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CONTINUA LA RACCOLTA FIRME DELL’ASSOCIAZIONE NAZIONALE DI AMICIZIA ITALIIA-CUBA, CONTRO IL CRIMINALE BLOCCO DEGLI STATI UNITI CONTRO L’ISOLA. NEL MESE DI MAGGIO CUBA PRESENTERA’ UNA RISOLUZIONE DI CONDANNA  ALL’ASSEMBLEA GENERALE DELLE NAZIONI UNITE….

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5XMILLE 2021

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Honduras:Oliva”Abbiamo iniziato a perdere la paura”

Convergenza contro il Continuismo mobilitata a livello nazionale

Managua, 6 settembre (di Giorgio Trucchi | Rel UITA)
Migliaia di persone hanno risposto alle manifestazioni convocate nei giorni scorsi dalla Convergenza contro il Continuismo in vari punti dell’Honduras. Tre le principali rivendicazioni: frenare l’avanzata delle Zone di impiego e sviluppo economico (Zede), difendere la sovranità nazionale ed esigere il rispetto dei diritti umani. Di questa giornata di resistenza abbiamo parlato con Bertha Oliva, coordinatrice del Comitato dei familiari dei detenuti scomparsi in Honduras (Cofadeh).

“È stato un successo. La risposta della popolazione è stata molto buona. Abbiamo iniziato a perdere la paura. Quella stessa paura che ci hanno messo addosso con la pandemia, con la repressione della protesta, con la criminalizzazione di chi difende i diritti e che ci ha paralizzato per più di un anno.

La gente è scesa in strada e ha partecipato. C’erano tanti settori, tanti colori, tanta voglia di riprendersi le piazze, di dimostrare che in Honduras siamo ancora vivi e continuiamo a lottare”, ha detto Oliva.

Le attività si sono svolte nell’ambito della Giornata internazionale delle vittime di sparizioni forzate e della Giornata nazionale dei detenuti scomparsi e sono state promosse dalla Convergenza contro il continuismo, in collaborazione con Cofadeh, Comitato nazionale per la liberazione dei detenuti politici in Honduras, Coalizione contro l’impunità e Rel UITA.

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Lettera aperta al Nicaragua Libero e al Mondo intero

Il Nicaragua vuole pace e vuol essere lasciato in pace
Lettera aperta al Nicaragua Libero e al Mondo intero

Sono Herman Van de Velde, di origine belga, lavoro da 38 anni in e dal Nicaragua nell’area socio-educativa. Questa testimonianza scaturisce dal mio profondo sentire e pensare, analizzando criticamente la situazione che stiamo vivendo e i sogni che stiamo concretizzando in Nicaragua: lasciateci costruire insieme un futuro di sempre migliore qualità di Vita per tutte e tutti le/i nicaraguensi di buona volontà.

Dal 2007, in questo Paese si stanno sviluppando progetti socio economici mai visti prima nella nostra storia: energia, acqua potabile, case popolari, strade asfaltate/in terra battuta e vie cittadine, educazione gratuita con incremento della qualità dell’apprendimento (formazione iniziale e aggiornamento permanente dei docenti; programmi nutrizionali per gli studenti di tutte le scuole pubbliche [n.d.r.: lo Stato fornisce alimenti alle scuole per offrire un pranzo gratuito agli allievi]; zaino scolastico con libri di testo e materiale didattico gratuito per tutti i bambini che frequentano queste scuole; aumento salariale del 450% a partire dal 2007 fino ad ora; programmi come, ad esempio, quello di Consulenza di comunità educative, che coinvolge e supporta il nucleo famigliare nel percorso educativo) e possibilità di frequenza sia in città che nelle campagne (scuola materna, scuola elementare e media, superiore, università nelle zone rurali); servizio sanitario gratuito attraverso un sistema comunitario di salute (ambulatori, centri sanitari, cliniche mobili, ospedali in tutto il Paese); possibilità ricreative e di esercitare sport in tutti i municipi; lotta alla povertà mediante il sostegno alla produzione con programmi quali “usura zero” e “fame zero”, appoggio alla micro/piccola/media impresa, incentivando l’economia popolare (promozione di mercati locali/fiere e microcredito) …. e altro, molto altro, stabilendo anche priorità nei confronti delle donne, supportandole nei loro vari programmi di sovvertimento di problematiche strutturali, quali la violenza sessuale e la prevenzione come risposta ad emergenze di qualsiasi tipo.

