Honduras “Me ne vado, ma non rinuncerò mai alla lotta”

Honduras“Me ne vado, ma non rinuncerò mai alla lotta”
Dirigente sindacale abbandona il Paese dopo essere miracolosamente sopravvissuto a un attentato

Tegucigalpa, 19 febbraio (Rel UITA | LINyM) –
Il 30 gennaio scorso, Jaime Rodríguez, ex presidente del Sindacato dei professori d’istruzione secondaria dell’Honduras (Copemh) e attivista sociale, ha lasciato il Paese dopo essere sopravvissuto a un grave attentato.

Il 28 ottobre, Rodríguez fu sequestrato da sconosciuti mentre aspettava l’autobus a una fermata nella capitale Tegucigalpa. Fu l’inizio di un calvario che durò più di 24 ore.

“Erano quasi le 20 quando mi si sono avvicinate due persone armate. Una di loro mi ha colpito alla testa con la pistola e mi ha trascinato verso un auto. MI hanno obbligato a salire e sono partiti. Mi hanno bendato e dopo un po’ siamo arrivati a una casa. Siamo entrati, mi hanno portato via tutto quello che avevo e mi hanno legato a una sedia
Rompi sempre i coglioni.
Adesso ti facciamo vedere noi come si rompono davvero i coglioni!
 “Poi hanno iniziato a picchiarmi e a dirmi che mi avrebbero ucciso “, ricorda il dirigente sindacale.
Rodriguez, che ha partecipato attivamente alla resistenza contro il colpo di stato del 2009 e a diverse lotte sociali nell’ultimo decennio, ha detto che durante tutta la notte i suoi carnefici gli tiravano acqua gelata per tenerlo sveglio.

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Honduras/La causa di Berta

La causa di Berta:
-organizzazioni esigono cattura dei mandanti
-otre 1000 firme per chiedere giustizia
Tegucigalpa, 7 febbraio (Rel UITA | LINyM) –
Il 3 febbraio scorso, a meno di un mese dal quarto anniversario del vile assassinio della leader indigena Berta Cáceres, organizzazioni nazionali ed internazionali, accompagnate dal Consiglio civico di organizzazioni popolari ed indigene dell’Honduras (Copinh), hanno consegnato alla Procura un documento nel quale si richiede allo Stato dell’Honduras “di procedere nell’investigazione, sentenza e punizione degli autori intellettuali” del crimine, iniziando dall’ex direttore dell’azienda Desarrollos Energéticos S.A. (DESA), ed ex membro dell’apparato d’intelligence delle Forze Armate, David Castillo. 

La sentenza di condanna del 2 dicembre contro i sette autori materiali dell’assassinio, con pene comprese tra i 30 e i 50 anni di carcere, non è sufficiente, assicurano le organizzazioni solidali col Copinh ed i parenti di Berta Cáceres (leggi qui i dettagli sulla sentenza) .  

Lo stesso tribunale ha confermato che “la resistenza del popolo Lenca, del Copinh e di Berta Cáceres in difesa del fiume Gualcarque è l’elemento scatenante della pianificazione dell’assassinio della signora Caceres, il tutto con il consenso dei dirigenti di DESA”. 

Più di 500 organizzazioni e oltre 450 persone hanno firmato il documento ed espresso la loro preoccupazione dinanzi alla “mancanza di azione (penale) contro la totalità dei mandanti del crimine, che attualmente permangono nell’impunità”.

Hanno anche esortato lo Stato dell’Honduras a revocare la concessione sulle acque del fiume Gualcarque, processo viziato fin dall’inizio dalle irregolarità commesse al momento di accordare la licenza ambientale e la concessione stessa. 

Il Copinh esige risposte

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Resisti Bolivia

                                #EvoNoEstásSolo

L’Associazione Italia – Nicaragua condanna fermamente l’ennesimo tentativo golpista compiuto ai danni di una giunta di governo democraticamente eletta.

Dopo Venezuela e Nicaragua, in questi giorni è il momento della Bolivia.

Il voto del 27 ottobre ha sancito con chiarezza inequivocabile il successo di Evo Morales, con il 47% dei consensi. Una vittoria raggiunta al primo turno e immediatamente contestata dalla opposizione, guidata dal candidato sconfitto Carlos Mesa, come se non aspettasse altro che l’esito (quasi scontato) delle urne per attuare la ormai tristemente nota messinscena del rifiuto della volontà popolare. Una rappresentazione drammatica che ha visto seminare morte e terrore nelle strade di Caracas Managua e di molte altre città divenute preda dell’orda fascista e reazionaria. Un format eversivo creato e curato da Washington e distribuito generosamente a formazioni partiti e pseudo ONG alle loro dirette dipendenze. La volontà destabilizzatrice aggredisce qualsiasi esperienza politico-economica-culturale che tenti di uscire dalla morsa neoliberista e colonialista che soffoca il continente latinoamericano da secoli.

