Nicaragua sede del 23° Incontro del Forum di Sao Paulo

Nuestra America in lotta

Per l’unità e una seconda e definitiva indipendenza

Nicaragua sede del 23° Incontro del Forum di Sao Paulo

Managua, 17 luglio (LINyM) -. Dal 15 al 18 luglio si svolge a Managua, in Nicaragua, il 23° Incontro del Forum di São Paulo, il principale spazio di analisi, dibattito e concertazione politica di partiti e movimenti della sinistra latinoamericana e caraibica. A questo nuovo appuntamento partecipano più di 330 delegati e delegate provenienti da 22 paesi della regione e numerosi invitati internazionali di altri 9 paesi europei e asiatici.

“È toccato a me il piacere e l’onore, qui nella terra di Sandino, solidale e antimperialista, di darvi il benvenuto a nome del Fronte sandinista di liberazione nazionale”, ha detto durante la serata inaugurale, Jacinto Suárez, responsabile delle relazioni internazionali del partito di governo.

Mónica Valente, segretaria esecutiva del Forum di São Paulo, ha ricordato ai presenti l’importanza della recente “clamorosa vittoria elettorale” del presidente nicaraguense Daniel Ortega, ha reso omaggio allo storico leader della rivoluzione cubana Fidel Castro e ha ricordato il comandante Ernesto ‘Che’ Guevara nel cinquantesimo anniversario della scomparsa.

Continua a leggere

Brasile

Lula e il giudice Moro a confronto

l’ex presidente ha respinto tutte le accuse

“Poiché ritengo che questo processo sia illegittimo e la denuncia una farsa, sono qui per rispetto alla legge e alla Costituzione, ma con molte obiezioni al comportamento dei procuratori di Lava Jato“. Così ha esordito Lula chiamato a deporre il 10 maggio davanti al giudice Sérgio Moro. Oltre cinque ore di interrogatorio, nel corso del quale l’ex presidente ha respinto tutte le accuse e ha più volte sottolineato che finora non è stata prodotta nessuna prova concreta a suo carico. Secondo Moro, Lula è proprietario di un appartamento a Guarujá, località balnearia nello Stato di São Paulo, che avrebbe ricevuto da un’impresa costruttrice in cambio di favori negli appalti pubblici. “Non ho mai chiesto e non ho mai ricevuto quell’appartamento”, ha risposto con fermezza Lula.

Sérgio Moro non gioca certo un ruolo imparziale nel contesto brasiliano. Indiscrezioni selettive e semplici sospetti, fatti filtrare per mesi alla stampa, sono stati fondamentali per creare nell’opinione pubblica un clima ostile al governo Rousseff e al Partido dos Trabalhadores, preparando così il terreno al colpo di Stato. Tra i metodi più contestati di questo magistrato, l’abuso della carcerazione preventiva anche in assenza di prove, per indurre gli arrestati alla “delazione premiata”, cioè a implicare altre persone in cambio della libertà provvisoria o di future riduzioni di pena. Ora Moro cerca in tutti i modi di coinvolgere Lula in un caso di corruzione per cancellarlo dalla scena politica e impedire una sua ricandidatura nel 2018.

Continua a leggere

Portorico

“Non sono mai riusciti a piegarmi né a spezzarmi”

Intervista esclusiva con Óscar López Rivera dopo la sua scarcerazione

San Juan, 26 maggio (Rel-UITA | LINyM) -.

Da quando è tornato a percorrere da uomo libero  le strade della sua isola di Portorico, Óscar López Rivera non ha riposato un solo momento.  Impossibile sottrarsi al moltitudinario abbraccio di un popolo intero che ha lottato per la sua liberazione. Ottenere un’intervista in esclusiva non è stato facile, a tal punto che ci sono voluti tre momenti in tre giorni diversi, ma ne è senza dubbio valsa la pena.

