2 marzo V anniversario Berta Cáceres

Sono passati 5 anni, la notte del  2 marzo 2016  sicari  armati sono entrati in piena notte nella casa di Berta Cáceres a Intibuca, Honduras. e l’hanno assassinata.
L’assassinio di Berta Cáceres ha dimostrato che in Honduras esiste un modello distruttivo dell’ambiente corrotto e criminale.

Berta era un’attivista che ha da sempre dedicato la propria vita alla difesa dell’ambiente e dei diritti dei popoli originari dell’Honduras.
Berta lottava contro la costruzione della diga di Agua Zarca sul Rio Blanco nel territorio del popolo Lenca.
Berta è diventata un simbolo, e coloro che pensavano di mettere a tacere la sua voce si ritrovano oggi con migliaia e migliaia di persone che in tutto il mondo rilanciano la sua lotta e chiedono giustizia per Berta.

Solidarietà alla famiglia di Berta, al Consejo Cívico de Organizaciones Populares e Indígenas de Honduras (Copinh), l ‘organizzazione delle comunità Lenca fondata anche da Berta-
Berta Vive La lucha sigue

#JusticiaParaBerta
#5a
ñosJuntoABerta

El Salvador – tra elezioni e crisi economica e istituzionale

El Salvador tra elezioni e crisi economica e istituzionale

Un anno dopo il tentativo (fallito) di golpe, Bukele si prepara a fagocitare il Parlamento

Managua, 23 febbraio (LINyM)
A meno di una settimana dalle elezioni in cui più di cinque milioni di persone saranno chiamate alle urne per eleggere 84 deputati all’Assemblea legislativa, 20 al Parlamento centroamericano e 262 sindaci, El Salvador si trova nel bel mezzo di una grave crisi economica e istituzionale.

Attualmente, la maggioranza parlamentare è in mano a quei partiti d’opposizione che per quasi un quarto di secolo si sono alternati al potere nel periodo post conflitto armato interno (1994-2018). L’ultraconservatrice Alleanza repubblicana nazionalista (Arena) e l’ex movimento guerrigliero Fronte Farabundo Martí per la liberazione nazionale (Fmln) hanno rispettivamente 37 e 23 seggi.

Secondo i principali sondaggi effettuati dopo l’inizio della campagna elettorale, il partito del presidente Nayib Bukele, Nuove Idee (Ni), non solo starebbe per stravincere le elezioni, ma si appresterebbe addirittura a ottenere la maggioranza qualificata dei due terzi (56 seggi).

Il 12 febbraio, l’Università Centroamericana (Uca) ha pubblicato un ultimo sondaggio in cui Nuevas Ideas ottiene il 68,8% delle preferenze, relegando Arena e Fmln a percentuali a una cifra. Altri sondaggi dipingono un quadro molto simile, anche se non così tragico per le forze di opposizione.

Con la maggioranza qualificata dei due terzi dei componenti del Parlamento, Bukele potrebbe controllare posti chiave come la Procura generale, la Corte suprema di giustizia, la Corte dei conti e la Procura dei diritti umani e avrebbe anche i voti necessari per modificare la Costituzione a suo piacimento.

L’atteggiamento autoritario e conflittuale di Bukele, che ha toccato il suo apice durante il tentativo di colpo di stato legislativo del 9 febbraio dello scorso anno[1], insieme a una pesantissima campagna elettorale di discredito e odio contro i suoi oppositori e una preoccupante crisi economica, hanno caratterizzato l’inizio del nuovo anno.

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Honduras. Uno scenario complicato


Honduras. Uno scenario complicato

Due consultazioni elettorali in nove mesi

Managua, 16 febbraio (LINyM) -.
Tra meno di un mese, il 14 marzo, Partito nazionale (filogovernativo), Partito liberale e Partito libertà e rifondazione, Libre (opposizione) realizzeranno elezioni interne per scegliere candidati e candidate alle elezioni generali del 28 novembre. In quell’occasione circa 6,6 milioni di honduregni saranno chiamati a eleggere il nuovo presidente, 128 deputati al Congresso nazionale, 20 al Parlamento centroamericano e 298 sindaci e vicesindaci.