Al momento solo l’FSLN ha presentato e diffuso un programma integrale di lotta alla povertà per i prossimi 5 anni. Non vedo in questo Paese altra proposta politica, in vista delle elezioni del prossimo novembre, che possa garantire la continuità nella realizzazione di una sempre migliore qualità di Vita per tutto il nostro popolo.

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Costa Rica-La persistente insensibilità di Dole

La persistente insensibilità di Dole
Il calvario di Candido e di molti altri
Managua, 30 luglio (di Giorgio Trucchi | Rel UITA / LINyM)

Candido Amador Espinoza lavora da anni nel diserbo manuale delle immense piantagioni di ananas di Agroindustrial Piñas del Bosque S.A. – Finca Muelle, una consociata della compagnia statunitense Dole Food Company (Standard Fruit), la più grande produttrice di frutta nel mondo. Lo scorso fine settimana è stato nuovamente ricoverato in ospedale, dopo che l’azienda si era rifiutata di adottare le misure mediche indicate dai dottori della previdenza sociale per preservare la sua salute.

“Candido soffre di problemi cardiaci e abbiamo chiesto alla direzione di trasferirlo in un’altra area di lavoro. Purtroppo la procedura è molto lunga e macchinosa e non fanno nulla per snellirla, soprattutto se uno è iscritto al sindacato”, spiega Obeth Morales, segretario generale del Sindacato dei lavoratori dell’agroindustria e affini (Sinatraa).

Agroindustrial Piñas del Bosque (Dole) di solito chiede che uno specialista visiti il lavoratore, indichi quali sono le restrizioni mediche sul lavoro, per quanto tempo dovranno essere applicate, che tipo di mansioni potrà svolgere e in che area potrà lavorare.

“Ovviamente lo specialista può solo indicare i disturbi di cui soffre il lavoratore e delega al medico dell’azienda l’individuazione dell’area in cui dovrà essere impiegato e delle mansioni da svolgere. Quello che succede in realtà è che il medico non si occupa di queste cose e che passano mesi prima che la compagnia si degni di trasferire il lavoratore. Nel frattempo continua a fare le stesse cose che hanno causato il danno fisico o la malattie”, dice Morales.

Nel caso di Candido Amador, le sue condizioni cardiache sono legate a un’intossicazione da pesticidi avvenuta nelle piantagioni di Dole[1]. Ha dovuto essere ricoverato in diverse occasioni e la compagnia non l’ha mai trasferito. Candido quindi continua a essere esposto agli effetti delle fumigazioni e ha continue ricadute.

Il lavoro di diserbo è inoltre molto duro. Andare tutti i giorni nei campi, con un machete in mano per eliminare le erbacce, sotto il sole cocente, non fa altro che peggiorare la sua situazione.

Il dirigente sindacale spiega anche che la situazione di Candido non è un’eccezione e che ci sono molti suoi colleghi che vivono lo stesso dramma.

“Javier Zúniga, pr esempio, soffre di gravi problemi alla colonna vertebrale. Sono due mesi che aspetta il trasferimento. Poi ci sono Oscar, Hilda e molti altri a cui sono state diagnosticate patologie articolari legate all’usura delle articolazionidi , ma la compagnia non fa niente. Nel frattempo continuano a fare lo stesso lavoro anche se gli specialisti hanno indicato chiaramente quali sono le restrizioni mediche. È davvero vergognoso”, aggiunge Morales.

Una situazione che, da un lato mostra la persistente insensibilità della multinazionale statunitense e la crudeltà del suo sistema di rapporti di lavoro, dall’altro, l’assoluta inefficienza e complicità delle autorità costaricane.

“L’anno scorso siamo riusciti a organizzare una riunione tripartita  a cui hanno partecipato anche la Federazione nazionale dell’agroindustria e la UITA. Abbiamo presentato un elenco delle malattie di cui soffrono i lavoratori, ma alla fine la compagnia non ha voluto adottare una nuova procedura per snellire e accelerare gli interventi in caso di problemi di salute del lavoratore.

