Azione Globale davanti all’Ambasciata dell’ Honduras a Roma

Rispondiamo con forza all’appello del COPINH per chiedere giustizia a un anno dall’assassinio dell’attivista indigena Lenca Berta Cacères, ledear e coordinatrice del COPINH (Consiglio civico popolare degli indigeni dell’Honduras ).

TUTTE E TUTTI DAVANTI ALL’AMBASCIATA DELL’HONDURAS
A ROMA – 2 MARZO ORE 17.00

CON BERTA, VERSO l’OTTO MARZO

DICHIARAZIONE DI Bertita Zuniga Cacères (figlia di Berta Cacères) – a pochi mesi dall’ uccisione della madre

“Ci ha trasmesso la forza di andare avanti, per operare trasformazioni radicali contro l’egemonia imperialista, il patriarcato, il razzismo e il modello energetico estrattivista.
Lei aveva l’innata capacità di trovare reti nelle singole lotte e d’inserirle in un contesto globale, unendo le rivendicazioni di tanti popoli oppressi.
Questa prospettiva internazionalista ha rappresentato una chiara minaccia al paradigma di sviluppo basato sull’arricchimento delle élite globali.
La sua morte, però, non sarà vana. Continuerà a vivere nelle battaglie degli honduregni, che in suo nome si stanno moltiplicando.
Nonostante le differenze, le organizzazioni sociali e popolari si sono unite. E al grido di “Berta è tornata e sarà milioni!” stanno gettando le basi per formulare un’agenda unitaria che garantisca la mobilitazione permanente”.

APPELLO DEL COPINH

“Ad un anno dalla sua morte: Berta Vive, il Copinh continua” Il 2 marzo del 2016 hanno assassinato la nostra sorella Berta Cáceres.
Continua a leggere

Berta Vive Copinh Sigue/ iniziative in Italia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Appello del COPINH alla giornata

 “Berta Vive, el Copinh sigue”

Il 2 marzo del 2016 la nostra sorella Berta Caceres è stata assassinata.
Credevano in questo modo di farla finita non solo con la leader riconosciuta in tutto il continente latino americano e nel mondo, ma anche farla finita con un’idea, con una lotta, con un progetto politico; farla finita con l’organizzazione della quale fu fondatrice e figlia allo stesso tempo, el Copinh (Consejo Cívico de Organizaciones Populares e Indígenas de Honduras).
Al compimento di un anno dal crimine che avrebbe tolto la sua chiarezza e la sua leadership, i popoli del mondo che si riconoscono nella sua eredità, sono presenti, camminando dietro le sue impronte; affrontando il sistema capitalista, patriarcale, coloniale e razzista che viene imposto ai nostri popoli. Continuiamo e continueremo affrontando i progetti di morte delle multinazionali e dell’imperialismo in ogni angolo del pianeta.

Continua a leggere

Trump, i nuovi barbari e il “cortile di casa”

di Marco Consolo –

In questo articolo, non si pretende analizzare le linee della futura politica estera di Washington su scala globale, ma si cerca di mettere a fuoco il possibile rapporto con il suo tradizionale “cortile di casa”, l’America Latina ed i Caraibi. È più che probabile che continui e si intensifichi l’offensiva nei confronti dei governi “progressisti”, ed in particolare contro Cuba, la Repubblica Bolivariana del Venezuela, la Bolivia e l’Ecuador. Ma non c’è dubbio che le prime mosse hanno creato inquietudine e spiazzato anche gli alleati tradizionali degli USA in America Latina. Dopo la strategia del “soft power” dell’Amministrazione Obama e di Hillary Clinton (che ha organizzato ed appoggiato i “golpe istituzionali” in Honduras, Paraguay e Brasile), cambia la musica. Ma andiamo con ordine.
Trump land: America first
A pochi giorni dal suo insediamento a capo della potenza statunitense, Donald Trump è riuscito a battere alcuni record di politica estera. Tensioni con la Cina (a partire dal giorno stesso in cui si è insediato), l’Unione Europea e la Nato (che ha definito obsoleta), una crisi diplomatica con il Messico ed una forte tensione con i sette Paesi i cui cittadini hanno l’ingresso temporaneamente vietato o ristretto negli Stati Uniti, giudici permettendo.

Honduras Il posto più pericoloso per chi difende i beni comuni

Global Witness ha presentato un nuovo rapporto
Reazione inconsulta dell’apparato governativo honduregno

Tegucigalpa, 6 febbraio (Rel-UITA / LINyM) -. “Non esiste nessun altro posto al mondo in cui la probabilità di essere assassinato per il fatto di protestare contro la spoliazione delle terre e la distruzione della natura sia così elevata come in Honduras”, ha assicurato l’organizzazione Global Witness nell’ultimo rapporto presentato pochi giorni fa dal titolo: “Honduras: il posto più pericoloso per chi difende il pianeta”.
Secondo quanto riporta il documento, sono 123 gli attivisti difensori della terra e dei beni comuni assassinati dopo il colpo di Stato del 2009; altri ancora hanno subito minacce, sono stati perseguitati e incarcerati. Più del 90% di questi crimini rimangono tuttora impuniti.

