Honduras – Le rivoluzioni di Berta

Le rivoluzioni di Berta

Un libro sul Copinh, su Berta e sull’esigenza di giustizia

(A  breve in italiano)

La Esperanza (21 marzo) 

Il terzo anniversario della siembra di Berta Cáceres e il Centro di incontri e amicizia “Utopia” del Copinh sono stati lo scenario ideale per la presentazione in Honduras del libro “Las Revoluciones de Berta”. La Rel ha intervistato in esclusiva l’autrice Claudia Korol, attivista femminista, scrittrice e amica di Berta.

– Come nasce l’idea di questo libro?

– È una cosa di cui avevo parlato con Berta. Avevamo deciso di raccontare la storia del Copinh [1] attraverso i suoi occhi, il suo vissuto, affinché non fosse solamente un dialogo o un’intervista; lei è stata una delle menti politiche più fervide e multidimensionali del continente latinoamericano.

Avevamo registrato delle cose, le avevamo messe per iscritto, corrette, però i tempi si stavano allungando. Berta era sempre impegnata in mille cose, mille attività, era sempre ‘en revolución’.

Dopo il suo omicidio mi è costato molto capire in che modo si potesse portare avanti il progetto. Inoltre non era facile per me rivedere le cose che avevamo scritto insieme, ascoltare la sua voce nelle registrazioni.

Per un po’ di tempo non sono riuscita ad andare avanti, poi un giorno mi è venuta l’idea che Bertita e Laurita, le figlie di Berta, potevano partecipare al libro raccontando quanto stava accadendo nel processo (contro gli imputati dell’omicidio ndr) e descrivendo gli ostacoli incontrati per ottenere giustizia.

Era anche un momento molto difficile. Gli attacchi per screditare la figura di Berta e quella del Copinh erano sempre più frequenti e aggressivi. Attraverso campagne mediatiche e menzogne costruite ad arte volevano distruggerne il ricordo, scavare un solco sempre più profondo tra lei, la sua gente, i movimenti sociali e popolari, i popoli del mondo. In quel momento capimmo che eravamo andati oltre l’obiettivo iniziale del libro e che era giunto il momento di pubblicarlo. Non si trattava più solamente di mettere a fuoco il suo pensiero politico, ma anche di far conoscere chi fosse Berta: una donna libera, rivoluzionaria e, per molte di noi, una carissima amica.

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Honduras La ‘siembra’ di Berta continua a generare semi di libertà

La ‘siembra’ di Berta continua a generare semi di libertà

Tre anni dopo il suo assassinio, Berta Cáceres vive nelle lotte emancipatorie dei popoli

Di Giorgio Trucchi | Rel-UITA
Sono passati tre anni da quella dolorosa notte in cui un commando omicida ci ha portato via Berta.

Sono passati tre anni e il mondo continua a chiedere, a esigere giustizia e la cattura dei mandanti dell’omicidio.

Sono passati tre anni e Berta, il suo lascito, il suo pensiero politico, la sua integrità e coerenza, la sua visione sull’importanza di ampliare la lotta anti-patriarcale, antirazzista, anticapitalista e antimperialista continua a ispirare nuove e vecchie generazioni.

Ci spinge a perdere la paura, a camminare con la gente, a difendere i territori, a contrastare un modello predatorio che saccheggia i beni comuni e criminalizza, processa e assassina chi li difende.

Lo scorso 3 marzo, dopo una lunga giornata di convivenza e incontro per approfondire il pensiero e la lotta di Berta, delegati dei popoli dell’Honduras, membri di organizzazioni sociali e popolari, studenti, amici, alleati nazionali e internazionali del Consiglio civico delle organizzazioni popolari e indigene dell’Honduras (Copinh), hanno camminato per le strade di La Esperanza, urlando all’unisono “Berta vive, la lucha sigue”.

Qui sotto foto, video e voci di e su queste giornate.

