Corsi di Spagnolo Circ. di Bologna 2017

CORSI DI LINGUA SPAGNOLA ASSOCIAZIONE ITALIA – NICARAGUA

Circolo di BOLOGNA

Inizio Corsi trimestre Aprile Giugno 2017/ Lunedì 3 e Martedì 4 aprile 2017
 Via Paolo Fabbri 110 – Bologna (Autobus 20,37)Zona Università di Bologna
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Buon Viaggio Adriano

CIAO ADRIANO, OGGI BANDIERA ROSSA A LUTTO, COMPAÑERO PARA SIEMPRE

Le parole che non avremmo mai voluto scrivere, i pensieri in cui non avremmo mai voluto imbatterci. Perché in questi casi, anche quando sgorgano con tutta la loro autenticità, cariche di dolore e costernazione, non sono che uno zero virgola di quanto si vorrebbe esprimere.
I combattenti che seguirono il Che fino all’ultimo respiro, sono stati anche i primi a rifiutarne l’agiografia postuma. La santificazione. O peggio ancora, il macabro marketing di cui è stato purtroppo oggetto. Hanno dovuto poi lottare, supremo paradosso, per restituirgli la umanità che invano, gli avvoltoi di ogni tempo, hanno provato a strappargli. A lui, che per la umanità ha dedicato tutta la vita fino a incontrare la morte. A sfidarla, guardando negli occhi il tremolante assassino in divisa. Ernesto Guevara è stato un esempio inarrivabile di coerenza, una virtù che al solo nominarla fa tremare i polsi. Non ha diretto i combattimenti al riparo delle retrovie, ma è sempre stato al centro del campo di battaglia. Ha reso giustizia dei crimini e dei tradimenti e per questo si è guadagnato il rispetto di chi combatteva al suo fianco. Non ha ceduto né un solo millimetro all’autoreferenzialità a alla comodità della “fama”, e per questo Fidel augurava ai giovani “Siate come il Che”.
Adriano aveva una scorza dura e duro poteva risultare il tentare di scalfirla, di trovarci un pertugio per entrarvi. Almeno fino a quando, dietro quell’apparente impenetrabile armatura, si scopriva un campione di umanità. Al punto che ora, accorgendosi di coniugare inutili verbi al passato, ci si scopre così vulnerabili che quella corteccia vorremmo averla noi. Per difenderci da un destino che neanche il più coriaceo, volitivo, appassionato dei propri compagni di viaggio può sconfiggere. Quel viaggio si chiama Solidarietà, si chiama Internazionalismo, si chiama Nicaragua e Rivoluzione Popolare Sandinista. Insomma, quanti nomi si vogliano per significare un impegno lungo tutta una vita. Con la ruvidezza di chi ha sempre pedalato in salita ma senza mai perdere la tenerezza. La Milano operaia solidale e popolare in cui è cresciuto non l’ha mai abbandonato, non ha mai smesso di essere bussola e riferimento. E restituiva tutto quel patrimonio di saperi ed esperienze con lucidità, senza ipocrisie o verità di comodo. Chi lo ha incrociato nelle variegate strade che conducevano al Nicaragua e all’America Latina in generale, ne ha fatto sicuramente tesoro. Riducendo ora questo incalcolabile portato di dignità, come lo dovrebbe essere d’altronde per qualsiasi degna esistenza, a uno sterile necrologio, faremmo torto a ciò che più detestavi in vita. Ci arroghiamo quindi il diritto di ricordarti per ciò che sei, strapazzando la logica e violentando la sintassi, perché forse questo ci aiuta a comprendere meglio chi siamo. Magra consolazione, anzi odiosa e irritante, così fastidiosa che non si riesce ad accettare. Avremmo voluto continuare a discutere ridere e piangere all’infinito, davanti a una immancabile bottiglia di ron. L’infinito ci ha però preceduto, ha messo sul tavolo un piatto di rabbia e un bicchiere di lacrime. Un pasto che non ti riveleremo mai di aver consumato.
Hasta siempre compagno Adriano Cernotti, Sandinista di Quarto Oggiaro

 

Si è presentata a Milano la mostra Fotografica di Omaggio internazionalista

Nicaragua, la SOLIDARIETA’ e la lotta degli anni 80 per la dignità e la giustizia
-La forza dell’ appoggio operaio italiano
-Le brigate, pratiche concrete di apprendimento reciproco
-La mostra continua nel suo giro europeo