Questi livelli di violenza e intimidazione colpiscono con forza le comunità rurali, indigene e contadine, in cui si sviluppano continue forme di resistenza e di lotta contro i progetti estrattivi e il saccheggio dei beni comuni.
Corruzione, saccheggio, criminalizzazione e impunità
…un cocktail letale
Questa situazione -assicura Global Witness- è il risultato di un cocktail letale in cui si combinano corruzione generalizzata, interessi del gran capitale nazionale e internazionale colluso con rappresentanti della classe politica e funzionari pubblici, totale assenza del diritto delle comunità al consenso previo, libero e informato e impunità.

Oltre a trovarsi al 123º posto su 176 paesi nell’Indice di percezione della corruzione di Trasparenza Internazionale, l’Honduras continua a essere il paese più disuguale dell’America Latina[1] già che di ogni 10 persone, 6 vivono in povertà e 4 di esse in povertà estrema[2].
La proliferazione di progetti legati ad attività minerarie, energetiche, agroindustriali e turistiche rappresenta uno dei capisaldi della strategia economica nazionale. Organizzazioni sociali segnalano che in Honduras esistono a oggi 714 progetti estrattivi e calcolano che circa il 30-35% del territorio sia già stato dato in concessione.
Continua a leggere

Una strage senza fine

Giornalisti sotto attacco in tutta America Latina

Tegucigalpa, 1 febbraio (La Rel/LINyM) -. Il recente omicidio, avvenuto nella città di San Pedro Sula, del giornalista Igor Padilla porta a 64 il numero di persone legate ai media assassinate in Honduras negli ultimi 15 anni. Informare è diventato oramai un lavoro estremamente pericoloso.

Secondo una prima ricostruzione dei fatti, Igor Padilla, noto giornalista del canale HCH, è stato crivellato di colpi da sconosciuti, sopraggiunti  su due fuoristrada, mentre registrava uno spot davanti a un negozio di giocattoli.

Il rapporto sulla libertà di espressione presentato lo scorso anno dal Commissariato nazionale per i diritti umani, Conadeh, segnala che dei 63 casi di omicidio di lavoratori dei media, il 95% è rimasto impunito.
Più di 50 persone sono state assassinate dopo il colpo di Stato del 2009, 24 tra il 2014 e il 2015.

L’Ufficio dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani in Honduras, Oacnudh, ha chiesto di far immediatamente luce sul crimine che è costata la vita a Padilla.

Con un comunicato, la Oacnudh ha ricordato che “qualsiasi attacco, minaccia od oltraggio alla libertà di espressione, compresa l’intimidazione, le minacce, la censura e infondere paura a chi esercita il lavoro di giornalista, va contro lo stato di diritto democratico nel quale il rispetto dei diritti è ritenuto fondamentale”.

Continua a leggere

Proseguono le iniziative a sostegno del progetto delle RADIO COMUNITARIE del COPINH

COPINH (Consejo Civico de Organizaciones Populares de e Indigenas de Honduras).

Il secondo appuntamento sarà un pranzo delizioso,
DOMENICA 12 Febbraio
c/o CSA Baraonda
Via A. Pacinotti 13
Segrate (Mi)

Un menù che invita alla partecipazione, un momento di informazione, ma soprattuto un momento di condivisione.

 

Difendiamo l’allegria, organizziamo la lotta.
#bertavivemilano@gmail.com

Il MAGGIORDOMO CASINI CONTRO IL VENEZUELA BOLIVARIANO !

da Partito della Rifondazione Comunista – Area Esteri e Pace.

Dopo essere andato in Venezuela a incontrare esponenti della destra golpista, Pierferdinando Casini ha ottenuto per i suoi protetti l’appoggio della Commissione Esteri del Senato di cui è Presidente.

Oggi, 24 gennaio, con l’appoggio delle forze di governo, la maggioranza dei senatori (con il voto contrario di Sinistra Italiana ed il Movimento 5 stelle) ha approvato una mozione di chiara intromissione ed ingerenza contro l’indipendenza e la sovranità del Venezuela, con il rischio di consegnarsi nelle mani dell’opposizione venezuelana di matrice fascista e golpista.
Con la scusa di preoccuparsi per la comunità italiana in Venezuela, il maggiordomo Casini si schiera al servizio degli interessi degli Stati Uniti, il cui obiettivo principale è controllare le grandi riserve petrolifere e di acqua potabile. Per raggiungerlo, Washington applica contro Caracas la strategia del “caos costruttivo”, degli “Stati falliti”, della “incapacità
del governo di soddisfare le esigenze della popolazione”, della “crisi umanitaria”. Lo scenario della destabilizzazione serve a giustificare un intervento contro il Venezuela, dichiarato, con un decreto di Obama, una “grave ed inusitata minaccia per la sicurezza degli Stati Uniti”.

Leggi qui il documento completo