America Latina-Bolivia, il golpe etnico

America Latina-Bolivia, il golpe etnico
Managua, 13 novembre (Altrenotizie)

Evo Morales è giunto in Messico a bordo di un aereo militare inviatogli da Andrés Manuel López Obrador. Perù ed Ecuador hanno negato il diritto di sorvolo all’aereo messicano e la cialtronata rende bene l’idea di cosa siano i governi di Lima e Quito. Evo è stato costretto all’esilio per fermare la caccia all’uomo che i golpisti avevano previsto, che sarebbe terminata solo con la morte del presidente legittimo della Bolivia e del suo vice, Álvaro García Linera.

La stampa ufficiale e i suoi megafoni europei parlano di dimissioni, ma tra dimettersi ed essere costretto a dimettersi c’è una differenza che si chiama Colpo di Stato. E quello avvenuto in Bolivia è, semplicemente, indiscutibilmente, un colpo di Stato. Solo che chiamarlo con il suo nome otterrebbe una condanna da parte di tutti, anche di quelli che ora si fregano le mani, quindi è gara aperta per i possibili eufemismi con cui definire quanto accaduto.

Non c’è stata nessuna irregolarità nel conteggio dei voti alle elezioni, lo confermano esperti statunitensi. Ma hai voglia a contare voti, se il voto che decide è quello di un altro Paese. Hai voglia a districarti nelle maglie della Costituzione se viene violata. Hai voglia a pretendere che gli organismi internazionali svolgano il proprio ruolo se agiscono con lo strabismo dell’OSA che chiede il rispetto del mandato presidenziale in Ecuador, ma non in Bolivia. Stati Uniti e multinazionali degli idrocarburi ordinano il menù che camerieri locali in abiti civili e uniformi militari consegnano al tavolo.

Un presidente legittimo, che ha il 47% dei voti, è stato obbligato a dimettersi. La democrazia muore a La Paz e chi dovrebbe difenderla, militari e polizia, sono i primi a seppellirla insieme alla dignità delle loro divise. Le orde fasciste della destra boliviane sono state scatenate per diffondere il terrore con lo stesso identico copione utilizzato in Nicaragua nel 2018: persone prese, torturate, denudate ed umiliate obbligate al peggio; stupri, assassinii, case messe a ferro e fuoco, assalti alle istituzioni, spargimento del terrore in ogni dove. Perché quando il mandante è lo stesso il copione è identico.

Continua a leggere

Rivolte popolari e fake news

America Latina Rivolte popolari e fake news
Destabilizzando processi

Tegucigalpa, 31 ottobre (LINyM) -.

Creare confusione sui social e, con l’aiuto determinante dei media mainstream, diffondere menzogne e mezze verità trasformandole in “realtà oggettiva”, è uno dei principali strumenti delle destre latinoamericane.

Le sollevazioni popolari degli ultimi mesi contro le politiche neoliberiste di governi succubi degli interessi statunitensi e delle organizzazioni finanziarie internazionali, sono state oggetto di gravi manipolazioni mediatiche, all’interno di strategie più complesse che hanno l’obiettivo di criminalizzare e destabilizzare governi che non si piegano ai voleri di Washington.

L’abbiamo visto per oltre mezzo secolo a Cuba e, più recentemente, in Bolivia, Nicaragua e Venezuela. Paragonare i movimenti di opposizione in questi paesi con le sollevazioni popolari delle ultime settimane in Cile, Ecuador, Haiti e Honduras, non è solo un grave errore, ma anche una colpevole, a volte mal intenzionata, superficialità di analisi.

In Italia lo abbiamo visto con certi sedicenti gruppi di solidarietà con “il popolo del Nicaragua” (quale non si sa) che, privi di qualsiasi capacità di analisi o carichi di faziosità, si destreggiano in modo imbarazzante tra il sostegno a rivolte popolari come quella cilena o ecuadoriana e quello alle destre golpiste in Bolivia e Venezuela o alle opposizioni in Nicaragua, che vanno a braccetto con i congressisti ultraconservatori cubano-americani (Marco Rubio, Ted Cruz, leana Ros-Lehtinen y Mario Díaz Balart, solo per citarne alcuni) e con gli areneros salvadoregni assassini di Mons. Romero.

Nei giorni scorsi, l’analista politico nicaraguense Carlos Fonseca Terán ha sviscerato questo tema. Scrive Fonseca Terán “le politiche e il modello (economico) contro cui i manifestanti protestano in Cile, Ecuador, Haiti e Honduras, sono le stesse politiche promosse da quelle forze che oggi cospirano per destabilizzare quei governi che le hanno combattute in precedenza”.