Gallerie di foto:

La siembra de Berta sigue generando semillas de libertad

Berta está en cada lucha acompañando a los pueblos del mundo

Video:

A tres años de la siembra de Berta

Radio Cooperativa di Padova (ascolta la trasmissione da Tegucigalpa)

A tre anni dall’omicidio di Berta Cáceres

©  di Giorgio Trucchi – Lista Informativa Nicaragua y Más (LINyM)

 

 

Honduras ‘Decertificando’ Fyffes / Sumitomo

Honduras
‘Decertificando’ Fyffes / Sumitomo
A seguito di un’indagine di campo che ha confermato la violazione sistematica dei diritti del lavoro e sindacali, Fair Trade USA ha deciso di revocare formalmente la certificazione di  commercio equo e solidale a Sur Agrícola de Honduras (Suragroh), filiale ‘melonera’ di Fyffes / Sumitomo

Choluteca, 21 dicembre (Rel-UITA | LINyM)  

Secondo un comunicato diffuso da Fair Trade USA, durante l’indagine di campo sono state rilevate “violazioni critiche di numerosi standard del commercio equo e solidale”, che principalmente hanno a che fare con salari e prestazioni sociali, salute e sicurezza sul lavoro, libertà di organizzazione sindacale e d’associazione.

“Non c’è, e non ci sarà, nessun frutto di Suragroh venduto con il marchio Fair Trade Certified ™”, dice il comunicato dell’organizzazione globale del commercio equo e solidale.
La revoca della possibilità di vendere i meloni prodotti nel sud dell’Honduras con il marchio di certificazione internazione di commercio equo è solo l’ultima di una serie di sanzioni imposte alla multinazionale irlandese, recentemente acquisita dal gigante giapponese Sumitomo.

Per le ripetute accuse di violazione dei diritti del lavoro e sindacali nelle piantagioni di meloni e ananas dell’Honduras e del Costa Rica, in maggio 2017 Fyffes è stata sospesa come membro dell’Iniziativa del Commercio Etico (ETI, nella sua sigla inglese).

Nel caso dell’Honduras, Fyffes/Sumitomo continua a non volere riconoscere la legittimità della rappresentanza del Sindacato dei lavoratori dell’agroindustria (Stas) ed è stata più volte segnalata per i continui casi di vessazione e persecuzione nei confronti degli iscritti al sindacato.

Giornate di lavoro interminabili, il mancato pagamento del salario minimo, degli straordinari, degli scatti d’anzianità e dei contributi previdenziali, la mancanza di sicurezza sul lavoro e la creazione di “liste nere” sono altre delle tante e drammatiche violazioni che sono state denunciate a livello nazionale e internazionale.

Le filiali di Fyffes in Honduras[1] sono state segnalate anche all’interno della denuncia presentata nel 2016 dai sindacati honduregni e dall’AFL-CIO [2] all’Ufficio per gli affari del commercio e il lavoro (OTLA, per il suo acronimo in inglese) del Dipartimento del lavoro degli Stati Uniti, evidenziando le violazioni al capitolo sul lavoro del DR-CAFTA (per il suo acronimo in inglese) [3].

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A Milano: Martedì 15 gennaio 2019 “Despertemos humanidad Ya no hay tiempo”

Berta Cáceres, ambientalista, femminista, rivoluzionaria honduregna è stata assassinata nella notte tra il 2 e il 3 marzo 2016 per essersi opposta alla costruzione di una diga sul fiume Gualcarque, ad opera della compagnia DESA.

“Sette degli otto imputati per l’omicidio di Berta Cáceres e per il tentato omicidio dell’ambientalista messicano Gustavo Castro, unico testimone del delitto, sono stati condannati lo scorso 29 novembre. Sia la famiglia che il Copinh, organizzazione della quale la Cáceres era coordinatrice, sostengono che la sentenza non soddisfa la loro esigenza di giustizia.
Dopo la presentazione di motivi, la prima sezione penale del Tribunale di Tegucigalpa ha riconosciuto Sergio Rodríguez, Douglas Bustillo, Mariano Díaz, Elvin Rápalo, Oscar Torres, Edison Duarte ed Henry Hernandez colpevoli dell’omicidio della dirigente indigena.