L’Honduras arriva a questi appuntamenti dopo un anno complicato, per usare un eufemismo.

 “Pandemia e due uragani hanno amplificato una crisi già profondamente radicata nella società honduregna. È sufficiente guardare i principali indicatori economici e sociali per rendersi conto di quanto sta avvenendo nel Paese”, afferma il sociologo Eugenio Sosa.

 Attualmente l’Honduras si colloca tra i peggiori paesi latinoamericani per disuguaglianza economica, con il 62% della popolazione che vive in condizioni di povertà e quasi il 40% in miseria (EPHPM 2020). L’impatto della pandemia e degli uragani acuirà ulteriormente le disuguaglianze, con circa 700 mila nuovi poveri e 600 mila nuovi disoccupati, mentre gli indici di povertà potrebbero schizzare a quasi il 70% e quelli di povertà estrema al 50%.

Secondo i dati dell’Unità tecnica di sicurezza alimentare e nutrizionale (Utsan), 1,3 milioni di honduregni devono far fronte all’insicurezza alimentare e quasi 350 mila si trovano in “situazione critica”.

Un Paese in rovina

Per il Foro sociale del debito estero e sviluppo dell’Honduras (Fosdeh), gli “errori della politica economica ufficiale, aggravatisi nell’ultimo decennio” sono corresponsabili non solo delle conseguenze in campo economico, ma anche delle loro ripercussioni in ambito sociale e sanitario.

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Honduras: Femminicidio di Stato

Honduras: Femminicidio di Stato
Sette donne assassinate negli ultimi giorni
Managua, 12 febbraio (Rel UITA | LINyM) –

L’abbiamo già detto e non ci stancheremo mai di ripeterlo: in Honduras le vere pandemie sono quelle dei femminicidi e dell’impunità.
La notte del 6 febbraio, Keyla Martínez, 26 anni, giovane studentessa del corso di laurea in Infermieristica, è stata arrestata nella città di La Esperanza per aver violato il coprifuoco imposto dal governo Hernández, come misura per combattere la pandemia di Covid-19.

La ragazza è stata fermata intorno alle 23.30, portata in commissariato e rinchiusa in una cella. Alcune ore più tardi, il corpo senza vita di Keyla veniva portato al pronto soccorso dell’ospedale dipartimentale.

Secondo la polizia, la giovane si sarebbe suicidata impiccandosi alle sbarre della cella. Una tesi già scartata dall’autopsia, da cui risulta che la vittima è morta per asfissia meccanica, il che dimostra trattarsi di omicidio.

Acquisito il referto di medicina legale, la procura ha impartito direttive alle autorità di polizia, affinché tutti gli agenti assegnati al commissariato in questione fossero posti a disposizione del Pm.

L’assassinio di Keyla ha commosso la società honduregna e La Esperanza è stata attraversata da forti proteste di piazza, puntualmente represse con l’uso di gas lacrimogeni e pallottole di gomma. Nella capitale, cinque studenti universitari sono stati arrestati durante le proteste e verranno processati per direttissima.

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Guatemala “Sono necessari cambiamenti strutturali”

Guatemala “Sono necessari cambiamenti strutturali”
Nuove e vecchie sfide per il Guatemala all’inizio del nuovo anno
Managua, 28 gennaio (LINyM) -.
Il Guatemala inizia il nuovo anno trascinando con sé una crisi sociale che è anche politica ed economica e che è lungi dall’essere risolta. 