-Sono stati giorni intensi. Come si sente? Se lo immaginava così il momento della sua liberazione?
-Ho sempre sognato di tornare in patria e stare con la mia famiglia, ma non avevo la minima idea di quando e se sarebbe successo. La verità è che ero ormai preparato a passare il resto della mia vita in carcere.
Il 17 gennaio quando mi hanno detto che mi avevano commutato la pena non ci potevo credere. Ho cominciato a capire che era vero solo qualche giorno prima del mio trasferimento a Portorico. Mentre preparavo le mie cose mi ripetevo: “È vero. Sto andando a Portorico.”
Portorico è la mia patria e tutto quello che sto vivendo in questi giorni riflette esattamente ciò che saranno i miei prossimi mesi. Visiterò tutti i municipi del paese, per ascoltare, dialogare e condividere con la gente.

Continua a leggere

Trump, i nuovi barbari e il “cortile di casa”

di Marco Consolo –

In questo articolo, non si pretende analizzare le linee della futura politica estera di Washington su scala globale, ma si cerca di mettere a fuoco il possibile rapporto con il suo tradizionale “cortile di casa”, l’America Latina ed i Caraibi. È più che probabile che continui e si intensifichi l’offensiva nei confronti dei governi “progressisti”, ed in particolare contro Cuba, la Repubblica Bolivariana del Venezuela, la Bolivia e l’Ecuador. Ma non c’è dubbio che le prime mosse hanno creato inquietudine e spiazzato anche gli alleati tradizionali degli USA in America Latina. Dopo la strategia del “soft power” dell’Amministrazione Obama e di Hillary Clinton (che ha organizzato ed appoggiato i “golpe istituzionali” in Honduras, Paraguay e Brasile), cambia la musica. Ma andiamo con ordine.
Trump land: America first
A pochi giorni dal suo insediamento a capo della potenza statunitense, Donald Trump è riuscito a battere alcuni record di politica estera. Tensioni con la Cina (a partire dal giorno stesso in cui si è insediato), l’Unione Europea e la Nato (che ha definito obsoleta), una crisi diplomatica con il Messico ed una forte tensione con i sette Paesi i cui cittadini hanno l’ingresso temporaneamente vietato o ristretto negli Stati Uniti, giudici permettendo.

Argentina…..un anno dopo

“Un bilancio chiaramente negativo”

Intervista con Hugo Yasky dirigente sindacale nazionale Di Sergio Ferrari Buenos Aires, Argentina

Aria di modernernizzazione e rinnovamento per alcuni. Smantellamento dello stato sociale per altri. A pochi giorni dal compimento del primo anniversario dall’arrivo di Mauricio Macrì  alla presidenza, “ il bilancio della sua gestione è chiaramente negativo”, sottolinea Hugo Yasky, segretario generale della Centrale dei Lavoratori dell’Argentina (CTA) in questa sua intervista esclusiva. CTA, con circa 800 mila affiliati (una delle cinque grandi centrali sindacali del paese) promuove l’unità del movimento sindacale e si colloca nell’area dell’ opposizione. La sconfitta elettorale del kircherismo nel 22 novembre 2015 e l’arrivo di Mauricio Macrì al governo il 10 di dicembre dello stesso anno con un programma politico neoliberale, hanno aperto nuove tappe di cambiamento in Latinoamerica. Poco mesi dopo la destituzione di Dilma Rousseff ( Partito dei Lavoratori) in Brasile, si è rafforzata questa  tendenza mettendo fine a più di un decennio di governi progressisti in due dei principali paesi del continente.

Continua a leggere

FIDEL, UN GIGANTE FATTO POPOLO

TORONTO, ON: Fidel Castro. Photo taken by Boris Spremo/Toronto Star Feb. 1, 1976. (Boris Spremo/Toronto Star via Getty Images)

Credo che il senso di vuoto che ognun* di noi ha provato, nell’apprendere la notizia della morte di Fidel, sia stato al tempo stesso unanime. Come rarissime volte succede nella vita, ci si sente immediatamente legati a milioni e milioni di esseri umani senza bisogno di alcuna alchimia digitale. Si avverte, nitida e profonda, la condivisione di un ineluttabile momento storico. Perché è dalla Storia che bisogna partire, quella che molto spesso condanna, ma qualche volta assolve.