Le autorità hanno fatto finta di niente e le poche cose su cui abbiamo raggiunto un accordo si sono rivelate totalmente inutitli. I problemi sono rimasti gli stessi e in molti casi sono anche peggiorati”, assicura il sindacalista.

Secondo Morales, il caso di Candido Amador e quello di molti altri suoi colleghi ha profonde radici antisindacali.

“Sono tutti lavoratori e lavoratrici iscritti al sindacato, che subiscono costanti e sistematiche pressioni per le lotte che hanno portato avanti in questi anni in difesa dei diritti sindacali e del lavoro.

Recentemente hanno chiesto alla compagnia che li dotasse di mezzi di trasporto per raggiungere i posti di lavoro all’interno della piantagione, che molto spesso sono lontanissimi. La risposta è stata in parte positiva, ma parallelamente ci sono state forti ritorsioni contro i lavoratori sindacalizzati.

Purtroppo ci troviamo ogni giorno a combattere contro persecuzione e ritorsioni, che sono solo alcune delle forme sistematizzate di persecuzione antisindacale di Dole”.

[1] Leggi l’articolo (spagnolo)

Fonte: Rel UITA

 

 

America Latina-L’Avana e Managua

L’Avana e Managua

due tentati ‘golpe’ gemelli

#SOSCuba, come #SOSNicaragua, #SOSVenezuela e #SOSBolivia

Managua, 22 luglio (di Jorge Capelan | Tortilla con Sal / LINyM) -.

Domenica 11 luglio, in una dozzina di punti sparsi per l’isola, si sono registrate proteste, in alcuni casi violente, a cui hanno participato tra le 100 e le 500 persone, presumibilmente a causa dell’allarme per la ripresa dei casi di coronavirus, la mancanza di cibo e problemi con il servizio elettrico.

In tutti i dodici punti, le stesse grida, gli stessi slogan, le stesse parole: “Cuba Decide” , la marca della fondazione della controrivoluzionaria Rosa María Payá, a Miami, con stretti contatti con l’establishment statunitense e la destra golpista latinoamericana ed europea.

La campagna è iniziata prima sui social media con un’ondata di tweet da account di artisti e altri di nuova creazione che chiedevano “aiuti umanitari” per Cuba.

Secondo un’indagine dell’analista spagnolo Julián Macías Tovar, il primo account a utilizzare l’hashtag #SOSCuba è stato localizzato in Spagna. Tra sabato 10 e domenica 11 ha pubblicato più di 1.000 tweet e una frequenza di retweet di 5 messaggi al secondo.

Domenica mattina sul presto, i media occidentali hanno iniziato a parlare di “crisi umanitaria” a Cuba, nonostante il fatto che l’isola, con livelli di mortalità dello 0,65%, due vaccini nazionali approvati e più di un terzo della popolazione vaccinata, sia una dei paesi meno colpiti dell’emisfero. Sulle reti circolavano video, spesso frammentari, di saccheggi, attentati a proprietà pubbliche e forze dell’ordine.

Poche ore dopo il trend #SOSCuba diventava virale e lo spazio mediatico mondiale dominato dall’occidente cominciava a riempirsi di titoli, non solo sulla “crisi umanitaria” a Cuba, ma anche su una “rivolta popolare” contro il “regime”. Non importava che i manifestanti che difendevano il governo e la rivoluzione e che sono scesi in strada un po’ in tutto il paese fossero la stragrande maggioranza: il racconto di una presunta insurrezione nell’isola era già penetrato e si era assestato nel subconscio collettivo globale.

Non importava nemmeno che, solo un paio di settimane prima, l’Onu avesse votato, per l’ennesima volta e quasi all’unanimità, contro l’embargo statunitense a Cuba. Sono bastati pochi click per creare un clima favorevole all’idea che sarebbe stato positivo “aiutare umanitariamente” Cuba. Purtroppo sappiamo cosa ciò significhi: invio di armi e sistemi militari affinché gruppi violenti all’interno dell’isola possano creare il caos. E se ciò non bastasse, preparare le condizioni per un’eventuale invasione.

Ora è il turno di Cuba, presumibilmente “ammorbidita” da 62 anni di embargo, brutalmente intensificato con Trump e proseguito con Biden, nonostante prima di assumere la presidenza avesse promesso il contrario. Guerra di ‘quarta generazione’, ‘ibrida’, ‘golpe suave’, ‘rivoluzione colorata’, insomma … indipendentemente da come la si vuole chiamare, sempre di guerra si tratta.

