Honduras-Il governo di Xiomara Castro in cammino su un terreno minato


Il governo di Xiomara Castro in cammino su un terreno minato
Cinque mesi con gli occhi puntati alla rifondazione dell’Honduras, guardandosi le spalle

Tegucigalpa, 27 giugno (di Giorgio Trucchi | Rel UITA/LINyM) -.

Il 27 gennaio, Xiomara Castro assunse la carica di presidentessa dell’Honduras. Un discorso vibrante il suo, in cui mise in chiaro che stava ricevendo un Paese in bancarotta, saccheggiato, con un debito che ammontava ad oltre 20 miliardi di dollari, e con una struttura clientelare praticamente intatta di corruzione e impunità, che negli ultimi 12 anni aveva man mano infiltrato spazi pubblici e privati.   

Un popolo distrutto dalla povertà – quasi il 74 % della popolazione e col 50 % in miseria assoluta – e dalla disperazione. Una quantità crescente di persone con lo sguardo rivolto al nord, non tanto attratte dal “sogno americano”, quanto piuttosto in fuga dalla miseria, dalla violenza e dalla mancanza di opportunità. 

Un popolo che, nonostante tutto, a novembre dell’anno scorso decise di andare a votare in massa per punire gli eredi e continuatori del golpe, i macellai dai colletti bianchi, i ladri e corrotti che avevano messo in vendita il Paese, le sue terre migliori, i beni comuni, la sovranità e la dignità stessa della nazione. 

Un voto anche per il cambiamento, per la speranza che un Honduras diverso sia ancora possibile. Un voto per la donna che si mobilitò insieme al suo popolo contro la rottura dell’ordine costituzionale, il crollo della democrazia, contro pallottole e manganelli, militari e poliziotti, denunciando detenzioni illegali, repressione fisica e psicologica, sparizioni forzate, torture e assassinii. 

Molto grandi le aspettative di un popolo ferito, deluso dalla politica e dai politici tradizionali. Nutrite le promesse di Xiomara Castro. 

A maggio, a quasi quattro mesi dall’insediamento, la presidentessa ha fatto una prima valutazione delle cose fatte, delle difficoltà affrontate, delle sfide e obiettivi futuri. 

“Con responsabilità ho accettato la sfida di dirigere l’Honduras, un paese sottomesso da una narcodittatura violenta e corrotta, che ha affidato tutto il controllo dello Stato all’oligarchia, in cambio del suo silenzio complice, di fronte allo smantellamento della nostra patria”. 

“Abbiamo prevenuto le forze più oscure e i settori più conservatori ed estremisti dell’Honduras, che volevano assestarci immediatamente un colpo mortale prendendo il controllo del Congresso, ma hanno fallito. E questo grazie alla mobilitazione popolare che mi ha accompagnato nella difesa di ciò che ci siamo guadagnati con una maggioranza schiacciante alle urne”, ha detto Castro nel suo discorso a reti unite. 

L’appello all’unità come elemento fondamentale e imprescindibile per far fronte all’offensiva dei settori più retrogradi e reazionari della società honduregna e portare avanti la rifondazione del Paese, ha caratterizzato l’azione politica del nuovo governo, specie della presidentessa. 

Nonostante le differenze e controversie esistenti all’interno del partito filogovernativo Libertà e rifondazione (Libre), la coalizione parlamentare della prima forza politica del paese sembra aver trovato una certa stabilità. 

In effetti, il 14 giugno i deputati e le deputate si sono riuniti con la presidentessa Xiomara Castro e col coordinatore di Libre, Manuel Zelaya, per riaffermare l’unità creata durante la lotta di resistenza contro il colpo di Stato del 2009. 

Hanno parimenti chiarito che nel Congresso non esiste un gruppo indipendente all’interno della coalizione di Libre – come hanno ventilato alcuni mezzi di comunicazione – e hanno riaffermato il loro totale e incondizionato appoggio al governo presieduto da Castro. 

L’unità interna e le alleanze parlamentari hanno permesso, fino ad ora, di concretizzare alcune delle promesse elettorali. 

Smontando la dittatura 

È stata approvata la Legge di Amnistia [1], che ha agevolato la scarcerazione di prigionieri politici e il ritorno in patria di decine di esiliati, è stato condannato in maniera ufficiale il cruento colpo di Stato del 2009, e si è riconosciuta la responsabilità dello Stato in casi emblematici come l’assassinio di Vicky Hernández [2] (2009) ed Herminio Deras [3] (1983), avviando un processo di riparazione per le vittime. 