E continua “nel caso di paesi con governi di destra, le proteste sono dovute a rivendicazioni sociali, mentre nel caso di paesi come Bolivia, Cuba, Nicaragua e Venezuela si tratta di azioni che perseguono un solo obiettivo politico: il rovesciamento del governo”. Più chiaro di così…

Viviamo tempi confusi, turbolenti e convulsi. Per capire la complessità di questi fenomeni bisogna andare in profondità, svelando menzogne, smascherando bugiardi e burattinai.

Di seguito alcuni stralci del testo di Fonseca Terán.

Continua a leggere

America Latina – Mattatoio Cile

America Latina – Mattatoio Cile

E’ di scena la versione 2.0 di ciò che conoscemmo l’11 settembre 1973

Santiago de Chile, 25 ottobre (AltreNotizie)

Sono decine i morti, centinaia i feriti e quasi duemila gli arrestati. Notizie di violenze ai danni dei prigionieri si succedono e pare che le donne siano i bersagli preferiti. Le forze armate cilene mostrano al mondo la loro meritata fama di aguzzini. Sparano ad altezza d’uomo a ogni essere umano che si muove. Senza nessuna distinzione tra chi protesta pacificamente e chi cerca di difendersi dalla violenza cieca di militari privi di ogni coraggio ed ogni dignità. Le forze armate cilene sono la vergogna del Cile intero.

Ma non di sola ferocia da sbirraglia si tratta. Rendono chiaro chi comanda politicamente quando correggono il presidente Piñera, che è del resto espressione delle elites economiche del paese andino, abituate a chiedere ai militari di salvaguardare la distanza che intercorre tra il loro arricchimento e le sorti del popolo cileno. L’ipoteca generale che i militari hanno sulla cosiddetta democrazia cilena si rivela in molteplici aspetti. Il primo di questi è determinato dalla loro ingiudicabilità e inquestionabilità, ovvero dall’impunità generale per le loro azioni, ammesso che qualcuno pensi un giorno di chiedergliene conto.E’ una relazione di dipendenza totale, del resto, quella che lega le elites cilene alle forze armate. E’ in loro nome e per loro conto che nel 1973 si rivoltarono contro il governo di Unidad Popular guidato dal socialista Salvador Allende. Una dipendenza che si accoppia a quella nei confronti degli Stati Uniti, che ispirarono il golpe e la transizione successiva e che ora hanno ordinato di fare quel che sia necessario affinché l’ordine regni a Santiago.

La catena di comando cilena è semplice quanto circolare: oltre che della collocazione geopolitica del Cile, le multinazionali statunitensi dispongono delle sue notevoli risorse di suolo e sottosuolo e le elites del Paese, razziste ed ignoranti, dedite al cumulo di vizi e privilegi, svolgono il ruolo di interessati addetti alla tutela del patrimonio. Riassumendo: i militari, che dispongono del Paese, impongono al governo l’agenda di lavoro ma, a loro volta, prendono ordini dal Pentagono. Tutti insieme formano il “modello”.

Continua a leggere

America Latina-Epidemia mortale

America Latina – Epidemia mortale

Tre attiviste per la difesa della terra e i beni comuni assassinate negli ultimi giorni

Managua, 23 settembre (Altrenotizie)

Difendere la terra e i beni comuni diventa sempre più rischioso e la possibilità di perdere la vita, quasi una certezza. Nell’ultima settimana, tre attiviste sono state uccise in Guatemala e Honduras.

Il 14 settembre, Paulina Cruz Ruiz, autorità ancestrale maya Achi, è stata assassinata da sconosciuti in Baja Verapaz. Suo marito è in ospedale in bilico tra la vita e la morte. Paulina era molto attiva nei processi di organizzazione comunitaria e da tempo si opponeva a progetti minerari che minacciano il territorio.

Stessa sorte per Mirna Suazo Martínez, presidentessa del patronato della comunità di Masca e attivista per i diritti della popolazione garifuna honduregna, assassinata l’8 settembre da uno sconosciuto che ha fatto irruzione nel locale che gestiva. In questa zona la popolazione sta lottando contro la costruzione di due dighe e la possibile installazione di una “charter city”.

