Corsi di Spagnolo Circ. di Bologna 2017

CORSI DI LINGUA SPAGNOLA ASSOCIAZIONE ITALIA – NICARAGUA

Circolo di BOLOGNA

Inizio Corsi trimestre Ottobre – Dicembre 2017/ Lunedì 9 Ottobre 2017
 c/o Circolo 20Pietre – Via Marzabotto, 2 Bologna – Zona Osp.Maggiore

Riunione informativa (di preparazione ai corsi):

Lunedì 2 Ottobre 2017, ore 19 – presso 20 Pietre, via Marzabotto, 2 Bologna

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Nicaragua/Progetto Formazione Sindacale

Il 16 novembre 2017 a Managua è iniziato il corso di Formazione Sindacale per i lavoratori e lavoratrici delle imprese “maquillas”, Zona Franca.

Il progetto, in memoria di Adriano Cernotti è sostenuto dall’Associazione Italia Nicaragua in collaborazione con la Federazione Nazionale del Sindacato Tessili (Fesitex) Nicaragua.
L’obiettivo è  realizzare formazione su Legislazione del lavoro e diritti delle donne lavoratrici con il proposito di promuovere il riconoscimento di tali diritti, facilitando processi di trasformazione delle relazioni di potere nel mondo del lavoro.

Cosa sono le “maquilas” in Nicaragua?

La comprensione passa per la definizione convenzionale di zone franche, che si basa su un criterio di “status” doganale, è una zona di fabbricazione per l’esportazione. Un enclave all’interno di un territorio doganale nazionale, situata generalmente vicino ad un porto o ad un aereoporto internazionale, in cui si introduce capitale straniero, beni, pezzi e materiale senza tasse. I beni importati semilavorati si trasformano nella zona e poi si esportano a loro volta in un altro luogo, nuovamente senza interventi delle autorità doganali del paese di consumo. La maggior parte dei ruoli da operai sono svolti da donne.

In un ambiente in cui l’esclusione è la normalità per le donne, il loro basso livello di educazione e la loro abilità per la confezione di capi di vestiario (attività della maggior parte delle fabbriche) si converte in mano d’opera docile, capace di accettare di lavorare in quelle condizioni, si osserva tuttavia un continuo incremento di lavoratori uomini nelle maquilas-
Si osserva anche come l’industria maquiladora impone alla donna lavoratrice il suo ritiro dall’ambiente lavorativo a un’età molto giovane. Normalmente una donna comincia a lavorare nel settore a partire dai 18 anni e la maggior parte si vede obbligata a lasciare il lavoro prima dei 35 anni. A causa della scarsa scolarità e della loro esperienza nel ramo, è impensabile che possano trovare un altro impiego diverso da lavori domestici, nonostante molte donne avessero iniziato a lavorare nelle maquilas per evitare questo tipo di lavoro.

Finora permane una continua discriminazione della donna nei settori delle maquiladoras e del lavoro domestico, da parte dei loro datori di lavoro. Mentre le lavoratrici delle maquiladoras di principio godono di  meccanismi di protezione legale identici a quelli applicabili ad altri lavoratori, esistono denunce di abuso in questo settore, dove non c’è sindacato, consistenti in estesi orari di ore di straordinario obbligatorie, cattive condizioni di lavoro, molestie, uniti a mancanza di un’adeguata ispezione o supervisione da parte del Ministero del Lavoro.

HONDURAS – FIRMA LA PETIZIONE DEL COPINH

Più di  200 organizzazioni e personalità, tra i quali il premio Nobel per la Pace, hanno firmato la petizione  PER LA RICERCA DI GIUSTIZIA PER  BERTA.
La conclusione del rapporto del Gruppo di Assessori Internazionale di persone Esperte (GAIPE)  identifica chiaramente gli autori intellettuali dell’assassino di Berta, provenienti dall’ impresa DESA e da membri dello STATO honduregno.
Unisciti al COPINH, ai movimenti sociali, al popolo Lenca, al popolo honduregno, ai popoli del mondo, per esigere la cattura ed il castigo di chi ha assassinato Berta.
Ogni firma  è un sostegno in più nella lotta per la VERITA’ e la GIUSTIZIA
PER ADERIRE : https://peticiones.copinh.org/
A Più di 20 mesi dopo il suo vile assassinio, Berta  continua a dimostrarci che non è morta, ma si è moltiplicata, nella lotta del Copinh, nella lotta dei movimenti sociali honduregni e in tutti i luoghi e in tutte le lotte del mondo dove la figura della donna Lenca, guerriera ed erede della lotta ancestrale dei popoli, è presente e viene ricordata.
“Berta non è morta, si è moltiplicata” non è solo un emblema bensì il riflesso di una realtà che diventa più  chiara ogni giorno che passa.
Questo video ce lo continua a ricordare.
BERTA NO SE MURIÓ, SE MULTIPLICÓ –                          

