Costa Rica Sergio Rojas: contro l’impunità e l’oblio

Costa Rica Sergio Rojas: contro l’impunità e l’oblio
A un passo dall’archiviazione delle indagini sul suo omicidio

Managua, 5 ottobre (Rel UITA | LINyM)  

Sergio Rojas Ortiz, leader indigeno Bribri e membro fondatore del Fronte nazionale dei popoli indigeni (Frenapi), è stato ucciso con quindici colpi di pistola il 18 marzo dello scorso anno, in piena escalation di violenza contro i popoli Teribe (Brörán) e Bribri, impegnati nel recupero dei territori ancestrali indigeni di Térraba e Salitre. Un anno e mezzo dopo l’omicidio, le autorità vogliono archiviare il caso.

Nel 2015, la Commissione interamericana dei diritti umani (Cidh) aveva chiesto allo Stato del Costa Rica di adottare misure cautelari al fine di garantire l’integrità fisica e la vita di Rojas. La richiesta non solo è rimasta disattesa e Rojas è stato brutalmente assassinato, ma dopo 19 mesi senza sostanziali progressi nelle indagini, il 24 settembre scorso il Pubblico ministero ha chiesto l’archiviazione del procedimento penale.

Una decisione che si inquadra in un contesto di totale impunità per i crimini commessi contro membri delle popolazioni indigene, che difendono i propri territori dalle continue invasioni da parte di latifondisti senza scrupoli. Il caso più recente è l’omicidio del leader indigeno Brörán Jehry Rivera, ucciso lo scorso febbraio nella comunità di Potrero Grande a Buenos Aires de Térraba.

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Honduras/Miriam Miranda: “Affrontiamo persone potenti, ma non smetteremo mai di lottare”

Miriam Miranda:
“Affrontiamo persone potenti, ma non smetteremo mai di lottare”
Due mesi dalla sparizione forzata di Snaider, Milton, Suami, Gerardo e Junior
Managua, 23 settembre (LINyM) 

Sono passati due mesi dalla sparizione forzata di quattro attivisti della comunità garifuna di Triunfo de la Cruz, tra cui il presidente del patronato Alberth Snaider Centeno, e di una quinta persona.

Sia Centeno che Milton Martínez Álvarez, Suami Mejía García e Gerardo Róchez Cálix sono membri dell’Organizzazione fraterna nera honduregna (Ofraneh) e del Comitato per la difesa delle terre della comunità (triunfeñas). Junior Rafael Juárez Mejía, l’altra persona sequestrata e fatta sparire, è un vicino della comunità.

I cinque giovani sono stati prelevati con la forza dalle loro case da uomini armati che indossavano uniformi della Polizia militare e della Direzione investigativa (Dpi).

Dopo alcuni giorni, la Corte interamericana dei diritti umani (Corte IDH) ha chiesto allo Stato dell’Honduras di adottare “tutte le misure necessarie e appropriate” per determinare il luogo in cui si trovano i giovani attivisti.

Ha anche esortato a proteggere il diritto alla vita e all’integrità personale dei membri delle comunità di Triunfo de la Cruz e Punta Piedra, nonché a coordinare le misure di protezione con le persone beneficiate dalla risoluzione della corte.

La Corte interamericana ha infine ordinato alle autorità honduregne di presentare, entro e non oltre il 24 agosto, un rapporto completo e dettagliato sull’esecuzione delle disposizioni.

Da parte sua, il Comitato delle nazioni unite sulle sparizioni forzate ha chiesto allo Stato dell’Honduras “di stabilire una strategia globale che includa un piano d’azione per una ricerca esaustiva e immediata e per l’indagine imparziale sulla sparizione forzata”.

Due mesi dopo, non solo non sono stati fatti passi in avanti nella ricerca dei giovani leader comunitari, ma le risposte delle autorità honduregne alle richieste delle famiglie, della comunità di Triunfo de la Cruz e degli organismi nazionali e internazionali per i diritti umani sono state insufficienti e inadeguate.