Per il Comitato dei familiari di detenuti scomparsi in Honduras (Cofadeh), le nuove autorità stanno dimostrando alla società honduregna e alla comunità internazionale la volontà politica di realizzare un cambiamento strutturale nell’affrontare il tema dei diritti umani e della memoria. 

È anche stata creata la Segreteria della Donna e si sta procedendo verso l’approvazione condivisa con le organizzazioni di donne e femministe di una legge integrale contro la violenza sulle donne.  Preoccupa invece il ritardo nell’approvazione del decreto che elimina la proibizione della “pillola del giorno dopo”, una delle richieste più forti fatte dalle organizzazioni femministe.

Analogamente è stata abrogata la Legge sull’impiego a ore, che per otto anni ha fomentato la deregolamentazione del mercato del lavoro, istituzionalizzando la precarietà del lavoro, promuovendo nuove forme di accumulazione capitalistica, capaci di generare un cambiamento negli equilibri e i rapporti di forza tra lavoratori e datori di lavoro [4]. 

In ugual maniera sono state abrogate tutte le norme e riforme costituzionali relative alle controverse Zone di impiego e sviluppo economico (Zede) e la loro legge organica [5], così come la Legge dei segreti ufficiali, fonte di tante polemiche. 

È stato riformato e aumentato di oltre 2 miliardi di dollari il bilancio dello Stato, privilegiando l’investimento nelle spese sociali, soprattutto sanità, educazione e programmi di compensazione sociale, e nella creazione di posti di lavoro. 

Si è dato impulso alla liquidazione graduale dei contratti dei fondi fiduciari e delle alleanze pubblico-privato, usate dai governi continuatori del golpe come strumenti giuridici per privatizzare le finanze pubbliche, nell’ambito dei loschi traffici che hanno gravemente danneggiato gli interessi dello Stato honduregno. 

In tal senso, è già stato richiesto al Congresso un nuovo decreto che permetta la cancellazione di contratti fiduciari e che ripristini i fondi nelle casse dello Stato. Nel contempo si è iniziato a eliminare “i livelli amministrativi pubblici disfunzionali, serviti alla gestione non trasparente dalla cosa pubblica”, ha ragguagliato la presidentessa. 

Per affrontare la grave crisi economica, il governo di Xiomara Castro ha avviato un programma di sussidi per i combustibili e l’energia elettrica, beneficiando 1,3 milioni di famiglie. Si è anche prefissa il compito, per nulla facile, di recuperare l’impresa pubblica di energia (ENEE), sottoposta per oltre dodici anni a un saccheggio spietato, e si è approvata una nuova legge che riconosce l’energia elettrica come bene pubblico di sicurezza nazionale e diritto umano.

Proprio nelle ultime ore, il governo ha annunciato il congelamento dei prezzi dei combustibili per tutto il prossimo mese.

Inoltre la Banca nazionale di sviluppo agricolo (Banadesa) è stata autorizzata a collocare 40 milioni di dollari in crediti a tasso d’interesse ridotto in favore di circa 7500 piccoli produttori agricoli. Vale la pena ricordare che Banadesa fu sul punto di essere liquidata dal regime di Juan Orlando Hernández, per la sua mora elevata. 

Infine è stata creata la Segreteria di trasparenza e lotta contro la corruzione, si è avviato un colloquio con le Nazioni Unite per l’installazione di una Commissione internazionale contro l’impunità in Honduras (CICIH), una delle più sentite richieste del popolo honduregno, si sono concesse ampie facoltà e autonomia all’Unità fiscale specializzata contro reti di corruzione (UFERCO) e si è formata nel Congresso Nazionale una Commissione anticorruzione. 

Diverse sono anche state le misure prese in materia di salute, educazione e tutela dell’ambiente, come la creazione di “battaglioni verdi” per la difesa delle riserve forestali e la lotta al taglio illegale dei boschi. 

“È come camminare su un terreno minato, però andiamo avanti. Questo modello privatizzatore e di spietata accumulazione di ricchezze sta vivendo la sua fase più brutale e distrugge tutto. Sono capaci di fare qualsiasi cosa pur di assicurare i propri profitti. 