Rápalo, Torres, Duarte ed Hernández, autori materiali del crimine, sono anche stati condannati per il tentato omicidio di Castro. Emerson Duarte è stato invece assolto da tutte le imputazioni e liberato.
Ai sette è stata confermata la carcerazione preventiva, in attesa che il 10 gennaio i giudici comunichino l’entità delle condanne.”
Dall’intervista a Bertha Zúniga, rilasciata a Giorgio Trucchi
Mentre si sta svolgendo un processo farsa, in Honduras continua la lotta di Berta. Il Copinh, oggi guidato da Bertita, la figlia di Berta, continua a difendere il diritto all’autoderminazione del popolo Lenca e dei popoli originari, il diritto a vivere nelle proprie terre, il diritto al rispetto dell’ambiente.

Comitato Berta Vive Milano

Despertemos humanidad
Ya no hay tiempo

“Uniamoci e continuiamo con speranza a difendere, e avendo cura del sangue della Terra e dei suoi spiriti…”
Berta Cáceres, discorso di ringraziamento per il Premio per l’Ambiente Goldman 2015

America Centrale “Senza cambiamenti strutturali le persone continueranno a fuggire”

America Centrale
“Senza cambiamenti strutturali le persone continueranno a fuggire”
Giornalista denuncia campagna di persecuzioni
Tegucigalpa, 21 novembre (LINyM | ALAI) -.

Bartolo Fuentes ha lasciato l’Honduras il mese scorso per paura di essere arrestato. Le voci circa l’intenzione del governo di accusarlo di essere il prinicipale ispiratore e responsabile della prima ‘carovana migrante’ erano sempre più forti. Carovana che, dopo cinque lunghissime settimane, ha oramai raggiunto il confine con gli Stati Uniti.

Dopo aver percorso una distanza che sembrava infinita, più di 2000 persone che fanno parte della prima carovana -quasi tutti  honduregni- sono arrivate a Tijuana, la città di confine con gli Stati Uniti. Nelle prossime ore, altre 3000 o più persone che fuggono dalla povertà, la violenza e dalla mancanza di opportunità potrebbero raggiungerle. Non hanno alternative. Sperano che gli Stati Uniti riconoscano loro il diritto d’asilo.

Mentre il presidente Trump, seguito a ruota dal sindaco panista1di Tijuana, Juan Manuel “El Patas” Gastélum, non perde occasione per lanciare messaggi xenofobi e minacciare “i criminali invasori”, migliaia di soldati sono stati schierati lungo il confine. Trump ha anche cercato di sospendere per 90 giorni il diritto di asilo per chi dovesse riuscire a entrare illegalmente in territorio statunitense. Per il momento, un giudice l’ha fermato.

Insomma, un clima da ‘caccia alle streghe’, fomentato anche dal mainstream, che ha visto alcune centinaia di tijuanenses manifestare per le strade della città di frontiera scandendo vergognosi slogan contro gli “immigrati illegali honduregni”. Un paradosso se consideriamo che ogni anno circa un milione di messicani emigrano verso gli Stati Uniti e 400 mila sono rimpatriati (fonte CNDH e UPM2).

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Honduras Caso Berta Cáceres: le vittime si ribellano

Caso Berta Cáceres: le vittime si ribellano

Denunciano farsa giudiziaria e nullità di qualsiasi atto del tribunale

Tegucigalpa, 27 ottobre (ALAI | LINyM) -.

A seguito della decisione della prima sezione penale del Tribunale di Tegucigalpa di escludere i rappresentanti legali delle vittime dal processo per l’omicidio di Berta Caceres e il tentato omicidio dell’attivista messicano Gustavo Castro, la famiglia della dirigente indigena assassinata, il Copinh e gli avvocati del Movimento ampio per la dignità e la giustizia, Madj, e il Comitato per la Libera Espressione, C-Libre, hanno dichiarato che considereranno illegale e privo di validità qualsiasi provvedimento del tribunale.