 A novembre dell’anno scorso, il Guatemala fu scosso nuovamente da forti proteste. La gente scese in piazza per chiedere le dimissioni del presidente Alejandro Giammattei, di ministri e deputati, per aver approvato furtivamente una legge di bilancio di quasi 13 miliardi di dollari che faceva schizzare il debito pubblico, tagliava sanità, istruzione, fondi per la difesa dei diritti umani e per la lotta contro la povertà e beneficiava élite economiche e funzionari corrotti.

Una nuova rivolta popolare contro il cosiddetto ‘patto dei corrotti’, contro il saccheggio delle casse dello Stato, contro la gestione inadeguata, improvvisata e incompetente della pandemia e contro l’incapacità e l’indifferenza del governo nell’affrontare l’arrivo degli uragani Eta e Iota. 

Mobilitazioni, presidi, blocchi stradali per opporsi agli attacchi sistematici contro chi difende la terra e i beni comuni, contro uomini e donne che tutelano i diritti umani, contro l’irrefrenabile violenza di genere. 

Il Guatemala continua a essere uno dei Paesi più pericolosi per chi pratica la difesa dei diritti umani e l’attività sindacale. Dall’inizio di quest’anno sono già 28 le donne vittime di femminicidio, 6 di esse assassinate in un solo giorno. Sono almeno 4 le donne che ‘spariscono’ ogni giorno.

Una situazione drammatica (cinque su dieci bambini e bambine minori di cinque anni soffrono di denutrizione cronica, il 60% della popolazione in generale e l’80% della popolazione indigena vive in povertà) che affonda le sue radici nell’implacabile introduzione e inasprimento di un modello economico neoliberista ed estrattivista, che comporta la depredazione e militarizzazione dei territori, così come la criminalizzazione e assassinio di uomini e donne che li difendono. 

“È una situazione molto complicata, che ha ora l’aggravante della pandemia e dei disastri causati dai due uragani. Il nuovo anno inizia in condizioni molto difficili per i popoli che storicamente subiscono le stangate di questo modello politico ed economico imposto dalle oligarchie”, afferma Leiria Vay García, membro della direzione politica nazionale del Comitato di sviluppo contadino (Codeca). 

“Ciò che ci preoccupa maggiormente è l’espansione dei progetti estrattivi. La loro proliferazione incontrollata è stata fonte di violazione dei diritti umani, incremento della violenza contro le comunità, causa di divisioni e conflitti. Tutto questo va di pari passo con una classe politica volta a garantire gli interessi di pochi, dei grossi capitali nazionali e multinazionali, ai danni della stragrande maggioranza della popolazione”. 

Diritti umani

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Honduras-Grave regressione dei diritti delle donne

Honduras-Grave regressione dei diritti delle donne
Proibizione dell’aborto e del matrimonio egualitario scolpita nella pietra
Managua, 22 gennaio (Rel UITA | LINyM) 
La giornata di ieri (giovedì) sarà ricordata per molto tempo. Il Parlamento dell’Honduras ha infatti approvato una riforma costituzionale che di fatto mette una pietra tombale sulla possibilità di depenalizzare l’aborto e il matrimonio egualitario, entrambi già proibiti nella nazione centroamericana da quasi quarant’anni (1982).

Il progetto di riforma era stato presentato nei giorni scorsi dal vicepresidente del Congresso, il conservatore Mario Pérez, con l’obiettivo di modificare l’articolo 67 della Costituzione e “tutelare” così il divieto assoluto di abortire da qualsiasi tentativo futuro di depenalizzazione.

All’ultimo minuto, la maggioranza conservatrice e ultraconservatrice presente alla sessione parlamentaria virtuale ha poi inserito nel nuovo testo l’articolo 112, scolpendo così nella pietra la proibizione del matrimonio e dell’unione di fatto tra persone dello stesso sesso, che non verranno nemmeno riconosciuti se celebrati secondo le leggi di altri paesi.

Secondo le prime indiscrezioni, la riforma è stata approvata in un unico dibattito (la legge ne prevede almeno due), con un numero di voti (84) inferiore a quello stabilito dalla legge (86) e che non coincide con il numero dei deputati che hanno votato.