Ho ricevuto un Paese in rovina e sto gettando le basi dello sviluppo umano, il rispetto dell’ambiente e la giustizia. Il futuro è nostro, niente è immutabile, la storia la fanno i popoli, attraverso la dialettica, tendendo sempre verso la liberazione dei più svantaggiati”, ha concluso Castro. 

“Il nuovo governo si è ritrovato con uno Stato assolutamente degenerato, ovvero che non compie le sue funzioni sociali a beneficio della popolazione, ma ridotto a un meccanismo per arricchire ulteriormente le classi dominanti. 

Stiamo parlando della nuova oligarchia nazionale, legata principalmente al capitale multinazionale colombiano, israeliano e statunitense, e a settori della politica tradizionale corrotta”, spiega Gilberto Ríos Munguía, analista politico e dirigente di Libre. 

“La corruzione è strettamente vincolata al sistema e modello capitalista. Si stima che, a causa della corruzione, si perdano ogni anno circa 3 miliardi di dollari, ovvero quasi il 33% del bilancio dello Stato.

Combattere questo stato di cose è imprescindibile, anche se ci porta in rotta di collisione con l’oligarchia e i grandi capitali. Il governo, da solo, non ce la può fare. Ha bisogno di tutto l’appoggio possibile”. 

Aspettative infinite

“Le aspettative della popolazione sono molto grandi e le risposte finora si sono focalizzate nello smantellare il sistema lasciato dal regime di Juan Orlando Hernández, nell’eliminare l’ancoraggio della dittatura”, afferma il sociologo Eugenio Sosa. 

“Oltre a varie leggi che sono state abrogate, si interverrà per rinegoziare i contratti con le imprese termiche o produttrici di energia, che hanno approfittato della rete di corruzione pubblica dopo il colpo di Stato del 2009. Ciò segue la logica di smantellare l’apparato della dittatura”. 

Tuttavia, assicura l’altresì direttore dell’Istituto nazionale di statistica (Ine), la maggiore aspettativa sta in ciò che si farà per affrontare e risolvere i grandi problemi del Paese, soprattutto la necessità impellente di posti di lavoro dignitosi e di arginare l’insicurezza e la violenza. 

“La gente si trova tra la disperazione per la situazione economica e sociale e la speranza politica di un cambiamento reale. Si percepisce che continua a dare sostegno alla presidentessa, in attesa che, una volta affrontata la fase più difficile, possa dare segnali più forti, più contundenti. 

La verità – continua Sosa – è che Xiomara (Castro) si è aggiudicata la presidenza, ma l’oligarchia mantiene il potere ed è pronta a imporre limiti al governo, se solamente provasse a toglierle dei privilegi. L’abbiamo visto nei giorni scorsi, quando si è toccato il tema energetico”. 

Per Sosa, i prossimi mesi saranno cruciali. 

“Si avvicina l’elezione dei magistrati della Corte suprema di giustizia e quella del Procuratore generale. Si ha bisogno di una maggioranza qualificata dei due terzi dei deputati, e non sarà facile convincere i membri dei partiti tradizionali. Non ci sono nemmeno voti certi per promuovere delle consultazioni popolari”. 

Inoltre ci sono fili, meccanismi e attori del vecchio regime che continuano a lavorare attivamente per boicottare qualsiasi tentativo di promuovere degli effettivi cambiamenti strutturali. 

“Sembra che rendere il cambiamento più radicale e profondo in questo momento non sia ancora possibile. Siamo ancora con le mani legate e non abbiamo la forza politica per farlo. 

In questo senso – continua Sosa – sarà fondamentale ridisegnare l’ingegneria dell’apparato amministrativo statale e prendere il controllo delle istituzioni, dove ancora la maggioranza dei quadri intermedi risponde agli interessi del vecchio regime”. 

“I ministeri sono occupati da gente giovane, da persone che vengono dalla lotta contro il golpe e contro il regime di Juan Orlando (Hernández). Nella misura in cui questo governo riuscirà a consolidarsi, potrà mostrare il suo vero volto e la sua capacità operativa”, spiega Ríos Munguía. 

Successi e sfide 

Il Centro Studi per la Democrazia (Cespad) ha reso pubblico il documento “Quattro mesi di gestione: successi e sfide del governo di Xiomara Castro”, in cui si fa una prima valutazione centrata su temi basilari quali lo stato di diritto e diritti umani, trasparenza e lotta alla corruzione, giustizia ambientale. 