“Siamo in presenza di un copione preconcetto e per i nicaraguensi non sarà difficile capirlo, perché lo hanno già sperimentato sulla propria pelle”, dice l’ambasciatore cubano in Nicaragua, Juan Carlos Hernández Padrón. Il diplomatico era a Managua nei mesi, tra aprile e luglio 2018, del tentato “golpe suave”.

È vero che molte delle strategie messe in atto dall’impero per destabilizzare Cuba e Nicaragua sono state impiegate anche in Venezuela e Bolivia, ma quanto è successo questa settimana a Cuba presenta sorprendenti parallelismi con quanto è successo in Nicaragua tre anni fa. In entrambi i casi, l’obiettivo era lo stesso: stravolgere l’ordine istituzionale e la sovranità del Paese, per forzare un “cambio di regime” con il supporto di potenze straniere.

Vediamo di seguito quali sono i punti in comune.

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Nicaragua-La nuova contra

La nuova contra
Miguel Necoechea     
9-7-2021
Gli ex-sandinisti hanno tradito i loro principi rivoluzionari da un quarto di secolo. 

Negli ultimi dieci giorni gli ex-sandinisti sono stati incarcerati per aver violato la legge, non per essere degli oppositori. Le agenzie di stampa internazionali si sono avvalse del loro passato rivoluzionario per confondere l’opinione pubblica mondiale. 

Facciamo storia. 

Gli ex-sandinisti hanno tradito i loro principi rivoluzionari da un quarto di secolo.  Quando ancora militavano nel FSLN, chiedevano la rinuncia al socialismo, al sandinismo ed alla politica antimperialista del partito. 
Essendo stata sconfitta la loro posizione nel Congresso Straordinario del 1994, uscirono dalle file del FSLN per fondare ciò che chiamarono Movimento Rinnovatore Sandinista (MRS). 
Quanti defezionarono erano una minoranza nel Congresso del FSLN, non contando sul favore delle basi sandiniste autentiche. 
All’epoca, però, in gran parte erano dirigenti del FSLN. I dissidenti avevano ricoperto alte cariche nel Governo e nel partito nel decennio degli anni ‘80, motivo per cui furono candidati a deputati nelle elezioni del 1990. 
Il risultato fu che la maggioranza dei deputati eletti del FSLN provenisse in definitiva dal piccolo gruppo dissidente. 
Come deputati ormai del MRS, nel 1995 stabilirono un patto con la destra neoliberista per riformare la Costituzione, eliminando da questa il diritto alla salute e all’educazione gratuite, legalizzando la privatizzazione dei servizi pubblici, istituendo il ballottaggio elettorale, limitando la rielezione presidenziale, e perfino stabilendo il voto qualificato per scegliere i magistrati. 
I rinnovatori, sempre più a destra e più collusi con gli interessi statunitensi, nelle elezioni del 2008, 2011, 2012 e 2016, appoggiarono apertamente i candidati della destra neoliberista nicaraguense. 
Nella loro smania di distruggere il FSLN arrivarono all’estremo di partecipare a riunioni antisandiniste, presiedute dai controrivoluzionari cubani a Miami, dai quali ricevettero appoggio, e parteciparono attivamente all’elaborazione del Nica Act, promosso da Ted Cruz ed Ileana Ross-Lehtiner, ambedue di origine cubana e membri del Congresso statunitense per la Florida, legge che in sostanza imponeva sanzioni economiche draconiane al popolo del Nicaragua. 
In seguito, con l’appoggio di questi e degli Stati Uniti, si dedicarono al compito di preparare una rivolta ispirata alle primavere create da Hillary Clinton, che sarebbe culminata col rovesciamento del Governo legittimo del presidente Daniel Ortega. 