Il testo approvato dell’articolo 67 recita che “è vietata e illegale qualsiasi forma di interruzione della vita del nascituro, da parte della madre o di una terza persona, la cui vita deve essere rispettata fin dal concepimento”.

Stabilisce inoltre che “le disposizioni di questo articolo e dell’articolo 112 di questa Costituzione possono essere emendate solo dalla maggioranza dei tre quarti dei membri della plenaria del Congresso” e che “saranno nulle le disposizioni legali create dopo l’entrata in vigore di questo articolo che stabiliscano criteri contrari” al testo approvato. In questo modo sarà praticamente impossibile per qualsiasi forza politica raggiungere i 96 voti (di 128 disponibili) necessari per riformare questo articolo della Costituzione.
In mezzo a tante irregolarità, vale la pena ricordare che la Costituzione dell’Honduras non prevede, né autorizza questo tipo di maggioranza qualificata (tre quarti della plenaria).

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Honduras L’esodo della disperazione

Honduras: L’esodo della disperazione
Anno nuovo, nuove carovane migranti, vecchi mali

Managua, 19 gennaio (Rel UITA | LINyM) -.
Sono diverse migliaia gli honduregni e honduregne – tante famiglie con bambini – che nella notte tra giovedì e venerdì scorso si sono riuniti nel terminal degli autobus della città di San Pedro Sula e hanno intrapreso un lungo e pericoloso viaggio verso gli Stati Uniti, fuggendo dalla miseria, dalla violenza e dalla mancanza di un futuro.

Dopo aver superato lo sbarramento della polizia honduregna alla frontiera di El Florido, la ‘carovana migrante’ è riuscita a entrare in territorio guatemalteco, avanzando verso la località di Vado Hondo, a pochi chilmetri da Chiquimula, dove è stata brutalmente aggredita con manganelli, bastoni e gas lacrimogeni da poliziotti antisommossa e militari.

Alcune persone sono riuscite a passare, ma il grosso del gruppo è stato bloccato e si è accampato all’altezza del chilometro 177 dell’autostrada Atlantica. Ci sono diversi feriti e circa 2400 persone sono già state rimpatriate, mentre altre 1000 sono ancora in mano alle autorità migratorie.

La violenta repressione è una conseguenza diretta del decreto emesso la scorsa settimana dal governo guatemalteco, con il quale ha decretato lo stato di prevenzione in sette province che confinano con l’Honduras e ha ordinato la dissoluzione violenta di qualsiasi assemblea pubblica, gruppo o manifestazione. Una strategia in linea con le politiche migratorie imposte da Trump ai paesi del cosiddetto ‘triangolo nord’ (El Salvador, Guatemala, Honduras).

Contrariamente a quanto molti pensano, le persone che abbandonano l’Honduras non inseguono il “sogno americano”, bensí stanno fuggendo dall’incubo honduregno.

“Si tratta di disperazione. Fuggono dalla miseria, dalla violenza, dalla mancanza di lavoro. Non hanno più tempo per aspettare che le cose migliorino. Preferiscono affrontare un viaggio pieno di incognite e di pericoli piuttosto che rimanere in Honduras, dove la vita non vale nulla”, spiega Bartolo Fuentes, giornalista ed esperto in temi migratori.

Il disastro honduregno

L’Honduras è uno dei paesi con il più alto indice di disuguaglianza e povertà in America Latina, con quasi il 70% della popolazione che vive in povertà e oltre il 40% in miseria.

È anche uno dei paesi più pericolosi per le persone che difendono la terra e i beni comuni. Più di 140 difensori dei diritti umani sono stati assassinati nell’ultimo decennio.