Cespad ha considerato positivo lo sforzo del nuovo governo per modificare le priorità nazionali, rafforzando il ruolo dello Stato nello sviluppo nazionale, revocando la privatizzazione dei beni pubblici e recuperando la spesa sociale.  

Allo stesso tempo, ha manifestato preoccupazione per l’alto livello del debito pubblico e delle spese militari, così come per “i deboli segni verso la smilitarizzazione dello Stato e della società”. 

Il rapporto ha messo in evidenza “progressi notevoli nell’ambito dell’anticorruzione e trasparenza”, così come nella “gestione territoriale ed ambientale”. Tuttavia, segnala anche la necessità di sviluppare rapidamente “azioni politiche strategiche, volte a smantellare la politica estrattivista di depredazione del territorio e la politica agraria di concentrazione della terra”. 

In quanto ai diritti delle donne, Cespad sollecita le nuove autorità a stabilire “una rotta strategica per far sì che le richieste storiche delle donne vengano gradualmente trasformate in politiche pubbliche.

Tra le grandi sfide della nuova amministrazione Castro, il rapporto sottolinea la rinegoziazione del debito pubblico e la riduzione delle spese militari, maggiori risorse per gli investimenti pubblici e per affrontare le grandi problematiche che riguardano i settori storicamente esclusi della società honduregna. 

Tra gli altri punti, procedere alla trasformazione, democratizzazione e smilitarizzazione dello Stato e della società, attuare una riforma agraria con un approccio di genere, proseguire con la rimozione della normativa e del modello estrattivista e avanzare nella realizzazione di un sistema di giustizia indipendente. 

Potere popolare 

Secondo Ríos Munguía, per il governo è fondamentale lavorare lungo tre assi strategici: consolidare il partito e la sua struttura a livello nazionale, mantenere un’alleanza pluripartitica fin dove sia possibile, rafforzare la relazione, collaborazione e interscambio col movimento sociale e popolare. 

A dicembre dell’anno scorso, prima dell’insediamento di Xiomara Castro, la Commissione di transizione installò vari tavoli dove i diversi settori della società honduregna presentarono le loro richieste [6]. 

In particolare, la Commissione di transizione per i movimenti sociali contemplò tre direttrici: sovranità nazionale, accesso alla terra per gli indigeni ed i contadini, insediamenti umani; estrattivismo, difesa dell’acqua, ambiente, benessere animale ed autonomia; istituzionalità pubblica dell’ambiente, della terra e del territorio. 

Da questi incontri emersero 33 proposte e si passò alla fase successiva, cioè la ricerca dei mezzi legali e dei fondi per supportarle. 

A metà del maggio scorso, si realizzò l’Incontro nazionale del potere popolare per la rifondazione, in cui decine di attivisti e organizzazioni si riunirono con l’obiettivo di avanzare, dall’autonomia dei movimenti sociali, verso la rifondazione della società, mediante l’elaborazione di proposte che il nuovo governo dovrà implementare. 

“Non ci potranno essere cambiamenti senza l’appoggio popolare. Propendo per una forte alleanza e unità del movimento sociale e popolare col governo, in piena autonomia e basato su proposte programmatiche”, ha affermato Sosa. 

(Fine prima parte) – continua

Note:

[1] http://www.rel-uita.org/honduras/amnistia-justicia-y-reconciliacion/

[2] http://www.rel-uita.org/honduras/estado-se-responsabiliza-por-el-asesinato-de-vicky-hernandez/

[3] https://www.peacelink.it/latina/a/49151.html

[4] https://www.peacelink.it/latina/a/49126.html

[5] https://www.peacelink.it/latina/a/49117.html

[6] https://nuevanicaraguaymas.blogspot.com/2022/01/honduras-es-un-volcan.html

Fonte: LINyM (spagnolo)

Traduzione: Adelina Bottero

Guatemala approva legge sessista e antiabortista

Guatemala approva legge sessista e antiabortista-
Demonizzata la diversità sessuale e aumentate le pene per l’interruzione della gravidanza

(10 marzo 2022 | di Giorgio Trucchi | Rel UITA) -.