La violenta repressione in Cile a opera del governo di centrodestra di Sebastián Piñera e il voltafaccia ignobile di Lenín Moreno in Ecuador, solo per rimanere ai più recenti “esempi” di sottomissione totale alle sfacciate politiche d’ingerenza dell’amministrazione statunitense, esprimono fedelmente la strategia imperialista che non ha mai cessato di essere perseguita. A tutti i costi, anche con un saldo impressionante di vittime, di persecuzione e di devastazione.

Ad accompagnare questa triste e vergognosa pretesa di riproporre il modello liberticida che ha portato alle sanguinarie dittature militari dello scorso secolo, il protagonismo mediatico di colossi della informazione, sempre estremamente solerti nel raccogliere gli inviti delle classi dominanti a concedere spazio alla menzogna e alla diffamazione, e la totale incapacità diplomatica delle maggiori istituzioni internazionali. A cominciare dalla Unione Europea, che non ha mai neanche immaginato di infastidire il potente alleato nordamericano impegnato nella ininterrotta opera di esportazione della “democrazia”. Per non parlare della OSA/OEA-Organizzazione degli Stati Americani, ormai spudoratamente accreditata come braccio politico degli Stati Uniti per l’America Latina. Un’agenzia per la esecuzione di colpi di stato, violenti o “dolci” che siano.

Ribadiamo la condanna degli intenti golpisti in Bolivia come in tutto il sub-continente, nonché la nostra totale e incondizionata solidarietà al popolo boliviano in lotta e al Presidente Evo Morales Ayma.
Coord. Naz. Associazione Italia – Nicaragua  

10 novembre 2019

   

Honduras-“Creiamo progetti di vita e allo Stato non frega niente”

Honduras
Creiamo progetti di vita e allo Stato non frega niente”

Popolazione garifuna denuncia minacce e attacchi
Tegucigalpa, 17 agosto (LINyM) .
Il popolo garifuna è sotto attacco in Honduras. Progetti estrattivi, energetici, agroesportatori, turistici e petroliferi, associati alla presenza della criminalità organizzata e del traffico di stupefacenti e all’inoperanza e complicità dello Stato, stanno mettendo seriamente in pericolo la sopravvivenza e il futuro di decine di comunità che resistono e lottano contra la minaccia d’espulsione e un nuovo esilio (dopo quello subito nel 1797 dall’isola di San Vicente/Antille Minori).
Nel 1997, al popolo garifuna è stata riconosciuta la proprietà comune dei 980 ettari del territorio di Vallecito, dipartimento di Colón (nord dell’Honduras). L’anno successivo, il latifondista Miguel Facussé Barjum ha invaso parte di queste terre per piantare palma africana.

Una sentenza della Corte suprema di giustizia l’ha obbligato a rinunciare alle sue pretese sulle terre garifuna. Pochi mesi dopo, persone legate al crimine organizzato hanno occupato quasi l’80% del territorio di Vallecito e hanno costruito una pista d’atterraggio clandestina per il traffico di droga.

Nel 2013 le terre sono finalmente tornate in mano alla comunità garifuna di Vallecito, legata alla Ofraneh (Organizzazione fraternale nera honduregna). Nonostante le minacce, gli attacchi fisici e psicologici, i ripetuti sabotaggi e l’assedio permanente, le famiglie hanno deciso di esercitare il loro diritto alla proprietà collettiva, avviando progetti di sovranità alimentare che si propongono di garantire il futuro di migliaia di famiglie.

Gli attacchi però non sono mai cessati. La comunità di Vallecito e la dirigente garifuna Miriam Miranda – entrambi godono di misure cautelari disposte dalla Commissione interamericana dei diritti umani, rimaste incompiute da parte dello Stato honduregno – vivono sotto la costante minaccia di nueve e potenzialmente fatali aggressioni.

Perfino le misure di vigilanza a carico della polizia, che hanno funzionato durante il 2014 e 2015, sono state inspiegabilmente soppresse.

“Negli ultimi mesi si è intensificata la presenza di persone armate. Rompono il recinto che abbiamo costruito ed entrano con macchine e moto. La comunità è molto preoccupata”, ha detto Miranda alla LINyM

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Nicaragua, dollari e bugie

Nicaragua, dollari e bugie
Le menzogne hanno le gambe corte

(Managua, 29 luglio (Altrenotizie) 
Agli inizi di luglio, dopo una riunione con il vescovo ultraconservatore di Estelí Abelardo Mata, alcuni dirigenti dell’Associazione nicaraguense pro diritti umani, Anpdh, hanno deciso un rimpasto nel consiglio di amministrazione, separando Álvaro Leiva dalla carica di segretario esecutivo.