Così, durante il fallito tentativo di colpo di stato, serrarono i ranghi coi gruppi e leader di destra che chiedevano l’intervento degli yankee e si misero alla testa delle azioni armate controrivoluzionarie portate avanti tra aprile e luglio di quell’anno, utilizzando come facciata agli occhi del mondo i giovani autoconvocati, carne da cannone dei rinnovatori, azioni che grazie al finanziamento di USAID e NED tramite la Fondazione Violeta Barrios de Chamorro, Funides, CINCO ed altre in Nicaragua, ressero per diversi mesi. Fra i propositi dei rinnovatori, quello di farsi incarcerare dal Governo legittimo, in modo da sollecitare l’intervento degli Stati Uniti, compreso quello militare, adducendo una presunta frode elettorale nel 2016, violazioni dei diritti umani e della libertà d’espressione.  Continua a leggere

Honduras.Un altro passo verso la giustizia per Berta

Un’altro passo verso la giustizia per Berta
Dichiarato colpevole David Castillo coautore dell’omicidio
Managua, 5 luglio (di Giorgio Trucchi | Rel UITA / LINyM) -.

Dopo quasi tre mesi di processo, la prima sezione penale del tribunale di Tegucigalpa ha emesso una sentenza di condanna a carico di Roberto David Castillo, ex presidente di Desarrollos Energéticos SA (DESA)[1], che è stato ritenuto coautore dell’omicidio della dirigente indigena Berta Cáceres. La pena verrà comunicata durante l’udienza del prossimo 3 agosto.

La notizia ha scatenato l’entusiasmo tra le persone riunite fuori dalla Corte suprema di giustizia, dove dall’inizio del processo si è installato l’accampamento femminista “Berta Vive”.

La sentenza contro Castillo rappresenta un nuovo importante passo sulla via della giustizia integrale per Berta. Giunge dopo la condanna nel 2019 degli autori materiali del crimine a pene comprese tra i 30 e i 50 anni di carcere, tra i quali spiccavano ex dirigenti e membri della sicurezza di DESA, ex militari e militari in servizio .

“Questa sentenza ha un significato molto importante. Questa volta le strutture di potere non sono riuscite a corrompere il sistema giudiziario e la struttura criminale, capeggiata dalla famiglia Atala Zablah e di cui il condannato David Castillo Mejía è strumento, non ha raggiunto i suoi obiettivi”, si legge in un comunicato letto da Bertha Zúniga, figlia della dirigente uccisa e attuale coordinatrice del Copinh[2].

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Gruppi statunitensi della solidarietà verso il Nicaragua

Questa è la lettera aperta che gruppi statunitensi della solidarietà verso il Nicaragua hanno promosso, chiedendo di appoggiarla mediante l’adesione (sia individuale che di organizzazioni) e la diffusione.
Qui il loro link in inglese, dove registrare l’adesione:
https://afgj.salsalabs.org/we-call-on-the-united-states-to-stop-interfering/index.html
Grazie per il vostro appoggio, in un periodo in cui si sta facendo virulenta la campagna mediatica con cui SEMPRE gli USA spianano la strada a successivi interventi più cruenti, che siano colpi di stato “morbidi” o guerre, in tutti quei Paesi sovrani non allineati ai loro interessi e dettami.
La storia degli ultimi decenni ce lo ha dimostrato sistematicamente.
La macchina del fango usata per diffamare questo o quel capo di Stato, è anche fango neghi occhi di chi non vuol vedere che in realtà l’obiettivo è un popolo, la sottomissione del suo Paese, il dominio sulle sue risorse. E chi si unisce a questo coro mediatico si fa COMPLICE dell’immensa sofferenza che l’imperialismo impone poi a popolazioni e territori.
Eleviamo e moltiplichiamo un coro diverso: “El clamor de la Tierra, el clamor de los Pueblos”!!!


Lettera
Con l’approssimarsi delle elezioni in Nicaragua,  chiediamo agli Stati Uniti di smetterla d’interferire
“Cosa succederebbe se gli Stati Uniti fossero visti dal resto del mondo come artefici di un’interferenza diretta nelle elezioni di altri Paesi e tutti lo sapessero? Come sarebbe se intervenissimo nella conduzione dei loro affari? Ciò sminuisce il prestigio di un Paese» (Presidente Biden, giugno 2021)

Trentacinque anni fa, il 27 giugno 1986, la Corte Internazionale di Giustizia dell’Aia decretò che gli Stati Uniti avevano violato il diritto internazionale appoggiando i Contras e minando i porti del Nicaragua, in violazione degli obblighi internazionali del nostro Paese “di non usare la forza contro un altro Stato, di non intervenire nei suoi affari e di non violare la sua sovranità”. La decisione includeva la necessità di pagare i risarcimenti, calcolati in oltre 17 miliardi di dollari. Gli Stati Uniti si rifiutarono di ottemperarla. Oltre 30.000 nicaraguensi morirono a causa della guerra e quando questa terminò, la loro economia era totalmente distrutta. 