Condannerà, molto probabilmente, la solita valanga di cronaca nefasta e letteratura meschina dei soliti professionisti dello sciacallaggio morale che ora sotto forma di editorialisti commentatori o mezzi busti, ora di pseudo-scrittori embedded perseguitati dalle camorre di mezzo mondo, non perdono tempo a vomitare banalità di comodo e verità di plastica. Non dedicheremo loro quindi più di queste poche righe fin troppo generose. Non ne vale la pena.

Farebbe torto alla grandezza di un personaggio che con la Storia ha stretto un legame che molto difficilmente verrà scalfito. Con la quale si è confrontato anche in termini rudi e duri, ma senza pretenderne la benevolenza. Conquistandola, al contrario, con la forza delle sue idee; per questo ne ha ricevuto l’assoluzione.

Quelle idee, quelle “buone idee che non vanno in giro sole per il mondo”, hanno contribuito a trasformare un continente dalle vene eternamente aperte in una sorgente di dignità. Coloro che lo abbandonarono, quando la tirannide tirava le cuoia, e la cui progenie balla ora una danza macabra nelle strade di Miami, non temevano l’avvento di una sanguinaria dittatura, ma la inevitabile perdita dei propri privilegi. Le fauci capienti del Nord non fecero fatica ad accoglierli e a trasformare gli angeli in demoni e i demoni in cittadini modello. Continua a leggere

APPELLO PER EL SALVADOR, A FIANCO DEL POPOLO E DEL GOVERNO

Alle cittadine e ai cittadini italiani,

El Salvador è stato un Paese a lungo governato dalla destra estrema e violenta, sostenuta dall’imperialismo USA: ad essa si è sempre opposto il Frente Farabundo Martí para la Liberación Nacional (FMLN).

Nel 1992 si giunge all’accordo di pace di Chapultepec tra le destre e il FMLN e nel 2009 la sinistra riesce a vincere le elezioni.

Nel 2014, l’ex comandante del FMLN, Salvador Sánchez Cerén, viene eletto presidente de El Salvador.

Dal suo insediamento, il governo del FMLN ha concentrato gli sforzi sulle politiche sociali, sull’alfabetizzazione di massa, sulla costruzione delle garanzie e dei diritti per il popolo salvadoregno, impegnandosi strenuamente nella lotta contro la corruzione dilagante e la delinquenza organizzata.

La destra, sin dall’inizio, si è violentemente opposta a questo nuovo corso democratico e popolare, puntando a smantellare i processi di cambiamento introdotti dal FMLN, ad ostacolare in ogni modo la concretizzazione delle misure governative tendenti a lottare, innanzitutto, contro la grande emarginazione sociale e a riconsegnare al popolo salvadoregno la dignità, il lavoro e le garanzie sociali.

Le destre di El Salvador puntano a fermare il processo rivoluzionario e popolare in atto contrapponendo al governo legittimo guidato dal FMLN  altri pezzi dello Stato e oggi  le politiche di trasformazione sociale rischiano di arenarsi di fronte alla vera e propria   “dittatura giudiziaria” in atto, tendente a screditare il governo legittimo e spingere al fallimento il progetto politico del FMLN.

Per raggiungere tali obbiettivi, il Partito Arena – erede di Duarte e dei suoi “squadroni della morte” e oggi a capo delle destre reazionarie –  punta a costruire un vasto caos sociale, come già accaduto e accade in altri paesi dell’America Latina, spingendo in piazza, contro il governo, sia i sindacati “gialli” che la vasta criminalità organizzata, sempre  a fianco delle destre per ragioni di profitto e impunità.

Continua a leggere