circonda il caso della leader indigena assassinata 25 mesi fa.

– Nel giorno del secondo anniversario dell’assassinio di Berta Cáceres è stato arrestato Roberto David Castillo, ex presidente esecutivo del gruppo Desarrollos Energéticos SA (Desa). E’ accusato di essere il mandante del crimine.
Qual è la sua valutazione?
 –
È incredibile vedere la freddezza con cui le istituzioni honduregne hanno calcolato il momento esatto per eseguire l’arresto. Le informazioni sul coinvolgimento di Castillo nell’assassinio di Berta (Cáceres) sono note da oltre un anno e abbiamo presentato un’accusa diretta contro quest’uomo dall’ottobre dell’anno scorso. Non abbiamo mai avuto risposta.

Il mandante è colui che prende la decisione di commettere e finanziare un crimine. Secondo la testimonianza dello stesso David Castillo, egli era un impiegato di Desa. Gli azionisti del consiglio di amministrazione della società sono altri. Fanno parte della famiglia Atala e in tutte le comunicazioni (intercettazioni telefoniche nelle mani del Pubblico Ministero, ndr) progettano azioni criminali contro il Copinh (1)  

Continua a leggere

Honduras – ONU presenta rapporto sulla violazione ai diritti umani durante le elezioni

L’uso sproporzionato della forza da parte di poliziotti e militari provocò morti e feriti

Managua, 15 marzo (LINyM) -.

L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (Office of the High Commissioner for Human Rights, OHCHR) in Honduras ha presentato un rapporto sulla violazione ai diritti umani nel contesto delle elezioni generali dello scorso anno, che hanno lasciato un tragico saldo di almeno 23 persone morte e 60 ferite.
I comizi elettorali del 26 novembre sono stati offuscati da innumerevoli irregolarità e forti denunce di frode. Le proteste dei cittadini sono state represse con estrema violenza dai corpi armati dello Stato. Si sono contati a decine i morti, feriti e gli arrestati durante la crisi post elettorale.

Nel suo rapporto, l’OHCHR segnala che prima della giornata elettorale “ampi settori della popolazione avevano messo in dubbio la credibilità del sistema e dell’intera macchina elettorale”. La risoluzione della Corte suprema di giustizia che ha permesso l’iscrizione della candidatura del presidente uscente Juan Orlando Hernández a un secondo mandato, ha inoltre provocato un forte malcontento in quanto proibita dalla Costituzione.
Il giorno delle elezioni, i ritardi prolungati e le accuse di irregolarità nel conteggio dei voti hanno dato luogo a denunce di brogli. A partire dal 29 novembre si è scatenata un’ondata di proteste in tutto il Paese e il presidente Hernández ha imposto un coprifuoco di 10 giorni.

A partire da questo momento il livello di repressione è aumentato in modo vertiginoso.
L’analisi dell’OHCHR in Honduras rivela che la risposta dello Stato alle proteste “è stata la causa di gravi violazioni dei diritti umani”.
Sulla base di queste osservazioni, l’Alto commissariato considera che le forze dell’ordine – specialmente la Polizia militare dell’ordine pubblico (PMOP) e l’esercito – “abbiano fatto un uso sproporzionato della forza per controllare e disperdere le proteste, anche di forza letale che ha provocato morti e feriti tra i manifestanti e passanti”.

Continua a leggere

Dal Nord al Sud Italia Berta Vive!

Sono passati due anni dal vile assassinio di Berta Caceres, uccisa in casa sua da sicari durante la notte tra il 2 e il 3 marzo 2106.
Ma la voce di questa donna che difendeva la sua terra e i diritti del popolo Lenca non si è spenta, anzi, si è moltiplicata.
Oggi in Honduras continuano le violenze, la repressione e l’impunità.
E mentre non si smetterà di chiedere giustizia per la sua morte, migliaia e migliaia di uomini e donne, in tutto il mondo, hanno assunto l’impegno di portare avanti la lotta di Berta, non solo in Honduras.