Il nostro  ultimo VIDEO: Rapporto  GAIPE “Ripresa della violenza. Il piano dell’ assassinio di Berta Caceres”
https://youtu.be/uVKwahyFKOw

‘Convergenza conto il Continuismo’ mostra i muscoli

Lottare contro il continuismo significa lottare contro un modello economico che crea miseria

Tegucigalpa, 13 novembre (LINyM) -. Un’affollato corteo ha attraversato le strade della capitale Tegucigalpa fino ad arrivare davanti alla sede centrale del Tribunale supremo elettorale. È stata questa la risposta all’appello rivolto dalla ‘Convergenza contro il Continuismo’ e dall’Alleanza d’opposizione contro la dittatura, formazione politica che ha scelto il presentatore televisivo Salvador Nasralla come candidato per le prossime elezioni generali del 26 novembre, di scendere in piazza e dire no al progetto rielezionista dell’attuale presidente Juan Orlando Hernández e al rafforzamento del modello neoliberista.

Migliaia di persone si sono riversate in strada e hanno raccolto il messaggio della Convergenza, gruppo che riunisce organizzazioni e settori sociali, popolari, sindacali e studenteschi, sorto recentemente con l’obiettivo di affrontare i gravi problemi politici, economici e sociali che affliggono l’Honduras, nel tentativo di indirizzare il paese verso una società libera e fondata sulla democrazia partecipativa e inclusiva.

VEDI:
Galleria di immagini

Video della mobilitazione

Un appello, assicurano i membri della Convergenza, che va oltre il semplice rifiuto della rielezione presidenziale, che peraltro è incostituzionale ed è stata approvata illegalmente da istituzioni controllate dal presidente Hernández, ma che esorta anche ad attaccare con forza il continuismo del modello neoliberista.

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Comunicato Alges – San Salvador

L’Associazione Invalidi di Guerra del Salvador “Eroi del novembre 1989” (ALGES) commemora  il 28° anniversario dell’Offensiva Finale Fino alla Vittoria dell’11 novembre 1989. 
In questa importante data ricordiamo tutti i nostri compagni e le nostre compagne che valorosamente hanno combattuto per obbligare lo Stato salvadoregno a porre fine al conflitto armato e ad aprire la strada alla firma degli Accordi di Pace.

Come ALGES non possiamo dimenticare tutti gli eroi e le eroine che hanno perso la vita in questa azione storica lottando per la democrazia e le trasformazioni sociali nel nostro paese.
Ricordiamo anche il sacrificio di tutte le persone invalide di guerra, che con i propri corpi hanno assicurato questo processo di transizione dalla guerra alla pace.

A 28 anni dall’Offensiva Finale Fino alla Vittoria, come associazione siamo chiamati a continuare a difendere le nostre conquiste e i nostri ideali e a lottare per i nostri diritti fino a raggiungere   migliori condizioni di vita per gli invalidi di guerra, categoria che ancora soffre le conseguenze della guerra, che attualmente si trova in una situazione di salute critica e che è afflitta da altre avversità socioeconomiche.

Quindi come ALGES dichiariamo quanto segue:

I   Chiediamo allo Stato salvadoregno di dar compimento e di garantire i nostri diritti e le nostre richieste attraverso una migliore articolazione della prestazione di servizi da parte delle istituzioni pubbliche.