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Buon Anno Nuovo

Il Nicaragua ha dimostrato nel 2020 – e lo ha dimostrato storicamente – con il suo popolo coraggioso e il suo governo umanista e solidale, il governo sandinista, di conoscere le lotte e le vittorie di fronte alle sfide più alte che possono essere affrontate, come una pandemia globale e quella di due uragani intensi e devastanti consecutivi, che hanno causato ingenti danni materiali ma dove il Governo ha agito tempestivamente per salvare  la vita umana come priorità fondamentale. (ndr di F.Franco-VS)

Guarimberos a Cuba

Guarimberos a Cuba

Cosa si nasconde dietro la nuova ‘rivolta colorata’

Managua, 17 dicembre (LINyM) -.

Proprio mentre nel quartiere San Isidro dell’Avana Vecchia una dozzina di persone mettevano in scena un presunto sciopero della fame, alcune di loro con comprovati vincoli con Washington, il Dipartimento di stato nordamericano annunciava lo stanziamento di circa un milione di dollari per ogni programma che si occupi di “diritti civili, politici, religiosi e del lavoro a Cuba”.

Si tratta ancora una volta di denaro messo a disposizione di gruppi sovversivi, come il cosiddetto “Movimento San Isidro”, con il fine di destabilizzare Cuba dall’interno, giustificando in questo modo politiche statunitensi come l’embargo commerciale, economico e finanziario o incentivando false campagne sulla situazione dei diritti umani nell’isola. Si tratta anche della stessa agenda interventista promossa in altri paesi invisi a Washington, come Nicaragua e Venezuela.

Vediamo quindi come avanza il tentativo di golpe blando (colpo di stato morbido) e che cos’è la farsa di San Isidro.

  1. Esperti e analisti avvertono che Cuba è l’obiettivo in questo momento di una guerra mediatica, sviluppata principalmente sui social network, come parte del denominato “colpo di stato morbido”. Con questo nome s’intende il meccanismo di intervento straniero indiretto, creato dalla CIA per sovvertire le istituzioni in quei paesi che sono obiettivi strategici per gli Stati Uniti. Sebbene il manuale dei ‘colpi di stato morbidi’ parli di una guerra basata sulla protesta pacifica, gli eventi evolgono sempre in scenari violenti.
  2.  La farsa di San Isidro non è altro che un nuovo tentativo degli Stati Uniti per innescare un ‘colpo di stato morbido’ a Cuba.

Ma cosa è successo fino ad ora?

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Honduras “Li rivogliamo vivi! Verità e giustizia adesso!”

Honduras “Li rivogliamo vivi! Verità e giustizia adesso!”
Cinque mesi dalla sparizione forzata dei giovani attivisti garifuna

Managua, 14 dicembre (LINyM) -.
In occasione della Giornata mondiale dei diritti umani, l’Organizzazione fraterna nera honduregna (Ofraneh) ha organizzato il seminario virtuale “Sparizione forzata in Honduras: il caso Triunfo de la Cruz”.

Tra pochi giorni si compiranno cinque mesi dalla sparizione forzata di quattro attivisti della comunità garifuna di Triunfo de la Cruz, tra cui il presidente del patronato Alberth Sneider Centeno, e di una quinta persona.

Il 18 luglio, uomini armati che indossavano uniformi della Polizia militare e della Direzione investigativa (Dpi) hanno fatto irruzione nella comunità. Oltre a Centeno sono stati sequestrati Milton Martínez, Suami Mejía e Gerardo Róchez, tutti membri dell’Ofraneh e del Comitato per la difesa delle terre della comunità (triunfeñas). Junior Juárez, l’altra persona rapita e scomparsa, è un vicino di Triunfo de la Cruz.

La Corte interamericana dei diritti umani (Corte IDH) ha chiesto allo Stato dell’Honduras di adottare “tutte le misure necessarie e appropriate per determinare il luogo in cui si trovano i giovani attivisti” e di presentare “un rapporto completo e dettagliato sull’esecuzione delle disposizioni. Ha anche esortato a proteggere il diritto alla vita e all’integrità personale degli abitanti delle comunità di Triunfo de la Cruz e Punta Piedra.

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