Sergio Ferrari y Gerald Fioretta
(grazie a Lucio e Tullio per il reportage fotografico, grazie  a Ri-Make per l’ospitalità)

Memoria, impegno e omaggio. Più di 30 anni dopo, il Nicaragua sandinista degli anni ottanta ha ripreso vita a Milano dove, domenica 11 giugno, per la prima volta in Italia, è stata presentata la Mostra fotográfica in omaggio al popolo nicaragüense e agli internazionalisti uccisi dalla controrivoluzione.Una cinquantina di militanti della solidarietà si sono dati appuntamento al centro sociale Ri-Make ad Affori per partecipare all’inaugurazione della mostra. Questa è stata la prima tappa italiana della mostra che è già stata presentata in varie occasioni in Francia, Svizzera e Spagna.
La mostra si compone di 16 grandi foto accompagnate da testi e commenti che testimoniano l’impegno solidale di alcuni militanti internazionalisti uccisi in Nicaragua durante gli anni della guerra controrivoluzionaria contro il sandinismo.La mostra è stata ideata e realizzata dall’associazione francese “Adelante” e illustra le principali conquiste sociali della Rivoluzione: la riforma agraria, la salute, l’educazione popolare, la grande partecipazione Ispirati dalle immagini, i partecipanti all’evento, hanno ricordato le loro esperienze personali e dato spazio alle emozioni facendo rivivere per due ore uno spaccato degli anni ottanta.

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Padre Miguel D’Escoto

8 giugno 2017.
Ci lascia un grande amico rivoluzionario Padre Miguel d’Escoto Brockmann
Nato ad Holliwood, figlio del ambasciatore nicaraguense negli Usa.
Entra nel seminario Maryknool a New York, diventa Sacerdote nel 1961, giornalista, fonda la casa editrice Orbis Book della sua congregazione e negli anni 70 segue e aiuta la Rivoluzione Popolare Sandinista .
Dal 1979 al 1990 è stato Ministro degli Esteri del Governo del Nicaragua .
Nel 2008  presiede la 63esima Assemblea permanente dell’Onu .
Con la nostra stima e ammirazione, ricorderemo  Padre Miguel D’Escoto che è sempre stato vicino agli ultimi, a favore della Pace e della Giustizia.

Associazione Italia Nicaragua

Nella foto, con Cesare Ciacci a destra, a Managua nel gennaio 2005 per  un’intervista di un suo articolo sul libro “Que Linda Nicaragua”.
Ricordiamo il compagno Cesare Ciacci che ci ha lasciato il 10 giugno 2006.

Honduras-Le vittime di Ahuas esigono giustizia

Un rapporto del Dipartimento di Stato e di Giustizia degli Usa rivela le menzogne della DEA sul massacro dei miskitos

Tegucigalpa, 5 giugno (LINyM) -. All’alba del 11 maggio 2012, una piccola imbarcazione con 16 persone a bordo scivolava silenziosa sulle acque del fiume Patuca, nella Mosquitia honduregna. Un lungo e faticoso viaggio di più di sette ore per giungere alla comunità di Paptalaya, nel municipio di Ahuas, provincia di Gracias a Dios.
Erano le 2 del mattino e quasi tutti i passeggeri dormivano, quando furono svegliati dal rumore di almeno quattro elicotteri militari statunitensi che sorvolavano la zona. Una pioggia di pallottole di grosso calibro investì la piccola imbarcazione e i suoi occupanti.
L’operazione congiunta degli agenti del FAST (Foreign-deployed Advisory and Support Team della DEA (Drug Enforcement Administration) e della Squadra di risposta tattica della polizia nazionale dell’Honduras lasciò un bilancio di quattro morti: Emerson Martínez Henríquez (21 anni), Hasked Brooks Wood (14 anni), Juana Jackson Ambrosio (28 anni) y Candelaria Pratt Nelson (48 anni).
Vari anche i feriti di cui 5 piuttosto gravi. Secondo i parenti, Juana e Candelaria erano incinta di diversi mesi [1].
Escalation militare
L’operazione s’inserisce in un contesto di crescente militarizzazione della zona nord-orientale dell’Honduras. Negli ultimi anni, con la scusa della lotta contro il narcotraffico, il governo nordamericano è tornato a investire milioni di dollari nell’apertura di nuove basi militari, come ad esempio quelle di Isla Guanaja e Caratasca, sempre nella zona di Gracias a Dios, che si aggiungono all’ormai storica base di Soto Cano (Palmerola).