La decisione delle parti lese e dei loro rappresentanti è stata annunciata in conferenza stampa durante la quale sono state presentate le innumerevoli irregolarità commesse dagli organi di giustizia nel corso degli ultimi due anni e mezzo.

L’esclusione dei rappresentanti legali è avvenuta lo scorso 19 ottobre, dopo che i giudici avevano di fatto imposto l’inizio del processo nonostante esistesse un’instanza di ricusazione contro di loro. Gl stessi giudici avevano poi ‘nominato’ il Pubblico ministero como unico rappresentante delle vittime.

“Il Pm non ha mai veramente rappresentato le vittime, nè lo farà mai. Durante tutto questo tempo si è comportato più come difensore che come accusatore e si è sempre rifiutato di presentare alle parti le prove raccolte. I giudici gliel’hanno permesso. Stiamo assistendo a una vera e propria farsa e quindi tutto ciò che faranno sarà illegale. I giudici devono essere sostituiti subito perché non sono credibili, nè imparziali”, ha detto Bertha Zúniga, coordinatrice del Copinh (Consiglio civico delle organizzazioni popolari e indigene dell’Honduras).

Tutto è illegale

“La decisione del tribunale di imporre come rappresentanti legali quelle stesse persone che sono state più volte fatte oggetto di pesanti critiche e addirittura denunciate per abuso d’ufficio, violazione dei doveri da parte del dipendente pubblico, mancata tutela della vittima e mancata esecuzione di provvedimento giudiziario, è un’offesa alla dignità delle parti lese e costituisce una rivittimizzazione”, ha detto Víctor Fernández, difensore della famiglia della Cáceres.

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Honduras “La gente fugge dal terrore e dalla miseria”

“La gente fugge dal terrore e dalla miseria”
L’ipocrisia di un governo spurio ‘protetto’ dagli Stati Uniti

Managua 22 ottobre (LINyM | ALAI) -.

Ogni giorno circa 300 persone fuggono dall’Honduras. La maggioranza va verso gli Stati Uniti, non tanto perché credano al “sogno americano”, ma perché preferiscono intraprendere un viaggio pieno di pericoli e dai risultati incerti piuttosto che vivere in un paese in cui imperano incontrastate povertà, violenza e mancanza di opportunità.
Per proteggersi a vicenda, un gruppo di cittadini, intere famiglie con bambini, anziani e anche disabili, hanno deciso di viaggiare insieme. Sabato 13 ottobre si sono dati appuntamento nella città di San Pedro Sula. In poche ore il numero di persone era raddoppiato.

Più passavano le ore e più la “carovana” s’ingrossava. Dopo avere raggiunto in più di 6mila la capitale guatemalteca, il gruppo ha proseguito verso il confine messicano. Nonostante la repressione della polizia, in migliaia sono riusciti a raggiungere il Chiapas e camminano verso nord (secondo le ultime notizie sarebbero circa 7 mila le persone ripartite da Tapachula).

Almeno 2 mila persone sono ancora bloccate sul ponte internazionale “Rodolfo Robles” in attesa dei controlli migratori. In molti si sono invece buttati dal ponte nel fiume Suchiate e hanno proseguito il viaggio con imbarcazioni improvvisate o semplici camere d’aria.
E’ di ieri la notizia del decesso di un cittadino honduregno caduto da un camion a cui, insieme a decine di compagni di viaggio, aveva chiesto un passaggio per raggiungere la frontiera..

Commovente la solidarietà del popolo guatemalteco che non ha lesinato sforzi per soccorrere le persone in fuga.

Intanto altre migliaia hanno iniziato il loro viaggio verso le frontiere del Guatemala ed El Salvador, i cui lati honduregni sono oramai stati militarizzati dal governo di Juan Orlando Hernández. Migliaia di cittadini prigionieri nel proprio paese.