La nuova giunta ha poi chiesto a Leiva di rendere conto di tutte le donazioni ricevute prima, durante e dopo la crisi. Attualmente il discusso difensore dei diritti umani si trova in Costarica, paese in cui si è autoesiliato in agosto dell’anno scorso. Due mesi dopo, il governo del Costarica gli aveva concesso asilo politico.

Dato il rifiuto di Leiva di adempiere ai suoi doveri, i membri del consiglio d’amministrazione della Anpdh lo hanno accusato di essersi appropriato indebitamente di quasi mezzo milione di dollari, nonché di avere alterato i libri contabili e di avere falsificato alcune firme.

Lo accusano anche di avere creato una nuova ong in Costa Rica e di cercare di accedere a nuove fonti di finanziamento usando i canali della Anpdh.

Una valanga di donazioni

La Anpdh, insieme al Cenidh e alla Cpdh [1], hanno svolto una funzione strategica durante la crisi politico-sociale dello scorso anno in Nicaragua, operando come cassa di risonanza internazionale delle denunce dell’opposizione in quanto alle presunte violazioni dei diritti umani da parte del governo sandinista.

Le ingenti donazioni ricevute dalla Anpdh tra il 2017 e il 2019 provengono da organizzazioni internazionali impegnate da sempre nel finanziamento di processi di destabilizzazione di governi e movimenti progressisti in America Latina, tra cui la Fondazione nazionale per la democrazia (National Endowment for Democracy – NED),  l’Istituto nazionale democratico (National Democratic Institute – NDI) e la Fondazione Open Society di George Soros.

Dopo l’inizio della crisi, l’Anpdh è stata l’organizzazione che più ha gonfiato i dati riguardanti decessi, feriti e persone detenute. Nell’ultimo rapporto presentato a settembre dello scorso anno, il cui contenuto è stato ripreso e divulgato come “verità assoluta” da media nazionali d’opposizione e media mainstream, la Ong diretta da Leiva assicurava che in Nicaragua c’erano già più di 560 morti per mano della polizia e dei paramilitari, oltre 4500 feriti e non meno di 1300 tra persone sequestrate e scomparse. Continua a leggere

Honduras “Lo vogliamo libero!”

  Honduras “Lo vogliamo libero!”

Genitori di Rommel Herrera esigono la sua liberazione e quella degli altri detenuti politici

Tegucigalpa, 23 luglio (Rel-UITA | LINyM) -.
Il 31 maggio scorso, la gigantesca  mobilitazione della Piattaforma per la difesa della sanità e l’istruzione, che da mesi lotta contro il progetto di privatizzazione dei servizi pubblici, è stata brutalmente repressa da militari e corpi speciali della polizia. Nonostante la forte tensione che si respirava in capitale, l’ambasciata statunitense a Tegucigalpa era rimasta inspiegabilmente senza la consueta protezione delle forze di polizia.

Tutto era pronto per inscenare un nuovo “falso positivo”, che sarebbe servito a criminalizzare la protesta pacifica e a mandare un messaggio di terrore alla gioventù honduregna, scesa nuovamente in piazza a fianco di medici e maestri.

Rommel Baldemar Herrera Portillo è un giovane maestro di soli 23 anni. Come molti suoi colleghi ha deciso di partecipare alle manifestazioni della Piattaforma. Mentre transitava di fronte all’ambasciata degli Stati Uniti, vide che alcune persone stavano dando fuoco a dei copertoni proprio davanti alla porta principale della sede diplomatica. Rommel non ci pensò due volte, prese anche lui un paio di copertoni e li lanciò nel falò, poi si rimise in cammino.

Erano passati pochi minuti quando varie pattuglie della polizia militare lo raggiunsero. Rommel venne arrestato e il giorno dopo il Pm lo accusó di danni alla proprietà e incendio aggravato. In attesa dell’udienza preliminare, il giudice dispose la custodia cautelare nel carcere di Tamara, a pochi chilometri da Tegucigalpa. Contravvenendo alla disposizione, le autorità carcerarie decisero di trasferirlo nella prigione di massima sicurezza “La Tolva”, a più di 60 chilometri dalla capitale.

L’udienza preliminare si è svolta il 6 giugno scorso. Nonostante gli avvocati di Rommel abbiano confutato le deboli prove presentate dal Pm, il giudice ha decisio per il rinvio a giudizio del giovane maestro e ha confermato la custodia cautelare nel carcere di massima sicurezza.