Mentre centinaia di donne manifestavano per le strade della capitale, esigendo la fine di ogni forma di violenza su donne e bambine e chiedendo tolleranza zero contro le discriminazioni e gli aggressori, in parlamento si approvava una legge sessista, discriminatoria e antiabortista.

La Legge per la tutela della vita e della famiglia (iniziativa 5272 – decreto 18-2022), approvata a larga maggioranza l’8 marzo, non solo rifiuta la diversità sessuale e vieta di parlarne nelle scuole, ma modifica anche il codice penale e aumenta le pene per l’aborto.

“Alle entità educative pubbliche e private ​​è proibito promuovere politiche o programmi relativi alla diversità sessuale e all’ideologia di genere”, afferma il testo di legge.

Non è nemmeno consentito indicare come normali “condotte sessuali diverse dalla eterosessualità o che siano incompatibili con gli aspetti biologici e genetici dell’essere umano”.

In questo senso, l’educazione sessuale sarà riservata esclusivamente ai genitori e nessun centro educativo potrà orientare sessualmente studenti e studentesse.

La nuova legge, che riconosce come nucleo famigliare solamente “il gruppo formato da padre, madre e figli che vivono con loro o che sono sotto la loro potestà”, vieta il matrimonio e qualsiasi unione di fatto tra persone dello stesso sesso. A loro viene anche negata la possibilità di adozione.

In base al concetto che ogni persona è libera di non essere d’accordo con la diversità sessuale, il decreto 18-2022 stabilisce che “nessuna persona può essere perseguita penalmente per non accettare come normale la diversità sessuale o l’ideologia di genere”.

Per ciò che riguarda l’interruzione della gravidanza, il testo di legge modifica il codice penale e aumenta le pene per l’aborto, che in Guatemala è permesso solo in caso di grave pericolo per la vita della donna. In tutti gli altri casi, le pene andranno ora dai 5 ai 25 anni di reclusione non commutabili.

Particolare preoccupazione è stata espressa da organizzazioni femministe per quelle donne che subiscono un aborto spontaneo e che potrebbero incorrere ora in sanzioni.

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Bollettino Nicarahuac Gennaio-Marzo 2022

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dell’AssociazioneItalia-Nicaragua

Un modo per tenere in vita il nostro bollettino Nicarahuac per poter riportarvi le informazioni giuste e concrete e non cadere in quelle false che la maggior parte dei media riportano.
I fatti dimostrano che il Governo sandinista sta facendo grandi sforzi per migliorare le condizioni della popolazione, vedesi i molti ospedali costruiti in questi ultimi anni, per fare un solo esempio. Per questo ed altre ragioni lo appoggiamo.

Xiomara Castro “Rifondare l’Honduras è una missione essenziale e irrinunciabile”


Xiomara Castro “Rifondare l’Honduras è una missione essenziale e irrinunciabile”
Presentato piano d’azione immediato che contempla un forte impegno in difesa dei diritti delle donne
Managua, 31 gennaio (di Giorgio Trucchi | LINyM) -.

In un ambiente di entusiasmo e festa popolare, senza dimenticare l’esigenza di giustizia per le tante vittime del colpo di stato e della repressione, tra le urla della folla “sí, se pudo”, “ni olvido, ni perdón”, “sangre de mártires, semilla de libertad”[1], Xiomara Castro ha assunto la presidenza dell’Honduras per i prossimi quattro anni, ponendo fine a duecento anni di bipartitismo e di presidenti uomini.

Catene e tradizioni sono state spezzate ed è stato possibile solo grazie al voto di massa – più di 1,7 milioni e oltre il 51% delle preferenze – e alla volontà della maggioranza di honduregni e honduregne, come ha ricordato la presidentessa all’inizio del suo discorso.

Castro ha prestato giuramento dinanzi alla giudice Karla Rivera e alla presenza del presidente del Congresso, Luis Redondo, che le ha poi fatto indossare la fascia presidenziale turchese e bianca. Poco dopo hanno prestato giuramento anche i tre vicepresidenti Doris Gutiérrez, Salvador Nasralla e Renato Pineda.

Alla cerimonia hanno partecipato circa 60 delegazioni, tra cui i vicepresidenti di Argentina e Stati Uniti, Cristina Fernández e Kamala Harris, il re Felipe VI di Spagna, gli ex presidenti di Brasile e Paraguay, Dilma Roussef e Fernando Lugo, presidenti, ministri degli esteri, alti funzionari e diplomatici di Bolivia, Costa Rica, Cuba, El Salvador, Messico, Nicaragua, Panama, Unione Europea, Venezuela.