Un giorno prima, il 7 settembre, a colpi di arma da fuoco è stata uccisa, sempre in Guatemala, Diana Hernández Juárez. Maestra, difensore dei diritti umani e coordinatrice della pastorale per la salvaguardia dell’ambiente nella comunità Monte Gloria di Santo Domingo Suchitepéquez.

Per il momento nessuna traccia degli assassini e ancora meno dei mandanti, molto spesso vincolati ad aziende nazionali o a multinazionali che investono in attività estrattive o nel settore della produzione di energia elettrica, e ad amministrazioni locali colluse con traffici e interessi illeciti di vario tipo. Lo Stato è quindi complice, quando non mandante diretto degli omicidi.

Epidemia

Continua a leggere

Costarica-Bambini intossicati per fumigazione in piantagioni di ananas

Costarica

Bambini intossicati per fumigazione  in piantagioni di ananas

Nella “verde” ed “ecologica” Costarica le piantagioni circondano scuole e centri abitati

San José (Rel-UITA | LINyM) -.

In Costarica l’espansione senza controllo delle monocolture estensive, in particolare quella dell’ananas, è diventato un problema molto serio che si contrappone all’immagine di nazione “verde”, “ecologica” e “pacifica” che le autorità continuano a vendere al mondo.

La scorsa settimana, insegnanti e studenti della scuola primaria “La Ceiba” di Platanar, distretto di Florencia, sono rimasti intossicati e sono stati portati al pronto soccorso dell’ospedale di San Carlos. Secondo una prima ricostruzione dei fatti, la causa sarebbe  la fumigazione con pesticidi della piantagione di ananas Bella Vista che circonda la scuola.

Delle 22 persone che hanno cominiciato ad avere mal di testa, nausea e vertigini, 16 sono bambini che frequentano la scuola primaria.

La Federazione costaricana per la conservazione della natura (Fecon) ha avvertito con un comunicato che in Costarica non esistono norme che regolamentino le fumigazioni con pesticidi in prossimità di centri abitati, scuole e ospedali. Nemmeno il Manuale di buone pratiche agronomiche per la coltivazione dell’ananas, pubblicato recentemente dal Servizio fitosanitario statale (Sfe), menziona la distanza minima che deve essere garantita tra una piantagione e le aree abitate.

Continua a leggere

L’altra faccia delle elezioni in Guatemala

L’altra faccia delle elezioni in Guatemala
Criminalizzazione della protesta, omicidi e impunità

Managua, 2 agosto (Altrenotizie | LINyM) 
Jorge Cuc Cucul, 77 anni, è stato assassinato il 25 luglio mentre lavorava nel suo campo di mais. Cuc era presidente della struttura locale del Comitato per lo sviluppo contadino, Codeca, nel villaggio Paracaidista, Livingston.

Con lui sono già 14 i dirigenti del Codeca, un movimento indigeno e contadino molto attivo a livello nazionale, assassinati in poco più di un anno. Il primo fu Luis Marroquín, membro della direzione nazionale, ucciso con nove colpi di arma da fuoco agli inizi di maggio 2018. Il Suv con i vetri oscurati da cui sono scesi i sicari era di proprietà del sindaco di San Pedro Pinula, fedelissimo del presidente guatemalteco Jimmy Morales. A nessuno interessò e questo particolare fu presto dimenticato, come furono dimenticati gli altri omicidi per i quali non c’è una sola persona in carcere.

L’impunità regna sovrana in Guatemala e la giustizia continua a essere a doppio binario: alta velocità quando si criminalizza la protesta sociale e a passo d’uomo quando si indaga su membri dell’oligarchia guatemalteca o delle forze armate.

Secondo l’ultimo rapporto dell’osservatorio britannico Global Witness “Nemici dello Stato?”[1], nell’ultimo anno in Guatemala gli omicidi dei difensori della terra e dei beni comuni sono quintuplicati, passando dai 3 nel 2017 ai 16 dell’anno scorso. Il paese centroamericano è diventato così il più letale in termini di omicidi pro capite. Se a ciò aggiungiamo che il Guatemala è considerato dalle Nazioni unite uno dei Paesi più pericolosi in America latina per l’esercizio del sindacalismo, il quadro che ne esce è a dir poco allarmante. 

Movimenti sociali sotto attacco

Più il Codeca intensificava il lavoro organizzativo comunitario a livello nazionale e più gli attacchi contro i suoi membri si moltiplicavano. Agli inizi si trattava di minacce, persecuzione, denunce per usurpazione di terreno, campagne diffamatorie. Poi il livello delle aggressioni è aumentato. La decisione di creare il Movimento per la liberazione dei popoli, Mlp, uno strumento politico che nascesse dal movimento indigeno e contadino, ha acuito la repressione.

