Il cappio di Washington su Cuba: l’offensiva di Trump e Rubio tra embargo e minacce di invasione
Dall’asfissia energetica al ricatto delle armi, la strategia della terra bruciata per spezzare il battito sovrano dell’isola
Tegucigalpa, 22 aprile 2026 (di Giorgio Trucchi | Pagine Esteri) -.
Durante i primi mesi del 2026, il presidente statunitense Donald Trump e il segretario di Stato Marco Rubio hanno intensificato la retorica aggressiva e le azioni concrete contro il governo cubano. Pochi giorni dopo l’invasione del Venezuela e il sequestro del presidente Nicolás Maduro e della deputata e “primera combatiente” Cilia Flores, Trump ha minacciato ritorsioni economiche contro chi avesse fornito petrolio all’isola. La nuova misura, una delle tante prese da Washington contrarie al diritto internazionale, ha di fatto contribuito a generare una delle crisi energetiche più gravi degli ultimi decenni, che si somma alle già precarie condizioni prodotto dell’ultradecennale embargo economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti.
Secondo Cuba, i danni causati dal bloqueo ammonterebbero a circa 171 miliardi di dollari. Solo nel 2024 hanno superato i 7,5 miliardi, ovvero 625 milioni al mese, quasi 21 milioni al giorno e più di 868 mila dollari all’ora. Un incremento vicino al 50% rispetto all’anno precedente, ha assicurato il ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodríguez, durante una recente apparizione all’Assemblea generale delle Nazioni Unite.
A dare un’impennata alla crisi ci aveva già pensato Trump durante il suo primo periodo presidenziale (2017-2020). Dopo le misure di allentamento delle restrizioni agli scambi commerciali tra Stati Uniti e Cuba adottate nel 2015 dal presidente Obama (2009-2016), il tycoon pose fine al disgelo e intensificò l’attacco. Ritirò il 60% del personale della nuova ambasciata all’Avana, limitò la concessione dei visti ed espulse diversi diplomatici cubani dall’ambasciata di Washington.
Nella speranza di creare le condizioni favorevoli al rovesciamento del governo rivoluzionario, Trump ha inasprito l’embargo adottando 243 misure unilaterali.
Tra le più estreme figura l’ammissibilità di procedimenti giudiziari nei tribunali statunitensi in base al Titolo III della Legge Helms-Burton, che dà la possibilità di promuovere azioni legali contro persone ed entità, anche di paesi terzi, che investono nel territorio cubano in proprietà nazionalizzate dopo il 1959. Sono state anche adottate nuove misure per restringere ulteriormente i viaggi a Cuba, imposti nuovi limiti alle rimesse (invio di denaro), boicottati gli accordi di cooperazione medica internazionale e creati nuovi strumenti coercitivi nella sfera commerciale, come, ad esempio, impedire le importazioni di prodotti provenienti da qualsiasi Paese che contengano più del 10% di componenti statunitensi.



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