Trump, i nuovi barbari e il “cortile di casa”

di Marco Consolo –

In questo articolo, non si pretende analizzare le linee della futura politica estera di Washington su scala globale, ma si cerca di mettere a fuoco il possibile rapporto con il suo tradizionale “cortile di casa”, l’America Latina ed i Caraibi. È più che probabile che continui e si intensifichi l’offensiva nei confronti dei governi “progressisti”, ed in particolare contro Cuba, la Repubblica Bolivariana del Venezuela, la Bolivia e l’Ecuador. Ma non c’è dubbio che le prime mosse hanno creato inquietudine e spiazzato anche gli alleati tradizionali degli USA in America Latina. Dopo la strategia del “soft power” dell’Amministrazione Obama e di Hillary Clinton (che ha organizzato ed appoggiato i “golpe istituzionali” in Honduras, Paraguay e Brasile), cambia la musica. Ma andiamo con ordine.
Trump land: America first
A pochi giorni dal suo insediamento a capo della potenza statunitense, Donald Trump è riuscito a battere alcuni record di politica estera. Tensioni con la Cina (a partire dal giorno stesso in cui si è insediato), l’Unione Europea e la Nato (che ha definito obsoleta), una crisi diplomatica con il Messico ed una forte tensione con i sette Paesi i cui cittadini hanno l’ingresso temporaneamente vietato o ristretto negli Stati Uniti, giudici permettendo.

Argentina…..un anno dopo

“Un bilancio chiaramente negativo”

Intervista con Hugo Yasky dirigente sindacale nazionale Di Sergio Ferrari Buenos Aires, Argentina

Aria di modernernizzazione e rinnovamento per alcuni. Smantellamento dello stato sociale per altri. A pochi giorni dal compimento del primo anniversario dall’arrivo di Mauricio Macrì  alla presidenza, “ il bilancio della sua gestione è chiaramente negativo”, sottolinea Hugo Yasky, segretario generale della Centrale dei Lavoratori dell’Argentina (CTA) in questa sua intervista esclusiva. CTA, con circa 800 mila affiliati (una delle cinque grandi centrali sindacali del paese) promuove l’unità del movimento sindacale e si colloca nell’area dell’ opposizione. La sconfitta elettorale del kircherismo nel 22 novembre 2015 e l’arrivo di Mauricio Macrì al governo il 10 di dicembre dello stesso anno con un programma politico neoliberale, hanno aperto nuove tappe di cambiamento in Latinoamerica. Poco mesi dopo la destituzione di Dilma Rousseff ( Partito dei Lavoratori) in Brasile, si è rafforzata questa  tendenza mettendo fine a più di un decennio di governi progressisti in due dei principali paesi del continente.

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FIDEL, UN GIGANTE FATTO POPOLO

TORONTO, ON: Fidel Castro. Photo taken by Boris Spremo/Toronto Star Feb. 1, 1976. (Boris Spremo/Toronto Star via Getty Images)

Credo che il senso di vuoto che ognun* di noi ha provato, nell’apprendere la notizia della morte di Fidel, sia stato al tempo stesso unanime. Come rarissime volte succede nella vita, ci si sente immediatamente legati a milioni e milioni di esseri umani senza bisogno di alcuna alchimia digitale. Si avverte, nitida e profonda, la condivisione di un ineluttabile momento storico. Perché è dalla Storia che bisogna partire, quella che molto spesso condanna, ma qualche volta assolve.

Condannerà, molto probabilmente, la solita valanga di cronaca nefasta e letteratura meschina dei soliti professionisti dello sciacallaggio morale che ora sotto forma di editorialisti commentatori o mezzi busti, ora di pseudo-scrittori embedded perseguitati dalle camorre di mezzo mondo, non perdono tempo a vomitare banalità di comodo e verità di plastica. Non dedicheremo loro quindi più di queste poche righe fin troppo generose. Non ne vale la pena.

Farebbe torto alla grandezza di un personaggio che con la Storia ha stretto un legame che molto difficilmente verrà scalfito. Con la quale si è confrontato anche in termini rudi e duri, ma senza pretenderne la benevolenza. Conquistandola, al contrario, con la forza delle sue idee; per questo ne ha ricevuto l’assoluzione.

Quelle idee, quelle “buone idee che non vanno in giro sole per il mondo”, hanno contribuito a trasformare un continente dalle vene eternamente aperte in una sorgente di dignità. Coloro che lo abbandonarono, quando la tirannide tirava le cuoia, e la cui progenie balla ora una danza macabra nelle strade di Miami, non temevano l’avvento di una sanguinaria dittatura, ma la inevitabile perdita dei propri privilegi. Le fauci capienti del Nord non fecero fatica ad accoglierli e a trasformare gli angeli in demoni e i demoni in cittadini modello. Continua a leggere

APPELLO PER EL SALVADOR, A FIANCO DEL POPOLO E DEL GOVERNO

Alle cittadine e ai cittadini italiani,

El Salvador è stato un Paese a lungo governato dalla destra estrema e violenta, sostenuta dall’imperialismo USA: ad essa si è sempre opposto il Frente Farabundo Martí para la Liberación Nacional (FMLN).

Nel 1992 si giunge all’accordo di pace di Chapultepec tra le destre e il FMLN e nel 2009 la sinistra riesce a vincere le elezioni.