“L’omicidio di tanti compagni e compagne ha l’obiettivo di frenare una lotta che oramai non è più solo per garantire i diritti, ma per promuovere cambiamenti strutturali nel modello neoliberista che impera in Guatemala, attraverso un processo di assemblea costituente popolare e plurinazionale”, dice Leiria Vay García, dirigente nazionale del Codeca.

Una proposta che è stata presentata, discussa e fatta propria da centinaia di comunità in tutto il Guatemala e che ha provocato reazioni sempre più violente da parte della vecchia e nuova oligarchia guatemalteca, molto spesso collusa con il malaffare, il crimine organizzato e il narcotraffico.

Continua a leggere

IL BRASILE DEVE ADEMPIERE AI SUOI OBBLIGHI LEGALI INTERNAZIONALI

IL BRASILE DEVE ADEMPIERE AI SUOI OBBLIGHI LEGALI INTERNAZIONALI
Dichiarazione degli esperti  di Diritti Umani delle Nazioni Unite

Sergio Ferrari  dall’ONU, Ginevra, Svizzera.
ricevuto il 6/02/19

Il Brasile ha il dovere legale internazionale di mettere in atto a livello nazionale  dispositivi  di prevenzione  per  contrastare la tortura  e i maltrattamenti.  Il paese sudamericano ha infatti ratificato  il Protocollo Facoltativo della Convenzione contro la Tortura e altre Pene e 

Trattamenti  crudeli, inumani e degradanti (in sigla inglese OPCAT).

E’ quanto hanno dichiarato gli esperti  di Diritti Umani della  Commissione  per la Prevenzione della Tortura delle Nazioni Unite.  Gli stessi,  secondo la dichiarazione  ufficiale resa pubblica dalle Nazioni Unite (ONU) da Ginevra, “sono estremamente preoccupati per il recente veto posto dal Governatore di San Paolo sulla Legge 1257, che stabilisce dispositivi  anti-tortura nello stato”.

L’obiettivo principale del  Protocollo Facoltativo, adottato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 18 dicembre 2002 ed  entrato in vigore il 22 giugno del 2006, è quello di prevenire la tortura attraverso l’apertura dei luoghi di detenzione al controllo da parte di organi  indipendenti. Il Brasile lo ha ratificato il 19 aprile 2007 con il Decreto 6.085, firmato dall’allora Presidente Luis Inacio Lula da Silva.

Il Brasile deve  rispettare gli impegni

“Speriamo che il Brasile continui a rispettare i suoi obblighi internazionali,  faccia marcia indietro sulla decisione  presa dallo Stato di San Paolo,  e mantenga il proprio impegno nella lotta contro la tortura”,  ha dichiarato Sir Malcom Evans,  Presidente della  Commissione per la Prevenzione della Tortura.  L’esperto ha  d’altra parte espresso la propria soddisfazione  per le dichiarazioni fatte la settimana scorsa dalla Procura Federale dei Diritti del Cittadino, che si è opposta al veto e ha richiamato lo Stato di San Paolo ai suoi obblighi nel quadro della  Convenzione contro la Tortura.

Nel 2015 la nazione sudamericana ha adottato una legge federale attraverso la quale si creava un sistema nazionale di prevenzione e lotta alla tortura basata su una serie di dispositivi di prevenzione a livello statale. Gli stessi sono stati adottati dagli stati di Rio de Janeiro, Pernambuco, Roraima e dal Distretto Federale. L’ONU segnala in un comunicato emesso il 5 febbraio a Ginevra, che “il veto annunciato dal Governatore di San Paolo inverte questa tendenza positiva”.

Nello stesso comunicato si ricorda che i dispositivi indipendenti di prevenzione contro la tortura sono uno dei mezzi  più efficaci per proteggere tutti  i  detenuti  da eventuali maltrattamenti,  e rappresentano  una forma di garanzia del diritto ad un processo giusto,  secondo le leggi dello stato di diritto del paese.  E  segnala inoltre che “il Governo federale del Brasile è obbligato, a livello legale internazionale, a garantire ciò.”

Moro annuncia riforme preoccupanti

Continua a leggere

Zucchero Nobel, zucchero maledetto!

