Comunicato dal circolo ItaNica Livorno

Carissimi amici sostenitori del commercio equo e soci/simpatizzanti dell’Associazione Italia Nicaragua

La vicenda della nostra bottega del mondo “Laboratorio della Solidarietà” di Livorno (bottega dell’Associazione Italia Nicaragua) potrebbe essere alla fine della propria utopia…
Il Comune pretende tutto l’affitto arretrato imposto e sempre rifiutato perché troppo alto e comunque al di fuori delle nostre possibilità.
Abbiamo sempre pagato una quota politica chiedendo alle varie amministrazioni che riconoscessero la natura senza fine di lucro del Commercio Equo e Solidale, visto che oltre tutto facevamo aggregazione in un quartiere dormitorio creando molte iniziative coinvolgendo anche le scuole del quartiere! Circa 200 associazioni livornesi hanno il riconoscimento di uno sconto sull’affitto del 90% per il  ruolo sociale che svolgono.

“La nostra attività, è sempre stata considerata dall’ufficio patrimonio del comune di Livorno come commercio puro e semplice e quindi non avente diritto!”

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Dal Nord al Sud Italia Berta Vive!

Sono passati due anni dal vile assassinio di Berta Caceres, uccisa in casa sua da sicari durante la notte tra il 2 e il 3 marzo 2106.
Ma la voce di questa donna che difendeva la sua terra e i diritti del popolo Lenca non si è spenta, anzi, si è moltiplicata.
Oggi in Honduras continuano le violenze, la repressione e l’impunità.
E mentre non si smetterà di chiedere giustizia per la sua morte, migliaia e migliaia di uomini e donne, in tutto il mondo, hanno assunto l’impegno di portare avanti la lotta di Berta, non solo in Honduras.

 

Berta Vive
Copinh Sigue

 

 

 

 

 

 

 

 

L’aggressione al Venezuela.

PREMESSA Mentre il presidente colombiano Juan Manuel Santos ordina di chiudere la frontiera con il Venezuela e muove 3.000 militari nell’area, e mentre il capo del comando Sud degli Stati uniti, Kurt Tidd, rende nota la presenza di forze militari del suo paese nella regione del Tumaco, in Colombia per incontri con l’esercito colombiano volti a “contrastare le minacce alla sicurezza”, in questo scenario insomma da guerra per procura, è opportuno leggere l’articolo (che ho tradotto in italiano da M.Correggia) del giornalista venezuelano Eleazar Díaz Rangel.

nb:foto.da rete.

Eleazar Díaz Rangel | L’aggressione al Venezuela.
E’ imminente l’invasione militare dalla Colombia?

http://www.ultimasnoticias.com.ve/noticias/opinion-mini-site/eleazar-diaz-rangel-las-agresiones-a-venezuela/

Mai prima d’ora il pericolo di un’aggressione militare al Venezuela è stato così vicino; una possibilità reale della politica attuale di Washington, anche se ricordiamo altre epoche di tensioni, avvertimenti e sanzioni contro l’economia del paese, a partire dal maggio 2001 quando, poco dopo l’arrivo di Hugo Chávez al governo, un funzionario dell’intelligence militare scoprì il Plan Balboa –  in Spagna, prove di invasione militare da parte di Stati uniti e Nato -, fino al presidente Barack Obama che nel 2015 considerava il nostro paese “una minaccia inusuale e straordinaria” per la sicurezza degli Stati uniti e la loro politica estera.
Perché questa mia conclusione? Prima di tutto, per la presenza di Trump alla guida degli Usa, con l’appoggio dei settori più reazionari e imprevedibili della politica di quel paese, capaci di creare crisi importanti simultaneamente in Venezuela e nella penisola coreana. E non è solo la presenza di Trump, ma le sue parole, le sue minacce concrete.
Queste condizioni, ovviamente, in sé non sarebbero sufficienti a confermare la gravità della situazione. Ma nella regione si sono verificati cambiamenti importanti. Non possiamo più contare su Lula o Dilma in Brasile, né sui Kirchner in Argentina, e in Ecuador non c’è più Correa. Sono assenze non da poco per lo sviluppo dei piani di Washington nei confronti del Venezuela. Aggiungiamo la creazione del gruppo di Lima come strumento che segue fedelmente le linee tracciate dagli Stati uniti nella loro ossessione contro il nostro paese.

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Alle porte del Foro Sociale Mondiale 2018 di Salvador de Bahia

Una crescita problematica

di Sergio Ferrari*

A diciassette anni dalla sua prima edizione nel 2001, il Foro Sociale Mondiale (FSM) torna al suo paese d’origine: la prossima edizione si svolgerà tra il 13 e il 17 marzo 2018 a Salvador de Bahia, nel nord-est del Brasile.
Una breve vita in cui le dinamiche di sviluppo e di crescita non sono state né lineari né progressive. Il Forum, come principale spazio internazionale per l’incontro e la riflessione degli attori sociali, affronta oggi la sfida della propria ridefinizione, reinvenzione e ricostruzione concettuale. E la sua “adolescenza”, volta a promuovere “un altro mondo possibile”, si dimostra ancora più complessa nel quadro dell’intricato contesto latinoamericano e mondiale.
All’origine del 1° Foro Sociale Mondiale nel 2001, nella Porto Alegre del bilancio partecipativo, non vi era alcuna ricetta. Tutto era intuizione, ampia riunione nella diversità e in un momento internazionale favorevole di contestazione e di proteste globali.
Da quel primo incontro nacque la Carta dei Principi, che costituisce il suo quadro concettuale e funzionale di riferimento.Nelle successive due edizioni (2002 e 2003), nella stessa città del sud del Brasile, la capacità di convocazione del FSM superò tutte le aspettative.Un veloce passaggio a Mumbai, in India, nel 2004, per quello che costituì il Forum dei “Dalit” (i senza casta) e che divenne uno dei più riusciti, con quasi 100 mila partecipanti. E poi il ritorno a Porto Alegre nel 2005. Edizioni tutte, fino ad allora, che videro una rapida crescita che superò le aspettative più ottimistiche, comprese quelle dei suoi stessi organizzatori.