Uno Stato indolente

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Honduras  “Non mi pento di nulla e la persecuzione mi ha reso più forte”

Honduras
“Non mi pento di nulla e la persecuzione mi ha reso più forte”
Nuovo attacco contro studenti universitari criminalizzati
Managua, 10 settembre (Rel UITA | LINyM) -.

L’ultimo decennio in Honduras è stato caratterizzato dalla repressione e violazione sistematica dei diritti fondamentali di persone e organizzazioni che lottano contro un modello politico ed economico che mette in vendita il Paese, privatizza servizi fondamentali, precarizza il lavoro, accaparra terre, saccheggia beni comuni, militarizza territori ed espelle popoli e comunità indigene e contadine.

Dopo il colpo di stato e durante il rettorato di Julieta Castellanos (2009-2017), le studentesse e gli studenti dell’Università nazionale autonoma dell’Honduras (Unah) intrapresero una lunga e tenace lotta in difesa dell’autonomia universitaria e di un’educazione superiore pubblica, gratuita e di qualità. 

A fronte dell’atteggiamento repressivo di Castellanos, punta di lancia dei governi prosecutori del golpe contro le richieste del movimento studentesco, i giovani intensificarono le mobilitazioni e moltiplicarono le occupazioni pacifiche delle sedi universitarie in tutto il Paese. 

La richiesta di democratizzazione interna e la difesa dell’educazione pubblica ebbero come risposta la criminalizzazione del movimento. Almeno 200 studenti subirono vari tipi di persecuzione. Molti di loro furono perseguiti legalmente, alcuni furono sospesi ed espulsi, altri dovettero abbandonare il Paese. 

Ancora più violento, e con evidenti segni di accanimento, fu l’attacco contro lavoratrici e lavoratori organizzati sindacalmente. Oltre a subire vessazioni sistematiche ed essere licenziati illegalmente, furono vittime di assassinio e sparizione forzata, come è il caso dei dirigenti sindacali Donatilo Jiménez Euceda e Héctor Martínez Motiño. 

Criminalizzazione                     

È in questo contesto di persistente aggressione contro il movimento studentesco che comincia l’odissea di Moisés Cáceres, Sergio Ulloa e Cesario Padilla, che nel luglio 2015 furono accusati di detenzione illegale di beni pubblici a danno dell’università. 

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30 agosto-Giornata internazionale delle vittime delle sparizioni forzate

“Non esiste società che si possa costruire sulla base dell’oblio e dell’impunità”
Cofadeh, Ohchr e Rel UITA realizzano attività sulla sparizione forzata
Managua (Rel UITA | LINyM) -.

Nell’ambito delle attività della Giornata internazionale delle vittime delle sparizioni forzate e della Giornata nazionale dei detenuti scomparsi in Honduras, Cofadeh, OHCHR e Rel UITA hanno organizzato la conferenza
“Sparizione forzata in Honduras”.

La sparizione forzata non può essere considerata una cosa del passato, né si può far finta di niente e andare avanti mentre ci sono famiglie la cui vita è stata segnata per sempre dalla mancanza di verità e giustizia.

In Honduras si stima che siano state 184 le vittime di sparizione forzata durante gli anni 80. Organizzazioni internazionali affermano che potrebbero essere addirittura più di 200.

Per il Cofadeh[1] questi dati sono solo la punta dell’iceberg di una tragedia che grida ancora giustizia.

L’ultimo decennio in Honduras porta i segni del colpo di stato del 2009 e di governi collusi con le forze che l’hanno organizzato, finanziato e imposto con violenza. Durante questo periodo sono stati denunciati vari casi di sparizione forzata.

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Guatemala-L’uso della pandemia per garantire gli interessi del capitale

L’uso della pandemia per garantire gli interessi del capitale
Valanga di attacchi contro chi difende i diritti umani

Managua, 27 agosto (LINyM) -.
Il Guatemala è attualmente il paese con il maggior numero di vittime per Covid-19 (più di 2.600) in America Centrale e Caraibi. Ha anche un tasso di mortalità superiore al 3,8%, uno dei più alti della regione. È inoltre il terzo paese con il maggior numero di casi di coronavirus (quasi 70 mila).