 

Berta Vive
Copinh Sigue

 

 

 

 

 

 

 

 

Honduras scosso da una crisi terribile dei diritti umani

Elezioni fraudolente e usurpazione presidenziale annunciano forte instabilità

Tegucigalpa, 5 febbraio (Rel-UITA | LINyM)
Juan Orlando Hernández si è insediato per il secondo mandato nel mezzo di una profonda crisi sociale ben lungi dal concludersi.
A Tegucigalpa e in diverse parti del paese, migliaia di persone sono state vittime della brutale repressione delle forze di sicurezza.  Nel discorso pronunciato in uno stadio mezzo vuoto e di fronte solamente al corpo diplomatico accreditato nel paese -nessun leader politico ha partecipato all’evento- Hernández ha aperto le porte al dialogo e alla riconciliazione, auspicando scenari di pace, progresso e sviluppo che nulla hanno a che fare con la drammatica realtà del paese.
Più del 60% della popolazione vive in povertà, il 44% in povertà estrema. Anche se negli ultimi anni ci sarebbe stata un’inversione di tendenza, gli indici di violenza e impunità continuano a essere tra i più alti al mondo. Debito pubblico alle stelle, svendita del territorio e privatizzazione dei beni comuni, sottoccupazione e lavoro precario in forte crescita, corruzione e impunità come “normalità”.

Galleria di foto della repressione del 27 gennaio

Galleria di foto veglia di protesta di fronte all’ambasciata Usa

Un pueblo movilizado que se niega a vivir arrodillado (video)

Inoltre la responsabilità delle principali istituzioni nella legittimazione della frode elettorale, così come l’uso sproporzionato della forza per cercare di zittire le folle che si sono sollevate contro questo abuso, hanno finito per contribuire ad abbattere quel poco che era rimasto delle istituzioni in Honduras.

Secondo il rapporto Monitoraggio delle violazioni dei diritti umani nel contesto della frode elettorale presentato pochi giorni fa dalla Coalizione contro l’impunità, tra il 26 novembre 2017 e il 23 gennaio 2018 si sono registrate 33 morti di persone che partecipavano alle proteste contro i brogli.

In più sono stati accertati oltre 200 feriti, più di 1350 arresti, 34 persone hanno dovuto abbandonare il luogo in cui vivevano a causa della violenza e sono stati segnalati 64 casi di gravi violazioni alla libertà di espressione. C’è anche una persona vittima di sparizione forzata.

In particolare i diritti alla libertà di espressione, opinione e informazione sono stati strategicamente presi di mira della forze armate e di polizia per cercare di mantenere una cappa di silenzio e intimorire i media indipendenti. Questa strategia è stata effettuata sia attraverso attacchi sistematici contro noti difensori dei diritti umani e leader del movimento sociale, sia contro i mezzi di comunicazione alternativi.

Continua a leggere

Honduras-Un popolo che non ha paura

L’Honduras vive una delle peggiori crisi della sua storia recente. Una crisi che, lungi dall’essere risolta, si acuisce ogni giorno di più, lasciandosi alle spalle una scia di morti e feriti

Tegucigalpa, 23 gennaio (Rel-UITA) -. Il prossimo 27 gennaio, il presidente honduregno Juan Orlando Hernández si insedierà per il secondo mandato consecutivo. Secondo l’autorità elettorale, il dirigente politico avrebbe vinto le elezioni con l’1,5% (meno di cinquantamila voti) di vantaggio su Salvador Nasralla.
Il candidato dell’Alleanza d’opposizione contro la dittatura assicura di essere stato vittima di brogli elettorali, grazie alla quale il presidente Hernández vuole rimanere al potere, ignorando la volontà del popolo honduregno e violando la Costituzione (in Honduras la rielezione è proibita).