Dopo il giuramento, la presidentessa Xiomara Castro è intervenuta (qui il video integrale del discorso) evidenziando le gravi difficoltà che dovrà affrontare a seguito del saccheggio perpetrato dai governi che si succeduti dopo il colpo di stato del 2009.

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Honduras Bertha Zúniga “Le trasformazioni devono venire dai popoli”

Bertha Zúniga “Le trasformazioni devono venire dai popoli”
Copinh chiede al nuovo governo di creare le basi per il cambiamento e si manterrà vigile
Managua, 27 gennaio (LINyM) -.
Oggi la presidentessa eletta Xiomara Castro, il capo di stato più votato nella storia recente dell’Honduras, assumerà l’esercizio delle proprie funzioni. Presterà giuramento di fronte a migliaia di persone e invitati speciali, tra cui le vicepresidentesse di Argentina e Stati Uniti Cristina Fernández e Kamala Harris, che riempiranno lo stadio nazionale, ridipinto coi colori bianco e celeste della bandiera nazionale e con le immagini degli eroi e martiri della resistenza contro le dittature e i colpi di Stato che hanno caratterizzato la storia degli ultimi decenni del paese centroamericano.

Le celebrazioni avvengono nel bel mezzo di una crisi istituzionale generata dalla decisione di 18 deputati del Partito libertà e rifondazione, Libre, che affonda le sue radici nella resistenza popolare contro il colpo di stato del 2009, di votare insieme ai partiti tradizionali per eleggere una giunta direttiva del Congresso diversa da quella concordata con gli alleati.

Nonostante l’incontro avvenuto durante la serata di ieri (26 gennaio) tra la presidentessa Xiomara Castro e il deputato transfuga Jorge Calix, eletto presidente della nuova giunta coi voti della destra honduregna e principale ispiratore del golpe parlamentare, quella che doveva essere una grande festa popolare per l’inizio del nuovo governo e la vittoria elettorale su chi ha devastato le istituzioni e fatto precipitare nella povertà più del 70% della popolazione, rischia di essere rovinata da una crisi parlamentare dai contorni ancora molto incerti.

Nei giorni scorsi, Xiomara Castro ha ricevuto il sostegno di migliaia di persone che si sono riunite di fronte al Congresso e ha garantito che il progetto di rifondazione del paese continuerà il suo corso. Continuano anche i lavori della commissione di transizione per i movimenti sociali (leggi qui un articolo in spagnolo sul lavoro svolto dalla commissione), per completare la sistematizzazione delle proposte presentate dai diversi settori della società honduregna, per poi tradurle in politiche pubbliche.

È in questo contesto che abbiamo conversato con Bertha Zúniga Cáceres, coordinatrice del Consiglio civico delle organizzazioni popolari e indigene dell’Honduras (Copinh).

“Come Copinh abbiamo partecipato a vari tavoli e abbiamo presentato otto punti (leggi qui in spagnolo la proposta completa) per il rispetto dei diritti e dei territori delle popolazioni indigene. Naturalmente, ogni punto è composto da diverse proposte”, ha spiegato Zúniga.

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Elezioni Honduras

Elezioni Honduras
Xiomara Castro si dichiara vincitrice
Ampio vantaggio sul candidato del partito di governo
Managua, 29 novembre (LINyM) -.
Con quasi il 50% dei voti scrutinati, Xiomara Castro, candidata dell’alleanza di opposizione guidata dal Partito Libertà e Rifondazione (Libre), mantiene un vantaggio di quasi 20 punti (53,57%), oramai irreversibile, sul candidato di governo Nasry ‘Tito’ Asfura (33,86%).
Dodici anni dopo il sanguinoso colpo di stato che portò alla rottura dell’istituzionalità, esasperò il modello neoliberista estrattivista e fece precipitare milioni di persone nella miseria, il popolo honduregno ha votato per salvare la democrazia e punire gli oppressori.

Lo aveva già fatto nel 2017 e solo i brogli elettorali e una violenta repressione che causò la morte di 37 vittime innocenti lo privarono della vittoria.