Il primo caso è stato scoperto il 13 marzo. Il 17 marzo è stato decretato lo stato di calamità pubblica[1] a livello nazionale, con sospensione delle garanzie costituzionali e lunghi periodi di coprifuoco. La misura è stata prorogata per ben cinque volte.

È stato inoltre proclamato lo stato d’assedio in diversi comuni, decisione che ha portato alla crescente militarizzazione dei territori e all’arresto di oltre 50 persone, tra cui anche autorità indigene e giornalisti.

Varie organizzazioni per i diritti umani, come l’Unità per la protezione dei difensori dei diritti umani Guatemala (Udefegua), hanno denunciato la mancanza di accesso a dati e fonti attendibili sulla pandemia, nonché la scarsa credibilità delle cifre fornite dalle autorità sanitarie.

Crisi sanitaria e corruzione

“Sono dati molto sottostimati. Gli ospedali sono al collasso, il sistema sanitario è sempre più deteriorato e le autorità non sono in grado di far fronte alla pandemia nonostante il ministero della Sanitá abbia a disposizione, tra fondi di bilancio e prestiti internazionali, il budget più alto della storia”, ha detto Jorge Santos, coordinatore generale di Udefegua.

In effetti, i tassi di esecuzione degli stanziamenti per i vari progetti sono estremamente bassi e sono costati il posto al ministro della Sanità, Hugo Monroy. Licenziati anche i due viceministri incaricati della parte tecnica e amministrativa per presunte irregolarità nell’acquisizione di medicinali e materiale sanitario.

All’inizio di agosto, ad esempio, il tasso d’esecuzione nell’area dell’acquisizione di ventilatori polmonari, tamponi, test veloci e dispositivi di protezione era appena del 4%, quello del bonus famiglia (circa $ 125 al mese) e del fondo di tutela del lavoro non raggiungeva il 40% e gli esborsi per il programma di ristrutturazione di infrastrutture ospedaliere e cliniche arrivavano a malapena al 16% del totale. Lo stesso accadeva con i fondi per gli ospedali da campo (15%).

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Nicaragua:23 agosto anniversario della Crociata Nazionale di Alfabetizzazione

“Quest’anno ricorre il quarantesimo anniversario della Crociata Nazionale di Alfabetizzazione, e l’Associazione di  Educazione Popolare Carlos Fonseca Amador (Aepcfa) ha contribuito allo sradicamento dell’analfabetismo nelle zone più  remote del Nicaragua. L’Associazione Italia-Nicaragua, che con AEPCFA ha collaborato per molti anni, invia i migliori saluti al maestro Orlando Pineda e festeggia l’anniversario della CNA.”

“Este año se cumple el 40 aniversario de la Cruzada Nacional de Alfabetización, y la Asociación de Educación Popular Carlos Fonseca Amador (Aepcfa) ha contribuido a la erradicación del analfabetismo en las zonas más remotas de Nicaragua. La Asociación Italia-Nicaragua, que con AEPCFA cooperó durante muchos años, envía un saludo fraternal al maestro Orlando Pineda y celebra el aniversario de la CNA”

Puño en Alto

Libro Abierto

Sandino Vive

No Pasarán

Honduras Caso Guapinol: sentenze vergognose.

Honduras- Caso Guapinol: sentenze vergognose

Revoca del proscioglimento per cinque imputati e rinvio a giudizio per altri otto

Managua, 20 agosto (LINyM) –
La scorsa settimana, la Corte d’appello di Francisco Morazán ha notificato alle parti il contenuto di tre sentenze del 3 marzo sul delicato caso dei difensori dei beni comuni della comunità di Guapinol, nel nord-est dell’Honduras. A otto di loro è stato confermato il rinvio a giudizio e la custodia cautelare in carcere, mentre ad altri cinque è stata revocata la sentenza di proscioglimento emessa in primo grado.