Inoltre, l’ambasciata degli Stati Uniti in Honduras, il governo honduregno, l’Ufficio narcotici e affari internazionali (INL) del Dipartimento di Stato, la DEA e il Comando Sud hanno disegnato un piano per il dispiegamento veloce di elicotteri statunitensi in territorio honduregno per supportare le operazioni antidroga.
In questo modo, l’Honduras è diventato il paese che ospita il maggior numero di basi nordamericane in tutta la regione. Una forte accelerazione dell’escalation militare vincolata anche al caos istituzionale creatosi nel Paese dopo il colpo di Stato che nel 2009 rovesciò l’allora presidente Manuel Zelaya Rosales.

La DEA e lo Stato se ne lavano le mani

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Brasile

Lula e il giudice Moro a confronto

l’ex presidente ha respinto tutte le accuse

“Poiché ritengo che questo processo sia illegittimo e la denuncia una farsa, sono qui per rispetto alla legge e alla Costituzione, ma con molte obiezioni al comportamento dei procuratori di Lava Jato“. Così ha esordito Lula chiamato a deporre il 10 maggio davanti al giudice Sérgio Moro. Oltre cinque ore di interrogatorio, nel corso del quale l’ex presidente ha respinto tutte le accuse e ha più volte sottolineato che finora non è stata prodotta nessuna prova concreta a suo carico. Secondo Moro, Lula è proprietario di un appartamento a Guarujá, località balnearia nello Stato di São Paulo, che avrebbe ricevuto da un’impresa costruttrice in cambio di favori negli appalti pubblici. “Non ho mai chiesto e non ho mai ricevuto quell’appartamento”, ha risposto con fermezza Lula.

Sérgio Moro non gioca certo un ruolo imparziale nel contesto brasiliano. Indiscrezioni selettive e semplici sospetti, fatti filtrare per mesi alla stampa, sono stati fondamentali per creare nell’opinione pubblica un clima ostile al governo Rousseff e al Partido dos Trabalhadores, preparando così il terreno al colpo di Stato. Tra i metodi più contestati di questo magistrato, l’abuso della carcerazione preventiva anche in assenza di prove, per indurre gli arrestati alla “delazione premiata”, cioè a implicare altre persone in cambio della libertà provvisoria o di future riduzioni di pena. Ora Moro cerca in tutti i modi di coinvolgere Lula in un caso di corruzione per cancellarlo dalla scena politica e impedire una sua ricandidatura nel 2018.

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Honduras: Donne indigene

Donne indigene e nere honduregne si mobilitano in difesa della loro cultura, del territorio e dei beni comuni.
Coordinano strategie per fronteggiare l’assalto neoliberista, razzista e patriarcale.

Tegucigalpa, 31 maggio (Rel-UITA | LINyM) –
Il 24 e 25 maggio si è realizzato a Tegucigalpa il secondo Incontro di donne indigene e nere “Per la difesa della nostra cultura, del territorio e dei beni comuni”. Convocate dal Coordinamento nazionale delle donne indigene e nere dell’Honduras, Conaminh, più di 550 donne di 6 diverse etnie[1] si sono date appuntamento  nella capitale honduregna per condividere pensieri e strategie di difesa della propria cultura, dei loro territori e dei beni comuni.
In particolare si denuncia la persecuzione, la criminalizzazione e il giustizialismo di cui sono vittime le donne nere e indigene che osano lottare contro un modello economico che esclude e saccheggia. Ma anche contro un sistema profondamente razzista e patriarcale “che si manifesta attraverso progetti estrattivi in combutta con il sistema politico, giuridico ed economico dello Stato honduregno”, si legge in un comunicato diffuso dal Conaminh.
“Ogni giorno che passa si radicalizza sempre più la persecuzione contro chi difende i beni comuni e la vita. Questa situazione crea un persistente stato di preoccupazione e timore all’interno delle nostre comunità. Noi donne siamo quelle che maggiormente soffriamo di questo stato di cose. Ci perseguitano, ci catturano e ci querelano perché usurpiamo un territorio che abitiamo da centinaia d’anni. Esigiamo che cessi immediatamente la persecuzione da parte dello Stato; che smettano di approvare leggi che attentano contro i nostri popoli, i nostri territori e i beni comuni; che si rispetti il diritto alla consulta libera, previa e informata”, ha detto Miriam Miranda, coordinatrice dell’Organizzazione fraternale nera honduregna, Ofraneh.

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