– (VIDEO) Un pueblo movilizado que se niega a vivir arrodillado

– Galleria fotografica: Pueblo hondureño se integra masivamente al Paro Nacional

– Galleria fotografica: Segundo día de Paro Nacional
La denuncia della colossale frode elettorale è stata accompagnata da una costante mobilitazione sociale, che è stata repressa senza pietà dai corpi di sicurezza dello Stato, in particolare dalla Polizia militare dell’ordine pubblico e dai militari. L’opposizione ha convocato una settimana di mobilitazione generale che coincide con i preparativi per l’insediamento di Hernández e del nuovo Parlamento.

Il Comitato dei familiari de detenuti scomparsi in Honduras, Cofadeh, segnala nel suo secondo rapporto [1] che sono già 30 le persone assassinate in meno di due mesi, più di 200 i feriti e più di 1000 le persone arrestate.
Tra il 20 e il 22 di gennaio sono state uccise altre 4 persone, tra cui Telmo Villareal e Ramón Fiallos, entrambi assassinati a colpi di arma da fuoco nel nord del paese durante le manifestazioni contro i brogli elettorali. Organizzazioni contadine della zona del Bajo Aguán denunciano che centinaia di soldati stanno invadendo le loro comunità.
Sabato 20 è stato anche catturato Edwin Espinal, noto attivista della Resistenza. Agenti incappucciati della Polizia militare l’hanno condotto in un carcere di massima sicurezza per poi essere rinviato a giudizio per direttissima, accusato senza prove di delitti che potrebbero costargli molti anni di carcere.
I primi due giorni di mobilitazione nazionale sono stati di forte repressione. La violenza di Stato è stata condannata dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani e da organizzazioni nazionali.
Anche i giornalisti e i mezzi di comunicazione non allineati con il governo sono stati oggetto di campagne di discredito, pressione e di persecuzione sui social network. Durante la repressione a Villanueva, uscita orientale della capitale, Dassaev Aguilar, corrispondente di HispanTV, è stato raggiunto da una bomba lacrimogena sparata direttamente al corpo, subendo una grave lacerazione dei muscoli della gamba.

Senza paura
Malgrado la violenza, la gente non smette di protestare, esige che sia riconosciuta l’ampia vittoria di Salvador Nasralla. L’Alleanza d’opposizione pretende che si realizzi un audit internazionale del sistema informatico del Tribunale supremo elettorale e che si apra un tavolo di trattativa con mediatori internazionali, che potrebbe sfociare nella realizzazione di nuove elezioni con supervisione internazionale.

Continua a leggere

L’Honduras e lo spettro dell’ingovernabilità

L’Honduras e lo spettro dell’ingovernabilità
Non c’è più tempo.
In Honduras bisogna evitareche si legittimino i brogli elettorali.

Tegucigalpa, 23 dicembre (Rel-UITA | LINyM)

È oramai passato quasi un mese dalle elezioni generali e l’Honduras si trova ancora nel bel mezzo di una crisi politica e sociale dagli esiti molto incerti. Mentre le autorità elettorali blindano la vittoria del presidente uscente Juan Orlando Hernández, l’Alleanza d’opposizione e il suo candidato Salvador Nasralla continuano a denunciare quella che considerano la più grande frode elettorale della storia recente del paese centroamericano.
A livello internazionale alcune nazioni, tra cui la Colombia, hanno iniziato a considerare valido il risultato pubblicato nei giorni scorsi sulla Gazzetta ufficiale. Ieri (venerdì) gli Stati Uniti hanno rotto gli indugi e hanno riconosciuto la vittoria di Hernández, spalancando così le porte a una probabile reazione a catena da parte degli altri governi.
Non è passata inosservata la tempistica di Washington, che ha preso questa decisione meno di 24 ore dopo che il disciplinato governo honduregno aveva votato contro la risoluzione Onu che rifiuta la decisione degli Usa di riconoscere Gerusalemme come capitale d’Israele.
Ancora una volta il voto di scambio e il sequestro delle coscienze vanno di pari passo e confermano l’ipocrisia che ha contraddistinto la relazione tra i due paesi fin dai tempi del colpo di Stato del 2009.
Nei giorni scorsi, facendo riferimento al secondo rapporto della missione d’osservazione elettorale dell’Organizzazione degli stati americani, il segretario generale di questo forum multilaterale, Luis Almagro, aveva sostenuto che non c’erano sufficienti elementi per assicurare chi fosse il vincitore e che sarebbe stato opportuno ripetere le elezioni.
Deludente invece il comportamento della missione d’osservazione dell’Unione Europea che di fatto ha avallato la decisione dei magistrati elettorali.