Lavoratori Ingenio Taboga a Cañas (Foto G. Trucchi | Rel-UITA)Costa Rica : Stremati e delusi, centinaia di lavoratori e lavoratrici migranti provenienti dal vicino Nicaragua
hanno detto basta e hanno incrociato le braccia

 

Cañas, 16 marzo (Rel-UITA | LINyM) -. “Bisogna fermare subito questo orrore!”. È il grido di preoccupazione di Saray López, segretaria generale del Sindacato dei lavoratori dell’industria della canna da zucchero, Sintraica, un’organizzazione che fa parte della Federazione nazionale dei lavoratori dell’agroindustria, Fentrag.

“Qualche anno fa c’è stato un cambiamento ai vertici dello zuccherificio (Ingenio) Taboga e le condizioni di lavoro e i salari sono notevolmente peggiorati. Abbiamo quindi deciso di rispondere alla provocazione con una maggiore organizzazione, consapevoli che avremmo dovuto coinvolgere anche il personale stagionale, che viene assunto per il periodo della raccolta della canna da zucchero (zafra) da dicembre a maggio e che è composto quasi unicamente da migranti nicaraguensi.

Questa situazione – continua López – ci ha di fatto obbligati a rivedere la nostra strategia, intensificando la campagna di tesseramento tra i lavoratori e le lavoratrici stagionali (zafreros), che alla fine sono quelli che subiscono maggiormente le politiche aziendali di sfruttamento e discriminazione. In meno di tre mesi siamo riusciti a triplicare la quantità di iscritti”.

– (VIDEO)      Trabajadores del Ingenio Taboga SA dijeron ¡basta ya!

– (GALERÍA)  Trabajadores zafreros continúan movilizados

Continua a leggere

Farabundo Martí sconfitto nelle urne

El Salvador : Destra salvadoregna controllerà il Parlamento e le principali città

di Marco Consolo

Il 4 marzo scorso, nel “pollicino d’America” si sono svolte le elezioni legislative (84 deputati in una sola Camera) e le elezioni comunali (262 comuni). Nonostante la presentazione di ricorsi in due dipartimenti del Paese, i risultati sono praticamente definitivi. Con un’affluenza di poco maggiore che quella delle elezioni legislative del 2015 (+ 70.000), il governante Fronte Farabundo Martí per la liberazione nazionale (FMLN) esce sconfitto da una dura contesa.

Il voto per i deputati si è concentrato in 4 partiti: la destra oltranzista di ARENA ottiene 39 deputati, 4 in più (822,422 voti); il Frente Farabundo Martì per la liberazione nazionale (FMLN) 23, ovvero 8 in meno, con 474.891 voti; GANA (destra “moderata”) 10 seggi con 222.547 voti; la destra della cosiddetta “famiglia militare” del Partido de Concertación Nacional (PCN) ottiene 9 deputati con 209.575 voti; PDC (Democrazia cristiana) 3 deputati con 61.604 voti; Centro Democratico (centro sinistra) 1; più un deputato senza partito [1].

Con questo risultato le destre ottengono sia la maggioranza semplice, che quella qualificata, anche se i voti di ARENA non saranno sufficienti, ma dovrà negoziare entrambe con le altre formazioni della destra.

Continua a leggere

Con il Forum Sociale Mondiale 2018 sotto i riflettori …

«È sempre necessario affermare che un altro mondo è possibile»

 Intervista con Bernd Nilles, direttore della Ong Azione Quaresimale Svizzera

Sergio Ferrari*
Numerose organizzazioni internazionali hanno sostenuto e promosso, sin dal principio, il processo no global radicato nel Foro Sociale Mondiale (FSM). Pur senza risparmiare critiche, molte di loro non rinunciano a vedere in questo spazio segni di speranza nella ricerca di un’alternativa al sistema.
“Se è vero che ci sono rischi di sofferenza, c’è anche un potenziale di resurrezione e di progresso”, afferma Bernd Nilles, direttore dall’aprile 2017 di Azione Quaresimale dei cattolici della Svizzera (AdC), una delle più importanti Ong svizzere di cooperazione. In precedenza, per nove anni, era stato segretario generale della CIDSE, una rete internazionale di agenzie di sviluppo cattoliche, di cui fa parte anche Azione Quaresimale. Entrambe attivamente coinvolte nel processo nato nel 2001 a Porto Alegre. Anche la CIDSE ha un rappresentante nel Consiglio Internazionale, istanza di promozione del Forum Sociale Mondiale.
 

Intervista

Continua a leggere