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DESA e funzionari dello Stato dietro l’omicidio di Berta Caceres

Un’indagine indipendente rivela piano criminale per annientare qualsiasi tipo di opposizione al progetto idroelettrico Agua Zarca

Tegucigalpa, 6 novembre (ALAI | LINyM) -. Una struttura criminale composta da funzionari pubblici, apparati di sicurezza dello Stato, alti dirigenti, impiegati e membri della sicurezza privata della ditta Desarrollos Energéticos S.A. (Desa), titolare della concessione per la costruzione del progetto idroelettrico Agua Zarca, avrebbe pianificato per mesi e poi eseguito l’omicidio della dirigente indigena Berta Caceres, all’interno di una strategia più ampia che aveva come obiettivo quello di controllare, neutralizzare ed eliminare qualsiasi tipo di ostacolo allo sviluppo del progetto energetico.

È questa una delle principali conclusioni contenute nel rapporto “Represa de violencia. El plan que asesinó a Berta Caceres”, presentato il 31 ottobre scorso dal Grupo asesor internacional de personas expertas, Gaipe, un’equipe formata da specialisti[1] in diritto internazionale per i diritti umani, diritto penale internazionale e diritto penale comparato, che per oltre un anno hanno svolto un’analisi indipendente, obiettiva e imparziale dei fatti di cui sono stati vittime Berta Caceres e il sociologo messicano Gustavo Castro.

Video della conferenza stampa

Bollettino speciale del Copinh sull’evento

Subito dopo i fatti tragici del 2 marzo dello scorso anno, sia la famiglia della dirigente indigena che il Copinh[2] avevano esortato il governo honduregno a permettere che la Commissione interamericana dei diritti umani, Cidh, inviasse un gruppo di investigazione indipendente e imparziale. Ritenevano, infatti, che le persone catturate all’epoca fossero pezzi di un ingranaggio più complesso e che i mandanti intellettuali del crimine non fossero ancora stati catturati. Di fronte al silenzio delle autorità, la famiglia, accompagnata da organizzazioni nazionali e internazionali, non aveva avuto altra scelta che quella di rivolgersi direttamente a esperti del settore.

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Honduras : Un appello all’azione per le attiviste dei diritti umani

180 organizzazioni a livello mondiale chiedono che si ponga fine

alla loro persecuzione e criminalizzazione

Tegucigalpa, 17 ottobre (Rel-UITA | LINyM) -. Con l’hashtag #DefendamosALasDefensoras, l’Iniziativa mesoamericana delle donne a difesa dei diritti umani, IM-Defensoras, e 179 organizzazioni internazionali, regionali e locali hanno pubblicato un appello urgente per dare visibilità al grave contesto di repressione e criminalizzazione in cui si trovano a operare movimenti sociali, organizzazioni dei diritti umani e, in modo particolare, le donne che difendono i diritti umani.

Durante gli ultimi quattro mesi, IM-Defensoras[1], di cui fanno parte più di 800 attiviste della regione, ha lanciato 14 appelli urgenti in cui denunciava le aggressioni subite dalle attiviste, dalle loro organizzazioni o dalle comunità in cui vivono.

La maggior parte di queste aggressioni, spiega l’organizzazione in una lettera pubblica[2], sono state compiute da agenti dello Stato e includono l’uso eccessivo della forza, la detenzione arbitraria e l’ingiusta incriminazione.

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Honduras-La violenza sulle donne è oramai un’epidemia

La violenza sulle donne è oramai un’epidemia
Diminuiscono i femminicidi ma aumentano i casi di violenza

Tegucigalpa, 12 ottobre (ALAI)

In Honduras ogni anno si registrano più di ventimila casi di violenza domestica, ogni 17 ore una donna viene assassinata e ogni giorno una donna scompare nel nulla. La militarizzazione della società e l’impunità in quasi il 95% dei casi di femminicidio favoriscono  la reiterazione dei crimini e consolidano la violenza contro le donne.
I dati che vengono presentati dalle organizzazioni dei diritti umani, sia nazionali che internazionali, dalle istituzioni pubbliche e dalle organizzazioni delle donne mostrano chiaramente la gravità della situazione.

L’Osservatorio sulla violenza dell’Università nazionale autonoma dell’Honduras, Unah, stima che, nel 2016, 463 donne abbiano perso la vita in modo violento. Durante il primo semestre dell’anno in corso sono almeno 188 le donne vittime di femminicidio. Il Commissario nazionale dei diritti umani in Honduras, Conadeh1, stima che tra il 2006 e il 2016 siano state assassinate 4.787 donne, ovvero una ogni 17 ore. Ogni mezzora una donna, una bambina, un bambino o un adolescente è vittima di stupro.

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