Continua a leggere

Esplode la crisi

Magistrato presidente David Matamoros (Foto La Prensa)Autorità elettorale dice che ha vinto Hernández. OEA chiede nuove elezioni UE dichiarazioni ambigue

Tegucigalpa, 18 dicembre (Rel-UITA | LINyM) -.  Il Tribunale supremo elettorale, Tse, ha deciso di ignorare le innumerevoli denunce di irregolarità e brogli e ha annunciato che il presidente uscente Juan Orlando Hernández è il vincitore delle elezioni generali del 26 novembre scorso. La protesta è esplosa in tutto il paese.

Nonostante la rielezione sia proibita in Honduras, Hernández ha potuto partecipare grazie a una discussa sentenza della Corte suprema di giustizia, controllata da magistrati vicini allo stesso Hernández. Secondo David Matamoros, presidente del Tse, il leader del Partito nazionale avrebbe vinto con il 42,9% dei voti contro il 41,4% del candidato dell’opposizione, Salvador Nasralla, che in queste ore si trova negli Stati uniti per denunciare i brogli e la violenza dei militari contro la popolazione.

La decisione dell’organo elettorale, diffusa a reti unificate dal solo Matamoros, ha immediatamente scatenato la protesta di migliaia di persone che sono scese nuovamente in piazza.

“Non accetteremo mai la decisione di un’organizzazione criminale che ha dimostrato di essere al servizio della frode elettorale organizzata dal governo”, si legge in un comunicato dell’Alleanza d’opposizione contro la dittatura.

Continua a leggere

Come rubarsi le elezioni

Annuncio della frode elettorale (Foto G. Trucchi)Guida passo a passo. Le opposizioni chiedono l’annullamento dello scrutinio

Tegucigalpa, 14 dicembre (Rel-UITA) -. Secondo gli ultimi dati del Tribunale supremo elettorale, Tse, il vincitore delle elezioni del 26 novembre sarebbe l’attuale presidente Juan Orlando Hernández. L’opposizione denuncia brogli e la comunità internazionale chiede che si ricontino i voti. La Rel ha intervistato Rodolfo Pastor, portavoce dell’Alleanza d’opposizione contro la dittatura.

-Potrebbe ricostruire quello che considerate il percorso della frode elettorale?

-Sono elezioni per le quali, fino dall’inizio, non sono state garantite le condizioni minime per essere considerate libere, giuste e trasparenti. Sia nel Tse che nel Registro nazionale delle persone non hanno mai permesso che ci fosse almeno un rappresentante dell’Alleanza. Questo ha impedito che potessimo partecipare direttamente alla preparazione e gestione delle elezioni.

Ricordiamo anche che questa competizione elettorale nasce già viziata dalla presenza come candidato dell’attuale presidente Hernández. La rielezione in Honduras è proibita dalla Costituzione e la candidatura di Hernández, totalmente illegale e incostituzionale, è stata imposta da magistrati che appartengono al partito di governo.

Continua a leggere

Tribunale Elettorale dice che Hernández ha vinto

Manifestazione a Tegucigalpa (Foto G. Trucchi | Rel-UITA)Dopo la gigantesca mobilitazione di domenica, l’Alleanza esige il

riconteggio dei voti o il ballottaggio

Tegucigalpa, 6 dicembre (Rel-UITA) -. Alle 5:15 di lunedí mattina, il presidente del Tribunale supremo elettorale, Tse, ha dichiarato chiuso lo scrutinio speciale. L’attuale presidente e candidato del partito di governo, Juan Orlando Hernández, risulterebbe vincitore delle elezioni generali superando Salvador Nasralla dell’Alleanza d’opposizione di circa 50 mila voti (1,6%).