Gli Stati Uniti hanno continuato a interferire nelle elezioni del 1990, versando milioni di dollari per creare un candidato prescelto e per minacciare il popolo nicaraguense di ulteriore guerra se non avesse votato secondo i dettami degli Stati Uniti.

Dopo il ritorno al potere dei sandinisti con le elezioni nel 2007, gli Stati Uniti hanno ripreso gli sforzi per minare il governo sandinista, canalizzando apertamente oltre 200 milioni di dollari attraverso organizzazioni no profit nicaraguensi e dozzine di media creati ad hoc per forzare il cambio di regime. Ciò è culminato nel 2018 in un tentativo di colpo di stato, fallito, ma che è costato la vita a oltre 200 persone. 

Nel luglio 2020 un documento della USAID, trapelato dall’ambasciata degli Stati Uniti a Managua, delineava il RAIN o Responsive Assistance in Nicaragua, piano orchestrato e finanziato dagli Stati Uniti per mettere in atto una transizione di governo in Nicaragua nei prossimi due anni.

Proprio in questo momento, sta procedendo rapidamente nel Congresso degli Stati Uniti il Renacer Act, il cui titolo: Reinforcing Nicaragua’s Adherence to Conditions for Electoral Reform Act del 2021 indica inequivocabilmente l’intento esplicito d’interferire nelle elezioni in Nicaragua. Il Renacer Act aumenta le sanzioni economiche. Minaccia gli elettori nicaraguensi affinchè votino per un candidato dell’opposizione se non vogliono subire gravi privazioni nei prossimi anni.

I nostri amici, familiari, partner organizzativi e comunità in Nicaragua vogliono che gli Stati Uniti smettano d’interferire. Ci dicono che il governo sandinista si preoccupa dei poveri, citando il buon governo di cui beneficiano direttamente: sicurezza cittadina, sicurezza alimentare, agroecologia, accesso all’assistenza sanitaria e all’istruzione, impegno per l’equità di genere, prevenzione e contenimento dei disastri, diversificazione energetica, le migliori infrastrutture e strade della regione e programmi per ampliare l’accesso ad abitazione, acqua ed elettricità. La povertà e la povertà estrema sono state ridotte di quasi il 50% dal 2007 al 2017. I nicaraguensi NON stanno fuggendo a migliaia verso la frontiera con gli Stati Uniti, a differenza dei loro vicini del “triangolo settentrionale”.

Le operazioni statunitensi di cambio di regime in America Latina hanno una storia lunga e sordida e continuano a causare danni enormi nei molti luoghi in cui operano tutt’oggi. Le sanzioni statunitensi in favore dei cambi di regime sono devastanti per le persone più vulnerabili e sono illegali. 

Con l’approssimarsi delle elezioni in Nicaragua, gli Stati Uniti stanno interferendo direttamente e tutti lo sanno.   Chiediamo agli Stati Uniti di smettere d’interferire; ciò sminuisce il prestigio del nostro paese a livello globale.

 

 

NICARAGUA SI RISPETTA !!!! Comunicato del dipartimento di Relazioni Internazionali del FSLN

Non è di oggi il tentativo di screditare i processi rivoluzionari poco disposti a seguire le direttive degli Stati Uniti che, in America Latina, hanno sempre rappresentato la potenza mondiale dominante.
La storia recente è piena di esempi di tentativi di colpi di stato e di campagne di discredito verso questi paesi che vengono così criminalizzati e sottoposti a sanzioni economiche e ingerenze politiche. Dal 2018 in avanti, in Nicaragua questa politica è stata portata avanti contro il governo in carica attraverso milioni di dollari che hanno finanziato le campagne mediatiche principalmente rivolte contro il Presidente Daniel Ortega, e il tentativo di ricomposizione di un’opposizione politica che, nonostante tutto, brilla per la sua incapacità politica e strategica. Purtroppo la capacità di riconoscere l’importanza di un’analisi della politica internazionale si è ridotta notevolmente anche negli ambiti più variegati della “sinistra” europea che, a 20 anni dai fatti di Genova di cui ricorre in questi giorni l’anniversario, non sembra più in grado di esercitare questi strumenti fondamentali per una corretta comprensione dei fenomeni mondiali politici ed economici. Persino il diritto internazionale di non ingerenza nelle politiche degli stati sovrani sembra non essere più un caposaldo inviolabile.

