Daniel ha vinto

p-1-elezioniDANIEL HA VINTO, HA VINTO IL POPOLO
(Bollettino Nicarahuc: https://www.itanica.org/itanica/nicahuac/nica138.pdf )          
Una vittoria di popolo, una vittoria del popolo.

La formula presidenziale Daniel Ortega – Rosario Murillo ha sbaragliato quel poco di destra agonizzante rimasta in Nicaragua.
Una percentuale, il 72% del consenso elettorale, che non lascia adito a nessun dubbio. Lascia invece tanto amaro in bocca agli improbabili altri candidati, i quali invece di ragionare e riflettere sulla propria inconsistenza e sulle cause della propria sconfitta, inveiscono contro la frode perpetrata ai loro danni. Secondo loro, ovviamente.

Percentuali che a fatica raggiungono la doppia cifra e hanno la pretesa di addebitare il proprio insuccesso alla presunta prepotenza altrui. In questa prospettiva “politica”, concava e convessa a seconda delle convenienze immediate, si rovesciano dati e cifre fino a denunciare l’80% di astensione; il resto, a favore di una maggioranza “dittatoriale”. In realtà, il Nicaragua segue un trend in controtendenza rispetto a tutta l’America Latina, e non solo.
La percentuale di partecipanti al voto è tra le più alte, se non la più alta, delle Americhe. Stati Uniti inclusi. La popolazione, dopo sedici anni di interruzione neoliberista, continua a dare fiducia alla linea politica e soprattutto ai programmi sociali perseguiti (e nella maggior parte dei casi, eseguiti) dall’FSLN e dall’alleanza che lo sostiene. Con le contraddizioni e i limiti che inevitabilmente si trova ad affrontare. Questo, in tutta onestà, vale per il Nicaragua come per tutti i paesi aderenti all’ALBA.
Ma sono precisamente questi paesi a ricevere ossigeno da questo successo elettorale. Anzi, lo sono ancor di più quelle popolazioni, non necessariamente circoscritte al continente latinoamericano, che ancora vivono sotto lo scacco neoliberista.
E lo sono ancora di più alla luce di quanto avvenuto presso lo scomodo e fastidioso inquilino del Nord.
La fragilità della politica di Obama, resa ingannevolmente più solida dalla voce grossa fatta in politica estera, ha ri-partorito quei mostri di xenofobia nazionalismo becero e neonazismo tipici di una larga parte della cosiddetta “America bianca”. Mostri che sembravano essere morti e sepolti per sempre, ma che al contrario la retorica grottesca e al tempo stesso realista di Donald Trump, ha riportato in auge. Fino a condurlo, nello “sconcerto” generale, alla Casa Bianca. Che ora, più bianca di così non lo è forse mai stato.
L’ affermazione di Daniel in Nicaragua testimonia invece che un’altra America è già in cammino. E infastidisce a sua volta le certezze granitiche del capitalismo.
Le ripetute aggressioni al Venezuela bolivariano, tanto per fare un esempio, stanno lì a dimostrarlo, sebbene in modo drammatico, e non farsesco.
O il golpe “blando” del Brasile, per rimanere sempre in tema.
L’agenda dell’ALBA però prevede scadenze di ben altro tenore. La isteria della scalcinata compagine anti-sandinista, che va dall’iper-corrotto Montealegre per arrivare allo zero-virgola dell’MRS, segnala inequivocabilmente una mancanza di un serio e credibile programma politico, che vada aldilà della solita invocazione di un intervento salvifico da parte del potente vicino del Nord. Che ora, con l’avvento di Trump, potrebbe rinverdire i fasti, per così dire, delle passate amministrazioni, come quelle tristemente noti di Reagan e Bush, in termini di applicazione della Dottrina Monroe.
Ora questa potrebbe cominciare ad affermarsi all’interno dei propri confini, dove le irresponsabili politiche interventiste degli anni precedenti hanno scatenato islamofobia e vetero-nazionalismo come poche altre volte nella Storia.
Un riflesso d’altronde, di quanto già sta succedendo in Europa.
Anche per questo è necessaria un ALBA più forte e con una coscienza popolare più determinata di quanto espresso finora. Ed è necessaria, conseguentemente, trovare nuova linfa al movimento di Solidarietà Internazionale. Sotto attacco sempre ma non sempre per colpe altrui.
Non sia Trump il termometro a cui addebitare la colpa del proprio aumento di temperatura.
Il Nicaragua ha dato un segnale chiaro: il Sandinismo 2.0 continua con decisione il suo percorso. El proceso revolucionario está en camino.
Daniel ha vinto, ha vinto il popolo.

M.Angelilli.