Sì perché queste persone disperate, vittime di un modello politico ed economico fallimentare, corrotto e responsabile di povertà e disperazione, spaventa le autorità. I presidenti dell’Honduras e del Guatemala sono corsi immediatamente ai ripari incolpando dell’esodo l’opposizione politica più radicale. Uno show mediatico con cui tentano disperatamente di salvare il salvabile.

Lo stesso ha fatto il presidente Donald Trump, che ha tuonato contro i governi del ‘triangolo nord’ e del Messico, accusandoli di non essere capaci di controllare i propri cittadini e minacciandoli di chiudere il rubinetto dei finanziamenti e degli aiuti. È anche pronto, dice,  a chiudere la frontiera sud degli Stati Uniti con il sostegno dell’esercito.

È evidente il tentativo del presidente statunitense di usare politicamente lo spauracchio dei migrantes, per cercare di recuperare punti nelle elezioni di metà mandato in cui i repubblicani sono in netto svantaggio.

Nessuno fermerà una valanga umana

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Honduras Caso Berta Cáceres:non vogliono che sia un precedente di giustizia

Honduras
Caso Berta Cáceres: non vogliono che sia un precedente di giustizia

Con l’approssimarsi delle date dell’inizio del processo si stanno moltiplicando i tentativi di minare la credibilità dei testimoni e delle indagini indipendenti. Difendere la terra e i beni comuni continua ad essere un’attività estremamente pericolosa.
Di Giorgio Trucchi

Dal 17 settembre al 19 ottobre si svolgerà in Honduras il dibattito orale e pubblico contro otto persone accusate di aver partecipato nella preparazione ed esecuzione dell’omicidio della dirigente indigena lenca Berta Cáceres. Fra gli imputati ci sono ex-militari e militari attivi come anche dirigenti dell’impresa Desarrollos Energéticos SA (Desa), che è titolare della concessione e del progetto idroelettrico Agua Zarca.

Sergio Rodríguez, direttore dell’area sociale, ambientale e di comunicazione di Desa, Mariano Díaz Chávez, maggiore dell’esercito e veterano delle forze speciali, Douglas Bustillo, luogotenente in ritiro dell’esercito ed ex capo di sicurezza di Desa ed Henry Hernández Rodríguez, sergente e tiratore scelto delle forze speciali, fanno parte di questo primo blocco. Roberto David Castillo Mejia, ex direttore generale di Desa, è in attesa del rinvio a giudizio.

Da anni il Copinh [1] – organizzazione della quale Cáceres fu coordinatrice – lotta con impegno per frenare il tentativo da parte di Desa e dell’impresa di stato cinese Sinohydro di realizzare il progetto. L’opera non è mai stata socializzata con le comunità della zona e genererebbe gravi impatti ambientali, in modo particolare al Rio Gualcarque, sacro per il popolo Lenca.
Questo lungo conflitto ha generato divisioni e scontri. La zona di Rio Blanco, Intibucà, è stata ripetutamente militarizzata e membri delle comunità locali lenca sono stati perseguitati, repressi, hanno subito attentati, la loro lotta è stata oggetto di criminalizzazione e persecuzione giudiziale. Gli attacchi contro le attiviste e attivisti del Copinh lasciano un saldo di varie persone ferite o assassinate.
È in questo contesto di difesa dei territori e delle risorse comuni, di persecuzione e repressione, che Berta Cáceres fu assassinata la notte fra il 2 e 3 marzo del 2016 da un commando armato.

Mancano gli autori intellettuali
Sia il Copinh che i familiari della dirigente indigena assassinata assicurano che tuttavia lo Stato non ha voluto indagare sui mandanti del crimine.