La notizia arriva a poche ore dalla gigantesca manifestazione convocata dall’Alleanza (vedi galleria di foto) che ha invaso le strade di Tegucigalpa. Lo stesso è accaduto nelle principali città del paese. Durante la notte, la gente è scesa nuovamente in strada sfidando il coprifuoco imposto dal regime, percuotendo ritmicamente casseruole, pentole, padelle, bruciando copertoni, gridando a squarciagola “Fuera JOH” (vedi video).

“La mancanza di trasparenza in queste elezioni è davvero preoccupante e le decisioni prese fino a ora dal tribunale elettorale sono imbarazzanti e le condanniamo. Dimostrano disprezzo nei confronti di una popolazione che domenica scorsa ha manifestato massicciamente e pacificamente a livello nazionale. Una popolazione che continua a condannare i brogli e che non accetta che gli rubino la vittoria”, ha detto Bertha Oliva, membro della Convergenza contro il continuismo.

Continua a leggere

ROMA, SOLIDARIETÀ CON IL POPOLO HONDUREGNO

MERCOLEDI’ 6 DICEMBRE ORE 16,30  AMBASCIATA DELL’HONDURAS
VIA EMANUELE GIANTURCO 5, ANGOLO VIA DEGLI SCIALOJA (FLAMINIO)

Il 26 novembre si sono svolte le elezioni presidenziali in Honduras.
A sfidarsi, sono state principalmente la formazione del presidente uscente Juan Orlando Hernandez – JOH e una coalizione a essa contrapposta, denominata Alianza de Oposición contra la dictadura, con la leadership affidata a Salvador Nasralla.
Dopo un primo conteggio, raggiunto il 70% dello spoglio elettorale, quest’ultimo si trovava nettamente in vantaggio.
A questo punto, succede l’imponderabile. O meglio, ciò che “normalmente” da qualche anno accade in questo paese.
Un black-out interrompe lo svolgersi delle operazioni di scrutinio. In seguito a ciò, oltre a qualche altro indefinito guasto tecnico, il candidato del Partido Nacional, riconquista miracolosamente la maggioranza.
La frode elettorale era già in atto.
Al contempo, il popolo honduregno scende massivamente nelle strade, dove incontra la repressione dell’esercito. Già allertato da qualche ora, come se avesse previsto ciò che sarebbe successo.
A suggellare l’ennesima sopraffazione ai danni del claudicante cammino della democrazia, la posizione ufficiale del TSE (Tribunale Supremo Electoral) che dichiara vincitore JOH.
Un vero e proprio golpe, come quello del giugno del 2009 perpetrato contro Luis Zelaya. Colpevole di adottare misure troppo a vantaggio delle fasce di popolazione da sempre le più disagiate, e di voler addirittura entrare a far parte dell’ALBA.
Da lì in poi, la dittatura instauratasi grazie anche al “discreto” sostegno dell’amministrazione statunitense, ha seminato il terrore e ha perseguito chiunque volesse opporsi. Nella quasi totale indifferenza della comunità internazionale e dei mezzi d’informazione, che al contrario si sono scatenati per sostenere le violenze e il tentativo di golpe in Venezuela contro il legittimo governo del Presidente Maduro.  
Il culmine della natura repressiva del governo di JOH, è rappresentato dal barbaro assassinio di Berta Cáceres, avvenuto il 2 marzo del 2016.
Ne rappresenta però anche la sintesi e l’esempio più alto e nobile di resistenza.
Un ideale di liberazione che ha varcato tutti i confini e che oggi guida la lotta di un popolo che non si arrende alla ferocia del capitalismo.
Per tanto esigiamo che cessi la repressione e che sia rispettata la volontà popolare espressa con il voto e con la difesa nelle piazze della democrazia.
Ahora más que nunca solidali e a fianco del popolo di Honduras in lotta per la propria autodeterminazione.
NO A LA DICTADURA NO AL FRAUDE ELECTORAL!
COMITATO CONTRO IL GOLPE IN HONDURAS