Leggi qui il reportage sulle elezioni in Honduras 2021

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Elezioni in Honduras

Elezioni in Honduras
La sfida di porre fine a dodici anni di neoliberismo
L’Honduras al crocevia più importante della sua storia recente
Managua, 25 novembre (di Giorgio Trucchi | LINyM)
Il 28 novembre oltre 5 milioni di honduregni saranno chiamati a eleggere il Presidente della Repubblica, 128 deputati al Congresso nazionale, 20 al Parlamento centroamericano, 298 sindaci e oltre 2000 consiglieri comunali. Man mano che si avvicina la data elettorale, si polarizza l’ambiente politico, si acutizza il conflitto e cresce la tensione sociale.

Nessuno dimentica la violenta repressione del 2017 contro coloro che protestavano per i grossolani brogli elettorali che prolungarono l’agonia dell’attuale regime. In quell’occasione, oltre trenta persone persero la vita in modo violento e questi crimini restarono nella totale impunità.

Gli accadimenti degli ultimi giorni risvegliano nuovamente i fantasmi della violenza e della repressione.

L’11 novembre il candidato a consigliere comunale per il Partito Liberale, Óscar Moya, fu freddato con vari colpi d’arma da fuoco a Santiago di Puringla (La Paz). Due giorni dopo fu assassinato il sindaco di Cantarranas (Francisco Morazán) e aspirante alla rielezione sempre per il Partito Liberale, Francisco Gaitán.

Il giorno dopo sono stati uccisi il dirigente del partito d’opposizione Libertà e Rifondazione (Libre) Elvir Casaña e un attivista del Partito Liberale, Luis Gustavo Castellanos, rispettivamente a San Luis (Santa Barbara) e a San Jerónimo (Copán). Nell’attacco mortale contro Castellanos sono rimasti feriti altri due attivisti.

Il 15 novembre, un altro attentato ha tolto la vita a Darío Juárez, aspirante a vicesindaco per il Partito Liberale nel municipio di Concordia (Olancho). Due giorni dopo, Héctor Estrada, candidato indipendente per il comune di Campamento (Olancho) e Juan Carlos Carbajal, candidato a sindaco di El Progreso per il Partito Salvador dell’Honduras (PSH) hanno subito un grave attentato che è quasi costato loro la vita.

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Elezioni il Nicaragua-il popolo ha deciso

Il Popolo ha deciso
Trionfa l’FSLN

Con le elezioni del 7 novembre, i/le nicaraguensi confermano la scelta e decretano la vittoria del Frente Sandinista de Liberacìón Nacional, guidato dal Comandante Presidente Daniel Ortega e dalla Vicepresidente Rosario Murillo.

Sette i partiti in lizza con sei candidati presidenziali, sotto la vigilanza di oltre 165 osservatori internazionali e 67 giornalisti da tutto il mondo che hanno certificato l’assoluta regolarità del voto, svoltosi in un clima di totale tranquillità.
Nonostante una campagna mediatica interna ed esterna basata su diffamazioni ed appelli all’astensionismo, l’affluenza alle urne è stata del 65,4%, consegnando la vittoria all’FSLN con un consenso che sfiora il 76%.

Il popolo conferma la sua fiducia ed il suo appoggio alle politiche pubbliche inclusive e ai programmi sociali del governo sandinista, nonché all’intransigente difesa dell’indipendenza e della sovranità nazionale, pur con tutte le difficoltà ed i limiti che si trova ad affrontare.

Il Nicaragua vuole pace; entro i propri confini come nei rapporti internazionali.

Basta interventi e ingerenze delle forze imperialiste, in particolare degli Stati Uniti, che ovunque nel mondo hanno portato solo morte, distruzione e povertà!

Il popolo sovrano del Nicaragua ha scelto, ha respinto in modo netto e chiaro le politiche neoliberiste, ha ribadito il diritto a decidere del proprio futuro.
Esprimiamo le nostre felicitazioni al Presidente Ortega, alla Vicepresidente Murillo e al Popolo del Nicaragua, inviando con tutto il cuore il nostro saluto solidale e internazionalista e il nostro augurio di prospero futuro!

Il Nicaragua si rispetta, noi siamo e saremo sempre al suo fianco

No Pudieron Ni Podrán!

Hasta la Victoria Siempre!

Coordinamento Associazione Italia-Nicaragua

9 Novembre 2021