Tra il 2018 e il 2019, almeno 32 persone sono state inquisite per presunti reati connessi alla difesa del territorio e delle risorse idriche del Parco nazionale “Montaña de Botaderos”, la cui area centrale è minacciata dalla compagnia mineraria Inversiones Los Pinares (NE Holdings Inc e NE Holdings Subsidiary Inc), precedentemente conosciuta come EMCO Mining Company.

In questa area ci sono circa 34 sorgenti le cui acque riforniscono città e comunità della zona. In modo particolare, i fiumi Guapinol e San Pedro sono quelli che subiscono i maggiori impatti ambientali. Comunità e popolazioni della zona non sono mai state consultate prima del rilascio delle concessioni minerarie.

Le holding gestite da Inversiones Los Pinares sono controllate da Lenir Pérez Solís, già coinvolto in passato in altri conflitti minerari[1] e Ana Facussé Madrid, figlia del noto latifondista e produttore di palma africana Miguel Facussé Barjum. Il nome di Facussé è stato collegato in passato al grave conflitto agrario del Bajo Aguán[2], in cui persero la vita decine di contadini organizzati, e all’espropriazione territoriale nella penisola di Zacate Grande[3].

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Honduras “Liberateli subito da questo inferno d’ingiustizia!”

“Liberateli subito da questo inferno d’ingiustizia!”
Forte appello per l’immediata liberazione dei prigionieri politici

Managua, 6 agosto (Rel UITA | LINyM) –.

La scorsa settimana, il Comitato per la liberazione dei prigionieri politici in Honduras, organizzazioni per i diritti umani e familiari dei privati di libertà hanno nuovamente chiesto il rilascio immediato di dieci prigionieri politici, vittime di un sistema politico ed economico corrotto e violento.

“L’Honduras è impantanato in una profonda crisi politica, la cui soluzione passa  necessariamente dal superamento della violenza strutturale del modello di società che ci viene imposto.

La criminalizzazione della povertà e il malcontento sociale rendono la privazione della libertà una misura repressiva e violatoria dei diritti umani”, avvertono le organizzazioni in un comunicato[1].

Carceri piene e militarizzate

Attualmente in Honduras ci sono circa 22 mila persone detenute in 28 strutture a carico di un sistema penitenziario totalmente militarizzato, sovraffollato e privo di una politica penitenziaria nazionale.

Un sistema in cui la vita quotidiana è fatta di violenza, insalubrità, maltrattamenti, torture e una grave deprivazione materiale. Una situazione diventata ancora più drammatica con l’esplosione della pandemia e la sospensione delle garanzie costituzionali.

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Piano interventista contro il Nicaragua

Piano interventista contro il Nicaragua
Gli USA si preparano a gestire tre possibili scenari prima e dopo le elezioni del prossimo anno

Managua, 5 agosto (LINyM) 

Quando all’inizio di luglio, nel programma “Sin Fronteras” diretto dal giornalista William Grigsby su Radio La Primerísima, furono presentate le prove del finanziamento USA ai gruppi di opposizione (oltre 28 milioni di dollari tra il 2017 e 2018), fu evidente che non si trattava solo di qualcosa ben pianificato, ma bensí di una strategia molto più profonda e strutturata.

In effetti, lo scorso 31 luglio, durante un’altra puntata del programma radiofonico, Grigsby ha rivelato l’esistenza di un documento di quasi cento pagine, in cui si gettano le basi per la contrattazione di un’azienda specializzata, che dovrà organizzare ed eseguire un piano ben dettagliato per sovvertire l’ordine pubblico in Nicaragua e assicurarse la caduta del governo sandinista.

I termini di riferimento del progetto interventista includono la partecipazione di gruppi e organizzazioni dell’opposizione nicaraguense e il loro finanziamento da parte dell’Agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale (Usaid) e tre possibili scenari in cui agire per garantire una non meglio specificata “transizione democratica” in Nicaragua.

In una parte del documento presentato venerdì scorso (circa 18 pagine) si contempla anche l’ipotesi di mettere in campo una serie di azioni per accuire la crisi politica, economica, sociale e persino sanitaria, sfruttando la pandemia di coronavirus.

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