L’Associazione Italia Nicaragua sente la necessità di dare la parola al governo sandinista che in questi anni ha dato prova di capacità di affrontare i bisogni della propria popolazione e per questo è stato premiato nei vari processi elettorali.

Il documento che segue, di non facilissima lettura, è la traduzione di un documento scritto dal dipartimento di Relazioni internazionali del FSLN

Rel_Internazionali_FSLN

2 luglio 2021

Honduras, 12 anni di golpe 

Honduras, 12 anni di golpe
Resistenza incessante del popolo honduregno
Managua, 28 giugno.
Dodici anni fa, un colpo di stato civile-militare rovesciò l’allora presidente Manuel Zelaya e diede inizio a una delle crisi più profonde della storia recente dell’Honduras.

L’oligarchia honduregna, protetta dalle forze repressive dello Stato e da una classe politica vorace e corrotta, con l’approvazione subdola dell’imperialismo statunitense, sferrò un colpo mortale alle istituzioni, trasformando l’Honduras in terra di nessuno dove chi riempiva le piazze e lottava per le strade era catturato, torturato, assassinato, fatto sparire.

A partire da quel 28 giugno 2009 è stata resistenza contro il ‘golpe’ e contro i suoi progetti di morte. Strumenti di un modello neoliberista estrattivista predatorio e neocoloniale, che offre pezzi di Paese al miglior offerente, che svende beni comuni, che arma le mani degli assassini, che schiaccia sotto il peso dello stivale (militare) le aspirazioni di chi difende i territori ed esige di essere consultato, di chi propone rifondare la nazione attraverso un’assemblea nazionale costituente, originaria e popolare.

Donne, uomini, giovani, lavoratori e lavoratrici, organizzazioni indigene, nere e contadine,

sindacati, insegnanti, movimenti sociali e popolari, studenti. Migliaia di persone si sono mobilitate, hanno resistito e combattuto. Molti hanno offerto la loro vita, altri sono andati in esilio. Tantissimi sono fuggiti verso gli Stati Uniti.

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Costa Rica-Movimento ambientalista esige giustizia

Costa Rica: Movimento ambientalista esige giustizia

Ratifica dell’Accordo di Escazú e stop all’impunità le principali richieste

Managua, 9 giugno (Giorgio Trucchi | Rel UITA | LINyM) -.

In occasione della Giornata mondiale dell’ambiente, il movimento ambientalista della Costa Rica ha commemorato le persone che difendono la terra e i beni comuni assassinate nelle ultime tre decadi. Durante l’attività hanno denunciato l’impunità ancora imperante e hanno chiesto l’immediata ratifica dell’Accordo di Escazú.

“La Costa Rica è un paese che si autodefinisce all’avanguardia nella conservazione della natura, ma che però si rifiuta di adottare misure per proteggerla davvero”, denuncia l’organizzazione Bloque Verde in un comunicato.

Per diverse ore, i volti di Yehry Rivera, Sergio Rojas, Diego Armando Saborío, Jairo Mora, Kimberley Blackwell, David Maradiaga, Jaime Bustamante, Oscar Fallas, María del Mar Cordero, Jorge Aguilar, Óscar Quirós, Antonio Zúñiga e Olof Wessberg, hanno illuminato le grigie pareti del parlamento.

Secondo i dati forniti da Bloque Verde, negli ultimi tre decenni ci sono stati almeno 25 attacchi contro chi difende la terra e l’ambiente, con un saldo di 13 persone assassinate.

In occasione del 49° anniversario della Dichiarazione delle Nazione Unite sull’ambiente umano, il movimento ambientalista ha chiesto giustizia “per le aggressioni e gli omicidi di chi difende la natura, gli ecosistemi e i popoli che ci abitano”, ribadisce Bloque Verde .

Della difficile situazione ambientale in questo paese dell’America Centrale ha parlato il sostituto procuratore dell’ambiente Luis Diego Hernández.

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