Nel 2006 la formula innovativa di un FSM decentrato in tre continenti, realizzato a Caracas (Venezuela), Karachi (Pakistan) e Bamako (Mali), diede segnali di allarme. Non era più possibile per i movimenti sociali e le loro reti internazionali essere presenti ogni anno in queste riunioni internazionali: sostenevano che dovevano tener conto delle proprie priorità di organizzazione e mobilitazione locale e nazionale. Il FSM correva quindi il rischio di una presenza prevalente di ONG e reti internazionali, dotate di maggiori risorse finanziarie e con minori pressioni dai quotidiani fronti di lotta. 

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Honduras-26 gennaio “Il popolo non riconoscerà mai un presidente usurpatore”

Juan Orlando Hernández s’insedierà questo sabato con la sola presenza del corpo diplomatico acreditato nel paese
Tegucigalpa, 26 gennaio (Rel-UITA) -.
Salvador Nasralla, istrionico conduttore di programmi sportivi, è stato il candidato alla presidenza dell’Alleanza d’opposizione contro la dittatura. In un’intervista rilasciata in esclusiva a La Rel, Nasralla si dice sicuro che la crisi post elettorale sia tutt’altro che finita e che il popolo non riconoscerà mai un presidente che usurpa il potere.
-L’Organizzazione degli stati americani (Osa) ha appena rilasciato un comunicato nel quale dice che lavorerà insieme alle nuove autorità elette. La sorprende questa decisione?
-Mi sono messo in contatto con il segretario generale Luis Almagro e mi ha assicurato che la Osa non cambierà il contenuto del rapporto pubblicato1. Tuttavia ho l’impressione che quelli della Osa siano degli impiegati e facciano quello che gli dice il capo. In questo caso, il capo è chi finanzia una grossa percentuale del bilancio della Osa, cioè gli Stati Uniti. Al di là del fatto che martedì (23/1) si sia insediato il nuovo Congresso e che sabato Juan Orlando Hernández sarà ufficialmente investito della sua carica, il popolo non lo accompagnerà e loro non potranno governare.

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HONDURAS- IL COPINH NON RICONOSCE LA RISOLUZIONE DEL TSE

IL COPINH NON RICONOSCE LA RISOLUZIONE DEL TRIBUNALE SUPREMO ELETTORALE E CHIAMA  ALLA  MOBILITAZIONE POPOLARE

Il Consiglio Civico delle Organizzazioni Popolari e Indigene dell’Honduras COPINH NON RICONOSCE la risoluzione del Tribunale Supremo Elettorale che ieri ha dichiarato vincitore Juan Orlando Hernández. Poiché questa decisione costituisce il compimento finale della frode elettorale con cui si intende eludere la decisione del popolo honduregno, espressa il 26 novembre, di cacciare dalla carica presidenziale il dittatorello e la sua dirigenza corrotta.
E’ chiara ed eviente la frode compiuta durante tutto il processo elettorale, a partire dalla candidatura illegale di JOH, e specialmente poche ore dopo il voto, quando la vittoria dell’opposizione ha cominciato a essere certa. Le delegazioni di osservatori dell’Organizzazione degli Stati Americani (OSA) e dell’Unione Europea (UE), nelle loro timide dichiarazioni, hanno confermato ciò che la gente aveva già proclamato nelle strade; tutte le irregolarità del processo elettorale corrotto, come lo Stato honduregno stesso, rivelano la chiara imposizione della dittatura.
La dichiarazione della TSE è un altro affronto al popolo honduregno e denunciamo che tutti i suoi membri coinvolti in questa corruzione devono essere rinviati a giudizio.
* Il COPINH chiama alla mobilitazione e all’organizzazione permanente nelle strade di tutto il popolo lenca e honduregno nella legittima richiesta che JOH lasci immediatamente il potere o, in mancanza di questo, che vengano indette nuove elezioni con garanzia di trasparenza, supervisionate dalla comunità internazionale, al di là dell’OSA, in cui siano presenti le posizioni dei movimenti sociali e popolari dell’Honduras.
* Il COPINH richiede alle forze armate e alla polizia nazionale dell’Honduras di cessare immediatamente la repressione contro il popolo che esercita il suo diritto costituzionale di protestare contro un governo usurpatore!
* Il COPINH invita la comunità internazionale a denunciare le azioni violente e omicide degli agenti delle forze repressive dello Stato, che sono già costate 22 vite honduregne, e a far sì che i governi del mondo non riconoscano la dichiarazione del criminale Tribunale Supremo Elettorale dell’Honduras.
Il COPINH e il popolo lenca si sollevano non in difesa di un partito o di un candidato, ma in difesa della dignità.
Per il sangue versato di Berta Cáceres e di tutti i nostri antenati, esigiamo giustizia! Esigiamo la caduta del regime che l’ha uccisa!
Con la forza ancestrale di Berta, Iselaca, Etempica e Mota, le nostre voci si alzano piene di vita, di giustizia, di  libertà, di dignità e di pace.

18 dicembre 2017, La Esperanza, Intibucá