I genitori di Rommel, Juan Carlos Herrera e Maricruz Portillo, entrambi professori, hanno dichiarato che il ragazzo è scomparso per 72 ore, durante le quali è stato torturato fisicamente e psicologicamente. Cofadeh, Conadeh, Conaprev e Cptrt hanno confermato quanto denunciato dalla famiglia [1].
“Nostro figlio è un detenuto politico. Incarcerandolo il regime vuole mandare un messaggio alla popolazione che lotta per rivendicare i propri diritti. In questo modo vogliono frenare e criminalizzare la protesta sociale”.

-Cosa è accaduto dopo il 6 giugno?

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UN PO DI STORIA, COLPI DI STATO, TRADIMENTI  E PIANI DI FUGA CON POSTI LIMITATI.

UN PO DI STORIA, COLPI DI STATO, TRADIMENTI  E PIANI DI FUGA CON POSTI LIMITATI.
di: Carlos Fonseca Terán

Fb/ 09/07/2019
La democrazia non dipende dal fatto che un dato partito governa; la Rivoluzione si. Per questo la difesa del nostro governo è prima di tutto la difesa della nostra Rivoluzione,  che ha dato dignità alla nostra patria. Non si può concepire il Nicaragua senza Sandino,  e perciò non si può concepire la bandiera  bianca e azzurra senza la bandiera rossa e nera che la riscattò. La lotta sandinista non è iniziata ieri, ma quasi cento anni fa; il Comandante Daniel Ortega non è sbucato dal nulla, ma é la storia viva della lotta  sandinista  da quasi settanta anni. La Rivoluzione Sandinista non è nata con questo buon governo,  ma ha trionfato già quaranta anni fa.  La lotta di Sandino che dopo sei anni sconfisse quelle stesse truppe nordamericane che avevano invaso il Nicaragua; la lotta di guerriglia portata avanti per  diciotto anni  dal  FSLN (Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale, ndt) contro la dittatura di Somoza;  la contrapposizione  vittoriosa alla guerra di aggressione imposta dall’imperialismo nordamericano durante la prima tappa della Rivoluzione;  la lotta popolare contro il neoliberalismo, guidata dal FSLN;  la seconda tappa della Rivoluzione;  il confronto vittorioso contro il fallito tentativo di colpo di stato ordito dall’imperialismo attraverso  i suoi insetti traditori: questo e molto, moltissimo altro è la storia del sandinismo, carica di eroismo  e dignità. Storia di trionfi e di sconfitte trasformate in trionfi, di momenti difficili  superati attraverso nuovi trionfi; storia di imprese inedite, come il fatto di essere l’unica rivoluzione che abbia trionfato con le armi in questo emisfero dopo la Rivoluzione Cubana; o il fatto che il sandinismo è  l’unica forza  rivoluzionaria che ha recuperato  il potere dopo averlo perso, e che è arrivata  al potere con i proiettili prima, e col voto poi;  storia della quale il Comandante Daniel Ortega è stato assoluto protagonista dall’ adolescenza,  in tutte le tappe della lotta rivoluzionaria a partire dalla fondazione del FSLN.
Ai tempi di Somoza,  essere sandinista voleva dire vivere nelle catacombe, come diceva Leonel  Rugama; se un sandinista veniva scoperto dalla Guardia Nazionale,  veniva assassinato o catturato e torturato, e non c’erano né amnistia né indulto; per uscire dal carcere bisognava compiere audaci operazioni militari, come l’assalto alla casa di Chema Castillo nel 1974, o al Palazzo Nazionale nel 1978. Ed erano vere torture quelle che venivano inflitte ai prigionieri, tanto evidenti che perfino nelle foto ufficiali dei prigionieri, le tracce dei colpi ricevuti sul viso erano clamorose. Il Comandante Daniel Ortega ha ancora sulla fronte la cicatrice di un colpo del calcio di un fucile Garand che ricevette dai suoi torturatori.  Durante l’insurrezione del popolo nicaraguense preparata, organizzata e diretta dal FSLN,  la Guardia di Somoza bombardò le città del Nicaragua causando 50.000 morti. Quella, signori golpisti ipocriti e bugiardi…. QUELLA ERA UNA DITTATURA!  E quella dittatura, la dittatura di Somoza,  così come il tentato colpo di stato dell’anno passato,  sono stati  imposti  dall’imperialismo nordamericano.

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Anniversario Rivoluzione Popolare Sandinista

 

Quando il 19 Luglio 1979 il Fronte Sandinista sconfigge la dittatura di Somoza, il presidente Ronald Reagan (U.S.A) immediatamente organizza un’operazione mafiosa di traffico illegale di armi e droga al fine di poter finanziare, la ‘contra’ nicaraguense. ‘Operazione Iran-Contras’

19 luglio 2019
Nonostante le difficoltà di questo ultimo anno, la Rivoluzione Sandinista continua il suo cammino con l’appoggio  del suo popolo, dimostrando conquiste, economiche e sociali.

Sandino Vive!.

Coordinamento Associazione Italia Nicaragua