Bertha Zúniga, attuale coordinatrice del Copinh e figlia di Berta Cáceres, in un’intervista rilasciata a Radio Mundo Real [2] ha parlato dell’importanza del processo: “Non è il processo che vorremmo perché mancano gli autori intellettuali del crimine. Piuttosto è un gesto che il governo vuol fare di fronte alla comunità internazionale che sta esigendo giustizia. Nonostante questo sarà un processo storico che darà un segnale importante contro l’ingiustizia. Vogliamo  – ha continuato Zúniga – che questo processo non sia solo “Giustizia per Berta”, ma contribuisca a produrre cambi strutturali nel paese. Che serva a denunciare e trasformare situazioni di fondo che accadono in Honduras, come assassinii, persecuzioni e repressione che rimangono nell’impunità” ha manifestato.

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Honduras 23 agosto

Copinh denuncia patto di impunità nel caso Berta Cáceres

Pubblico ministero accusato di nascondere le prove che inchioderebbero gli autori del crimine
Tegucigalpa, 23 agosto (LINyM) 

Il Consiglio civico delle organizzazioni popolari e indigene dell’Honduras, Copinh, accompagnato dai rappresentanti legali della famiglia di Berta Cáceres, ha nuovamente denunciato il patto d’impunità che starebbe condizionando le indagini sull’omicidio della dirigente indigena assassinata il 2 marzo 2016.

In diverse occasioni, sia il Copinh che la famiglia della Cáceres hanno denunciato il rifiuto della Procura -in particolare del procuratore speciale per i delitti contro la vita- di permettere ai propri legali l’accesso alle informazioni e alle prove ricavate dalle indagini sull’omicidio.

Per ben 35 volte i funzionari della Procura si sono rifiutati di consegnare copia delle informazioni raccolte durante e dopo le perquisizioni realizzate nei locali e proprietà dell’impresa Desarrollos Energéticos SA (DESA), titolare del progetto idroelettrico Agua Zarca contro il quale Berta Cáceres e il Copinh lottavano da anni. Lo stesso è avvenuto con le prove raccolte contro le persone accusate dell’omicidio e che potrebbero rivelare i legami tra l’impresa stessa e la morte violenta della dirigente indigena.

(LEGGI qui un ampio reportage pubblicato da ALAI)

Durante una conferenza stampa, il Copinh e lo staff legale del Movimento ampio per la dignità e la giustizia, Madj, hanno rivelato che nonostante il Tribunale di Tegucigalpa abbia emesso ben cinque ordinanze con le quali intima alla procura la consegna delle informazioni, i funzionari continuano a mettere in atto tattiche dilatorie.

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Honduras/A 25 mesi dall’omicidio di Berta Cáceres i mandanti sono ancora liberi

In giugno l’inizio del processo per le persone coinvolte nel crimine della dirigente indigena

La Esperanza, Intibucá, 5 aprile (LINyM) -.
Víctor Fernández, responsabile politico del Movimento ampio per la dignità e la giustizia, Madj, e rappresentante legale della famiglia di Berta Cáceres, ha fatto il punto sulla lotta intrapresa per rimuovere il velo di segretezza e di impunità che circonda il caso della leader indigena assassinata 25 mesi fa.

– Nel giorno del secondo anniversario dell’assassinio di Berta Cáceres è stato arrestato Roberto David Castillo, ex presidente esecutivo del gruppo Desarrollos Energéticos SA (Desa). E’ accusato di essere il mandante del crimine.
Qual è la sua valutazione?
 –
È incredibile vedere la freddezza con cui le istituzioni honduregne hanno calcolato il momento esatto per eseguire l’arresto. Le informazioni sul coinvolgimento di Castillo nell’assassinio di Berta (Cáceres) sono note da oltre un anno e abbiamo presentato un’accusa diretta contro quest’uomo dall’ottobre dell’anno scorso. Non abbiamo mai avuto risposta.

Il mandante è colui che prende la decisione di commettere e finanziare un crimine. Secondo la testimonianza dello stesso David Castillo, egli era un impiegato di Desa. Gli azionisti del consiglio di amministrazione della società sono altri. Fanno parte della famiglia Atala e in tutte le comunicazioni (intercettazioni telefoniche nelle mani del Pubblico Ministero, ndr) progettano azioni criminali contro il Copinh (1)  

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