Nel 2014, l’ex comandante del FMLN, Salvador Sánchez Cerén, viene eletto presidente de El Salvador.

Dal suo insediamento, il governo del FMLN ha concentrato gli sforzi sulle politiche sociali, sull’alfabetizzazione di massa, sulla costruzione delle garanzie e dei diritti per il popolo salvadoregno, impegnandosi strenuamente nella lotta contro la corruzione dilagante e la delinquenza organizzata.

La destra, sin dall’inizio, si è violentemente opposta a questo nuovo corso democratico e popolare, puntando a smantellare i processi di cambiamento introdotti dal FMLN, ad ostacolare in ogni modo la concretizzazione delle misure governative tendenti a lottare, innanzitutto, contro la grande emarginazione sociale e a riconsegnare al popolo salvadoregno la dignità, il lavoro e le garanzie sociali.

Le destre di El Salvador puntano a fermare il processo rivoluzionario e popolare in atto contrapponendo al governo legittimo guidato dal FMLN  altri pezzi dello Stato e oggi  le politiche di trasformazione sociale rischiano di arenarsi di fronte alla vera e propria   “dittatura giudiziaria” in atto, tendente a screditare il governo legittimo e spingere al fallimento il progetto politico del FMLN.

Per raggiungere tali obbiettivi, il Partito Arena – erede di Duarte e dei suoi “squadroni della morte” e oggi a capo delle destre reazionarie –  punta a costruire un vasto caos sociale, come già accaduto e accade in altri paesi dell’America Latina, spingendo in piazza, contro il governo, sia i sindacati “gialli” che la vasta criminalità organizzata, sempre  a fianco delle destre per ragioni di profitto e impunità.

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Referendum in Colombia: la maggioranza respinge gli accordi di pace e da domani ricomincia la guerra civile

no-colombiaAttilio Folliero, Caracas 02/10/2016

La maggioranza dei colombiani nell’odierno referendum si è espressa contro gli accordi di pace sottoscritti fra il Governo e la FARC; gli accordi mettevano fine ad oltre 50 anni di guerra civile. Il 50,22% ha votato per il NO a tali accordi.

Ha dunque vinto l’oligarchia rappresentata da Alvaro Uribe, il narcotrafficante numero 82 più ricercato al mondo, l’unico ad essersi apertamente schierato contro tali accordi.

E adesso? La FARC-EP, Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia – Esercito del Popolo, si ritrova con un pugno di mosche. Oltre 4 anni fa la FARC accettò l’invito lanciato dal Presidente della Colombia, Juan Manuel Santos, di sedersi al tavolo delle trattative per porre fine al lungo conflitto che affligge la Colombia. Il conflitto armato più lungo del continente americano è iniziato ufficialmente nel 1962, quindi da 54 anni; in realtà ha un antecedente nelle violenze scoppiate in tutto il paese alla fine degli anni quaranta e proseguite per tutta la decada degli anni cinquanta. Praticamente la guerra civile in Colombia è iniziata il 9 aprile del 1948, giorno dell’omicidio di Jorge Eliecer Gaitan Ayala, candidato liberale alla presidenza del paese.

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Cuba e Nicaragua… si covano golpe silenziosi?

Ana Margarita Vijil e Manuel Cuesta (Foto Mrs)Le leadership non sono né autonome, né autoctone, né genuine

Managua, 15 settembre (Carlos Agatón | LINyM) -. L’Istituto nazionale democratico per gli affari internazionali, Ndi, continua a essere una delle agenzie governative che gli Stati Uniti utilizzano per convogliare fondi verso gruppi di “oppositori”, in quei Paesi in cui si cerca di promuovere un cambio di governo, come per esempio a Cuba e in Nicaragua.

L’Ndi dispone di diversi progetti che servono a mascherare il vero obiettivo: formulare piani eversivi e di destabilizzazione contro governi progressisti, tra cui spiccano i programmi che promuovono la formazione di nuovi giovani leader politici. L’agenzia nordamericana spende in Nicaragua più di 5 milioni di dollari all’anno, mentre a Cuba la cifra è ancora più elevata.

L’ultima attività che rientra in questa strategia si è svolta durante la convention democratica di Philadelphia in luglio. Gli uffici dell’Ndi a Washington hanno infatti speso circa un milione di dollari per organizzare il cosiddetto Foro internazionale dei leaders (ILF), con il proposito di facilitare l’incontro e lo scambio di idee tra attivisti politici della “società civile” di diverse nazioni del mondo.
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Colombia

Colombia.accordi.dipace.M.Consolo

Colombia: a un passo dalla pace ?

Dopo più di 50 anni di guerra, lo scorso 23 giugno il governo colombiano e la guerriglia marxista delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia-Esercito del Popolo (FARC-EP), hanno firmato un cessate il fuoco bilaterale e definitivo. Alla presenza del Presidente cubano Raul Castro, la firma congiunta del Presidente Juan Manuel Santos e del massimo dirigente delle FARC, Timoleón Jiménez  è stata apposta a La Habana, dove da quasi 4 anni vanno avanti i difficili colloqui di pace, con Cuba e Norvegia come Paesi garanti, e Venezuela e Cile come accompagnanti.

Continua: http://marcoconsolo.altervista.org/colombia-un-passo-dalla-pace/